È emerso che Google ha raccolto le coordinate di localizzazione dei telefonini Android, e quindi dei loro utenti, anche quando le opzioni di localizzazione erano spente, non c’era inserita una SIM e non c’erano app installate. La scoperta riguarda qualunque telefonino Android e questa raccolta di dati non è in alcun modo disattivabile dall’utente se non spegnendo completamente il telefonino o mettendolo in modalità aereo.
Google ha confermato, ammettendo che dall’inizio di quest’anno ha raccolto questi dati usando i segnali delle antenne delle reti cellulari e facendo triangolazione. Secondo Google, questi dati servivano per provare a recapitare meglio le notifiche e i messaggi, non sono stati conservati e non verranno più raccolti a partire dalla fine di novembre 2017. Peccato non aver pensato di avvisarci che i nostri dispositivi non rispettavano i nostri desideri.
Google non è nuova a questo genere di raccolta di dati non annunciata: nel 2010 era stata colta a raccogliere per anni password, nomi utente e mail private tramite i Wi-Fi delle sue auto usate per creare le mappe e le foto di Street View, finendo davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti e ricevendo sanzioni e proteste da Francia, Australia, Regno Unito e molti altri paesi. Anche in quell’occasione, Google aveva detto che non raccoglieva e conservava questi dati, ma poi era emerso che lo faceva eccome.
Fonte aggiuntiva: Engadget.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.





