Sentite questa: mi diffidano per NON aver pubblicato un commento
agosto 26, 2017 19:03Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/08/27 00:02.Avrete sicuramente sentito o letto storie di blogger e giornalisti che si sono visti querelare per qualche commento pubblicato nei loro blog o siti. Ma avete mai sentito di qualcuno diffidato per non aver pubblicato un commento? Beh, ora sì: il qualcuno sono io.
Racconto questa storia perché credo che sia di manifesto interesse pubblico, essendo questo blog piuttosto seguito, sapere cosa c’è dietro un lavoro come il mio, conoscerne la parte non visibile e capire le motivazioni di scelte che da fuori possono sembrare eccessive, e perché credo che sia importante far sapere che la moderazione dei commenti è un mestiere ben più difficile di quello che molti pensano, con trappole difficili da immaginare. Ora vi racconto cosa mi è successo in questi mesi.
Tutto è iniziato con un articolo che ho pubblicato qualche tempo fa, su un argomento assolutamente non controverso: una questione puramente scientifica. Un commentatore ha inviato dei commenti che sostenevano una tesi di complotto piuttosto originale, ma lo ha fatto in modo civile, per cui ho deciso di pubblicarli, nella speranza (purtroppo vana) che dialogando avrebbe capito l’incoerenza delle sue tesi.
Ne è nato uno scambio pubblico, nel quale il commentatore ha inviato commenti contenenti affermazioni sempre più stravaganti. Io dopo un po’ ho deciso di non rispondergli più ma di approvare comunque i suoi commenti, che sono stati quindi pubblicati, ricevendo le critiche argomentate degli altri lettori.
A un certo punto, però, i commenti di questo commentatore sono diventati veramente gravi e a rischio di querela per diffamazione (non da parte mia, ma di terzi) e hanno iniziato a includere minacce di far chiudere questo blog. Per cui, dopo avergli rivolto ripetuti richiami, ho respinto tutti i suoi ulteriori commenti.
Problema risolto, penserete voi.
Macché: questo commentatore mi ha scritto via mail, chiedendomi un indirizzo PEC o l’indirizzo di residenza al quale inviarmi una raccomandata. Gli ho risposto che poteva benissimo cercarsi da solo il mio indirizzo, visto che non è certo un segreto. Lui ha insistito, e gli ho risposto pacatamente che non avevo alcuna intenzione di partecipare a questa sua crociata vessatoria o di perdervi altro tempo. Ha insistito ancora per paio di giorni, poi più nulla.
Tutto questo vari mesi fa. Oggi il commentatore mi ha scritto di nuovo, lamentandosi perché un suo nuovo commento non era stato pubblicato. Gli ho spiegato che il commento era stato respinto, perché questo blog è mio, pubblicato sotto la mia responsabilità, per cui sta a me decidere se pubblicare o no un commento. Tutto qui. Nei blog non c’è nessun diritto di vedersi pubblicati: un concetto chiaro ed evidente a ogni frequentatore di Internet, ma a quanto pare non a lui. Siccome avevo già dovuto perdere parecchio tempo su questa vicenda, gli ho chiesto cortesemente e nuovamente di non insistere.
Problema risolto, penserete di nuovo voi.
Macché. Poco fa è mi arrivata la mail certificata (PEC) di diffida di un avvocato. Una diffida partita, noterete, perché non ho pubblicato un commento, visto che per tutti questi mesi il commentatore non ha fatto nulla e proprio oggi, solo dopo che gli ho respinto il commento, è invece stata inviata la diffida.
Questa mail dell’avvocato mi diffida “dall’assumere... inequivocabili condotte di natura diffamatoria” nei confronti del commentatore, chiede la rimozione di alcuni commenti (senza però specificare quali) entro tre giorni, e lamenta una mia “aprioristica inibizione del contraddittorio”. Come se io fossi obbligato legalmente a discutere con il suo cliente.
Il suo cliente, dice inoltre l’avvocato, sarebbe “disposto a soprassedere” se gli venisse “concessa e garantita la possibilità di esprimersi compiutamente”. In altre parole: sta facendo tutto questo solo perché vuole vedere pubblicati qui i suoi commenti. Una proposta di baratto molto rivelatrice.
Seguono le parole di rito su “tutte le più opportune iniziative, sia in sede civile che penale” qualora io non ottemperassi. Nessun riferimento di legge.
Ho composto una risposta precisa e pacata per l’avvocato, visto che sta solo facendo il suo mestiere, e gliel’ho mandata via mail dalla casella sulla quale l‘ho ricevuta, ma ho ottenuto questa simpatica risposta:
Messaggio non recapitato
Impossibile inviare il messaggio a [omissis]pecavvocati.it perché il server remoto non è stato configurato correttamente. Visualizza i dettagli tecnici di seguito per maggiori informazioni.
Risposta:
554 [omissis]: Sender address rejected by smtpproxy: Access denied
Io non ho una PEC, e a quanto pare la casella di mail dell‘avvocato non accetta una mail non PEC. Abitando in Svizzera, non ho alcuna intenzione o necessità di fare acrobazie burocratiche per procurarmi un indirizzo PEC per rispondere a un singolo messaggio.
Per cui pubblico qui la mia risposta come lettera aperta:
Egregio Avvocato,
In risposta alla sua mail di oggi alle 16:59, visto che la sua casella PEC non accetta mail non-PEC ed io non dispongo di una casella di mail PEC, le chiedo pubblicamente e cortesemente di specificare con precisione quale sarebbe il presunto "contenuto ingiurioso" che il suo cliente asserisce di aver rilevato nel mio blog "Il Disinformatico".
I link che lei mi ha fornito nella suddetta mail, infatti, portano genericamente ad articoli e non a singoli commenti.
Se vorrà cortesemente linkarmi o citarmi testualmente i singoli contenuti oggetto di contestazione, li riprenderò in considerazione.
In quanto alla "aprioristica inibizione del contraddittorio... senza alcuna motivazione plausibile", la invito a riferire al suo cliente che, come già spiegatogli, il blog "Il Disinformatico" è soggetto a moderazione; chi invia commenti non ha diritto automatico di pubblicazione e i commenti possono essere respinti senza che al commentatore sia dovuta una motivazione.
Aggiungo che non ho alcun desiderio o interesse, men che meno dovere o obbligo, di intrattenere un contraddittorio personale con il suo assistito, che è naturalmente libero di imbastire ogni e qualsiasi contraddittorio in qualunque altra sede e con qualunque altro interlocutore.
Ritengo inoltre importante sottolineare che le asserzioni fatte pubblicamente dal suo cliente sono non solo prive di qualunque fondamento scientifico, ma anche e soprattutto gravemente lesive dell'onorabilità di tecnici e scienziati di NASA ed ESA, in quanto insinuano una sorta di congiura di tutti questi soggetti per nascondere una presunta verità misteriosa che il suo cliente avrebbe invece scoperto.
Come giornalista, infine, mi corre l'obbligo di sottolineare l'inevitabile "effetto Streisand" che qualunque ulteriore insistenza su questa questione comporterebbe per il suo cliente.
Cordiali saluti
Paolo Attivissimo
Sono un tipo tranquillo. Ma se non mi lasciate in pace, mordo. E non mollo.
2017/08/26 22:20
L’avvocato mi ha inviato una nuova PEC, alla quale ancora una volta non posso rispondere. Ora chiede l’immediata rimozione di questo articolo entro mezzanotte "per le asserzioni di carattere ingiurioso e diffamatorio rivolte al sottoscritto [l’avvocato]" e mi invita a reperire i suoi recapiti di studio.
La mia risposta pubblica:
Egregio Avvocato,
no.
Cordiali saluti
Paolo Attivissimo
2017/08/26 23:10
L’avvocato mi ha inviato poco fa una terza PEC. Dice che sto pubblicando “commenti fortemente ingiuriosi” e ribadisce la richiesta di rimozione di questo articolo. In più offre un indirizzo di mail non-PEC a cui scrivergli.
La mia risposta pubblica:
Egregio Avvocato,
Se ha comunicazioni legali da farmi, le faccia secondo legge. Mi scriva una lettera su sua carta intestata. Il mio indirizzo postale è pubblico, facilmente reperibile e anche verificabile presso le autorità locali.
Per tutto il resto, la risposta è sempre no.
Cordiali saluti
Paolo Attivissimo
2017/08/26 23:45
Nuova PEC. L‘avvocato dice che mi scriverà al mio indirizzo e richiama “le innumerevoli pronunce di merito e di legittimità ben rapportabili al caso di specie tra le quali: Cass. pen. Sez. V, 25-02-2016, n. 12536.”
OK, aspettiamo e vediamo.
2017/08/27 00:02
È passata mezzanotte, ora dell’ultimatum, e come vedete questo articolo è ancora qui. Intanto sono andato a verificare una cosa che forse il cliente non ha ben chiarito al suo avvocato e che potrebbe diventare un epilogo perfetto per questa vicenda. Ma aspetto un po’ a raccontarvela. Buona notte.
Per Giacomo Talignani di Repubblica, gli antichi scribi avevano i tablet
agosto 26, 2017 11:41Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.
Ieri Giacomo Talignani, nella sezione Scienze di Repubblica, ha pubblicato un articolo intitolato Svelato il mistero della tavoletta sumera: furono i babilonesi a inventare la trigonometria. Ne trovate una copia archiviata qui su Archive.is. In questo articolo spicca la seguente perla, segnalatami da Alessandro Ronchi:
"Il mistero enorme, finora, era il suo scopo, perché gli antichi scribi hanno svolto il complesso compito di generare e ordinare i numeri sul tablet.
Per gli increduli, lo screenshot, che include il seguito del paragrafo: “La nostra ricerca rivela che Plimpton 322 descrive le forme di triangoli ad angolo retto usando una nuova tipologia di trigonometria basata su rapporti, non angoli e cerchi. È un lavoro matematico affascinante che dimostra un indubbio genio" concludono i ricercatori.”
Ho segnalato pubblicamente a Repubblica questo momento di grande giornalismo, ma non è servito a nulla: il tablet è ancora lì.
Come è possibile che un giornalista pensi che gli antichi scribi avessero i tablet? Bisognerebbe chiederlo a Talignani, ma un indizio è forse questo virgolettato straordinariamente simile presente in un analogo articolo del Guardian e in molte altre fonti online:
“The huge mystery, until now, was its purpose – why the ancient scribes carried out the complex task of generating and sorting the numbers on the tablet. Our research reveals that Plimpton 322 describes the shapes of right-angle triangles using a novel kind of trigonometry based on ratios, not angles and circles. It is a fascinating mathematical work that demonstrates undoubted genius.
Ho segnalato anche questo a Repubblica. Silenzio.
Il Delirio del Giorno: sono un “predicatore d’odio” e anche il “guardiano del tempo”. Sapevatelo
agosto 26, 2017 8:18![]() |
| Mi dicono che qui scarseggiano gattini, quindi eccone uno. |
Ieri ho avuto l’ardire di esprimere su Twitter un parere sulla propaganda ingannevole che ha portato al voto pro-Brexit (l’ho chiamata “truffa”) ed è successo il finimondo. Se avessi scritto che strappo le ali alle farfalle per decorare le cornici dei miei fotomontaggi hardcore di Madre Teresa stampati su vera pelle di orfanelli albini, probabilmente me la sarei cavata con meno. A quanto pare a tantissimi italiani sta a cuore quello che succede nel Regno Unito.
Prevengo le osservazioni dei nuovi arrivati che non mi conoscono: sono cittadino britannico. Sono nato a York e ci ho vissuto a lungo. Ho diritto a un’opinione, e quest’opinione non deve necessariamente coincidere con la vostra; fatevene una ragione. Tutto qui.
Detto questo, ecco due Deliri del Giorno, anzi tre, al prezzo di uno:
Roberto Bellinazzi (@RobertoErrebi):
Ma come si permette? È una decisione che ha preso democraticamente il popolo inglese. Lei è un predicatore di odio.
Ma come si permette? È una decisione che ha preso democraticamente il popolo inglese. Lei è un predicatore di odio.— roberto bellinazzi (@RobertoErrebi) 25 agosto 2017
Maurizio Gustinicchi (@gustinicchi), “consulenza manageriale”:
il problema e' che il tuo è quello del sistema ke ti paga x fare GUARDIANO DEL TEMPO ....buon pro ti faccia...spero ti gonfino conto banca
il problema e' che il tuo è quello del sistema ke ti paga x fare GUARDIANO DEL TEMPO ....buon pro ti faccia...spero ti gonfino conto banca— maurizio gustinicchi (@gustinicchi) August 26, 2017
Bonus: Enzo Borgonico scrive che sono anche un “rifugiato” perché ho “commesso reati” in Italia. Credo e spero che sia un troll. Ma forse no.
Basta che vai su YouTube per vedere chi è. Sta in Svizzera come rifugiato perché in Italia ha commesso reati.
Basta che vai su YouTube per vedere chi è. Sta in Svizzera come rifugiato perché in Italia ha commesso reati.— Enzo Borgonico (@enzo2308) August 26, 2017
Torna l’Almanacco dello Spazio, più completo e organizzato
agosto 22, 2017 4:34
Ricordate l’Almanacco dello Spazio, il calendario suddiviso per giorno delle ricorrenze della storia dello spazio che avevo iniziato a gennaio 2016? Beh, è passato un po’ di tempo ed è cresciuto parecchio, grazie anche all’aiuto e al sostegno di molti di voi. Da 280 voci è arrivato a oltre 1300, corredate da quasi 700 illustrazioni, molte delle quali rare.
Se non vi serve sapere altro, potete scaricare la versione più recente (la 1.107) qui su Attivissimo.net. Come promesso, l’Almanacco non è protetto contro la copia; anzi, è liberamente distribuibile e copiabile secondo la licenza Creative Commons inclusa nel testo. Chiedo solo che venga rispettato il mio diritto legale di essere riconosciuto come autore. Per leggerlo potete usare iBooks (per Mac e iCosi) oppure Calibre.
L’Almanacco è cresciuto tanto come numero di voci e ha cambiato struttura (ora c’è un capitolo per ogni giorno dell’anno invece di uno per ogni mese), ma ha subìto una drastica cura dimagrante: da 32 MB, stazza che lo rendeva problematico per alcuni e-reader, è sceso a circa 900 kB. Questo è reso possibile dal fatto che ora le immagini non sono più incorporate nel file EPUB ma sono ospitate sul mio sito, dove posso aggiornarle per tutti molto prontamente. So che questo significa che per vedere le immagini il vostro lettore di EPUB deve essere connesso a Internet e che questo potrebbe essere un problema; se la cosa diventa troppo fastidiosa, ditemelo e troveremo una soluzione più adatta a tutti.
Oltre all’Almanacco in formato e-book, ora c’è anche il sito apposito, che ospita le grandi storie dell’esplorazione spaziale man mano che le scrivo e che può essere utile per farvi un’idea dei contenuti dell’Almanacco prima di scaricarlo.
C’è ancora tanto lavoro da fare, e lo aggiungerò man mano, anche per correggere refusi (segnalatemeli, mi raccomando) e per inserire i nuovi eventi dello spazio che avverranno: edizioni aggiornate dell’Almanacco saranno liberamente scaricabili annualmente.
Tutto questo lavoro è possibile grazie anche al contributo di autori come Gianluca Atti (@giaroun), di cui vedete spesso i preziosi ritagli dei giornali italiani d’epoca nell’Almanacco e su Twitter anche nel mio profilo principale (@disinformatico) con l’hashtag #almanaccodellospazio.
Ovviamente scrivere 1300 e passa voci costa tempo e impegno: se l’Almanacco vi piace e volete incoraggiarmi ad ampliarlo, o semplicemente offrirmi l’equivalente di una birra o di una fetta di pizza per farmi sapere che vi è piaciuto, potete fare una donazione specifica (anche piccola, tutto fa brodo) usando PayPal tramite l’apposito pulsante qui sotto: la condividerò con i collaboratori. Il libro è inoltre disponibile per sponsorizzazioni. Grazie!
Chi ha creduto nel progetto sin dall’inizio e ha già contribuito con una donazione per l’Almanacco riceverà gratuitamente e automaticamente a vita le versioni aggiornate man mano che le preparo, senza aspettare un anno.
Se volete ricevere anche voi gli aggiornamenti a vita e subito, man mano che li scrivo, ed essere citati nell’elenco dei donatori presente nel libro, basta che facciate una sola donazione specifica di almeno 10 euro (12 franchi) usando il pulsante qui sopra, mi diate un indirizzo di mail al quale mandarvi gli aggiornamenti e mi diciate come volete essere citati nell’elenco dei donatori (nome e/o cognome, nick o altro). Ad astra!
Antibufala: Barcellona, venditori ambulanti preavvisati dell’attentato! (bonus: Rita Pavone)
agosto 21, 2017 15:52
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Gira sui social network e su WhatsApp l’insinuazione che i venditori ambulanti di Barcellona, i cosiddetti manteros, fossero misteriosamente assenti nel giorno dell’attentato avvenuto nella città il 17 agosto scorso.
L’accusa, gravissima, viene proposta spesso con post come quello qui accanto, che dicono di mostrare “la foto di un giorno qualsiasi sulla Rambla” (una frequentatissima via centrale di Barcellona) e dicono che “Ieri non c’erano i ‘manteros’ [...] erano in sciopero o sapevano qualcosa?”.
Una delle fonti di questa tesi di complotto è la pagina Facebook España libre información, che oltre ad avere una colorazione politica decisamente nazionalista a quanto pare confonde la libertà d’informazione con la libertà di diffondere accuse infamanti e di non controllare l’autenticità di quello che si scrive.
In realtà la foto non risale a “un giorno qualsiasi”, ma a una protesta dei venditori avvenuta nel 2016, come nota El Diario, sottolineando in un articolo dedicato a questa diceria che invece i venditori ambulanti erano già da tempo scarsi sulla Rambla a causa dell’aumentata pressione della polizia (“Los vendedores ambulantes han tenido que abandonar en las últimas semanas la zona alta de las Ramblas debido a la presencia policial en la zona [...] este verano la concentración de vendedores ambulantes en el corazón de la capital catalana ha sido mucho menor, hecho que se debe principalmente a un aumento de la presión policial desde el pasado mes de mayo”). Questa situazione è stata successivamente confermata anche da foto recenti della Rambla pubblicate su Facebook da vari utenti e segnalate da Repubblica.
Il collega David Puente ha segnalato che circola anche un’altra versione della diceria, che usa una foto che non solo risale al 2016 ma mostra tutt’altra zona di Barcellona.
Falsità delle foto a parte, c’è una questione di buon senso: come sarebbe stato possibile avvisare tutti i venditori ambulanti, senza che nessuno si lasciasse sfuggire qualcosa? Questa non è altro che una versione riconfezionata della leggenda metropolitana classica “il giorno dell’attentato il gruppo etnico X era misteriosamente assente (e quindi è coinvolto nell’attentato)”, il cui esempio più tristemente celebre è quello che asserisce che il giorno degli attentati a New York dell’11 settembre 2001 gli ebrei che lavoravano nelle Torri Gemelle non si presentarono al lavoro (falso: ne morirono almeno 119).
In altre parole, questa non è una semplice bufala: è un’azione intenzionale per soffiare sul fuoco della xenofobia e dell’ansia da terrorismo. Diffonderla significa fare il gioco di razzisti e complottisti, quindi non cadete nella trappola di dire “mah, io nel dubbio la inoltro, che male vuoi che faccia?”: fa male. Molto.
Questa storia ha uno strascico piuttosto bizzarro: infatti mi sono trovato a discuterne online nientemeno che con Rita Pavone, che sosteneva su Twitter la veridicità di quest’insinuazione:
La reazione della Pavone è stata leggermente scomposta: mi ha bloccato e ha minacciato di segnalare alla polizia altri utenti che le hanno segnalato (a volte con toni decisamente inaccettabili) il suo errore. Quotidiano.net riassume i punti salienti di questo alterco surreale. Non pensavo, sinceramente, che un giorno mi sarei trovato a dire “Rita Pavone mi ha bloccato su Twitter perché le ho segnalato che ha postato una bufala”.
Fonti aggiuntive: Bufale.net, Corriere della Sera, Il Post.









