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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , par profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Starmus, primi appunti stamattina alla Radio Svizzera

July 4, 2017 11:20, par Il Disinformatico

Stamattina sono stato invitato a raccontare alla Radio Svizzera la mia esperienza allo Starmus, il festival di scienza e musica al quale ho partecipato pochi giorni fa in Norvegia. La trasmissione, condotta da Nicola Colotti, ha ospitato anche il divulgatore scientifico Adrian Fartade ed è ascoltabile qui in streaming.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Le regole segrete di Facebook sui messaggi d’odio

July 1, 2017 11:18, par Il Disinformatico

I criteri usati da Facebook per decidere se un post è accettabile o meno sono segreti. O meglio, lo erano fino a pochi giorni fa, quando ProPublica ha pubblicato una serie di documenti interni riservati di Facebook che spiegano come funziona e come decide l’esercito di 4500 moderatori di questo social network.

Questa rivelazione getta finalmente un po’ di luce sulle motivazioni che spingono questi moderatori a vietare alcuni post e lasciarne passare altri apparentemente simili. Molti utenti di Facebook, infatti, si sono visti cancellare post o sospendere temporaneamente l’account senza capire perché. Questo rende difficile regolarsi meglio.

Il principio generale, scrive ProPublica, è che è vietato dir male di quelle che Facebook chiama “categorie protette” (razza, sesso, identità di genere, affiliazione religiosa, origine nazionale, etnia, orientamento sessuale e handicap/malattia grave). Però è permesso dir male di sottoinsiemi di queste categorie.

Per esempio, un post che nega l’Olocausto è accettabile ma uno che fa antisemitismo no. Gli utenti di Facebook sono liberi di attaccare le donne che guidano o i bambini di colore, ma non gli uomini bianchi. Come mai? Perché, dicono le regole di Facebook, i bambini non sono una categoria protetta e sono un sottoinsieme delle persone di colore. A quanto pare gli uomini non vengono considerati un sottoinsieme degli esseri umani.

Un altro esempio, tratto dalla realtà, è un invito a massacrare tutti i musulmani radicalizzati, fatto da un membro del Congresso statunitense: è accettabile, secondo Facebook, perché è rivolto a uno specifico sottoinsieme di musulmani. Dire “Tutti i bianchi sono razzisti”, invece, è inaccettabile per Facebook, perché prende di mira un’intera categoria protetta. Eppure la prima frase incita alla violenza (specificamente all’omicidio), mentre la prima è una semplice osservazione generale, giusta o sbagliata che sia).

L’articolo di ProPublica (in inglese) esplora in grande dettaglio le ragioni e le bizzarrie di queste regole, spesso contrarie alle leggi nazionali e al buon senso: consiglio di leggerlo per rendersi conto che contrariamente a quanto pensano in molti, Facebook non è affatto uno spazio libero di discussione.


Nota tecnica: le immagini pubblicate da ProPublica e da Ars Technica sono ricostruzioni dei documenti trafugati; BoingBoing sembra invece mostrarne una versione originale.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Il Messaggero, la scienza e l’“unsteroide”: il lento suicidio del giornalismo

July 1, 2017 4:07, par Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

Sì, avete letto bene. Sul Messaggero C’è proprio scritto così:

«La Terra riischia di essere distrutta da unsteroide», la rivelazione choc

Questo è il modo in cui il Messaggero scrive un articolo per la sua sezione Scienze. Citando, oltretutto, come fonte il Daily Mail. E parlando di “asteroidi dal diametri” e di “impati rilevante”.

Lasciando stare il suo contenuto allarmistico-catastrofico, che è completamente falso, vorrei far notare che questo capolavoro non è frutto di una scrittura frettolosa: è stato pure aggiornato, come indicano la data di pubblicazione (30 giugno) e quella di aggiornamento (1 luglio alle 8:09).

Non è finita: quel titolo è stato anche pubblicato su Twitter pari pari, senza che nessuno si accorgesse degli errori.




Se una testata giornalistica registrata crede di poter spacciare questo sconcio per giornalismo, se assume o incarica gente che scrive in questo modo e accetta di pubblicare questa diarrea verbale, allora quella testata non può lamentarsi per il crollo dei ricavi dando la colpa a Internet o alle fake news. Il giornalismo che si comporta così non sta morendo per cause esterne. Si sta suicidando.


Copia dell’articolo originale è archiviata qui presso Archive.is.
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10 anni di iPhone

June 30, 2017 6:49, par Il Disinformatico

Dieci anni fa, il 29 giugno 2007, veniva messo in vendita il primo iPhone, rivelato al pubblico da Steve Jobs di Apple il 9 gennaio 2007. Oggi è facile considerarlo un prodotto che non poteva fallire, ma è importante ricordare quanto era limitato al suo debutto.

L’iPhone era infatti costosissimo, era disponibile soltanto con un unico operatore telefonico statunitense, e aveva una connessione dati lentissima (inferiore al 3G attuale). Non c’era GPS, non c’era una fotocamera frontale e la fotocamera posteriore non aveva il flash. Lo schermo a colori da 3,5" era a malapena accettabile per gli standard odierni, ma offriva la vera rivoluzione: niente tastiera fisica.

Non c’era l’App Store e non c’erano app a parte quelle preinstallate. Era totalmente dipendente da un computer per gli aggiornamenti e i backup (iCloud non esisteva). Non c'erano giochi. Non c’era Siri. Ma l’effetto wow fu garantito dal suo design elegante e innovativo, che aboliva la tastiera fisica e la sostituiva con una tastiera touch.

Vale la pena di ricordare quanto l’iPhone fu criticato dalla concorrenza, in particolare da Steve Ballmer di Microsoft (video). Per l’anniversario, inoltre, uno degli sviluppatori della tastiera touch dell’iPhone ha pubblicato le immagini dei prototipi dello smartphone di Apple.


Fonte aggiuntiva: Cnet.
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Ransomware NotPetya in tutto il mondo, il punto della situazione

June 30, 2017 3:55, par Il Disinformatico

Nuovo allarme planetario per il ransomware: dal 27 giugno scorso è in circolazione un nuovo attacco informatico, battezzato NotPetya, che segue lo schema consueto dei ransomware, bloccando i computer e cifrandone i dati con una password complicatissima che si potrebbe ottenere soltanto pagando un riscatto.

Ho scritto potrebbe perché a differenza dei ransomware passati, con NotPetya pagare è sicuramente inutile, dato che l’indirizzo di mail al quale ci si deve rivolgere per offrire il riscatto è stato disattivato durante i primi interventi degli addetti alla sicurezza informatica.

Le aziende colpite sono numerosissime in tutto il mondo, anche perché NotPetya si diffonde senza che l’utente debba aprire un allegato o visitare un sito: in sintesi, si diffonde attraverso le condivisioni di rete di Windows impostate in modo imprudente.

Come spiegato in dettaglio nel bollettino di MELANI/GovCERT (la centrale svizzera d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione), esiste una tecnica di “vaccinazione” (scrivere un file di nome perfc o perfc.dat nella cartella di base di Windows), ma se un computer è già stato infettato c’è poco da fare.


Valgono i consigli di sempre, ossia prevenzione, prevenzione, prevenzione:

-- fate un backup dei vostri dati salvandoli su un dispositivo che non è connesso alla rete locale o a Internet,
-- installate gli aggiornamenti di sicurezza (già disponibili addirittura da marzo di quest’anno),
-- usate un buon antivirus.

In questo caso specifico, sono colpiti soltanto gli utenti Windows: chi usa MacOS o Linux è immune e anche gli smartphone iOS e Android non sono attaccabili da NotPetya.

Un dettaglio da non dimenticare: NotPetya sfrutta una vulnerabilità di Windows che l’NSA aveva scoperto ma aveva deciso di tenere segreta per poterla sfruttare. In pratica, pur di mantenere un presunto vantaggio tecnologico, l’NSA ha messo in pericolo non solo le aziende statunitensi che dovrebbe proteggere, ma tutte le aziende del mondo.


Fonti aggiuntive: F-Secure Labs, F-Secure.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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