È quello che ha fatto la società di pubblicità per dispositivi mobili inMobi, che è stata multata dalla Federal Trade Commission statunitense per 4 milioni di dollari (poi ridotti, si fa per fire, a 950.000) perché è stata colta a pedinare segretamente circa cento milioni di utenti.
InMobi dichiarava che il suo software, incluso in moltissime app per Android e iOS per visualizzare pubblicità agli utenti, raccoglieva informazioni di geolocalizzazione soltanto se l’utente dava il permesso. In realtà il software utilizzava i segnali Wi-Fi per dedurre la localizzazione anche quando l’utente negava all’app il permesso di tracciarlo. In pratica, tramite il ricevitore Wi-Fi InMobi si faceva mandare i nomi delle reti Wi-Fi ricevibili dall’utente, li immetteva in un database di localizzazioni di queste reti e ne otteneva la localizzazione dell’utente. E lo faceva ogni trenta secondi circa quando l’app era in uso.
Questa geolocalizzazione aveva effetto anche sugli utenti minorenni, ai quali erano dedicate molte delle app che usavano il software pubblicitario di InMobi, violando quindi il Children's Online Privacy Protection Act statunitense.
Un motivo in più per spegnere il Wi-Fi dei dispositivi mobili quando non è indispensabile, insomma.
Fonte: Ars Technica.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.






