Blog di "Il Disinformatico"
Denise Crosby (Star Trek) a Riccione
21 de Novembro de 2015, 5:47Sono a Riccione, alla Reunion, raduno di amici e di appassionati di fantascienza in generale e in particolare di Star Trek, Doctor Who e Star Wars, che quest’anno ha come ospite Denise Crosby (Tasha Yar e Sela in Star Trek: The Next Generation, Deep Impact e di recente in The Walking Dead). Oggi pomeriggio e domani sarò sul palco per tradurre il suo incontro con i fan.È strano dirlo quando si è circondati da gente che discute di cavalieri Jedi, di TARDIS e di propulsione interstellare, ma dopo gli eventi dei giorni scorsi è un bagno di normalità rasserenante. Sarò quindi un po’ offline fino a lunedì.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
“Nativi digitali” sempre meno competenti per colpa di tablet e smartphone?
20 de Novembro de 2015, 8:58Se siete fra quelli che comprano tablet e smartphone al neonato perché così diventerà sicuramente un cittadino digitale competente, forse ho una brutta notizia da darvi. Secondo uno studio condotto in Australia per la valutazione delle competenze degli studenti di 12 e 16 anni su un campione di 10.500 individui, la crescente diffusione degli smartphone e dei tablet nelle case e nelle scuole sta ritardando lo sviluppo delle competenze informatiche.I risultati mostrano infatti un declino drastico rispetto agli stessi dati raccolti nel 2008 per i dodicenni; i dati per i sedicenni sono al minimo storico. Come si spiega? Secondo gli autori della ricerca, i dispositivi mobili usati oggi dai giovani richiedono competenze differenti e modalità d’insegnamento altrettanto diverse rispetto al passato. Per esempio, oggi sono più importanti le competenze nella comunicazione online ed è meno indispensabile la capacità di modificare fisicamente i dispositivi, sempre più da usare a scatola chiusa e senza parti sostituibili.
Parte della colpa dei questi risultati, sempre secondo i ricercatori, spetta al fatto che in questi anni il programma scolastico per l’insegnamento dell’informatica non è stato adeguato ai nuovi scenari tecnologici che sono emersi man mano e quindi i parametri di valutazione potrebbero non essere più realistici. In tal caso, niente panico: non ci sarebbe in corso un rincitrullimento giovanile collettivo ma semmai sarebbero i test a essere tutti da rifare. Sia come sia, i documenti della ricerca sono disponibili qui e qui in formato PDF in inglese.
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Threema, l’app svizzera consigliata dall’ISIS, spiega dove sbaglia chi vuole bandirla
20 de Novembro de 2015, 8:33Si dice spesso che la cattiva pubblicità non esiste: se parlano del tuo prodotto, nel bene o nel male, comunque ne stanno parlando e lo stanno facendo conoscere. Però vedersi raccomandare da un gruppo terroristico come l’ISIS, come è successo all’app di messaggistica svizzera Threema, non è un tipo di testimonial particolarmente desiderabile.Threema è stata segnalata in una guida, distribuita a gennaio tra i seguaci dell’ISIS, come una delle forme di comunicazione online più sicure (difficilmente intercettabile) perché neanche i suoi gestori possono decifrare il contenuto dei messaggi scambiati fra due utenti.
Molti governi, in seguito agli attentati di Parigi, stanno spingendo affinché questo genere di messaggistica venga bandito. Sia il direttore dell’FBI, James Comey, sia il direttore della CIA, John Brennan, hanno dichiarato che se non viene introdotta una backdoor, ossia una sorta di chiave governativa che permetta di decifrare e monitorare i messaggi online, i terroristi e i criminali di ogni genere avranno in queste app di messaggistica una risorsa impenetrabile a disposizione per i loro scopi.
Il problema tecnico di quest’idea è che non considera che chi fa crimine o terrorismo probabilmente non rispetterebbe un divieto governativo di usare una certa app.
Terrorista 1: “Ti devo passare le istruzioni per fare una bomba contro il governo.”
Terrorista 2: “OK, mandamele tramite un’app che il governo non può intercettare.”
Terrorista 1: “Uh... il governo che vogliamo far saltare in aria ha detto che le app che non può intercettare sono vietate.”
Terrorista 2: “Ah, allora non possiamo usarle. Peccato.”
Per come è fatta Internet e per come è fatto il software, non c’è nulla che impedisca a un gruppo criminale o sovversivo di scriversi una propria app di messaggistica cifrata e usarla, per cui eventuali divieti governativi avrebbero un solo effetto: quello di indebolire la sicurezza e la privacy di aziende e cittadini onesti, lasciando indisturbati i malfattori.
La cifratura senza backdoor viene usata dalle banche, dagli ospedali, dagli enti pubblici per tutelare i dati: anch’io, come giornalista, uso app come Threema per garantire la riservatezza delle mie fonti. E c'è un altro problema: se un governo ha un passepartout, come fa a garantire che non finisca nelle mani dei criminali o di altri governi, dando loro un potere enorme?
Roman Flepp, portavoce di Threema, ha spiegato infatti che “sacrificare alcuni dei fondamenti delle nostre democrazie, come la libertà, la riservatezza e il diritto all’espressione in cambio di un falso senso di sicurezza non sembra essere una cosa furba da fare”. E giganti dell’informatica come Google, Apple, Microsoft, Intel e Facebook confermano quest’opinione: di recente hanno dichiarato congiuntamente che “La crittografia è uno strumento di sicurezza al quale ci affidiamo ogni giorno per impedire ai criminali di svuotarci i conti correnti, per proteggere le nostre automobili e i nostri aerei dall’essere sabotati da attacchi informatici e in generale per tutelare la nostra sicurezza e riservatezza. Indebolire la sicurezza dicendo di voler migliorare la sicurezza è semplicemente un controsenso”. Il rischio di abbandonarsi al teatrino della sicurezza, politicamente appagante ma tecnicamente rovinoso, è insomma chiaro agli esperti. Speriamo che lo sia anche ai politici.
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Telegram blocca gli utenti pro-ISIS. Ma come fa a riconoscerli, se è tutto cifrato come dice?
20 de Novembro de 2015, 4:19La notizia che gruppi legati al terrorismo dello Stato Islamico comunicano usando l’app Telegram perché offre una crittografia dei messaggi migliore rispetto agli altri sistemi di messaggistica ha spinto i gestori di Telegram a intervenire annunciando di aver “bloccato 78 canali legati all’ISIS in 12 lingue”.Ma gli utenti legittimi di Telegram, quelli che usano la sua crittografia per comunicare in modo riservato per tutelare la propria privacy, come è diritto di chiunque fare, hanno drizzato le orecchie: se Telegram cifra i messaggi così bene che neanche i suoi gestori li possono leggere (come dichiarato nelle sue FAQ), come fa a sapere quali messaggi bloccare?
La risposta è che in realtà anche le comunicazioni di Telegram sono parzialmente leggibili. Spiega infatti Telegram: “tutte le chat di Telegram e le chat di gruppo sono private fra i loro membri... Tuttavia i pacchetti di sticker, i canali e i bot su Telegram sono pubblicamente disponibili”. I canali di Telegram sono un modo per trasmettere uno stesso messaggio a un numero elevato di destinatari, mentre i bot sono degli account di gestione automatica dei messaggi e i pacchetti di sticker (sticker set) sono gruppi di icone disegnate in dettaglio, che mostrano un personaggio e rappresentano un’azione o un’emozione (degli emoji più raffinati, insomma).
L’intervento dei gestori di Telegram, quindi, si limita a questi aspetti del servizio: i messaggi all’interno dei gruppi privati su Telegram restano inaccessibili. L’unico modo per monitorare questi gruppi è infiltrarli e farne parte, segnalandoli all’apposito indirizzo abuse@telegram.org.
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Piccolo promemoria: se pubblicate un falso allarme terrorismo su WhatsApp, vi beccano
20 de Novembro de 2015, 3:34A quanto pare non a tutti è ben chiaro che quello che si scrive in un social network non è privato e non è anonimo e che anche nel mondo virtuale le parole hanno un peso. Non è chiaro, in particolare, alla persona che ha pubblicato alcuni giorni fa su WhatsApp un avviso di non prendere il treno e non recarsi alla stazione di Zurigo il prossimo 12 dicembre, seguito dall’invito a inoltrare a tutti l’avvertimento.Il messaggio ha puntualmente preso a circolare all’impazzata, causando ovviamente apprensione a molti dopo gli attentati di Parigi, ma la Polizia della città di Zurigo ci ha messo poco a rintracciare l’origine del falso allarme e scoprire che si tratta di un diciannovenne svizzero, domiciliato nel canton Zurigo, che è stato fermato e interrogato dalle autorità.
C'è chi si chiede come sia possibile rintracciare così un messaggio su WhatsApp, visto che a novembre 2014 è stato annunciato che l’app protegge i messaggi cifrandoli end-to-end e quindi rendendoli in teoria illeggibili non solo da parte di terzi ma addirittura da parte del personale tecnico di WhatsApp. I metodi esatti usati dagli specialisti informatici della Polizia non sono stati precisati, ma va ricordato che in realtà questa cifratura end-to-end su WhatsApp vale soltanto se lo scambio di messaggi è fra due telefonini Android: se uno dei due è un iPhone, viene usato un sistema di cifratura più debole (non end-to-end ma da dispositivo mittente a server e da server a dispositivo ricevente), come hanno segnalato numerosi esperti. Infatti ancora oggi le FAQ di WhatsApp dichiarano che “la comunicazione WhatsApp fra il vostro telefonino e il nostro server è cifrata”, che è ben diverso dalla crittografia end-to-end.
Inoltre c'è la questione dei metadati: anche se il contenuto di un messaggio è illeggibile, sapere le dimensioni del messaggio, chi l’ha mandato e chi l’ha ricevuto e a che ora l’ha fatto è sufficiente per ricostruire il percorso di un messaggio.
Fonti: Swissinfo, Tio.ch, Giornale del Popolo, 20min.ch, Corriere del Ticino.
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