Ecco come vengono sfruttati in concreto i dati delle nostre navigazioni
June 9, 2017 8:59L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/06/06 14:00.Se volete farvi un’idea di come vengono utilizzati in pratica i dati che riversiamo più o meno inconsapevolmente in Internet, c’è una ricerca molto interessante pubblicata dall’austriaca Cracked Labs: s’intitola Corporate Surveillance in Everyday Life: How Companies Collect, Combine, Analyze, Trade, and Use Personal Data on Billions.
Ne cito giusto tre esempi:
– A Singapore, un’azienda calcola l’affidabilità delle persone per i prestiti basandosi sull'uso del telefonino, sulle applicazioni adoperate, sulle transazioni con le società di telecomunicazioni e sui dati immessi nel Web e nei social network, compresi i clic e il modo in cui vengono immessi i dati nei moduli da compilare online. Vengono valutati persino l'uso della batteria e il suo scaricamento eccessivo.
– La compagnia assicurativa Aviva fa previsioni sulla salute individuale per malattie come diabete, cancro e depressione usando i dati dei consumatori usati tradizionalmente per il marketing, che ha comperato da un data broker.
– Nei casinò di Las Vegas si usa la predictive analytics per stimare il walk-away pain point, ossia il punto in cui un giocatore sta soffrendo così tanto per le proprie perdite da decidere di andarsene, e intervenire offrendogli buoni pasto gratuiti per farlo restare.
Il rapporto fa anche i nomi dei grandi aggregatori di dati: non solo Facebook, Google, Microsoft, Apple e Roku, con i loro ID pubblicitari (pag. 68 del rapporto), ma anche aziende come Acxiom, Experian e Oracle, e le media company, gli operatori telefonici, i fornitori di servizi Internet, le catene alberghiere, le compagnie aeree. Tutto senza che ce ne accorgiamo.
Fonte aggiuntiva: The Register.
Fonte di documenti segreti NSA incastrata (anche) dalla cronologia di Google
June 9, 2017 6:27Uno di questi, particolarmente grave, emerge dagli atti del processo già in corso contro la Winner: il 9 novembre 2016 la donna usò il computer del suo posto di lavoro (presso l’aviazione militare statunitense) per cercare in Google la risposta a una domanda particolarmente ingenua: “Do top secret computers know when a thumb drive is inserted?”. Una bella dimostrazione del fatto che la cronologia delle ricerche in Google può essere molto rivelatrice.
Se volete vedere la vostra, collegatevi al vostro account Google e poi visitate https://myactivity.google.com/myactivity. Buon divertimento.
Il giallo dei puntini gialli: se la stampante fa la spia
June 9, 2017 6:14![]() |
| Fonte: Ars Technica |
Per autenticarlo, i giornalisti ne hanno fornito una copia all'NSA. Un errore gravissimo, perché il documento conteneva una trama quasi invisibile di puntini gialli (evidenzati in blu nell’immagine qui sopra) che rivelavano con precisione data e luogo in cui era stato stampato, consentendo all’NSA di risalire all'identità della fonte anonima: secondo l’NSA, si tratta di Reality Leigh Winner, una dipendente di una società che collabora con l’agenzia governativa.
L’episodio ha riportato alla ribalta una questione già emersa in passato (le prime tracce risalgono al 2004; ne avevo parlato qui nel 2005 e nel 2008): molte stampanti a colori, come per esempio la Xerox Docucolor coinvolta in questo caso, inseriscono di nascosto uno schema univoco di puntini gialli molto chiari in ogni pagina che stampano: è una tecnica chiamata steganografia.
Questi puntini possono essere decodificati usando un software sviluppato dalla Electronic Frontier Foundation e contengono informazioni davvero dettagliate: nel caso del documento NSA, la data di stampa (il 9 maggio 2017), l’ora (le 6:20 del mattino) e l’identità della stampante (numero di serie 535218 o 29535218).
Tecniche di tracciamento come questa sono molto diffuse a livello aziendale e governativo: se volete sapere se la vostra stampante le utilizza, la EFF ha pubblicato un elenco apposito di stampanti verificate. Maggiori informazioni, comprese le istruzioni per rivelare visivamente questi puntini, sono su SeeingYellow.com.
Astronauti creazionisti? Sì, esistono
June 8, 2017 8:55Sul numero 586 di Le Scienze, attualmente in edicola, ho pubblicato un articolo dedicato a un episodio molto curioso: di recente ho sentito Charlie Duke, astronauta lunare con la missione Apollo 16, dichiarare pubblicamente di essere un creazionista.
Come è possibile che un astronauta, una persona che ha svolto una missione scientifica sulla Luna e ne ha raccolto rocce antichissime, creda a un'interpretazione letterale della Bibbia secondo la quale l'Universo è stato creato pochi millenni fa? E Duke non è l'unico nel suo campo. Se la cosa vi intriga, procuratevi Le Scienze: intanto vi segnalo alcuni articoli di riferimento.
Apollo 14 (NASA, 2009)
Apollo 16 (NASA, 2009)
James Irwin - Biographical Data (NASA)
Colonel James Irwin: Creationist Astronaut (Institute for Creation Research, 2013)
Astronaut Harrison Schmitt is grounded (Discover, 2011)
Moonstruck: Climate science denier Harrison Schmitt, appointed to head NM environment agency, believes enviros and scientists like Holdren are communists (Thinkprogress.org, 2011)
Ci vediamo domani 9/6 (non oggi!) a Fino Mornasco per parlar di bufale?
June 8, 2017 6:18
Venerdì 9 giugno (domani) alle 21 sarò a Fino Mornasco per parlare di bufale nella Rete e di reti che disseminano bufale. L'incontro, aperto al pubblico, si terrà alla Sala Ottagono, in via Brera 5, ed è organizzato dal Circolo Culturale Gruppo Progetto per Fino.
Purtroppo sui giornali (La Provincia di Como cartacea) e nella locandina qui accanto è indicato giovedì, ma confermo che l'appuntamento non è stasera, ma domani.








