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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , von profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Capo della campagna elettorale di Hillary Clinton si fa fregare account iCloud e Twitter

October 19, 2016 16:09, von Il Disinformatico

Il 12 ottobre scorso l’account Twitter di John Podesta, capo della campagna presidenziale di Hillary Clinton, ha pubblicato un annuncio clamoroso: “Ho cambiato squadra. Votate Trump 2016. Salve, pol”. “Pol” è un riferimento a una sezione del sito 4chan nella quale si discute, fra l’altro, di violazioni informatiche in campo politico: l’account di Podesta era infatti stato violato e ignoti ne avevano preso il controllo.

Una figuraccia informatica epica per il team Clinton, anche perché non ha richiesto un attacco particolarmente sofisticato. Infatti, pur trovandosi in una posizione di enorme responsabilità, John Podesta non aveva preso neppure le misure minime di sicurezza.

Podesta sapeva di essere nel mirino non solo perché ha un ruolo politico cruciale ma anche perché aveva già subito una violazione informatica pesante: Wikileaks sta infatti pubblicando man mano le sue mail trafugate. Giornali e telegiornali stanno dando ampio risalto alla cosa, per cui Podesta era al corrente di questa violazione, già di per sé imbarazzante.

Una di queste mail pubblicate indicava che la password del suo account iCloud, associato al suo iPhone, era Runner4567. Nonostante questo stato di cose, a quanto risulta Podesta non aveva attivato la verifica in due passaggi sui propri account Twitter e iCloud. E così i dati sensibili custoditi nel suo iPhone (nomi, numeri di telefono, appuntamenti e altro ancora) e nel cloud di Apple sono finiti online, visibili a tutti. Probabilmente l’account Twitter di Podesta è stato violato con facilità perché usava la stessa password usata per iCloud, come fanno incoscientemente in tanti.

La leggerezza con la quale i politici trattano la sicurezza informatica, anche quando c’è letteralmente di mezzo la sicurezza nazionale, non cessa mai di meravigliarmi. Ma è una meraviglia del secondo tipo: quello in cui fai fatica a credere che qualcuno in un ruolo così importante sia così informaticamente ingenuo e incompetente da non assumere un consulente informatico e seguire le raccomandazioni.


Fonte: Ars Technica.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Astronautichicche: “Ruggero Orlando, sempre sbronzo” confida una giornalista presente al lancio di Apollo 11

October 19, 2016 6:33, von Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una per incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Gianluca Atti, appassionato collezionista di cimeli astronautici e collaboratore del blog Apollo 11 Timeline, ha trovato in vendita su eBay due lettere personali di una giornalista che si trovava a Houston nei giorni della missione Apollo 11. Le lettere sono firmate semplicemente Carla. Secondo Paolo D’Angelo, storico e profondo conoscitore delle missioni spaziali, si tratta di Carla Stampacchia (1930-2014), che scriveva per il settimanale Epoca e che nel 1994-96 fu anche deputata.

La prima lettera, datata 15 luglio 1969, racconta bene l’atmosfera della vigilia del lancio ed è molto schietta nel descrivere l’ambiente dell’epoca senza i filtri del bon ton e della linea editoriale.

Cape Kennedy, 15 luglio 1969

Carissimi,

come state? Vi scrivo alla vigilia del lancio dell’Apollo 11 e imposto domani, in modo che i francobolli abbiano la data storica. A quanto pare, questo particolare ha molta importanza. Così come sarà importante spedire posta il giorno dello sbarco sulla Luna. I francobolli riguardano l’Apollo 8, e in sé non sono particolarmente interessanti: quelli che celebreranno l’impresa saranno emessi in agosto, dal momento che verrà portato il cliché sulla Luna e, al ritorno, dovrà fare la quarantena con gli astronauti. Vi ho mandato anche due cartoline per ognuno con la data di domani e ne ho mandate anche a Francesco e a Giorgio.

Stamattina, visitando la base spaziale di Capo Kennedy, abbiamo visto il momento del distacco di una delle rampe: così, il Saturno è rimasto attaccato alla rampa rossa, dalla quale si staccherà domattina alle 9,32. Noi ci alzeremo alle 5 e raggiungeremo la tribuna stampa abbastanza per tempo. Ho visto von Braun alla conferenza che ha dato ieri pomeriggio. Ho visto da vicino il Saturno 5 con l’Apollo 12, il successivo a questo della Luna, ancora in fase di costruzione. Sono cose che non si riesce a comprendere se non si vedono. L’edificio dove costruiscono i missili che trasportano la capsula è alto 37 piani e può contenere anche otto missili, che vengono montati pezzo per pezzo, uno sull’altro. Poi, vengono fatti uscire tutti dritti dall’edificio, che si spalanca completamente da un lato. Sono cose gigantesche. Ma più che la grandiosità, colpisce la straordinaria esattezza dei calcoli che hanno portato alla conquista dello spazio, e la libertà con la quale si può girare dentro la base spaziale di Capo Kennedy. Si può fotografare e riprendere con la macchina cinematografica. Poliziotti se ne cominciano a vedere soltanto in questi ultimi giorni.

Intanto, da oggi affluisce gente ad ogni ora che passa: colonne di macchine, elicotteri che sorvegliano il traffico, accampamenti lungo la spiaggia dell’oceano e lungo le rive dei fiumi Banana e Indian, che attraversano la penisola di Capo Kennedy. Gli americani sono davvero dei nomadi, e si portano dietro bimbi piccolissimi, belli e sporchi, mangiano come e dove capita, vanno in giro a piedi nudi e con degli incredibili vestiti. Lasciano perplessi: il primo impulso sarebbe di dare su di loro un giudizio negativo, rifiutando il loro modo di vita che si fa condizionare sempre di più dalla pubblicità. Poi, però, devi ammettere che hanno qualità non indifferenti. E la perplessità rimane.

In ogni caso, da qui ripartiremo giovedì mattina abbastanza presto per tornare a Houston. E io rientrerò in Italia lunedì 28 luglio, con il primo materiale fotografico dello sbarco sulla Luna (se saranno sbarcati e se ci sarà il materiale fotografico). La notte dell’allunaggio la passeremo davanti alla televisione, come forse un po’ tutto il mondo.

Ho parlato con Ruggero Orlando, sempre sbronzo, ho visto Moravia con la Dacia Maraini, ho visto la Oriana Fallaci. I giornalisti sono tanti e tutti aggressivi.

Adesso vi saluto. Spero che stiate in buona salute, mi auguro che il Giovannino si diverta al mare, e ci rivedremo presto, ai primi di agosto.

State bene e salutate Isa, Giorgio e le loro famiglie

Carla


La seconda lettera porta la data del 19 luglio 1969 e racconta il lancio di Armstrong, Aldrin e Collins.


Houston, 19 luglio 1969

Carissimi,

la vostra lettera indirizzata a New York e portata stamattina dalla segretaria del nostro corrispondente, mi ha fatto un grande piacere, anche perchè mi dava notizie di Giovanni e di Felice. A Felice avevo dato come recapito quello dello Sheraton Lincoln di Houston, al mio ritorno da Capo Kennedy; ma siccome adesso siamo alloggiati in un motel più vicino alla NASA (Houston è lontana un’ora di macchina dal centro spaziale), non so ancora se c’è una lettera per me. Nei prossimi giorni, quando avrò il tempo, andrò a Houston a controllare.

Abbiamo visto il lancio dell’Apollo 11. Ci siamo svegliati all’alba e ci siamo messi in macchina con migliaia di altre persone. Massima efficienza nel regolare il traffico. Ho visto il momento del lancio con l’occhio incollato alla cinepresa: spero che il film sia riuscito, e se così fosse (avevamo il sole in faccia a noi) ve lo porterò a far vedere, perchè è uno spettacolo che merita. La voce dello speaker inizia il conto alla rovescia a partire da dieci. Scende un silenzio totale fra la folla, tutta rivolta verso la rampa di lancio. Alle 9,32 in punto si accende una fiammata gialla e rossa, volute di fumo bianco e ancora nessun rumore. La folla comincia a entusiasmarsi, grida “Go! Go! Vai, vai”, e in realtà questo è il momento più drammatico, perchè sembra che il missile non vada mai sù. Quando parte, è un urlo. Poi si sente il rumore dello scoppio, che è come un tuono fragoroso che scende sulla terra. E intanto il Saturno corre veloce in cielo, come una palla di fuoco, mentre sulla sua sinistra si disegna fra le nuvole la sua ombra, molto allungata. Poi, silenzio di nuovo fra la folla. Dalla base della rampa di lancio si alza un’enorme nuvola nera che va a raccogliersi nel cielo.

I nostri venti lettori italiani erano emozionatissimi. Sono stata in mezzo a loro nel momento del lancio e devo dire che erano molto impressionati: come tutti noi, del resto. Li abbiamo fotografati con Vittorio Emanuele e Marina Doria, e con Johnson sullo sfondo. In serata hanno proseguito per Miami.

Ora noi ci troviamo di nuovo a Houston in attesa dell’allunaggio e del rientro. Io ho fatto un breve pezzo sui nostri italiani e poi curerò i dialoghi fra gli astronauti e il centro di controllo nel periodo dell’allunaggio. Per tornare dovrò attendere il 30 luglio, in modo da portare a Milano dell’altro materiale fotografico. Sarà un po’ come tirare il collo, perchè a volte non vedo l’ora di rivedere Felice e Giovanni (e anche voi, naturalmente). Ma bisogna aver pazienza. Il lavoro è duro, però ne vale la pena.

Nel giorno dell’allunaggio (il 21) vi manderò altre cartoline con i francobolli timbrati.

Mi fa piacere sapervi in buona salute. Se avete occasione di telefonare a Milano e al Lido dei Pini (e vi ringrazio per la premura) salutatemi tanto i miei uomini.

A voi un bacio

Carla

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Esiste un modo per dare a WhatsApp una rubrica finta o parziale?

October 18, 2016 5:34, von Il Disinformatico

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La popolarità di WhatsApp spinge molte persone a installare questa app per restare in contatto con amici, colleghi e familiari, che già usano WhatsApp e non hanno alcun desiderio di imparare un’altra app di messaggistica meno ficcanaso (come Signal, Threema, Wickr o Telegram). Il guaio è che usare WhatsApp significa dare a Facebook (dal 2014 proprietaria di WhatsApp) tutti i numeri di telefonino presenti nella propria rubrica. Se qualcuno vi ha affidato numeri riservati e usate WhatsApp, rivelate a Facebook quei numeri e Facebook raccoglie i metadati delle vostre conversazioni tramite WhatsApp per tenere traccia dei vostri rapporti interpersonali.

Questo, per qualunque persona che rispetti la richiesta di un amico di mantenere riservato un numero di telefonino, è semplicemente inaccettabile. Se poi il numero riservato appartiene a un cliente di un notaio, di un avvocato o di un medico, o a un informatore confidenziale di un giornalista, usare WhatsApp è non solo inaccettabile ma molto probabilmente illegale (violazione dell’obbligo alla riservatezza).

Non c’è un modo per usare WhatsApp senza dover per forza regalare a Mark Zuckerberg l’elenco completo dei propri contatti telefonici presenti in rubrica?

– Non ditemi “non mettere in rubrica i numeri riservati”: significherebbe dire addio alla praticità di una rubrica e dover comporre a mano ogni volta questi numeri, e la mia idea è far vedere a WhatsApp solo i numeri degli utenti che già hanno WhatsApp.

– Non proponetemi l’opzione di non condividere i dati con Facebook descritta qui: è scaduta il 25 settembre scorso.

Una possibile soluzione a questo problema sarebbe fornire a WhatsApp una rubrica filtrata oppure una rubrica alternativa a quella reale. WhatsApp crederebbe di leggere tutti i numeri, ma in realtà ne vedrebbe solo una parte (o addirittura un elenco completamente separato da quello della rubrica reale). L’idea è che tutti i numeri in rubrica siano da considerare riservati (da non cedere a WhatsApp) per default.

Un’alternativa sarebbe trasferire la rubrica vera e integrale altrove (ma in modo che sia comunque accessibile per la composizione dei numeri senza doverli digitare) e mettere nella rubrica standard solo i numeri dei contatti WhatsApp.

Ho cercato un po’ in giro, ma non ho trovato soluzioni di questo genere, per cui mi affido al vostro vasto ed eterogeneo sapere. Se avete idee o proposte, parliamone nei commenti.

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Podcast del Disinformatico del 2016/10/14

October 16, 2016 5:45, von Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di venerdì del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

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Internet delle Cose: undici ore per attivare un bollitore “smart”

October 14, 2016 6:03, von Il Disinformatico

Pochi giorni fa Mark Rittman, un dirigente della Oracle, è stato suo malgrado protagonista di una telenovela informatica in tempo reale: ha raccontato via Twitter la sua lotta epica contro un bollitore d’acqua per il té. Ci ha messo undici ore a farlo funzionare.

Il bollitore è uno di quegli apparecchi “smart” dell’Internet delle Cose che vanno di moda adesso e spesso vengono messi sul mercato senza provarli adeguatamente nelle varie situazioni possibili. Rittman si è trovato nei guai perché ha cercato di integrare il bollitore nel suo sistema di automazione domestica. Dapprima gli si è rivoltato contro l’access point Wi-Fi, che si è resettato, poi il bollitore non accettava correttamente i dati ricevuti via Wi-Fi e si ostinava a voler fare periodicamente una “ricalibrazione obbligatoria” che lo scollegava dalla rete domestica.

Rittman ha iniziato a raccontare i propri guai su Twitter, e la sua storia è stata ripresa da un numero di utenti così grande che il suo server domestico è schiattato sotto il carico dei visitatori, buttando offline il suo Amazon Echo.

Quando finalmente il bollitore ha iniziato a ricevere comandi vocali tramite l’Echo e a bollire l’acqua a comando, le lampadine “smart” della casa di Rittman hanno deciso che era il momento di fare un aggiornamento obbligatorio e così si sono spente, lasciando la casa al buio intanto che scaricavano e installavano l’aggiornamento.

Alla fine, dopo undici ore di strenua lotta all’ultimo byte, Mark Rittman è riuscito a farsi la sua meritatissima tazza di té. L’intera vicenda è raccontata in un flusso di tweet raccolto da Boing Boing e The Guardian. Ma molti si stanno chiedendo: ne valeva la pena?







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