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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , par profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

iPhoneX: una buona occasione per parlare di riconoscimento facciale

September 15, 2017 5:27, par Il Disinformatico

Apple ha annunciato pochi giorni fa l’iPhone X (si pronuncia “dieci”, a quanto pare). Ci sarebbe molto da dire sull’idea di spendere mille dollari per un telefonino, e soprattutto di spenderli per poter creare delle emoji animate personalizzate, ma credo che sia più importante cogliere l’occasione per parlare del riconoscimento facciale come sistema di accesso e di sicurezza, perché ha dei limiti precisi che è importante conoscere.

Prima di tutto, FaceID, il riconoscimento facciale proposto da Apple, è piuttosto furbo: fa una scansione tridimensionale del volto, per cui non dovrebbe essere ingannabile da una fotografia come alcuni concorrenti (ehm, Samsung). E in caso di emergenza, se non funziona il riconoscimento si può digitare un PIN di sblocco. Inoltre la scansione del volto resta sul telefonino, secondo quanto dichiarato da Apple, per cui non ci sarebbe da temere una schedatura di massa dei nostri volti.

Ma è il concetto stesso di usare come codice di sblocco proprio il volto, che per definizione è una delle cose più pubbliche che esistano, che si scontra con la sicurezza: come dice l’esperto di sicurezza Dan Tentler (@Viss), “È come impostare come password la parola ‘password’ e poi tatuarsela sulla fronte”.

C'è chi obietta che le stesse critiche furono mosse ai sensori d’impronta: vero, ma qui c’è la complicazione che le dita sono dieci ma la faccia è una sola e non ne puoi scegliere un’altra o cambiarla come fai con una password, salvo interventi drastici di chirurgia plastica. E se hai un gemello identico, sei fregato (i gemelli hanno impronte digitali differenti).

Con un sensore d’impronta, un intruso deve prenderti il dito giusto e puoi anche definire un “dito d’emergenza” (duress finger) da appoggiare sul sensore al posto di quello normale per disabilitarlo e bloccare il telefono contro un’aggressione. Con un riconoscimento facciale, invece, un ladro o un ficcanaso può entrare nel telefonino e farlo suo semplicemente così:

"Mi scusi, questo telefono è suo?"

"Mi faccia vedere..."

"TA-DA! Fregato!" (e scappa con il telefono sbloccato)

Va detto che Apple ha previsto una funzione di blocco d’emergenza sia per il sensore d’impronta, sia per il riconoscimento facciale: premere cinque volte di seguito il tasto Home (nel caso del sensore d’impronta) o cinque volte il tasto di accensione (nel caso del riconoscimento facciale). Ma le perplessità degli esperti abbondano: ammesso che funzioni bene, nota per esempio Edward Snowden, abitua la gente a un’operazione invasiva come la scansione del volto. Su Motherboard trovate i pareri di altri esperti del settore.

E tutto questo, in fondo, avviene in gran parte per una questione di design: così, infatti, l’iPhone X si distingue perché non ha più tasti frontali ed è tutto schermo. Altri telefonini, invece, hanno trovato una soluzione che consente la stessa cosa, costa meno di mille dollari e non compromette la sicurezza così tanto: nel mio Nexus di LG/Google il sensore d’impronta è sul retro.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Facebook offriva pubblicità mirata contro gli ebrei. E non lo sapeva

September 15, 2017 2:26, par Il Disinformatico

Credit: ProPublica.
Quando parlo dello strapotere sociale della profilazione effettuata di Facebook, la gente mi guarda storto, come se fossi paranoico. Ma dai, mi dicono, Facebook ti profila i gusti commerciali, le marche che ti piacciono, la musica che ti interessa, che male c’è, lo fanno in tanti; sei tu che decidi volontariamente di indicare cosa ti piace e cosa no.

Forse questa storia farà ricredere qualcuno di questi ottimisti che riversano la propria esistenza nel più grande archivio di schedatura di massa della storia del mondo.

Facebook è stata colta a offire pubblicità mirata a chi era stato classificato, da Facebook stesso, come “persona che odia gli ebrei” o che aveva manifestato interesse per argomenti tipo “Come bruciare gli ebrei” oppure “Storia di come gli ebrei rovinano il mondo”. Lo ha scoperto ProPublica.org, dimostrando pubblicamente che non si trattava di una teoria ma di un fatto in maniera molto semplice: ha acquistato da Facebook pubblicità mirata proprio per queste specifiche categorie. Facebook ha approvato gli acquisti nel giro di quindici minuti.

ProPublica ha pubblicato screenshot e dettagli del procedimento, descrivendolo con precisione e notando che Facebook descriveva la categoria pubblicitaria specificamente includendo la parola polacca Antysemityzm, che probabilmente non ha bisogno di traduzione.

Propublica sottolinea anche l’incredibile dettaglio delle categorie pubblicitarie offerte da Facebook: sono oltre ventinovemila. Altro che “mi profilano solo i gusti negli acquisti che indico io”.

Non è finita: Facebook ha risposto alla denuncia di ProPublica confermando l’esistenza di queste opzioni e dichiarando si tratta di categorie che hanno una partecipazione “incredibilmente piccola” (a quanto pare, quasi duecentomila persone per Facebook sono niente) e che sta “costruendo nuove restrizioni... per prevenire che in futuro accadano altre questioni come questa”. In altre parole, non solo Facebook offriva categorie specifiche per razzismo e discriminazione, ma non sapeva che il suo sistema le offriva finché non gliel‘ha detto ProPublica. Queste categorie erano generate automaticamente dal sistema.

Siete sicuri di voler affidare tutti i dati della vostra vita a un sistema automatico di cui nessuno è realmente al comando e che può essere manipolato in questi modi?

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



SpaceX pubblica epica compilation dei tentati atterraggi

September 14, 2017 9:16, par Il Disinformatico

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Ora che ha accumulato numerosi rientri e atterraggi riusciti, SpaceX ha pubblicato uno spassoso montaggio video musicato delle sofferte tappe che l’hanno portata ad essere l’unica a far ritornare sulla Terra verticalmente e a riutilizzare i propri lanciatori spaziali (almeno il primo stadio, il più costoso). Quello di agosto 2014 che esplode a mezz’aria è un volo di prova di un Grasshopper, non un lancio orbitale: tutti gli altri disastri sono avvenuti dopo la collocazione in orbita del carico, quindi dopo la conclusione della missione primaria. La musica dovrebbe essere Liberty Bell di John Philip Sousa (usata anche dai Monty Python). La versione Instagram è più corta. Meravigliosi i sottotitoli autoironici.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Sedici anni di 11 settembre

September 11, 2017 16:58, par Il Disinformatico

Ci sono maggiorenni che non hanno nessun ricordo di com’era il mondo prima dell’11 settembre 2001. Io le Torri Gemelle, quelle distrutte quel giorno dagli attacchi terroristici in diretta TV mondiale, le ricordo bene: in momenti sereni le avevo visitate e ammirate nella loro squadrata, ardita, elegante potenza.

Come tutti quelli che hanno qualche decennio in più sulle spalle, le ricordo come luoghi, non come icone: luoghi pieni di vita, di gente indaffarata, simboli di innumerevoli film: bastava una breve inquadratura di quei due parallelepipedi senza eguali e sapevi già dov’era ambientata la storia. Erano la Torre Eiffel d’America. Chi è giovane oggi, invece, le conosce solo per il loro giorno maledetto, in cui sono morte tremila persone ed è cambiata per sempre la nostra idea di sicurezza.

Man mano che passa il tempo la cronaca diventa storia e il ricordo diretto si affievolisce, aprendo la strada a dicerie, fantasie, mitomanie e deliri di ogni sorta, compreso il complottismo undicisettembrino. Per chi volesse un ripasso tecnicamente rigoroso ma discorsivo di quegli eventi, ricordo che è sempre disponibile il libro 11/9 - La cospirazione impossibile, scaricabile gratis nella versione PDF e per 1,99 euro nella versione EPUB, curato da vari autori, me compreso.

Sul fronte del cospirazionismo tutto tace: gli anni passano senza che arrivino le tanto sbandierate prove imminenti delle tesi più bislacche, e persino le colossali fughe di notizie riservate offerte da WikiLeaks e da Edward Snowden non portano a galla nulla di quanto promesso dai vari guru del cospirazionismo ai loro creduli seguaci. Molti di loro hanno fatto fortuna con la paccottiglia del complottismo e si sono riciclati verso nuovi complotti altrettanto remunerativi.

Io e i colleghi del Gruppo Undicisettembre abbiamo smesso di fare debunking semplicemente per totale mancanza di novità sul fronte delle tesi di complotto; proseguiamo invece onorando il ricordo di tutti i caduti dell’11/9 attraverso le parole di chi non era chino su Youtube a lanciarsi in viaggi mentali, ma era tra le macerie a New York e al Pentagono per tentare un soccorso disperato. Ieri abbiamo pubblicato l’intervista al capitano della Guardia Nazionale Christopher Daniels, che rende molto chiaramente la confusione e l’angoscia di quel giorno agghiacciante. Su Undicisettembre.info ne trovate molte altre. So che leggere tante parole è fuori moda, ma provateci: capirete molto più di quanto possano spiegare gli Youtuber in cerca di clic e consensi.

Stasera va in onda su La7 una puntata del programma di Enrico Mentana dedicata al confronto fra tesi di complotto e debunking. Il gruppo Undicisettembre ha partecipato fornendo esclusivamente una consulenza tecnica sui testi; il montaggio è a cura della redazione. Abbiamo scelto di non partecipare personalmente in video (salvo eventuale materiale di repertorio) per non trasformare l’11/9 in uno scontro individuale fra complottisti e debunker. Personalmente credo che questo genere di faccia a faccia finisca, nonostante le buone intenzioni, per dare alle tesi di complotto una visibilità e una dignità che non meritano rispetto alla vastità e alla precisione della ricostruzione tecnica (non della “versione ufficiale”): ma l’alternativa era lasciare che parlassero soltanto le tesi di complotto.
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Podcast del Disinformatico del 2017/09/08

September 8, 2017 14:20, par Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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