Potete immaginare la sopresa della vittima quando Facebook ha mostrato, fra le persone che poteva conoscere, il volto del malvivente, che è stato identificato e arrestato: si tratta di un ventunenne che si era macchiato di altri reati gravi e ora è stato condannato a 17 anni di carcere, come riferisce la BBC. Gli inquirenti dicono che le informazioni fornite dal social network sono state cruciali per le indagini.
Come è possibile un caso del genere? Facebook incrocia varie fonti di dati: gli amici in comune, l'attività lavorativa, le scuole frequentate e i contatti di mail importati. L'ipotesi più credibile, per ora, è che Facebook abbia proposto il ladro come possibile amico della vittima sulla base dei luoghi frequentati da entrambi. Cosa spinga un criminale ad avere un profilo Facebook nel quale riversa i propri dati personali, compresa la geolocalizzazione e l'indirizzo, è meglio non chiederselo.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.





