A settembre scorso Ross Compton, un cinquantanovenne dell’Ohio, ha chiamato i servizi d’emergenza perché la sua casa era in fiamme: ma gli inquirenti hanno notato che c’erano delle anomalie nell’incendio e nelle dichiarazioni dell’uomo. Così hanno chiesto e ottenuto l’accesso ai dati di un testimone digitale molto particolare: il pacemaker di Compton.I dati richiesti (numero di pulsazioni, le attivazioni del pacemaker e i ritmi cardiaci prima, durante e dopo l’incendio) hanno incastrato l’uomo, che è stato poi incriminato per incendio doloso e frode assicurativa usando questi dati come “elemento probatorio chiave”.
Le pulsazioni sono infatti un chiaro indicatore dello stato emotivo in condizioni del genere: chi appicca un incendio volontariamente ha infatti emozioni ben diverse da chi si accorge a sorpresa di avere un incendio in casa. Chissà quanti reati e quante scappatelle emergeranno grazie ai dispositivi digitali che indossiamo, come gli smartwatch e i braccialetti di fitness e che raccolgono dati senza che ci pensiamo.
Fonti: NetworkWorld, WLWT5, MyDaytonDailyNews, WCPO, Journal-News.com.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.





