Ir al contenido

Blogoosfero verdebiancorosso

Full screen Sugerir un artículo

Disinformatico

septiembre 4, 2012 21:00 , por profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Podcast del Disinformatico del 2015/10/23

octubre 27, 2015 6:45, por Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di venerdì 23 ottobre del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Mail su finti rimborsi Telecom/Tim tentano di rubare le carte di credito

octubre 27, 2015 6:40, por Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “luigipoll*” e “carlo.fr*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Su molte delle mie caselle di mail è arrivato questo messaggio, apparentemente proveniente da servizio.clienti@telecomitalia.it, che m’invita ad accedere al servizio per ottenere un rimborso di 110 euro. Il messaggio è una trappola: non seguite le sue istruzioni.


È un classico tentativo di furto dei codici delle carte di credito: lo segnalo perché è fatto meglio della media (poche sgrammaticature, loghi credibili, mittente apparente molto credibile) e perché ha superato ripetutamente i miei filtri antispam, cosa piuttosto insolita.

Il pulsante Accedi al servizio porta a questa schermata, che in realtà è ospitata presso it-10.com e non presso Tim.it:



Ovviamente lo scopo è quello di convincere l’utente a immettere password di Tim.it e dati della carta di credito, che finiranno così nelle mani dei criminali. Ho pensato di fornire un po' di quelli di un mio caro collega, il noto giurista immaginario Massimo Della Pena. Anche qui la schermata di Tim.it è imitata piuttosto bene: c'è anche il controllo sulla coerenza del codice fiscale. L'unica nota stonata è quel Dati di client, che però può anche sfuggire per l’emozione di ricevere un (inesistente) rimborso. Ho già segnalato il caso a Netcraft e a Google.



Mi raccomando, occhio a non farvi allettare da chi vi promette qualcosa di goloso: non fidatevi dell’indirizzo del mittente (come vedete qui sopra, si può falsificare), controllate sempre che nella barra dell'indirizzo ci sia il nome corretto del sito insieme all'icona del lucchetto chiuso che autentica il sito. Se ricevete questa mail, cestinatela: se non avete immesso dati, non correte alcun rischio.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



56 anni fa l’umanità scopriva la faccia nascosta della Luna

octubre 26, 2015 13:15, por Il Disinformatico


26 ottobre 1959: per la prima volta l’umanità vide la faccia della Luna che da milioni di anni era nascosta al suo sguardo terrestre. L’immagine sgranata e confusa che vedete qui sopra fu il primo colpo d’occhio su un mondo così vicino eppure ignoto per metà.

Fu trasmessa dalla sonda russa Lunik 3, che aveva a bordo una fotocamera a pellicola, un laboratorio automatizzato di sviluppo, uno scanner per acquisire le immagini (una trentina in tutto) e un trasmettitore per inviarle a Terra, dove i russi le analizzarono per poi renderle pubbliche appunto il 26 ottobre del 1959. Per l’epoca questi apparati erano il top della tecnologia.

Le immagini furono autenticate intercettando il segnale radio di Lunik 3 presso l’osservatorio britannico di Jodrell Bank, per assicurarsi che i russi non stessero facendo finta a scopo di propaganda (i russi furono ben lieti di fornire informazioni per l’ascolto agli inglesi, proprio per far autenticare l’impresa).

Chicca: la pellicola resistente alle radiazioni usata a bordo della sonda spaziale russa era di produzione americana, rubata dai palloni-spia militari americani della serie Genetrix caduti per errore o abbattuti in territorio sovietico.

La prima pagina de L'Unità del giorno dopo.
Per gentile concessione di @giaroun.


Oggi abbiamo immagini della faccia nascosta notevolmente migliori, come quella mostrata nel confronto qui sotto: ma la meraviglia di vedere per la prima volta qualcosa che nessun essere umano, in tutta la storia dell’umanità, aveva mai potuto vedere dev’essere stata incredibile. Forse abbiamo vissuto un’ebbrezza simile con le recenti immagini di Plutone.

Fra l'altro, quella prima visione fu una sorpresa enorme: si scoprì, in quelle prime foto, che la faccia nascosta della Luna è diversissima da quella rivolta verso la Terra: i mari sono praticamente assenti. Questo non se l’aspettava nessuno. Ed è per questo che si esplora: perché non sappiamo cosa troveremo, e l’universo ha dimostrato ripetutamente di saperci sorprendere.



Fonti: Sven Grahn, NASA, NASA, Astrosurf, DamnInteresting.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Anche National Geographic si dà al lunacomplottismo per attirare click

octubre 25, 2015 17:40, por Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “cor.bon*” e “domenico.fe*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un abbonamento).

Adesso anche National Geographic, specificamente National Geographic TV Italia, sta imboccando la strada delle cretinate attiraclick. Ha pubblicato su Facebook (Donotlink; Donotlink) una foto scattata sulla Luna nel cui cielo nero s'intravede una macchiolina chiara, e si chiede: “È una stella, un alieno o una persona sul set?”.

Nessuno dei tre: è semplicemente uno dei tanti segni che si possono notare nelle foto scattate sulla Luna dalle missioni Apollo. Solitamente si tratta di granelli di polvere o altro materiale finiti sulla pellicola o sull'obiettivo e quindi sfocati, di frammenti del rivestimento in Mylar del veicolo, oppure di riflessi interni dell'obiettivo stesso. Roba arcinota a chiunque s’interessi seriamente di storia dell’astronautica, come nelle foto AS10-28-3990 (Apollo 10), AS14-68-9742 (Apollo 14), AS15-M-1545 (Apollo 15) o AS16-112-18218 (Apollo 16).

Se National Geographic TV Italia avesse avuto intenzioni serie avrebbe indicato l'origine della foto: numero della missione, numero progressivo del caricatore, numero del singolo scatto. Invece non l’ha fatto, col risultato che chi volesse approfondire dovrebbe lanciarsi in un’estenuante caccia all'originale nell'enorme archivio di foto lunari della NASA (ammesso che la foto originale esista e che NGTI non se la sia photoshoppata). Un classico esempio di Teoria della montagna di m*rda: bastano tre secondi per creare una bufala, ma per sbugiardarla ci vuole un’infinità di tempo.

Mi manca il tempo, appunto, di sfogliare le migliaia di foto delle missioni lunari per trovare quella usata da National Geographic TV Italia, e Tineye e Google Immagini non trovano corrispondenze. Posso soltanto suggerire qualche criterio di ricerca per chi si volesse cimentare a cercare in ApolloArchive o nel bellissimo archivio recentemente attivato su Flickr.

– La foto mostra cinque le crocette di riferimento (reseau mark) uguali: il fatto che siano uguali e siano nella posizione standard suggerisce che l'immagine non sia stata ritagliata o ruotata rispetto all'originale (nelle foto lunari delle missioni Apollo la crocetta centrale è più grande delle altre proprio per indicare il centro dell'immagine e rivelare tagli e rotazioni). Questo significa che la foto è piuttosto insolita, con un'inquadratura che include molto cielo e poco terreno: un elemento utile per riconoscerla a colpo d'occhio mentre si sfoglia l'archivio. A meno che NGTI abbia barato alla grande e messo in basso l’orizzonte di una foto che mostrava molto più terreno.

– La macchia al centro è un ingrandimento della macchia circolettata; inoltre la porzione di cielo che contiene la macchia circolettata è vistosamente alterata rispetto al resto del cielo, con bande nettissime che suggeriscono un brutale copiaincolla, come si nota regolando il contrasto.


– L’immagine sembra essere stata scattata al suolo, non dall'orbita, visto che ci sono dettagli di rocce in primo piano.

– L’area è piuttosto collinosa, per cui sono probabilmente da escludere le missioni che atterrarono in zone molto pianeggianti (Apollo 11, 12, 14) e da prendere maggiormente in considerazione le missioni che scesero in zone più scoscese (Apollo 15, 16, 17).

Buona caccia.

Intanto i commenti al post di National Geographic TV Italia sono in gran parte di protesta per lo scadimento della qualità e la bassezza dell’approccio attiraclic. Chissà se servirà da lezione. Ridiamoci sopra, che è meglio, con una spiegazione alternativa alla quale NGTI forse non ha pensato.




2015/10/265 20:30


Trovata! Ho avuto un colpo di fortuna quasi in contemporanea con Vittorio (nei commenti), khedron11 (via mail) e @Acrivellin (via Twitter): ho provato a cercare in Google varie frasi a tema e quando sono arrivato a “blurry object in apollo photos” ho ottenuto, fra i vari risultati, questa pagina (Donotlink), che mostra una porzione della foto usata da National Geographic TV Italia. Cosa più importante, la pagina cita una frase specifica (“UFO with dangling arms looking towards the Apollo lander”) e il nome dello “scopritore” dell’oggetto misterioso.

Immettendo questi dati in Google sono arrivato al post del fufologo (Donotlink) in questione, che sarà pure uno che vede alieni in qualunque caccola informe ma almeno ha la correttezza di indicare la fonte specifica delle foto che usa.

La foto è la AS16-106-17244 (Apollo 16), che vedete in versione originale integrale qui sotto via Flickr.


Come notate, National Geographic TV Italia ha presentato una fotografia falsa. È tagliata drasticamente, prendendone soltanto la fetta contenente l'orizzonte, ed è stata aggiunta una vasta fetta di cielo assente nell'originale. Usare una foto falsificata, inesistente negli archivi NASA, per parlare dell’accusa di false foto degli sbarchi sulla Luna è un esempio di coerenza giornalistica davvero straordinario.

Magari vi state chiedendo dov’è l'alieno/Edi: è acquattato, piccolissimo, nell’angolo in alto a destra. La versione mostrata da National Geographic lo ingrandisce enormemente rispetto al suolo, creando un ulteriore falso.



Considerate che la pellicola originale è in formato 70 mm, per cui la macchia controversa è davvero piccolissima.

Questo è un dettaglio della zona contenente l'oggetto misterioso:



Notate i puntini neri che costellano l'area che inquadra il suolo lunare: sono granelli di polvere. La pellicola è indubbiamente sporca, per cui è presumibile che anche il presunto “alieno” o “persona sul set” sia in realtà semplicemente un altro granello di polvere, forse illuminato dalla luce dello scanner.

Mistero risolto, insomma, con pessima figura per National Geographic TV Italia, beccata a usare un falso per insinuare che le foto della NASA siano false e così attirare clic. Da che pulpito.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



ADNKronos, il suicidio di un’agenzia di stampa. A colpi di Nibiru e “respirianesimo”

octubre 24, 2015 19:43, por Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni di “e78ma*” e “berard*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Puttane del clic. Lo so, è un’espressione forte, ma è frutto dell’amara e ripetuta constatazione che il giornalismo, quello che si vantava di essere professionale, di rispettare la deontologia, di distinguersi orgogliosamente dalla marea di idiozie pubblicate dai blogger, di avere una dignità, sta sempre più spesso gettando la spugna per prostituirsi, rintronato dalla frenesia di rincorrere il clic pubblicitario a qualunque costo.

Guardate cos’ha pubblicato ADNKronos, che non è il blog di un imbecille paranoico, non è il sitarello di un adolescente in tempesta ormonale, non è un covo di rimbambiti da un’overdose di Voyager: è un’agenzia di stampa.


“"E' Nibiru... stanno arrivando", l'oggetto nel cielo che annuncia l'Apocalisse”, titola ADNKronos (Donotlink), mettendo la “notizia”, si noti, nella sezione Esteri, che sembrerebbe una cosa seria. Non la mette nella sezione Intrattenimento o Cazzate trovate su Internet.

Sì, ancora Nibiru, una bufala che si trova in tre secondi su Wikipedia. Roba che un giornalista che abbia un briciolo di dignità dovrebbe rifiutarsi di pubblicare, perché l'han capito anche i sassi che i video non mostrano un oggetto in cielo, ma un riflesso interno dell'obiettivo del telefonino. Se sposti il telefonino, si sposta anche “Nibiru”. Postare un video del genere su Youtube non significa annunciare l’Apocalisse: significa annunciare “sono un cretino”.

Non contenta, ADNKronos ha rilanciato un’idiozia anche peggiore: “Vivere senza cibo, sempre più italiani scoprono il 'respirianesimo'” (Donotlink). Ha ospitato senza pudore il delirio di uno che dice di vivere senza mangiare e bere da tre anni. Ha scritto che questa “pratica... si sta diffondendo anche in Italia” e che “attualmente circa 3000 persone in Europa praticano questo tipo di disciplina”. Senza una riga di commento e senza uno straccio di parere medico. Come se smettere di mangiare e bere senza per questo crepare in pochi giorni fosse un dato di fatto, una cosa normale, un’opzione ecologica come un’altra (e infatti è pubblicata appunto nella sezione Sostenibilità). Tutti coglioni, in Africa: potrebbero vivere di energia del cosmo e invece si ostinano a morir di fame.


In pratica ADNKronos ha pubblicato delle istruzioni di suicidio per inedia. Un’istigazione all’anoressia. Un insulto a chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena per la propria famiglia. No, non ditemi che sono eccessivo: i casi di suicidio per “respirianesimo” ci sono già stati. Hanno nomi e cognomi: Timo Degen, morto dopo dodici giorni di dieta d'aria; Verity Lynn, trovata morta dopo sette giorni di digiuno; Lani Morris, morta dopo dieci giorni senza mangiare e senza bere. Le loro storie, e i guru milionari che speculano sulla loro pelle, sono in questo mio articolo del 2010.

Ma ad ADNKronos, a quanto pare, l’idea che un’agenzia di stampa debba comportarsi responsabilmente e magari verificare le notizie prime di diffonderle, specialmente quando riguardano la salute pubblica o gli asteroidi in arrivo, interessa poco. Conta di più il clic. La cosa triste è che ADNKronos ha ragione: guardate quali sono gli articoli più cliccati dell’agenzia al momento in cui scrivo.


La pseudonotizia sul “respirianesimo” ha funzionato: è una cazzata talmente monumentale che tantissimi, inorriditi, l'hanno linkata, condivisa, cliccata, dandole inconsapevolmente la visibilità che fa correre il contatore delle visualizzazioni delle pubblicità. Chi se ne frega se la notizia è falsa o se qualcuno crepa perché crede – povero ingenuo – di potersi fidare di quello che scrive un’agenzia di stampa. L’importante è che la gente clicchi e l’agenzia incassi. Deontologia? Che roba è?

A me dispiace per i giornalisti che cercano ancora di fare giornalismo con serietà e si vedono travolti da questa tendenza sempre più diffusa a vendere la propria credibilità di testata pur di accaparrarsi i soldi dell’inserzionista. Mi dispiace per quelli che vorrebbero fare informazione ma vengono spinti alla prostituzione. E mi fa pena chi è disposto ad affossare la dignità di una testata per dei rapidi guadagni oggi, senza pensare al domani o all’effetto che ha questa scelta sull’opinione pubblica: come sarà possibile fidarsi di qualunque altra notizia pubblicata da ADNKronos dopo questo carosello di balle?

So benissimo che non saranno i miei strali disgustati a far cambiare idea a chi gestisce così la reputazione di un’agenzia di stampa. Se c’è una vaga speranza di far capire che questo non è il giornalismo che vogliamo e che non siamo disposti a farci fregare, bisogna farsi sentire. La prossima volta che leggete scempiaggini su ADNKronos o altrove, non condividetele sui social per criticarle, non linkatele (salvo tramite Archive.is o Donotlink.com), e installate un adblocker che blocchi la visualizzazione delle pubblicità sul sito che le pubblica, oppure smettete completamente di visitare quel sito. Tocchiamo questa gente nell’unica parte che ancora è sensibile. Il portafogli.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Etiquetas de este artículo: disinformatico attivissimo