SpaceX tenta il lancio e il ritorno di un Falcon 9 “riciclato”. E ce la fa
abril 2, 2017 20:11Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.
Stanotte (dalle 00.27 italiane) SpaceX tenterà di lanciare dal Kennedy Space Center, in Florida, un satellite per telecomunicazioni, l’SES-10, a bordo di un razzo Falcon 9 il cui primo stadio ha già volato una volta nello spazio per poi rientrare a terra atterrando verticalmente. Lo stadio tenterà nuovamente un atterraggio verticale a bordo di una nave appoggio nell’Oceano Atlantico.
Se tutto andrà secondo i piani, sarà la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale che il primo stadio di un razzo orbitale vola due volte nello spazio e ritorna verticalmente. Lo scopo di questo esperimento è arrivare al riuso efficiente dei vettori spaziali, in modo da ridurre i costi di lancio, cosa che non era riuscita allo Shuttle statunitense (che recuperava i booster a propellente solido e riusava il veicolo orbitale, ma a costi proibitivi e con interventi tecnici estremamente onerosi) o alla Buran sovietica (che fece un solo volo automatico e fu poi accantonata).
Per questo primo test è stato “ricondizionato” il Falcon 9 che volò ad aprile 2016 per la missione CRS-8, la prima che si concluse con un appontaggio e la seconda a terminare con un primo stadio intero e non distrutto (il primo rientro non distruttivo di un Falcon avvenne a dicembre 2015 sulla terraferma).
Il Press Kit della missione, con i dettagli del carico e dello svolgimento, è qui. Il Hosted webcast è qui; il Technical Webcast è qui. Come consueto, il link ufficiale di SpaceX è spacex.com/webcast.
2017/03/31 00:55. Il primo stadio del Falcon 9 è atterrato con successo sulla nave appoggio Of Course I Still Love You nell’Oceano Atlantico. Intanto il secondo stadio è entrato correttamente in orbita e sta portando a destinazione il satellite SES-10 in orbita geostazionaria.
Dopo l’atterraggio, Elon Musk è intervenuto in diretta per celebrare, visibilmente emozionato, il coronamento di un progetto che ha richiesto quindici anni di lavoro e che molti addetti ai lavori ritenevano fosse impossibile.
Il riutilizzo del primo stadio è una tappa fondamentale nella riduzione dei costi per raggiungere lo spazio. Come ha detto Musk stesso, buttar via il razzo dopo un singolo volo è assurdo: quanto costerebbe un biglietto aereo se buttassimo via il velivolo alla fine del tragitto?
La prossima sfida, ora che il principio è stato dimostrato, è ridurre i tempi e i costi di riutilizzo e dimostrare non solo la fattibilità tecnica ma anche la convenienza economica.
2017/03/31 07:15. Durante una conferenza stampa (avvenuta stanotte per il fuso orario europeo), Elon Musk ha aggiunto che è stata recuperata a titolo sperimentale anche la carenatura aerodinamica che racchiude il satellite, come anticipato da alcune indiscrezioni. Il recupero, basato su piccoli razzi di manovra e su un paracadute manovrabile, fa parte di un progetto per riutilizzare anche questo componente, il cui costo si aggira sui 6 milioni di dollari, pari al 10% circa del prezzo attuale di un lancio di un satellite con un Falcon 9.
Fonti aggiuntive: Ars Technica, Nasa Spaceflight, Spaceflight 101.
Antibufala micro: il video della pallina da golf che si comprime
abril 2, 2017 12:01Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.
Gira da anni (almeno dal 2009) e periodicamente riaffiora un video che dice di mostrare al rallentatore l’incredibile compressione alla quale è soggetta una pallina da golf quando colpisce una lastra d’acciaio.
Il video è spettacolare, ma è finto: la pallina è in realtà una di quelle di gommapiuma usate per gli allenamenti, e non una di quelle normali, che sono ben più rigide e la cui deformazione reale è mostrata in video come questo:
Fonte: Metabunk.
L’astronauta Thomas Pesquet invia magnifici autoritratti dallo spazio
abril 1, 2017 12:12Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.
Solitamente gli autoscatti degli astronauti durante le passeggiate spaziali sono abbastanza anonimi: la visiera dorata riflettente nasconde il volto e quindi l’identità e l’espressione. Ma durante l’attività extraveicolare effettuata il 24 marzo scorso, l’astronauta francese Thomas Pesquet ha usato una videocamera GoPro (al centro nella prima immagine qui sotto) per effettuare una ripresa video, che da 2:10 in poi lo mostra in una rara occasione a visiera alzata, durante il lavoro all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale, nel periodo in cui la Stazione sorvola la zona della Terra non illuminata dal Sole. Ecco alcuni fotogrammi dal video.




È importante sottolineare che oltre quei due sottili strati di casco trasparente c’è il vuoto dello spazio e quindi la morte pressoché istantanea.
Se volete vedere tutto il video, eccolo:
Le foto “inedite” del Pentagono non sono inedite: sono di almeno sei anni fa
abril 1, 2017 6:10
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Lo so, oggi è il primo d’aprile e quindi tutte le notizie vanno guardate con sospetto. Ma in un’epoca in cui le notizie false e la disinformazione stanno facendo disastri, credo che sia ora di piantarla con una tradizione ormai stantia. Tutto quello che leggete qui oggi, insomma, non è un pesce d’aprile.
Nei giorni scorsi c’è stato un notevole fermento nei media per delle foto, dichiarate “inedite”, che mostrano i danni al Pentagono in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001. Ancora oggi, poco fa, ANSA ha tweetato “#Fbi diffonde FOTO inedite attacco 11/9 al #Pentagono”. Ma è falso: sono in circolazione da almeno sei anni.
Le foto in questione, infatti, sono state rilanciate citando questa pagina dell’FBI come fonte. In effetti a prima vista sembra che l’FBI le descriva come immagini appena rilasciate, visto che accanto a ciascuna di esse c’è la data del 23 marzo in formato americano.
Ma se si clicca su “9/11 Attacks Investigation and Related Materials” (appena sopra il titolo) si arriva a questa pagina, che linka le stesse foto con la data del 14 settembre 2011:
A riprova di questa datazione, una copia delle foto è archiviata da Archive.org con la data del 23 settembre 2011:
Le foto erano già state pubblicate (oltretutto in versioni a maggiore risoluzione) presso Cryptome.org e dal blog Undicisettembre (che ho l’onore di curare insieme ai colleghi del Gruppo Undicisettembre) il 20 settembre 2011. Non solo: una delle foto, quella mostrata qui sotto, era già stata pubblicata nel libro Pentagon 9/11, datato 2007.

Ringrazio Marco per avermi ricordato che Undicisettembre le aveva già pubblicate e che Metabunk ha ricostruito l’origine dell’equivoco dei principali media generalisti.
Podcast del Disinformatico del 2017/03/31
marzo 31, 2017 13:48È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!








