Un rapporto dell'operatore cellulare statunitense Verizon, intitolato Data Breach Investigations Report, ha analizzato con l'aiuto di esperti del settore ben 80.000 incidenti di sicurezza e 2000 intrusioni in vari paesi del mondo. Fra i tanti dati presentati dal rapporto spicca il numero di attacchi basati sul phishing (l'invio di mail false che simulano mittenti attendibili e includono allegati ostili o link a siti che imitano le pagine d'immissione password dei siti più diffusi): i due terzi dei casi di spionaggio informatico è riconducibile a questa tecnica elementare.
Infatti un'analisi di 150.000 mail di phishing ha indicato che il 23% dei destinatari apre questi messaggi-trappola e l'11% apre anche gli allegati. Il tasso d'ingenuità è insomma inquietante, specialmente in ambienti di lavoro e di governo che trattano dati sensibili e informazioni vitali.
Non solo: in media, dal momento in cui viene inviata una bordata di messaggi-trappola al momento in cui la prima vittima abbocca passano ottantadue secondi, e il 50% delle vittime apre gli allegati o clicca sui link-trappola in meno di un'ora, ossia prima che i responsabili dei sistemi informatici possano intervenire sul problema.
L'unico modo per contenere questo bagno di sangue è educare gli utenti a diffidare dei messaggi che invitano a cliccare su un link o ad aprire un allegato, anche se sembrano provenire da mittenti attendibili. Se sono sgrammaticati o non sono personalizzati, è meglio cestinarli direttamente; un controllo degli allegati con un antivirus aggiornato è sempre consigliabile, e i link vanno esaminati per vedere se portano a siti diversi da quelli dichiarati.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.





