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| Credit: Salvatore Aranzulla |
Per procurarsi questa novità occorre avere la versione più recente di WhatsApp, la cui zona a fondo schermo aggiunge appunto la voce Stato.
Anche gli Stati di WhatsApp, come tutte le comunicazioni effettuate con questa app, sono protetti dalla crittografia end-to-end; è inoltre possibile scegliere a chi renderli visibili (a tutti i contatti della rubrica, a tutti tranne alcuni, oppure solo a contatti selezionati). Scegliete bene a chi decidete di rendere visibili i vostri Stati: per esempio, siete sicuri di volerli condividere con i vostri colleghi di lavoro?
Per vedere gli Stati degli altri (se li hanno resi visibili a voi) basta toccare la voce Stato e poi scegliere i loro nomi. La funzione è disponibile per Android, iOS e Windows Phone.
WhatsApp in apparenza è l’ultimo arrivato in questo campo, ma in realtà lo Stato esiste in WhatsApp sin dall’inizio, e anzi era la sua unica funzione, dato che l’app era concepita per far sapere a tutti come si stava. Era solo testo, senza immagini, ma c’era sin da febbraio del 2009.
Quest’improvvisa passione di tutti i social network per gli Stati o Storie non è casuale: le Storie sono un punto di forza di SnapChat, concorrente di Instagram e WhatsApp, per cui Facebook (che possiede sia Instagram, sia WhatsApp) ha deciso di stroncare il social network del fantasmino copiando la sua funzione prediletta e offrendola ai suoi quasi 2 miliardi di utenti, che si combinano con quelli di WhatsApp (1,2 miliardi mensili) e con quelli di Instagram, dove 150 milioni di persone pubblicano una Storia ogni giorno. I “miseri” 156 milioni di utenti giornalieri di SnapChat non possono competere.
Fonti: Ars Technica, Vincos.it, TechCrunch, Mashable, Salvatore Aranzulla.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.






