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Disinformatico

septiembre 4, 2012 21:00 , por profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Star Trek, specchio trasgressivo della società

octubre 24, 2016 13:47, por Il Disinformatico

A settembre 2016 la rivista Formiche mi ha chiesto di scrivere per un numero contenente vari articoli legati a Star Trek per riflettere sulle connessioni in termini di evoluzione politico-sociale della serie. Ho accettato con la condizione di poterlo ripubblicare in seguito altrove, per cui eccolo qui. La traccia assegnatami è stata questa: “Come Star Trek ha assorbito e fatto suoi alcuni cambiamenti e realtà socio-politiche importanti (Guerra Fredda, Vietnam, Kennedy, l'Onu). Interessante anche qualche riflessione sul nuovo film che, come rilevato da alcuni critici, non contiene importanti riferimenti al mondo politico-sociale. E' forse esemplificativo di un appiattimento della società moderna?”

“Trasgressivo” probabilmente non è il primo aggettivo che viene in mente quando si considera la cinquantenaria saga di Star Trek. A prima vista, le avventure del Capitano Kirk, del signor Spock e dell’astronave Enterprise (e degli altri equipaggi delle serie televisive e cinematografiche successive) sono la quintessenza del conformismo americano degli anni Sessanta: una sorta di Alla conquista del West con navi spaziali al posto delle carovane, le stelle al posto delle praterie e il mostro della settimana al posto degli indiani. I bianchi americani sono i migliori e la galassia è la Nuova Frontiera di Kennedy che attende solo di essere conquistata da loro.

In effetti il format di Star Trek fu venduto proprio con questa premessa western alle reti televisive statunitensi proprio negli anni in cui l’America esplorava lo spazio per poi sbarcare sulla Luna. Ma il creatore della saga, Gene Roddenberry, ebbe anche l’astuzia di infilare tra le righe, in aggiunta all’azione e all’avventura e a personaggi-archetipo di grande presa sul pubblico, delle riflessioni pungenti sulla società contemporanea che i censori della controllatissima TV americana degli anni Sessanta non avrebbero mai lasciato passare se fossero state presentate esplicitamente.

Pochi giorni fa [a Bologna, il 17 settembre] ho incontrato William Shatner, l’attore che interpretò il Capitano Kirk nella serie televisiva originale. A ottantacinque anni portati con energia invidiabile, Shatner ha sottolineato alcuni esempi di questa trasgressione, come gli alieni bianchi sul lato destro e neri sul lato sinistro, che odiano e considerano inferiori quelli identici ma con i colori invertiti [Let That Be Your Last Battlefield/Sia questa l’ultima battaglia], chiara allusione ai drammi del razzismo negli Stati Uniti di allora, o il pianeta afflitto dalla rigenerazione spontanea degli organi e da un culto assoluto per la vita, che si trovava quindi in preda alla sovrappopolazione più disperata e allucinante [The Mark of Gideon/Il marchio di Gideon].

I nemici principali dei protagonisti, i Klingon e i Romulani (e successivamente i Borg), erano società aliene militariste, dittatoriali, dominate da un’ideologia unica nella quale l’individuo e le libertà personali erano irrilevanti: riferimenti molto evidenti all’Unione Sovietica e alla Cina degli anni Sessanta, dominati dalla paranoia della Guerra Fredda. Per contro, i nostri eroi viaggiano per l’universo non per sottometterlo ma per esplorarlo, hanno una Direttiva Primaria di non interferire con le altre culture, e operano sotto l’egida di una Federazione dei Pianeti Uniti, che è una versione futuribile dell’ONU.

L’equipaggio stesso dell’Enterprise è una trasgressione per gli standard dell’epoca: non più il solito gruppo di maschi bianchi anglosassoni con donne di contorno e bambini come spalla comica, ma una coralità di etnie, origini e generi. Certo, il Capitano Kirk è il perfetto simbolo dell’America WASP e le minigonne e le scollature abbondano, ma l’astronave è pilotata da un asiatico insieme a un russo con una sovversiva chioma da Beatles, il primo ufficiale è un mezzosangue (Spock è metà alieno e metà umano) ed è il più intelligente a bordo, e le comunicazioni e le riparazioni sono gestite da una donna oltretutto di colore (un ruolo rivoluzionario per i criteri sessisti e razzisti di allora, che ispirò per esempio Whoopi Goldberg a diventare attrice e si meritò il plauso di Martin Luther King). L’Enterprise vince perché unisce i talenti delle persone migliori, a prescindere da ogni discriminazione.

Ma al di sotto di questo livello di allegorie piuttosto palesi (almeno agli occhi di oggi) Star Trek spiccò per altri messaggi, più sottili ma altrettanto penetranti, che sfuggirono alla censura. Per esempio, avvenne in Star Trek il primo bacio televisivo fra un uomo bianco e una donna di colore (il capitano e l’addetta alle comunicazioni), tabù totale per l’epoca; passò perché fu presentato come un bacio forzato da alieni telepatici [Plato's Stepchildren/Umiliati per forza maggiore], generando comunque proteste negli stati americani del sud. La conta dei morti americani nella guerra in Vietnam, altro tabù, fu infilata pari pari nel telegiornale di un pianeta alieno, oltretutto impegnato in una guerra fredda fantascientifica contro un pianeta rivale, nella quale al posto delle bombe atomiche venivano lanciati attacchi virtuali, simulati da calcolatori, e i cittadini dichiarati morti dovevano presentarsi spontaneamente per l’eliminazione reale: un orrore al quale gli abitanti si erano assuefatti da secoli perché l’alternativa, la guerra vera con armi reali, sarebbe stata devastante per entrambi i contendenti [A Taste of Armageddon/Una guerra incredibile]. La vera alternativa, la pace fra i due mondi, era impensabile: un messaggio al limite del sovversivo in un’America uscita da poco dal maccartismo e impegnata in un immenso e costosissimo bluff militare contro l’Unione Sovietica.

Riflessioni e allusioni come queste sono state tentate nelle serie televisive e nei film successivi della saga, ma raramente hanno avuto la profondità e il coraggio di quelle della serie originale. Non sono mancati, per esempio, i riferimenti all’ecologia, all’ingegneria genetica, alla religione, e le famiglie con membri di specie differenti sono state raccontate, ma il primo accenno a una famiglia omosessuale è arrivato solo nel film più recente (Star Trek Beyond) e comunque è talmente garbato e fugace da sfuggire a uno spettatore poco attento. Le nuove produzioni di Star Trek sono state molto più prudenti.

Questa scelta di cautela è, paradossalmente, figlia proprio dei successi di quelle idee dirompenti degli esordi: un film o telefilm, oggi, viene distribuito in tutto il mondo, non più solo in Occidente, e quindi eventuali messaggi devono valere in ogni cultura, per cui tendono a essere molto generici. Per esempio, in Beyond il messaggio di fondo è semplicemente che la vera forza sta nell’unione e che la pace va difesa a qualunque costo contro chi crede che il conflitto sia il vero equilibrio e che se non c’è un nemico bisogna crearlo. Un’idea banale, forse, agli occhi di molti, ma potente in altre culture. Non va dimenticato che persino il messaggio elementare anticolonialista di un altro popolarissimo prodotto di fantascienza, Avatar, è stato sufficiente a impensierire i governanti della Cina quando se ne sono appropriati i cittadini colpiti dalle migrazioni forzate dal governo centrale. La trasgressione di Star Trek è insomma diventata soft, ma è globale: ne coglieremo i frutti fra altri cinquant'anni.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Per chi dice che il debunking è inutile: splendida mail di un ex complottista

octubre 22, 2016 14:45, por Il Disinformatico

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Ho ricevuto ieri la mail che segue: mi ha colpito così tanto che ho chiesto al mittente il permesso di pubblicarla, e me l’ha dato. Credo che sia un bell’esempio di cosa succede realmente nella mente di chi finisce nel vortice delle paranoie cospirazioniste e del fatto che se ne può uscire. Chi dice che fare debunking è fiato sprecato e che nessuno cambia mai idea perché vive in una cassa di risonanza delle proprie idee dovrebbe forse considerare questa mail accorata.


Buonasera signor Attivissimo.

Forse si ricorderà di me; sono il ragazzo che 5 anni fa scambiò una serie di email con lei riguardo agli avvenimenti dell'undici settembre 2001. In quelle mail io sostenevo le teorie complottiste (con fare piuttosto arrogante, non lo nego). A distanza di così tanto tempo, vorrei cercare di giustificare il mio comportamento e, inoltre, di scusarmi con lei per il mio atteggiamento.

Quando ho reperito in rete le varie teorie del complotto sugli attentati inizialmente mi sono sentito molto amareggiato ma, successivamente, me ne sono infatuato, documentandomi come meglio potevo sull'argomento e arrivando a cercare di convincere tutti delle mie idee, nel modo più sbagliato che potevo scegliere, ovvero ignorando il dialogo e pretendendo di avere ragione, arrivando a negare e ano ascoltare qualsiasi parere contrario al mio, in pieno contrasto con l'idea di "verità" e "dialogo" di cui parlavo. Ero letteralmente euforico. Non avevo altro per la testa. Volevo solo che il mondo la pensasse come me (non senza aver fatto un piccolo litigio verbale dove, ovviamente, vincevo sempre io). Con questi pensieri per la mente, un giorno mi sono imbattuto in un video dove Massimo Mazzucco, che, al tempo, consideravo quasi un idolo, rispondeva a un suo video dove lei "smontava" le teorie del complotto sull'undici settembre. Riguardai quel video molte volte, ne cercai altri di simili, studiai la sua persona e quello che faceva e mi interessai moltissimo a lei. Ormai, lei era stato eletto, nella mia mente, come nemico pubblico numero 1.

Sentivo di voler dire la mia a riguardo. Volevo sconfiggerla, volevo distruggerla con la mia luce, volevo che lei mi desse ragione e che si piegasse. Ma non mi sentivo pronto per farlo. No, non sarei mai stato in grado di batterla, al tempo. E poi, a che pro? Altri migliori di me cercavano di farlo. Conveniva lasciar perdere. E lo avrei fatto senza troppo rammarico, a dire il vero. Ma un giorno trovai la ragione che mi spinse a scriverle. In rete, avevo trovato lo scambio di lettere tra lei e una persona, in cui quest'ultima faceva l'impensabile: RIUSCIVA A PREVALERE (ne ero assolutamente certo; vorrei davvero rileggere quelle mail per capire cosa avessi realmente letto).

In ogni caso, questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Andai sul suo sito. Cercai la sua mail, e la trovai. Le scrissi. Ricordo di essermi presentato in modo anche abbastanza cortese per poi, dalla seconda mail, scaricarle addosso tutte le argomentazioni che mi venivano in mente, anche le più banali, che sapevo che lei avrebbe facilmente smontato. Non importava. Volevo "fare volume" con le frasi, per confonderla. Ero convinto di essere onnipotente, imbattibile, un autentico Hitman.

Mi resi conto in fretta di quanto mi sbagliavo. Le sue risposte mi mettevano in seria difficoltà, le mie si facevano sempre più confuse. Non ero io che la stavo "sconfiggendo". Era lei. La rabbia mi accecava finché le scrivevo la quarta, quinta, sesta mail. L'arroganza fluiva dalle mie dita e si trasformava in lettere che andavano a comporre frasi sempre meno lucide. Non riuscivo ad accettare quella situazione. Perché andava così? Dopotutto ero io ad avere ragione! Solo io!

Perciò ad un certo punto concludevo sbrigativamente la discussione, ringraziandola per le risposte. Ammetto di non aver nemmeno letto la mail precedente al mio saluto.

Così, oggi sono qui. Mi scuso con lei per la mia arroganza, per averla fatta arrabbiare se ci sono riuscito, per averla stressata se l'ho fatto. Al tempo, non ero ancora in grado di avere un'idea mia, personale, vera. Ma oggi si. Ed è anche grazie a lei. Le farà piacere sapere che studio in una scuola dove faccio 8 ore di chimica settimanali, e che mi sono liberato da vari preconcetti che avevo prima.

Come ho detto all'inizio, forse non si ricorderà di me. Ma, in fondo, non è importante. Mi basta aver fatto la cosa giusta :D

Distinti saluti,

[mail firmata]



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Un sensitivo straordinario ieri sera alla TV svizzera

octubre 22, 2016 9:39, por Il Disinformatico

Ieri sera è andata in onda alla Radiotelevisione Svizzera una puntata del programma Patti Chiari che ha presentato un sensitivo davvero notevole. La RSI ha chiesto ad alcuni volontari di metterlo alla prova e ne sono usciti scossi.

Il sensitivo compare nei primi quattro minuti e mezzo di questo video, che ha richiesto almeno due giorni di lavoro. Scusate se non lo includo qui, ma non ho ancora trovato il modo di fare embedding dei video della RSI. Buona visione.


Aggiornamento (13:35): la puntata completa di Patti Chiari è visibile qui.
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Podcast del Disinformatico del 2016/10/21

octubre 21, 2016 11:52, por Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

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Social network usati per tracciare e arrestare manifestanti: succede anche nei paesi democratici

octubre 21, 2016 7:55, por Il Disinformatico

“Ma io non ho niente da nascondere, che mi traccino pure”: quante volte avete sentito questa frase? I social network contano proprio su quest’indifferenza per fare soldi vendendo le informazioni degli utenti. In realtà non bisognerebbe parlare di nascondere, ma di proteggere. Perché i dati non vengono venduti solo agli inserzionisti pubblicitari.

A volte si tratta di proteggere dati che potrebbero facilitare un abuso o una molestia, come l’indirizzo di casa o del posto di lavoro o della scuola dove mandiamo i nostri figli. A volte, invece, si tratta di proteggere i diritti civili, persino in paesi che normalmente consideriamo democratici.

È emerso pochi giorni fa che i dati di Twitter, Facebook e Instagram sono stati usati per monitorare attivisti e manifestanti, identificarli e arrestarli: non in qualche regime dittatoriale, ma negli Stati Uniti. Questi social network, infatti, inviavano dati a una società esterna, Geofeedia, che a sua volta passava i dati alla polizia per creare mappe in tempo reale delle attività sui social media delle zone in cui si svolgevano proteste, allo scopo di identificare i manifestanti man mano che pubblicavano i propri post.

Quando Facebook, Instagram e Twitter sono stati allertati della situazione da una segnalazione della American Civil Liberties Union (ACLU), hanno interrotto la cessione di dati a Geofeedia, che si vantava del fatto che il suo prodotto veniva usato “con grande successo” per sorvegliare proteste razziali come quelle seguite all’uccisione del diciottenne di colore Michael Brown da parte della polizia a Ferguson, in Missouri.

In occasione di un’altra uccisione, quella di Freddie Gray, sempre ad opera delle forze dell’ordine a Baltimora, i social network sono stati usati per tracciare i manifestanti di una scuola che avevano deciso di unirsi alla protesta prendendo i mezzi pubblici. Va detto che la polizia ha trovato che nei loro zaini c’erano “sassi, bottiglie e paletti”, ma il potere di sorveglianza capillare dimostrato è davvero impressionante e fa riflettere.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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