Il padre sapeva che il figlio era in grado di accedere al suo iPad, ma non era consapevole che Faisall sapesse anche la sua password di Apple ID. Soprattutto si chiede come faccia Apple a pensare che qualcuno possa consapevolmente spendere migliaia di sterline per acquistare dinosauri virtuali e aggiornare un giochino, e non mandi all’utente un avviso o ponga un limite di spesa.
Più in generale, la Federal Trade Commission statunitense ha pubblicato un’infografica (immagine qui accanto) che mette in guardia i genitori su quello che possono fare le app: raccogliere nomi e indirizzi dei bambini, far spendere soldi veri anche se l’app è gratuita, includere pubblicità discutibili, collegarsi ai social network e altro ancora.
Per prevenire queste situazioni conviene prendere alcune precauzioni, come per esempio attivare il sensore d’impronta del dispositivo, se presente; creare un account iTunes separato per il figlio, senza associarlo a una carta di credito e usando invece una tessera prepagata; non mostrare le proprie password a nessuno, neanche ai familiari; e naturalmente tenere d’occhio l’estratto conto della propria carta di credito.
Per fortuna la disavventura della famiglia Shugaa è finita bene: è riuscito a convincere l’assistenza clienti di Apple ad annullare la fattura, visto il suo importo davvero elevato. Ma non è detto che vada sempre bene, specialmente se la cifra in gioco è meno elevata.
Fonti: Sophos.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.






