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Antibufala: questionario scolastico britannico chiede "Italiani, napoletani o siciliani?”

October 12, 2016 10:18 , par Il Disinformatico - | No one following this article yet.
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Sta spopolando sui giornali e sui social network l’indignazione per un questionario proposto in alcune scuole del Regno Unito e dedicato ai nuovi alunni. Fra le opzioni proposte nel questionario, la scelta fra “Italiano”, “Italiano (napoletano)”, “Italiano (siciliano)” e “Italiano (Altro)”.

C'è chi ha pensato che il questionario fosse un falso e chi l’ha interpretato come una schedatura di tipo etnico, con una discriminazione specifica nei confronti degli italiani. Addirittura è partito un commento pungente dell’ambasciatore italiano Pasquale Terracciano, successivamente ammorbidito (ANSA) quando è diventato chiaro, almeno per chi si è degnato di fare ricerca invece di fare titoloni acchiappaclic, che tutta la questione è una montatura.

Infatti il questionario esiste veramente, ma non c’è nessun intento discriminatorio fra italiani, siciliani e napoletani sulla base delle loro origini: si tratta di classificazioni linguistiche, non etniche. Le scuole, in altre parole, chiedono ai genitori degli alunni di indicare a quali aree linguistiche si sentono di appartenere o in quali lingue hanno competenza, in modo da calibrare meglio i servizi scolastici forniti.

Basta infatti cercare in Google le parole “Italian (Napoletan)” (che spiccano perché la grafia corretta è neapolitan) per trovare documenti (come questo o questo) che permettono di scoprire che si tratta dei cosiddetti Language code per il censimento linguistico e non degli Ethnicity code, che potrebbero essere controversi ma nei quali esiste un’unica categoria per gli italiani: Italian, punto e basta.

Qualunque giornalista che avesse avuto la dignità di lavorare invece di fare copiaincolla scansafatiche e seguire l’onda dell’indignazione collettiva avrebbe trovato in trenta secondi quello che ho trovato io.

La schermata mostrata qui sopra e tratta da Repubblica mostra due menu separati facendoli sembrare parte di un’unica domanda: quello superiore (WOTH - Any other White...) è un Ethnicity code (che fra l’altro censisce in base non agli antenati o al colore della pelle ma in base al senso di appartenenza culturale e sociale), mentre il menu sottostante è un Language code.

Quindi non è vero quello scrive l’ANSA quando afferma che “Sui moduli d'iscrizione messi online da alcune circoscrizioni scolastiche britanniche di Inghilterra e Galles c'era la distinzione tra "Italiani", "Italiani-Siciliani" e "Italiani-Napoletani". Una inopinata distinzione etnico-linguistica riservata ai bambini provenienti dalla Penisola”. E non è vero quello che ha scritto il Giornale, a firma di Sergio Rame: “Il ministero dell'Istruzione inglese, ha infatti, inserito nel modulo di iscrizione alla scuola elementare l'obbligo di specificare se il bambino è di origine italiana, siciliana o napoletana.” Non si tratta di italiani ma di lingua italiana.

La traduzione corretta sarebbe semmai “distinzione tra "lingua italiana", "lingua italiana-sicula" e "lingua italiana-napoletana"”. Ma tradurre correttamente significherebbe dire addio alla polemica.

Non c’è nessun intento discriminatorio di tipo etnico, insomma: anzi, semmai i siculi, napoletani potrebbero essere contenti del fatto che l’italiano siculo e napoletano vengono considerate (non a torto) lingue a tutti gli effetti. Fra l’altro, mi sembra che nessuno abbia notato che esiste un codice linguistico di classificazione specifico anche per il sardo (sardinian, SRD).

Inoltre non c’è nessuna discriminazione specifica per l’Italia: il docente italiano Michele La Motta, citato per esempio dal Mattino e da altri giornali perché “[v]uole sapere dai suoi amici spagnoli se anche loro sono stati divisi tra galleghi, baschi e catalani”, troverà che nei Language code ci sono appunto Galician/Galego, Catalan e Basque/Euskara.

Particolarmente infelice la scelta di parole di Fabio Cavalera, corrispondente a Londra del Corriere della Sera, che scrive: “C’è poco da ridere e da scherzare. A essere buoni siamo di fronte a una manifestazione di stupidità e ignoranza. A essere cattivi, invece, c’è da pensare di molto peggio. Fatto sta che in alcune scuole del Regno Unito, all’atto dell’iscrizione, occorre passare dalle forche caudine della classificazione etnica”. Ma i fatti documentano che la “stupidità e ignoranza” stanno probabilmente altrove.

Molto rumore per nulla, insomma: ma l’importante, per gli editori, è che ci si indigni, che i giornalisti facciano articoli faticando poco, e che si acchiappino tanti clic, così gli inserzionisti sono contenti. E se credete che questa sia una mia malizia, permettetemi di citare testualmente quello che mi è stato scritto da uno dei membri di queste redazioni pochi giorni fa:

Purtroppo su queste cose si scivola per la pulsione a pubblicare pezzi "pop" che portino clic.

Poi mi dicono che sono troppo cattivo quando definisco certi giornalisti e certe redazioni puttane del clic. Ecco, adesso l’avete nero su bianco.


Fonti (in senso negativo, archiviate su Archive.is per non regalare clic): Il Giornale, Il GazzettinoIl Messaggero, La Stampa, Corriere della SeraRepubblica.


Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.

Source : http://feedproxy.google.com/~r/Disinformatico/~3/OwOzkfWJHNU/antibufala-questionario-scolastico.html