Lena, la ragazza di Playboy più guardata nella storia dell’informatica
septiembre 28, 2017 3:03La scomparsa di Hugh Hefner, fondatore di Playboy, a 91 anni, riporta in mente tante cose a tanti fruitori delle sue riviste e del suo impero basato sulle grazie femminili, ma fa riemergere anche una storia forse poco conosciuta che lega Playboy all’informatica in una maniera decisamente insolita.Oggi diamo per scontata la possibilità di creare e condividere foto digitali, ma negli anni Settanta questa era un’idea oggetto di ricerca avanzata. In particolare, nel 1973 alla University of Southern California c’era un ricercatore, Alexander Sawchuk, che stava cercando un’immagine da usare come riferimento per i test di digitalizzazione. Di solito si usavano le immagini di calibrazione degli studi televisivi: immagini noiose che risalivano agli anni Sessanta. Per la conferenza tecnica che stava preparando gli serviva un’immagine su carta patinata che includesse un volto umano. Guarda caso, arrivò qualcuno con una copia di Playboy.
Fu strappata la parte superiore del paginone centrale della rivista per poterne fare la scansione con i metodi primitivi di allora (lo scanner era uno di quelli per le telefoto e bisognava montare la foto su un cilindro rotante) nei tre colori primari, a una risoluzione di 100 linee per pollice, elaborata poi con un minicomputer Hewlett Packard 2100. Un procedimento complicato che produsse un’immagine da 512x512 pixel, mostrata all’inizio di questo articolo (l’originale è in formato TIFF). Sono metodi e valori che oggi fanno sorridere, ma erano lo stato dell’arte di allora.
La scansione della Playmate era una soluzione improvvisata, nata per uno scopo momentaneo, ma ben presto altri ricercatori chiesero a Sawchuk una copia dell’immagine da usare come campione standard di riferimento per valutare i propri programmi di compressione ed elaborazione delle immagini. In breve tempo quella foto di Playboy divenne lo standard tecnico di tutto il settore della fotografia digitale, e se oggi abbiamo GIF, JPEG e tanti altri formati per la trasmissione di immagini lo dobbiamo anche a quest’improvvisazione californiana, fatta oltretutto in violazione del copyright.
Ma chi è la ragazza in questione? Playboy la presentò come Lenna Sjööblom, Playmate di novembre 1972, ma il suo vero nome è Lena Söderberg. La sua immagine viene tuttora usata per la ricerca e la signora Söderberg ha dichiarato di essere molto contenta di aver conquistato questo ruolo inatteso nella storia dell’informatica.
Fonti: Lenna97: A Complete Story of Lenna; The Lenna Story; IEEE Professional Communication Society.
La strana storia dell’“autopsia dell’alieno” ha un seguito: a teatro
septiembre 28, 2017 2:16Nel 1995 il mondo intero parlò del filmato della cosiddetta “autopsia dell’alieno”: un filmato in bianco e nero di 17 minuti che mostrerebbe, appunto, l’autopsia effettuata sul cadavere di un extraterrestre precipitato nel 1947 a Roswell, nel New Mexico. Oggi lo si trova facilmente su Internet (per esempio qui; attenzione, è piuttosto impressionante), ma all’epoca molte TV nazionali pagarono fior di soldi per avere il privilegio di presentarlo ai telespettatori, che arrivarono a milioni, generando lauti incassi per le emittenti.Sin da subito gli esperti di medicina, gli storici e gli esperti di effetti speciali segnalarono che si trattava di un falso: i metodi usati per l’autopsia erano contrari a ogni pratica medica, le riprese erano di pessima qualità e mostravano vari oggetti, oggi di uso quotidiano, che nel 1947 non esistevano ancora. Ma comunque il video divenne popolarissimo e ormai si è cementato nella cultura ufologica: molti lo conoscono ma non ne sanno le origini decisamente bizzarre.
Il video della presunta autopsia fu venduto come autentico alle TV di tutto il mondo da un imprenditore, Ray Santilli, insieme al socio Gary Shoefield, ma nove anni dopo, nel 2006, Santilli stesso ammise che non era autentico ma (a suo dire) era una “ricostruzione” di un filmato autentico che aveva visto nel 1992 e che si era deteriorato. Nessuno ha mai visto questo presunto originale deteriorato, e chi vede il video oggi non sa di queste ammissioni e di questi retroscena.
Adesso c’è una novità: un uomo di nome Spyros Melaris si è fatto avanti dicendo di essere l’autore delle finte riprese e ha raccontato tutta la propria storia in uno spettacolo teatrale a Londra, fornendo documenti e dettagli che sembrano confermare il suo ruolo di regista e autore del filmato. Dice che l’accordo originale con Santilli e Shoefield prevedeva che avrebbero realizzato il filmato e poi un documentario che avrebbe rivelato la messinscena. Melaris assoldò John Humphreys, esperto di effetti speciali che aveva lavorato alla serie TV britannica Doctor Who, e si procurò materiale chirurgico degli anni Quaranta e varie frattaglie animali. I “chirurghi” nel filmato erano in realtà lo stesso Humphreys e la compagna di Melaris.
Oggi Melaris si scusa pubblicamente per quello che ha fatto: “Per me era solo uno scherzo, un divertimento, ma ho imparato la lezione. Vorrei dire che c’è una parte importante di me che prova rimorso. Ho sottovalutato la reazione”. Ancora una volta, insomma, l’ufologia si dimostra un campo minato nel quale abbondano truffatori, impostori e ciarlatani che approfittano della passione delle persone per ricavarne soldi e popolarità: per questo è necessario essere estremamente cauti di fronte a qualunque asserzione straordinaria.
Fonti: Mysterious Universe, Paranoia Magazine.
Arriva MacOS 10.13 High Sierra: aggiornamento importante ma non urgente
septiembre 27, 2017 8:11Apple ha rilasciato l’aggiornamento gratuito del proprio sistema operativo per computer, macOS 10.13 High Sierra: introduce parecchie novità tecniche, ma non c’è urgenza di installarlo. Anzi, vi conviene fare particolare attenzione prima di procedere.I cambiamenti tecnici profondi di High Sierra comportano infatti una serie di incompatibilità con alcuni dispositivi e applicazioni: se usate una tavoletta grafica Wacom, per esempio, non funzionerà sotto High Sierra. Lo ha annunciato Wacom stessa, aggiungendo che il driver aggiornato necessario per far funzionare le tavolette sarà pronto entro fine ottobre.
L’altra incompatibilità importante riguarda le applicazioni a 32 bit, che non funzioneranno più e dovranno essere aggiornate (se possibile) alla versione a 64 bit. Per sapere se un’applicazione è compatibile, lanciate Informazioni di sistema (è nella cartella Applicazioni/Utility), raggiungete la sua sezione Software/Applicazioni, aspettate che si carichi l’elenco delle applicazioni e cercate la colonna 64 bit. Se dice Sì, l’applicazione è compatibile; se dice No, non lo è e vi tocca aggiornarla o sostituirla se decidete di passare a High Sierra.
Visivamente, con High Sierra non cambia praticamente nulla: la novità principale è l’introduzione di un file system completamente nuovo, denominato APFS, che è concepito per offrire maggiore sicurezza (tramite cifratura a vari livelli), velocità e robustezza, ma è quasi invisibile (a parte il calcolo delle dimensioni delle cartelle, che diventa pressoché istantaneo).
Ci sono novità anche in campo multimediale, con nuovi formati come HEIF e HEVC che si affiancano a JPEG e H.264 rispettivamente per immagini e video, offrendo la stessa qualità con file grandi circa due terzi in meno, ma attenzione alla compatibilità con i sistemi Windows e Linux.
Si tratta comunque di una transizione importante, per cui valgono le regole consuete: prima di tutto fate una copia di sicurezza dei vostri dati e delle vostre applicazioni (usando per esempio Time Machine) e controllate l’integrità del disco lanciando l’opzione S.O.S. dell’applicazione Utility disco. Poi ritagliatevi un’oretta di tempo per lo scaricamento e l’aggiornamento.
In quanto all’allarme per una falla di sicurezza che consente a certe app di rubare le password anche in questa nuova versione di macOS, bisogna aspettare che Apple diffonda un aggiornamento correttivo. Nel frattempo è importante evitare di installare app non firmate digitalmente e provenienti da fonti poco attendibili, che sono le uniche che possono sfruttare questa falla. E, sopratutto, non cullarsi nell’illusione che i Mac siano invulnerabili.
Fonti: The Register, Intego, Ars Technica.
Tesla Model 3, finalmente i dettagli: interfaccia “tutto touch” può disorientare
septiembre 27, 2017 6:07
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La Model 3 di Tesla viene spesso descritta come l’iPhone delle automobili elettriche: quella che dovrebbe trasformare un prodotto di nicchia costoso e difficile in uno strumento di massa abbordabile e facile da usare, come fece appunto l’iPhone per gli smartphone. Ora che sono cominciate le consegne dei primi esemplari, sono arrivate online molte più informazioni sui dettagli di funzionamento di questo modello sul quale Tesla si gioca tutto, e devo dire che le scelte di interfaccia mi suscitano qualche perplessità: come all’epoca per l’iPhone, è forse tutto un po’ troppo touch.
Segnalo prima di tutto il manuale per soccorritori (PDF), che è concepito per assistere il personale di soccorso dopo un incidente (dove tagliare la carrozzeria senza interessare i cavi ad alta tensione, per esempio, e come scollegare la batteria primaria) ma è ricco di spaccati e dettagli che rivelano anche ai profani l’aspetto interno e la struttura del veicolo (parti rinforzate, ubicazione airbag, impianto di riscaldamento). Rivela, per esempio, che lo sblocco per l’apertura delle portiere anteriori ha un’opzione manuale (leva meccanica oltre a pulsante elettrico), ma le portiere posteriori no. In caso di perdita di alimentazione, sembra che i passeggeri posteriori siano intrappolati e non possano aprire le portiere dall’interno.
Un altro esempio di interfaccia insolita: il cofano (che non ospita il motore, ma è un secondo mini-bagagliaio e offre accesso a uno degli anelli di troncamento dei cavi ad alta tensione) si apre non con una leva, ma esclusivamente tramite il touchscreen. Se l‘auto è senza alimentazione, bisogna collegare un’alimentazione esterna a 12V a un connettore situato dietro un tappo nel paraurti anteriore. Una soluzione bizzarramente complicata.
I primi video in circolazione mostrano le peculiarità delle scelte “tutto touch” e dell’assenza del cruscotto tradizionale (presente nelle altre Tesla): persino la velocità dei tergicristalli, il direzionamento della ventilazione (senza griglie, come spiegato qui) e l’apertura del cassetto anteriore passano dal tablet centrale.
La scelta di un’interfaccia così radicalmente innovativa ha delle ragioni funzionali ben precise oltre a essere un elemento di design che distingue la Model 3 dalle altre auto: come per gli smartphone, eliminare i pulsanti fisici consente enormi vantaggi in termini di flessibilità, modificabilità e aggiornabilità via software. Se viene aggiunta una nuova funzione, un aggiornamento del software fa comparire sul tablet il pulsante per comandarla; in un’auto tradizionale sarebbe necessario un intervento in officina per installare il pulsante fisico.
Si tratta chiaramente di una soluzione pensata in funzione del futuro uso di quest’auto come veicolo a noleggio o taxi autonomo, ma mi chiedo quanto sarà facile maneggiare comandi tattili, al posto dei pulsanti, mentre si guida (cosa che almeno per ora bisogna ancora fare). Un conto è girare una manopola o orientare una griglia di ventilazione, un altro è centrare due pallini su uno schermo con due dita distinte. Mah.
L’impressione generale è che l’interfaccia utente attuale sia solo una bozza e che molte funzioni verranno aggiunte o corrette in corso d’opera. Ma è talmente diversa e innovativa che potrebbe intimidire o scoraggiare molti potenziali acquirenti, già alle prese con la transizione dal motore a scoppio alla propulsione elettrica, rispetto a veicoli elettrici con interfacce più tradizionali come la Opel Ampera-e (che ho provato qui).
Intanto una prima Model 3 europea (con targhe olandesi) è stata avvistata in Olanda e Germania, per cui può darsi che si riesca a provarne una senza dover andare negli Stati Uniti. I dati di immatricolazione di questo esemplare, in particolare il prezzo di 84.000 euro, sono probabilmente simbolici e non rappresentano i dati definitivi. A proposito di dati, una chicca: Tesla ha volutamente dichiarato un’autonomia inferiore a quella risultante dai test EPA, togliendo una quarantina di chilometri ai 537 calcolati dall’EPA per il modello Long Range (batteria da 80 kWh).
Fonti: Teslarati, Ars Technica, Engadget, Electrek.
Stasera alla TV svizzera parliamo di social network, fake news e come difendersi
septiembre 25, 2017 13:22Questa sera alle 21.05, su RSI La2, andrà in onda in diretta il programma-dibattito 60 minuti, condotto da Reto Cerchi e intitolato Prigionieri nella Rete - Il tritatutto digitale cambia le nostre vite. Siamo pronti a farci educare per non diventare burattini?.Gli ospiti in studio saranno Cristina Giotto (Associazione Ticinese Elaborazione Dati), Ilario Lodi (direttore pro Juventute Svizzera italiana), Alessandro Trivilini (docente e ricercatore Supsi), Graziano Martignoni (psichiatra) e il sottoscritto. Da Roma, in collegamento, ci sarà Marco Pratellesi (condirettore AGI).
Parleremo di effetti positivi e negativi della rivoluzione digitale, di usi e abusi della Rete e di educazione al cambiamento e alla difesa del giornalismo dall’assalto delle fake news spesso generate o disseminate da sistemi automatici.









