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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , von profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Come impostare l’autenticazione a due fattori in Instagram

January 29, 2017 14:45, von Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

Ricordate il caso di Igor, un lettore del Disinformatico al quale avevano rubato l’account Instagram? Dopo averlo recuperato, gli è successo di nuovo. L’immagine qui accanto mostra una parte di quello che si è ritrovato come contenuto del proprio profilo e suggerisce le motivazioni del furto di account: nulla di personale, ma un semplice attacco a caso per sfruttare l’account come fonte di spam.

Colgo l’occasione per descrivere come attivare una misura di sicurezza supplementare sugli account Instagram: l’autenticazione a due fattori, introdotta sperimentalmente da Instagram a gennaio 2016.

Parto dal presupposto che usiate password separate per l’account Instagram e quello Facebook (se ne avete uno) e che non usiate l’accesso a Facebook per autenticarvi su Instagram. Le istruzioni che seguono valgono per qualunque smartphone iOS o Android.

  1. Aprite l’app di Instagram e cliccate sull’icona dell’omino in basso a destra.
  2. Cliccate sull'icona in alto a destra (ingranaggio su iOS, tre puntini su Android).
  3. Cliccate sulla voce Autenticazione a due fattori.
  4. Attivate la voce Richiedi codice di sicurezza.
  5. Vi viene chiesto di dare il numero di telefonino, se non l’avete già dato. Cliccate su Aggiungi numero e immettetelo.
  6. Ricevete un codice di conferma: immettetelo.
  7. Vi viene proposto di fare uno screenshot dei codici di backup. Cliccate su OK e lo screenshot viene effettuato automaticamente.
  8. Ricevete una mail di conferma sull’indirizzo di mail che avete associato all’account Instagram.
Da questo momento in poi potrete accedere al vostro account Instagram dal vostro smartphone (quello di cui avete dato il numero) senza problemi e senza dare codici supplementari. Se invece tentate di accedere all’account da un altro dispositivo (e soprattutto se tenta di farlo qualcuno che vi ha rubato la password), Instagram invierà un codice temporaneo di sei cifre allo smartphone di cui avete dato il numero: l’accesso all’account verrà autorizzato soltanto digitando quelle sei cifre.

Instagram resta insomma utilizzabile senza problemi anche da più di un dispositivo nonostante l’attivazione dell’autenticazione a due fattori: l’ho verificato attivandola sul mio account (disinformatico) sul mio smartphone abituale e poi su un altro mio smartphone. Quando sono entrato nel mio account sul mio computer principale digitando la password dell’account, Instagram ha inviato al mio smartphone un codice temporaneo di accesso che ho dovuto immettere per poter accedere all’account.

Una volta autorizzato un dispositivo, su quel dispositivo non vi verrà più chiesto il codice di sicurezza; tuttavia il codice verrà chiesto nuovamente se modificate la password.


Consiglio a tutti di attivare questa autenticazione; già che ci siete, date anche un’occhiata a quali applicazioni avete autorizzato nel vostro account.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



50 anni fa, “The Fire”: la tragedia che cambiò per sempre la corsa alla Luna

January 27, 2017 16:06, von Il Disinformatico

Questo articolo è tratto dall’Almanacco dello Spazio e vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

È il 27 gennaio 1967. Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee, i tre astronauti assegnati alla missione Apollo 204 (successivamente rinominata Apollo 1), primo volo orbitale con equipaggio del veicolo Apollo che dovrebbe portare l’America sulla Luna, muoiono nell’incendio della capsula nella quale sono sigillati da un triplice portello, durante una prova tecnica a terra, sulla rampa 34 del centro di lancio di Cape Kennedy. Sono le 18:31 ora locale; in Italia sono le 00:31 del 28 gennaio.

Ed White, Gus Grissom e Roger Chaffee.


L’incendio, violentissimo, è innescato da una scintilla prodotta nei cavi elettrici a contatto con i materiali infiammabili della capsula Apollo, che ardono nell’atmosfera di ossigeno puro a 1,13 atmosfere: una pressione superiore a quella atmosferica normale al livello del mare, necessaria per le esigenze della prova in corso. I soccorritori impiegano cinque interminabili minuti a farsi largo tra le fiamme e il fumo e ad aprire i complicatissimi portelli d’accesso, ma è troppo tardi: gli astronauti muoiono per asfissia in meno di un minuto.

L’interno carbonizzato della capsula Apollo nella quale perirono Grissom, White e Chaffee.

È il primo incidente mortale direttamente causato dal programma spaziale statunitense: altri astronauti sono periti prima di Grissom, White e Chaffee, ma in incidenti aerei. L’incendio sarebbe stato perfettamente evitabile se solo fossero state rispettate le buone norme di sicurezza e di progettazione, messe in disparte dalla “go fever”, la febbre di andare verso la Luna a qualunque costo. Lo shock per chi lavora alla NASA è talmente potente che per decenni questo disastro sarà ricordato chiamandolo semplicemente e sommessamente The Fire (“l’Incendio”). Tutti sanno cosa s’intende.

Credit: Gianluca Atti.
La tragedia avrà un enorme impatto sull’opinione pubblica mondiale e imporrà un drastico riesame delle procedure NASA e di tutti i materiali usati per la capsula Apollo, che probabilmente contribuirà ad evitare disastri durante i voli spaziali veri e propri. Il rapporto della NASA sul disastro (Report of Apollo 204 Review Board – Findings, Determinations and Recommendations) descriverà senza mezzi termini “carenze di progettazione, fabbricazione, installazione, rilavorazione e controllo qualità... assenza di soluzioni progettuali di protezione antincendio... installazione di componenti non certificati”.

Nel corso di 21 mesi (tanti ne trascorreranno prima del primo volo con equipaggio, Apollo 7), tutti i materiali infiammabili verranno rimpiazzati adottando alternative autoestinguenti, le tute in nylon verranno sostituite con modelli in materiale non infiammabile e resistente alle alte temperature e il portello verrà riprogettato per aprirsi verso l’esterno in meno di dieci secondi. Per le missioni successive verrà usata una miscela di ossigeno e azoto (60/40%) al decollo, sostituita per il resto del volo con ossigeno puro a pressione ridotta (0,33 atm).

Questo incidente resterà nella memoria collettiva di tutti coloro che lavoreranno alla NASA semplicemente come The Fire (l’incendio). Grissom e White erano veterani dello spazio ed eroi nazionali: Grissom, 40 anni, era stato il secondo americano a volare nello spazio, con una capsula monoposto missione Mercury, ed aveva effettuato con John Young il volo inaugurale delle capsule Gemini (con la missione Gemini 3); Ed White, 36 anni, aveva compiuto la prima “passeggiata spaziale” statunitense e la seconda al mondo durante la missione Gemini 4). Roger Chaffee, 31 anni, non aveva ancora volato nello spazio ed era considerato uno dei massimi esperti nei sistemi di comunicazione e manovra del programma Apollo.

Gus Grissom e Roger Chaffee sono sepolti ad Arlington; la tomba di Ed White è a West Point.



Vicino alla Rampa 34 c’è un ricordo poco conosciuto dei tre astronauti: tre panchine con i loro nomi.

@Space_Lectures A less familiar monument to the Apollo 1 crew, adjacent to Pad 34. pic.twitter.com/LxNwYD4xo1
— Rick Mulheirn (@Spacegalore) 27 gennaio 2017


Una replica della capsula verrà esposta al Tellus Science Museum di Cartersville, in Georgia; il veicolo originale, dopo le perizie, verrà custodito per decenni dalla NASA al Langley Research Center, in Virginia, in un contenitore ermetico all’interno di un capannone fatiscente. Il 17 febbraio 2007 verrà traslocato in una struttura climatizzata adiacente.

Il capannone che ha custodito Apollo 1 per quarant’anni. Credit: J.L. Pickering, Mark Gray.

Dal 27 gennaio 2017, in occasione del cinquantenario del disastro, i portelli originali della capsula sono stati esposti al pubblico per la prima volta presso il Kennedy Space Center in un grande allestimento commemorativo intitolato Ad Astra per Aspera.

A sinistra, il triplice portello originale di Apollo 1; a destra, il portello semplificato usato per le missioni lunari.
Credit: CollectSpace.

Nei decenni successivi alla tragedia, Scott Grissom, figlio di Gus Grissom, ha sostenuto che l’incidente fu causato intenzionalmente per zittire gli astronauti prima che denunciassero la pericolosità e l’inadeguatezza della capsula Apollo, ma l’idea di insabbiare i difetti della capsula spaziale facendo morire gli astronauti in un rogo che rivela i difetti della capsula stessa non sembra particolarmente logica.

C’è molto materiale d’archivio di questo disastro che raramente viene pubblicato, e che scelgo di non includere qui, perché troppo straziante: ho visto le foto di quello che resta dei corpi degli astronauti, fusi insieme alle loro tute e trovati in posizioni che dimostrano che ciascuno stava diligentemente, fino all’ultimo, seguendo le rispettive procedure d’emergenza; ho le registrazioni delle loro voci che avvisano del divampare delle fiamme, ma confesso che non ho il coraggio di ascoltarle.

L’incendio di Apollo 1 resterà per sempre un drammatico promemoria del fatto che volare nello spazio a bordo di un missile stracarico di propellente altamente infiammabile era, ed è tuttora, straordinariamente pericoloso e richiede un’attenzione suprema ai dettagli e alla valutazione dei rischi. Lo spazio è un maestro severo e inesorabile: per questo fa emergere il meglio dell’umanità.

Foto NASA S67-19771.

Segnalo questi video di tributo a White, Grissom e Chaffee, realizzati da Mark Gray di Spacecraft Films.


Fonti: Klabs.org; NASA; SSA; SSA; CollectSpaceScientific AmericanCollectSpace; Roger Launius, 2014; About.comCollectSpaceCollectSpaceApolloarchive.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2017/01/27

January 27, 2017 13:45, von Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Otto consigli per evitare le truffe sentimentali

January 27, 2017 8:42, von Il Disinformatico


Credit: EducationalTechnology.
Il Telegraph segnala gli ultimi dati delle forze anticrimine britanniche che si occupano di romance scam o truffe sentimentali, notando che l’anno scorso sono state circa 4000 le vittime che si sono fatte avanti per segnalare il raggiro crudele e che le cifre sottratte a queste vittime ammontano a circa 39 milioni di sterline (circa 49 milioni di franchi, 45 milioni di euro). Gli uomini sono il 40% dei truffati ed esistono bande specializzate nel prendere di mira chi ha più di cinquant'anni.

Ecco le regole segnalate dal Telegraph:

  1.  Se avete dubbi su un profilo, segnalatelo al sito d’incontro o all’app in modo che venga verificato.
  2.  Chiedete al vostro interlocutore il nome e cognome completi e cercateli su Google e nei social network.
  3. Non fatevi scrupoli a mettere in dubbio la loro autenticità: se sono sinceri non si faranno problemi di fronte alle vostre richieste di verifica.
  4. Non dimenticate che i truffatori possono passare mesi a costruire una finta relazione sentimentale e chiederanno soldi solo quando vi hanno coinvolto emotivamente.
  5. Chiedete un parere a un amico fidato e ascoltatelo: essendo meno coinvolto, noterà cose che le vostre emozioni non vi fanno vedere.
  6. Cercate foto false o rubate: usate siti come Tineye.com o la ricerca per immagini di Google per controllare le immagini del profilo del vostro interlocutore.
  7. Non date mai troppe informazioni personali come l’indirizzo di casa, il numero di telefono o l’indirizzo di mail.
  8. Create un indirizzo di mail apposito per le comunicazioni con i siti d’incontri e valutate l’idea di prendere un telefonino prepagato per telefonare e ricevere chiamate dai vostri interlocutori sentimentali incontrati online.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Oggi le comiche: la Presidenza Trump e la sicurezza di Twitter

January 27, 2017 8:29, von Il Disinformatico

Considerato che Twitter è il canale di comunicazione online preferito dal neopresidente statunitense Donald J. Trump e che un tweet sbagliato del presidente degli Stati Uniti può far crollare mercati e creare tensioni internazionali, ci si potrebbe aspettare che lui e il suo staff lo usino con le migliori impostazioni possibili, ma non è così: le disavventure informatiche della Presidenza Trump stanno facendo sbellicare gli informatici e preoccupare chi si occupa di sicurezza.

Il suo addetto stampa e portavoce, Sean Spicer, ha pubblicato due tweet che contengono quelle che sembrano decisamente delle password: n9y25ah7 e Aqenbpuu. I tweet sono stati subito cancellati, ma non prima di essere stati salvati da molti utenti, che li hanno ripubblicati. La speranza semiseria è che non si trattasse dei codici di lancio dei missili nucleari di cui Trump ha ora il controllo. Va da sé che se si è davvero trattato di password, si presume che ormai siano state cambiate e che quindi tentare di usarle per accedere all’account di Spicer sarebbe inutile, e va ricordato che qualunque tentativo di questo genere sarebbe un reato molto grave.

La CNN segnala che WauchulaGhost, un informatico noto per aver violato circa 500 account dell’ISIS, sostituendone il contenuto con immagini pornografiche e messaggi di orgoglio gay, ha notato che gli account Twitter di Trump (@POTUS), del vicepresidente Pence (@VP) e della First Lady Melania Trump (@FLOTUS) sono più vulnerabili a causa di un errore d’impostazione di base: se si tenta di accedervi cliccando su Password dimenticata, compare una schermata che mostra un indirizzo di mail, parzialmente mascherato, al quale verrà mandato un link di recupero password.

WauchulaGhost ha sottolineato che non è difficile indovinare le lettere mascherate di questi indirizzi e quindi sapere quale casella di mail attaccare per recuperare il link di recupero password e prendere il controllo dell’account (avvertenza: non ci provate). Per esempio, quello del vicepresidente degli Stati Uniti era vi***************@gmail.com, che WauchulaGhost ha decifrato in un ovvio vicepresident2017@gmail.com. L’account è stato cambiato.

Se usate Twitter, potete evitare anche voi di fare questo errore di sicurezza: entrate nel vostro account, scegliete Impostazioni - Sicurezza e privacy e attivate l’opzione Richiedi informazioni personali per reimpostare la password.


In questo modo chi clicca su Password dimenticata non vede l’indirizzo di mail associato al vostro account Twitter ma vede invece la richiesta di questo indirizzo e ha quindi un appiglio in meno per tentare di rubarvi l’account.


Fonti aggiuntive: Govinfosecurity.com, @musalbas.






Fonti: Gizmodo, Snopes.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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