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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Mascherare volti, targhe e altri dettagli nelle foto senza installare nulla: FacePixelizer

July 22, 2016 6:30, by Il Disinformatico

Capita spesso di voler pubblicare delle immagini mascherandone alcuni dettagli, come per esempio i volti delle persone, le diciture identificative, i dati personali di un documento oppure i numeri di targa. In casi come questi lanciare Photoshop o un altro programma di fotoritocco è eccessivo e lento, sia nell’avvio sia nella manipolazione. Ma lo stesso risultato si può ottenere con pochi clic senza installare nulla con FacePixelizer.

FacePixelizer è un sito: lo si visita con un browser recente (Windows / Mac / Linux), si trascina sulla sua zona etichettata Drop Image Files Here la foto da mascherare e si sceglie l’effetto desiderato. Se si tratta di volti, il sito tenta il riconoscimento facciale e seleziona automaticamente i volti da censurare, lasciando intatto il resto dell’immagine; in alternativa si può selezionare manualmente l’area (o le aree) da sfuocare, coprire o quadrettare.

L’elaborazione dell’immagine avviene localmente: la foto originale non viene mai inviata al sito.

Come bonus, l’elaborazione rimuove anche i dati EXIF (data e ora, tipo di fotocamera, geolocalizzazione e altro ancora) che sono incorporati nell’immagine e che possono aiutare a risalire alla sua origine.

Purtroppo non è ancora disponibile una versione per iOS o Android o Chromebook, ma c’è un’estensione per Google Chrome.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



App per gestire le password: vale la pena di usarle?

July 22, 2016 4:14, by Il Disinformatico

Ormai lo sanno anche i muri: usare la stessa password dappertutto è un rischio enorme, e usare password ovvie (date di nascita, nomi, numeri di telefono) è una pessima idea perché rende facilissimo il lavoro degli intrusi informatici, ma sono tanti gli utenti che continuano a fare queste cose perché l’idea di gestire tante password differenti e oltretutto complicate fa venire il mal di testa.

Ricordarsele a memoria è impossibile; segnarsele su un quadernino funziona, tranne quando il quadernino rimane a casa o in ufficio o comunque fuori portata; scriverle in un file da tenere su una chiavetta USB è tedioso e significa dover aprire ogni volta il file e copiaincollare la password.

Per risolvere tutti questi problemi ci sono i password manager: applicazioni il cui compito è memorizzare e digitare per noi le nostre password. Alcune delle più diffuse sono 1Password, Dashlane, LastPass e KeePass. Chi le usa ha bisogno di ricordarsi soltanto una password: quella che dà accesso alla cassaforte virtuale nella quale il password manager custodisce tutte le sue password.

Come segnala Sophos, è importante smontare uno dei miti che circondano i password manager, ossia l’idea che per iniziare a usarli sia necessario immettere a mano una per una tutte le proprie password. Non è così: praticamente tutti questi gestori di password sono in grado di accorgersi automaticamente se l’utente sta digitando una password durante l’accesso a un sito e si offrono di memorizzarla automaticamente. Se cambiate una password, inoltre, il gestore aggiornerà automaticamente il proprio archivio di password.

Un’altra incombenza che i password manager possono evitare all’utente è la generazione di password difficili da indovinare. Ci pensa l’applicazione a generarle. Dato che è l’applicazione a doversele ricordare e a preoccuparsi di digitarle, e non l’utente, queste password generate possono essere complicatissime (tipo Vp$lskFOyS4h^oqI o simile).

Ultimo dubbio ricorrente: ci si può fidare a depositare una copia dell’archivio di password nel cloud? Un gestore di password diventa un punto unico di vulnerabilità: se qualche malintenzionato riesce ad accedere al sito del produttore, c'è il rischio che abbia accesso a tutte le password di tutti gli utenti. Per prevenire questo rischio, i produttori usano una crittografia molto potente, ma se siete particolarmente preoccupati potete disattivare questa funzione e portare invece con voi una chiavetta contenente una copia dell’archivio di password, naturalmente protetta a sua volta da una buona password.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Ma è davvero possibile infettare un computer o un telefonino con un’immagine? Sì

July 22, 2016 3:48, by Il Disinformatico

Una delle raccomandazioni classiche della sicurezza informatica è che qualunque dato ricevuto può trasportare un attacco e quindi non ci si può fidare di nessun tipo di file: la cosa è abbastanza intuitiva per i programmi o le app, che eseguono delle istruzioni e quindi prendono il controllo del dispositivo sul quale sono installati, ma è molto meno ovvia per altri tipi di file.

Per esempio, molti utenti sono increduli quando sentono dire che si può infettare un computer, un tablet o uno smartphone usando semplicemente un’immagine. Come è possibile? Un’immagine, viene da pensare, è una cosa che viene soltanto visualizzata: non viene eseguita. L’idea che un’immagine possa infettare un dispositivo digitale sembra assurda quanto l’idea che guardare un certo telefilm possa guastare il televisore.

Eppure è così: era successo l’anno scorso con Stagefright, un difetto dei dispositivi Android che consentiva di attaccarli semplicemente visualizzando o ricevendo via MMS un’immagine appositamente confezionata, ed è successo ancora.

La dimostrazione più recente di questo fatto apparentemente assurdo tocca stavolta gli iPhone, gli iPad e i computer della Apple, che hanno una serie di difetti nel modo in cui creano le anteprime (thumbnail) delle immagini. Se l’immagine ha le caratteristiche giuste, non viene elaborata correttamente e una sua parte viene erroneamente interpretata come se fosse una serie di comandi da eseguire. Questo consente di attaccare un dispositivo di una vittima inviandole un’immagine, per esempio via MMS o via mail, oppure convincendola a visitare una pagina Web contenente l’immagine ostile.

Niente panico: il difetto è già stato corretto con gli aggiornamenti usciti di recente, che portano iOS alla versione 9.3.3 e Mac OS X alla versione 10.11.16. Se non li avete ancora scaricati e installati, fatelo appena possibile.


Fonti: Talos Intel, Welivesecurity.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Visita virtuale alla cabina del veicolo spaziale che portò l’umanità sulla Luna 47 anni fa

July 22, 2016 3:18, by Il Disinformatico

Per commemorare il quarantasettesimo anniversario di Apollo 11, la missione spaziale che portò per la prima volta sulla Luna degli esseri umani, il museo Smithsonian ha pubblicato una dettagliatissima scansione digitale tridimensionale dell’unica parte del veicolo tornata dal viaggio, ossia la strettissima cabina del Modulo di Comando nella quale i tre astronauti dell’equipaggio trascorsero quasi tutta la missione (due di loro scesero sulla Luna usando un’altra parte del veicolo, il Modulo Lunare, mentre il terzo astronauta rimase nella cabina principale).

Il veicolo originale è esaminabile dal vivo al museo, ma è comprensibilmente impossibile visitarne l’interno entrando attraverso il portello d’accesso. Così i tecnici hanno fotografato e scansionato in 3D, centimetro per centimetro, tutto interno e hanno applicato le immagini alla scansione: il risultato consente di effettuare un’approfonditissima visita guidata virtuale, sia dell’esterno sia dell’interno, guardando in ogni anfratto e ruotando la capsula in posizioni impraticabili dal vero. Basta usare un computer oppure un telefonino (meglio se con gli adattatori per la realtà virtuale) per accedere a 3d.si.edu/apollo11cm. Le immagini sono ricche di didascalie (per ora solo in inglese) che spiegano la funzione delle tantissime parti che compongono un veicolo che ha fatto la storia.

La scansione digitale è inoltre scaricabile per stamparla con le stampanti 3D.

Chicca: durante la realizzazione della scansione sono stati scoperti dei “graffiti” degli astronauti che erano rimasti sconosciuti per quasi mezzo secolo: appunti scritti a matita sui pannelli o sulle pareti della cabina, un calendario dei giorni della missione in cui sono barrate tutte le date della missione (tranne quella del giorno di ritorno) e una dedica scritta dal pilota del modulo di comando, Michael Collins: Spacecraft 107 - alias Apollo 11 alias “Columbia” – The Best Ship to Come Down the Line – God Bless Her – Michael Collins CMP (“Astronave 107, alias Apollo 11, alias Columbia – La nave migliore uscita dal cantiere - Dio la benedica – Michael Collins, Pilota del Modulo di Comando”).




Fonti: Si.edu, Infodocket.

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Star Trek Beyond. QUESTO è Star Trek (senza spoiler)

July 21, 2016 6:27, by Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/07/21 10:15.

La cosa più bella di Star Trek Beyond è quello che sta succedendo al Maniero Digitale mentre scrivo queste righe e che succederà, immagino, in tanti altri posti: finalmente fan entusiasti che discutono con gioia del film di Star Trek che hanno appena visto.

Ne citano le battute, ne commentano le scene preferite, ne criticano gli scivoloni (pochi) della trama sapendo che tanto non sono importanti, e si godono quello che hanno appena visto, trattenendo qua e là il magone per qualcuno degli omaggi garbatissimi regalati dalla nuova avventura dei loro personaggi preferiti a chi non c’è più nella famiglia di Star Trek (Leonard Nimoy e Anton Yelchin).

Erano anni che non capitava più.

Ho visto il film oggi pomeriggio all’anteprima stampa, grazie alla Radiotelevisione Svizzera, insieme a un bel gruppo di Trekker ticinesi e lombardi e a Gabriella Cordone Lisiero (che ha supervisionato la traduzione dei dialoghi in italiano insieme a Marcello Rossi). Quella che segue è la mia recensione senza spoiler.



Se avete fretta


Star Trek Beyond è un vero film di Star Trek, di quelli classici: astronavi, azione, divertimento, spettacolo, personaggi ben costruiti e recitati bene, una storia che regge e un messaggio di fondo positivo. Piacerà ai neofiti e farà contenti anche i fan d’annata, mentre i film precedenti della “gestione Abrams” avevano diviso gli appassionati.

Non fidatevi dei trailer: io ero partito molto prevenuto a causa di quello che mostravano e perché ero stato scottato dai film precedenti (soprattutto Into Darkness, che stroncai qui), ma dopo pochi minuti mi sono dovuto ricredere e alla fine del film sono uscito con un sorriso di sollievo e contentezza e una sola parola in testa: finalmente.


In dettaglio


Tolgo subito di mezzo le preoccupazioni principali dei dubbiosi: primo, i salti in moto ci sono, ma in una sola scena che oltretutto ha perfettamente senso nella trama; secondo, la canzoncina di Rihanna è relegata dopo i titoli di coda, dove non fa danno, mentre la musica orchestrale di Michael Giacchino addobba ed esalta il film stupendamente (con un paio di omaggi da groppo in gola al tema originale di Alexander Courage). Terzo, Beyond si può tranquillamente vedere senza aver visto gli altri due film della “nuova” incarnazione, ma conoscere un po’ Star Trek aiuta e migliora il godimento.

Quarto, la trama è dannatamente ben costruita: meglio, anzi, che in molti altri film “classici” della saga. C’è molta azione, perché al cinema serve il grande spettacolo, ma è punteggiata da momenti intimi che chi segue Kirk, Spock e McCoy da sempre adorerà. Momenti girati con gusto, dove l’emozione dei personaggi non è spiegata a prova di cretino da una battuta dei dialoghi, come si usa adesso (“Mi è morto il gatto, e questo mi fa sentire molto triste”), ma è suggerita dall’espressione degli attori. Due fotogrammi in più a fine battuta, un gioco di sguardi, un sorriso e non solo è spiegato il sentimento: è caratterizzato il personaggio. E gli attori di Beyond sono tutti all’altezza del compito di spiegare attraverso il non detto (non perdetevi un certo sorrisino di Kirk con il quale l’attore, Chris Pine, emula perfettamente il giovane Shatner). È bello non essere trattati da scemi.

Intendiamoci, la storia di base non è originalissima: c’è il cattivo di turno (che però ha qualcosa che lo distingue dai tanti cattivi classici – ma ho promesso di non fare spoiler), c’è la grande minaccia da sventare, ci sono i combattimenti e le scazzottate. Del resto, ci sono sempre state anche nella Serie Classica e nei film con il cast originale. Ma l’azione di Beyond scorre bene, perché è girata abilmente: Justin Lin, il regista, viene da Fast and Furious, ma questo gli consente di costruire bene le scene d’azione in modo che lo spettatore abbia sempre ben chiara la geografia degli avvenimenti (con campi lunghi che danno il senso della grandezza della scena e permettono di capire cosa sta succedendo e dove, invece del solito montaggio frenetico con inquadrature strettissime che fan girare la testa).

La trama, inoltre, evita con grazia le trappole solite delle storie di Star Trek. Un paio di esempi (sempre senza spoiler): di solito c’è sempre una ragione assurda per la quale dev’essere l’Enterprise a intervenire contro la Grande Minaccia di Turno (che so, è stranamente l’unica astronave che difende la Terra o che si trova in zona – dove sono tutte le altre della Flotta? In vacanza? In gita fuori porta?), mentre qui la missione è molto meno drammatica (all’inizio, perlomeno) e viene dato un motivo perfettamente sensato perché la svolga proprio, e per l’ennesima volta, l’astronave capitanata da Kirk. E molte delle scene iniziali, che sembrano avere solo lo scopo di caratterizzare e spiegare la situazione, hanno invece un secondo fine che diverrà evidente in seguito. In altre parole, una volta tanto una sceneggiatura strutturata a incastro preciso, fatta come si deve.

A differenza dei film precedenti della Kelvin Timeline (si chiama così, in gergo, la narrazione iniziata con Star Trek (2009) e proseguita con Star Trek Into Darkness (2014)), i personaggi femminili non sono messi lì per mostrare le proprie grazie (ricordate lo spogliarello del tutto gratuito di Into Darkness?) e farsi salvare dagli eroi ma sono persone intelligenti e risolute.

Kirk non è più il bamboccio fortunato di prima: è un capitano astuto e uno stratega. Spock battibecca con McCoy nella migliore tradizione della Serie Classica. Gli altri personaggi principali hanno tutti un ruolo importante e l’azione è corale. Sembra insomma di vedere un episodio esteso dei telefilm della serie originale, ma fatto con gli effetti speciali di oggi (praticamente impeccabili, con un paio di momenti di puro Trek porn e di senso del meraviglioso che manderanno in solluchero i Trekker).

Gli omaggi alle serie precedenti ci sono in abbondanza, ma non sono ficcati a caso solo per compiacere i fan come negli altri film: sono funzionali alla trama. Anche i tributi agli attori scomparsi (in particolare a Leonard Nimoy) sono inseriti nella storia in modo logico e anzi hanno delle conseguenze importanti nelle vicende successive. E le battute sono tante, senza essere forzate, esattamente nello spirito della Serie Classica.

Quindi datevi da fare: andate al cinema (consiglio la visione in 2D oppure in un 3D molto luminoso) e fate sapere alla Paramount che questo è lo Star Trek che amiamo e che vogliamo continuare a vedere. E dite grazie a Simon Pegg, che oltre a interpretare Scotty è cosceneggiatore (insieme a Doug Jung) ed è soprattutto un fan sfegatato di Star Trek. E si vede, perché questo è un film spettacolare, certo, ma fatto col cuore e senza parcheggiare il cervello in doppia fila con le quattro frecce come i precedenti.

Per ora, per non spoilerarvi il gusto di vedere il film, più di questo non posso dirvi. Vado a festeggiare con gli amici il ritorno a casa del figliol prodigo. Lunga vita e prosperità.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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