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Il cinico business delle bufale. Terza parte: Repubblica e il nipote finto passante

Dicembre 29, 2016 13:12 , by Il Disinformatico - | No one following this article yet.
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Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal / ricarica telefonica dati / wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2016/12/29 16:10.

È troppo facile e semplicistico dare a Internet e ai social network la colpa del dilagare delle false notizie. Sicuramente la Rete e Facebook contribuiscono al fenomeno; ma le testate giornalistiche, che si atteggiano a verginelle sante e senza macchia, hanno la loro dose di colpa. Ne abbiamo visto un esempio pochi giorni fa con Affaritaliani.it, testata giornalistica online; oggi ne vediamo un altro con Repubblica, testata “tradizionale” che dal cartaceo si è estesa al digitale, per documentare come la fabbricazione di notizie sia ben radicata anche nel giornalismo classico, tanto da non essere neanche vista come un problema o un tradimento della fiducia dei lettori.

Di conseguenza, qualunque iniziativa (governativa o commerciale) contro le false notizie che abbia effetto solo su Internet e non tocchi l’intero sistema della diffusione di notizie è miope, assurda e inammissibile.

Caso mai non fosse chiaro: se qualcuno pensa che io possa sostenere o lasciar correre un tentativo di censura di Internet, non ha capito nulla di me e dei miei vent’anni di debunking fatti senza risparmiare nessuno. Chi avesse bisogno di chiarirsi le idee può leggere questo.

––––––

Il 27 dicembre è morta la popolarissima attrice e scrittrice Carrie Fisher. Repubblica ha pubblicato sulla propria pagina Facebook ufficiale un servizio giornalistico video di Silvia Bizio, nel quale la giornalista va davanti alla casa di Carrie Fisher, gira un video di cinque minuti in stile “selfie con telefonino” e nota con commiserazione che non ci sono nugoli di fan piangenti o altre manifestazioni di lutto. Cosa piuttosto difficile, visto che la casa sta su una trafficatissima strada principale senza marciapiedi, ma lasciamo stare. Lasciamo stare anche la qualità del servizio e i suoi sorrisetti, le sue frasi smozzicate, le sue risatine e le sue immagini traballanti. Pura aria fritta, ma pazienza.

La cosa importante è che nel video Silvia Bizio dice che “c’è soltanto un fan, un ragazzo, un sedicenne... his name is Marco. Marco, tell us”. “Marco” è un nome abbastanza insolito da trovare in California, ma sorvoliamo anche questo (almeno per ora).

Il ragazzo racconta le proprie impressioni in inglese. La Bizio gli chiede “Why was Carrie Fisher and Guerre Stellari [sic] so important to you?”. Marco, stranamente, non si ferma a chiedere cosa mai vogliano dire le parole italiane “Guerre Stellari”, ma risponde disinvolto, come se sapesse l’italiano. Che strano.

Lei non lo ringrazia né gli rivolge più la parola, ma prosegue in italiano, sbagliando anche il titolo del film (è Il risveglio della Forza, non La Forza si risveglia). E finisce ridendo. Sì: Carrie Fisher è morta e Silvia Bizio se la ride in pubblico, davanti a casa della morta, sulla pagina Facebook di Repubblica.

Al momento in cui ho fatto lo screenshot qui sopra (le 23:06 italiane del 27/12), il video di Repubblica aveva già avuto 41.000 visualizzazioni, accompagnate da commenti non molto lusinghieri. Mentre scrivo queste righe (mezzogiorno del 29/12) è arrivato a oltre 432.000 visualizzazioni.

Un brutto servizio, insomma; non certo una pagina di grande giornalismo. Cose che càpitano e che ho rimproverato a Repubblica. La storia sarebbe chiusa, se non fosse per un dettaglio che trasforma un brutto servizio da quasi mezzo milione di clic in una falsificazione. Infatti Marco, il ragazzo intervistato da Silvia Bizio, somiglia sorprendentemente a Marco Bizio, nipote della giornalista.



Intervistare un familiare spacciandolo per un passante qualsiasi sarebbe davvero squallido, per cui prima di sbilanciarmi chiedo chiarimenti a Repubblica e alla diretta interessata. Ed è qui che la cosa si fa interessante.

.@repubblicait, il "fan" intervistato "per caso" da Silvia Bizio è suo figlio? Deontologia? pic.twitter.com/sqGPO2UvPF
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) December 28, 2016


.@silviabizio, il "Marco" da lei intervistato come se fosse un generico fan di Carrie Fisher è suo figlio?
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) December 28, 2016


.@silviabizio, riformulo: il "Marco" da lei intervistato come se fosse un generico fan di Carrie Fisher è suo figlio/nipote? pic.twitter.com/jYjPvbdjvS
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) December 28, 2016


Altri miei tweet restano senza risposta, complice il fuso orario. La Bizio risponde qualche ora dopo:

@disinformatico caro Paolo qui 9 ore indietro quindi notte quando scrivevi. Marco non e' mio figlio ma un piccolo fan che conosco. Pb? $? No
— Silvia Bizio (@silviabizio) December 28, 2016


Notate che la giornalista dice “non è mio figlio”, ma invece di chiarire rispondendo “è mio nipote”, svicola dicendo che è “un piccolo fan”. Un piccolo fan che lei conosce. Insomma, il passante intervistato per caso (come sembra dal video), l’unica persona davanti alla casa di Carrie Fisher in quel momento, è in realtà una persona che Silvia Bizio conosce. Che mirabile coincidenza. Chiedo chiarimenti.

@silviabizio Grazie. Lo chiedo perché somiglia sorprendentemente a suo nipote Marco e si chiama come lui.
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) December 28, 2016


@silviabizio Forse non ho capito: lei va davanti a casa di Carrie Fisher e ci trova proprio un fan che lei conosce? Per caso?
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) December 28, 2016


@disinformatico che problema caro Paolo? Io non sono esperta di fb ne' social. Marco e' venuto a dare saluto a Carrie. siamo tutti tristi.
— Silvia Bizio (@silviabizio) December 28, 2016


Notate che la Bizio continua a eludere la questione. Così insisto:

@silviabizio Per chiarezza: Marco è suo nipote? Questo: https://t.co/e16IwBFsTT
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) December 28, 2016


La risposta è illuminante e dà l’impressione che la Bizio si renda perfettamente conto di aver violato la deontologia professionale e stia cercando di coprire la falsificazione:

@disinformatico perche' le interessa tanto? Qui mia privacy. Spero capisca e archivi questo episodio. Ci sono cose + importanti cui pensare
— Silvia Bizio (@silviabizio) 28 dicembre 2016


@silviabizio Perché "sua privacy"? Se è un passante, che problemi ci sono?
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) 28 dicembre 2016


@silviabizio No, non capisco e non archivio, perché sembra un falso giornalistico e questa _è_ una cosa importante.Prego, faccia chiarezza.
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) 28 dicembre 2016


Di nuovo Silvia Bizio cerca di non ammettere i fatti ricorrendo a giri di parole:

@disinformatico le ho spiegato che e' venuto con me a vedere casa Carrie. Ed e' un fan. Spero basti.
— Silvia Bizio (@silviabizio) 28 dicembre 2016


@silviabizio Mi dispiace, ma se quello è suo nipote e lei lo ha spacciato per un passante non basta, perché sarebbe un falso giornalistico.
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) 28 dicembre 2016


@disinformatico ho detto che c'era un piccolo fan, che e' vero. E' mio nipote. Ci ha detto suoi pensieri su Carrie. Tutto qui. scusi! :-)
— Silvia Bizio (@silviabizio) 28 dicembre 2016


Visto? Silvia Bizio minimizza: “Tutto qui”. Nascondere a oltre quattrocentomila spettatori che il “passante” è in realtà suo nipote e che tutta l’intervista è combinata con un parente per lei è “tutto qui”. Come se imbrogliare gli spettatori fosse una cosa normale. Deontologia, questa sconosciuta.

Ed è così che Repubblica – non un blog, non un utente Facebook, ma una testata giornalistica –fabbrica scientemente una bufala. E dico Repubblica perché la redazione è ben al corrente di questo episodio. Gliel’ho segnalato io, prima di pubblicare questo articolo, ma il video è ancora lì e le sue visualizzazioni acchiappaclic continuano ad aumentare. Se rimane al suo posto, vuol dire che Repubblica ne avalla il contenuto.

Silvia Bizio conferma di aver intervistato il proprio nipote presentandolo come se fosse un passante. Deontologia @repubblicait https://t.co/ML7ysRDlMX
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) December 28, 2016


Si potrebbe obiettare che questo è un caso tutto sommato minore, ed è vero: ma è un caso chiaro e semplice di falsificazione giornalistica, che è emerso solo perché qualcuno ha avuto il colpo di fortuna di riconoscere il nipote della giornalista e di segnalarmelo. Se Repubblica accetta disinvoltamente che i suoi giornalisti mentano su queste cose e falsifichino un servizio pur di portarsi a casa mezzo milione di clic, come facciamo a fidarci che Repubblica non lo faccia anche su questioni più importanti? Quante altre frodi giornalistiche come questa possono esserci state senza che ce ne siamo accorti?

È questo il danno di incidenti come questo: minano il rapporto di fiducia con i lettori. E una volta persa, quella fiducia, è difficile riconquistarla.

Mi spiace, Repubblica, ma stavolta è Internet a fare le pulci ai giornali. E la diffusione di Internet non vi permette di farla franca come un tempo. Ve la siete cercata. Godetene i frutti.

Fonte: Mediobanca, 2016.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.

Source: http://feedproxy.google.com/~r/Disinformatico/~3/rZo-yZ5iC6Y/il-cinico-business-delle-bufale-terza.html