Ir al contenido

Blogoosfero verdebiancorosso

Full screen Sugerir un artículo

Disinformatico

septiembre 4, 2012 21:00 , por profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Antibufala: inglese escluso dalle lingue dell’UE dopo il Brexit!

junio 28, 2016 15:10, por Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/06/28 20:10.

Sull’onda dello shock per il risultato del referendum britannico per uscire dall’Unione Europea stanno circolando notizie (Rsi.ch e Politico.eu, per esempio) che sembrano annunciare con certezza che presto l’inglese non sarà più una delle lingue ufficiali dell’UE e che questo cambiamento sarà automatico. La fonte di questa notizia è spesso una dichiarazione di Danuta Hübner, capo del Comitato Affari Costituzionali dell’UE.

Ma le parole di Hübner configurano un’ipotesi, mentre una dichiarazione della Rappresentanza della Commissione Europea in Irlanda (scritta in inglese e gaelico) ha chiarito come stanno realmente le cose: “Notiamo le segnalazioni nei media che affermano che in caso di ritiro del Regno Unito dall’UE l’inglese cesserebbe di essere una lingua ufficiale dell’UE. Questo è errato. Il Consiglio dei Ministri, agendo all’unanimità, decide le regole che governano l’uso delle lingue da parte delle istituzioni europee. In altre parole, qualunque cambiamento al regime delle lingue delle Istituzioni dell’UE è soggetto a un voto unanime del Consiglio, Irlanda compresa.”

La fonte indicata dalla Rappresentanza è l’Articolo 342 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

Per chi si stesse chiedendo come mai l’inglese non dovrebbe restare, visto che anche Malta e Irlanda lo usano come lingua nazionale ufficiale, la spiegazione è che questi due paesi, quando aderirono all’UE, scelsero come lingua ufficiale per le traduzioni UE rispettivamente il maltese e l’irlandese, visto che l’inglese c’era già. L’elenco delle 24 lingue ufficiali dell’UE è qui.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Antibufala: le zone che hanno votato per Brexit sono le stesse della mucca pazza!

junio 28, 2016 13:56, por Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Sta circolando (per esempio su Tumblr) una mappa che mostrerebbe una straordinaria correlazione fra le zone del Regno Unito che hanno votato per uscire dall’Unione Europea e quelle colpite dalla morbo della “mucca pazza” (più propriamente encefalite spongiforme bovina, o bovine spongiform encephalopathyBSE, in inglese) nel 1992.

L’intento, non si sa se serio o faceto, è insinuare che chi ha votato per il Brexit è malato di mente.

Ma la mappa della “mucca pazza” è un falso: è semplicemente una mappa del referendum (questa) con i colori alterati e una data modificata. Come segnala Snopes, le epidemie di BSE colpirono l’intero territorio britannico, e lo fecero dal 1986 (anno della prima diagnosi) in poi per decenni, devastando l’industria della carne nel Regno Unito e anche in altri paesi.


Fonti: EFSA; OIE.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Tesla, l’interfaccia e le app spiegate in dettaglio

junio 28, 2016 12:24, por Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Al convegno Tesla Revolution 2016, tenutosi a marzo scorso, Tiziano Di Valerio, utente Tesla e membro di Teslaforum.it, ha presentato una panoramica della sua esperienza come utente di una Model S, descrivendone l’interfaccia utente, basata su Linux, e la sua vasta integrazione con servizi esterni e presentando alcune delle principali app per la gestione dell’auto.

Il video del suo intervento è disponibile su Youtube (l’ho incluso qui sotto): ve lo consiglio perché è divertente e illuminante e contiene moltissime informazioni preziose. Qui sotto ho aggiunto i link alle app citate.


App ufficiale di Tesla per Model S (iOS e Android)

Visible Tesla (non ufficiale, per Mac, Windows, Linux)

Remote S for Tesla (non ufficiale, iOS e Apple Watch; recensione)

EVmote (webapp)

Teslalog (webapp)

EVE for Tesla (webapp)
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



App per Tesla

junio 28, 2016 12:21, por Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Al convegno Tesla Revolution 2016, tenutosi a marzo scorso, Tiziano Di Valerio, utente Tesla e membro di Teslaforum.it, ha presentato una panoramica della sua esperienza come utente di una Model S, descrivendone l’interfaccia utente, basata su Linux, e la sua vasta integrazione con servizi esterni e presentando alcune delle principali app per la gestione dell’auto.

Il video del suo intervento è disponibile su Youtube (l’ho incluso qui sotto): ve lo consiglio perché è divertente e illuminante e contiene moltissime informazioni preziose. Qui sotto ho aggiunto i link alle app citate.


App ufficiale di Tesla per Model S (iOS e Android)

Visible Tesla (non ufficiale, per Mac, Windows, Linux)

Remote S for Tesla (non ufficiale, iOS e Apple Watch; recensione)

EVmote (webapp)

Teslalog (webapp)

EVE for Tesla (webapp)
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Petizione su Brexit batte record ma finisce nel ridicolo

junio 27, 2016 4:09, por Il Disinformatico

Situazione intorno alle 17 del 2016/06/26.
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/06/27 9:00.

Si sta facendo tanto clamore intorno al risultato del referendum consultivo del Regno Unito sul cosidetto Brexit, l’uscita dall’Unione Europea (51,9% a favore, 48,1% contro) e in particolare su una petizione che, secondo molti, invocherebbe un secondo referendum, nella speranza di ribaltare il risultato del primo.

Nella concitazione si sono persi di vista alcuni dati di fatto che è meglio ricordare, perché si rischia di dare a questa petizione un’importanza politica che non ha e non può avere, sia per ragioni tecniche, sia per ragioni legali e formali.


1. È una petizione governativa, non commerciale, e standard. Questa non è la solita raccolta di firme (o più propriamente adesioni) proposta da Change.org o i vari siti più o meno commerciali specializzati nel settore: è una delle tante petizioni ospitate dal sito del Parlamento britannico (come indicato dal suo indirizzo, petition.parliament.uk/petitions/131215) e ne segue gli standard. Le adesioni vengono prese concretamente in considerazione dal governo britannico.


2. È una petizione per discutere una nuova regola, non per rivotare. Il testo è molto chiaro, ma sembra che in molti non l’abbiano letto o capito: chiede soltanto di discutere in parlamento se implementare una regola che stabilisca una sorta di quorum sui referendum per l’uscita dall’UE. Non chiede di votare di nuovo sul Brexit, ma semplicemente di parlare in parlamento di questa possibile regola.


3. La verifica delle adesioni è scarsissima, ma è sempre così. Ieri (25/6), quando le adesioni erano arrivate oltre il milione, iniziando il clamore mediatico, ho provato ad aderire anch’io, visto che sono cittadino (anche) britannico, e ho constatato che i controlli sull’autenticità delle adesioni sono quasi inesistenti (cosa che ha spinto alcuni teorici del complotto a ipotizzare una truffa mediatica messa in atto da chi vuole opporsi al risultato del referendum): ma è normale che sia così, anche se per i non britannici questo potrà sembrare assurdo. Mi spiego meglio tra un attimo: prima vi mostro cosa è successo quando ho aderito alla petizione.




Come vedete nello screenshot qui sopra, il sito ha accettato sulla fiducia la mia dichiarazione che sono cittadino britannico o residente nel Regno Unito e mi ha chiesto soltanto nome, cognome, indirizzo di mail, nazione e codice di avviamento postale. Nessun numero di documento identificativo o altra prova di identità o nazionalità.

Dopo aver cliccato su Continue mi è comparsa una schermata che mi avvisava che avrei ricevuto una mail contenente un link e che la mia adesione sarebbe stata valida soltanto se avessi cliccato sul link. Ho ricevuto la mail e ho cliccato sul suo link, che era del formato seguente:

https://petition.parliament.uk/signatures/[numero di 8 cifre]/verify/[serie di caratteri]

Sono stato portato a una schermata di ringraziamento e la cosa è finita lì.

Il sistema è insomma perfettamente sfruttabile per sfornare adesioni fasulle, e infatti sono arrivate migliaia di adesioni sospette, per esempio da paesi improbabili come la Corea del Nord o il Vaticano, come risulta dai dati aggregati della petizione (che sono pubblicamente scaricabili).

La vulnerabilità della petizione, arrivata ora (26/6) a oltre 3,2 milioni di adesioni, ha suscitato nei dietrologi il sospetto di una manovra di propaganda per far credere che i pentiti del Brexit siano tanti (ma allora perché non falsificare i dati in modo più credibile?) e ilarità negli informatici, ma va considerato che tutte le petizioni ospitate da Parliament.uk hanno lo stesso livello di verifica. La cosa non dovrebbe stupire: nel Regno Unito, ancor più che in altri paesi europei, vale il principio che sei chi dici di essere, fino a prova contraria, tanto che non esiste l’obbligo di un documento ufficiale d’identità all’interno del paese. E del resto, voi come avreste fatto? Avreste chiesto una scansione di un documento d’identità (che non è obbligatorio avere)?


4. Le adesioni fraudolente sono state confermate. Oggi (26/6) intorno alle 13 il Petitions Committee britannico ha annunciato il problema e poi ha detto che erano già state rimosse circa 77.000 adesioni fraudolente. Vari giornalisti hanno provato a immettere dati falsi e ci sono riusciti. Sempre nel pomeriggio di oggi la BBC ha pubblicato la notizia della frode. Una fonte, Heatstreet, afferma che la petizione è stata presa di mira dai troll di 4chan.


5. È dunque un fallimento? Non è detto. Non si sa quante siano le adesioni fasulle, ma per far fallire la petizione quelle autentiche dovrebbero essere meno di 100.000 (limite sotto il quale le regole di Parliament.uk respingono una petizione) e sembra improbabile che oltre il 97% delle adesioni sia falso.


6. Non farà rivotare comunque. La cosa più importante, però, è altrove: la BBC segnala infatti che la petizione “ha zero probabilità di essere applicata, perché chiede leggi retroattive”. Vale, insomma, zero se si pensa di applicarla per invalidare il referendum già svolto. Certo, prima della frode poteva essere forse un indicatore dei sentimenti degli elettori, ma ora non è più attendibile.


7. Era pensata PRO-Brexit. Ciliegina sulla torta, sempre la BBC nota che la persona che ha avviato la petizione, Oliver Healy, degli English Democrats, lo aveva fatto per dare una nuova possibilità di votare per uscire dall’UE e aveva attivato l’iniziativa prima del referendum, precisamente il 24 maggio, “quando sembrava improbabile che il ‘Leave’ avrebbe vinto, con l’intento di rendere più difficile a quelli del ‘Remain’ di incatenargi maggiormente all’UE. A causa del risultato, la petizione è stata usurpata dalla campagna per il ‘Remain’”.


8. Erano i PRO-Brexit a ritenere giusto rivotare in caso di risultato sfavorevole. Da molti democratici a senso unico è partito il coro dei “non vale, il voto è definitivo, non si può rivotare solo perché la volontà popolare è contraria ai desideri dei Poteri Forti”, ma va notato che era Nigel Farage, dell’UKIP (partito indipendentista), a parlare di “richiesta inarrestabile di nuovo referendum” (“unstoppable demand for a re-run of the EU referendum”) quando temeva che vincessero i contrari all’uscita dall’UE.


9. È un referendum consultivo. Il governo del Regno Unito non è formalmente obbligato a fare nulla come conseguenza del referendum e nessuna legge è stata abrogata dal referendum, che in sostanza ha valore soltanto come sondaggio. Il parlamento è sovrano e i referendum britannici di norma non sono vincolanti, come spiega bene The Guardian.


Fonti aggiuntive: Bufale un tanto al chilo, L’Express
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Etiquetas de este artículo: disinformatico attivissimo