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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , par profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Blue Whale Challenge, qualche dato per riflettere

June 2, 2017 7:01, par Il Disinformatico

Ho provato a cercare in Google Trends uno degli hashtag più importanti legati al Blue Whale Challenge (quello che invocherebbe un presunto “curatore”). I risultati sembrano indicare un ruolo molto chiaro dei media tradizionali nella diffusione della notorietà del concetto, con tutte le responsabilità che questo comporta.

A livello mondiale, prima di maggio di quest’anno era calma piatta:



L’effetto in Italia della trasmissione Le Iene del 14 maggio scorso dedicata alla “sfida” del Blue Whale Challenge sembra emergere molto chiaramente:



Ingrandendo il dettaglio degli ultimi 30 giorni emerge ancora più chiaramente questo picco:



Lo stesso vale per la ricerca in Google di “Blue Whale” in Italia:




Gli effetti de Le Iene sono visibili anche guardando i dati svizzeri:



Se poi guardiamo la suddivisione di questi dati per sottoregione, il Ticino spicca enormemente:



Il legame fra Le Iene e la popolarità del BWC sembra confermata anche dalle ricerche correlate:


Parlare in televisione di questi drammi, insomma, è sempre un rischio, perché si finisce per creare curiosità e interesse intorno a un’idea che prima era poco diffusa. Se questo rischio non è compensato da un approccio responsabile, i danni possono essere gravissimi.

Su Instagram, Youtube e Twitter, sfogliare gli hashtag legati al BWC trova un numero abbastanza modesto di risultati, molti dei quali sono fra l’altro pubblicati da persone che stanno usando questi hashtag per attirare traffico e visualizzazioni dei propri video. I casi che sembrano reali sono un’esigua minoranza: con questo non voglio minimizzare il problema, ma è importante che sia chiaro che il caso BWC è stato pompato a dismisura dai mezzi di comunicazione di massa tradizionali. Prima di demonizzare Internet, insomma, sarebbe il caso di guardarsi in casa.

Intanto la reazione di Internet è stata vivace e costruttiva: sono nati i memi che prendono in giro il BWC e ho notato un’improvvisa popolarità dell’hashtag #redlionchallenge, che è legato a una contro-sfida: elencare le cose buone e belle fatte, presenti e da fare nella propria vita e seguire una serie di compiti positivi.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



C'è poco da fidarsi delle app in Google Play: casi pratici

June 2, 2017 6:26, par Il Disinformatico

Molti utenti Android pensano che se un’app è presente nel negozio ufficiale, ossia Google Play, sia stata controllata accuratamente e non possa essere pericolosa. Ma alcuni casi recenti dimostrano che non è così e che è meglio essere molto prudenti prima di installare qualunque app.

Naked Security, per esempio, segnala Star Hop e Candy Link, che sembrano giochini innocui ma in realtà nascondono software ostile che accende il Wi-Fi sul telefonino e bombarda gli utenti di pubblicità spazzatura. Queste app sono state scaricate circa 50.000 volte e dopo la scoperta del loro comportamento truffaldino sono state segnalate a Google.

Graham Cluley, invece, cita il caso di Judy, un software disseminatore di pubblicità (adware) annidato in una quarantina di app che nel corso di almeno un anno sono state scaricate da circa 36 milioni di utenti Android prima di essere rimosse da Google Play dopo la segnalazione degli esperti di sicurezza esterni.

Lo scopo di Judy è cliccare automaticamente sulle pubblicità, come se lo facesse l’utente, creando così incassi per i creatori di questo software.

Fra l'altro, si sa esattamente chi è il responsabile di questo software: una società coreana, Kiniwini, che su Google Play si fa chiamare Enistudio Corp.

Difendersi è abbastanza facile: basta installare un buon antivirus per Android, che contenga una “lista nera” costantemente aggiornata delle app che gli esperti di sicurezza hanno segnalato come pericolose.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2017/05/26

May 30, 2017 14:05, par Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di venerdì scorso del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Antibufala: l’immagine di tutta l’acqua sulla Terra raccolta in una “goccia” gigante

May 29, 2017 2:10, par Il Disinformatico

Credit: Howard Perlman, USGS; globe illustration
by Jack Cook, Woods Hole Oceanographic
Institution (©); Adam Nieman.
Su Internet capita spesso di imbattersi nell’immagine mostrata qui accanto: un globo terrestre nel quale tutta l’acqua, si dice, è stata raccolta in un’unica grande sfera. Che però stranamente occupa solo circa metà degli Stati Uniti. È facile pensare che si tratti di un’esagerazione o di una licenza poetica per sottolineare la necessità di gestire responsabilmente una risorsa limitata, ma non è così: non è una bufala. L’immagine, per quanto incredibile, rappresenta la realtà.

La fonte di quest’immagine, infatti, è l’autorevole USGS, che la pubblica e spiega in una pagina apposita insieme a molti altri dati e grafici. La sfera d’acqua misura circa 860 miglia (circa 1380 km di diametro). Il velo d’acqua che copre gran parte del pianeta, se radunato così, sembra davvero misero.

Ma la cosa più impressionante è che accanto a questa sfera grande ce ne sono due molto più piccole: quella intermedia misura circa 270 km di diametro e rappresenta tutta l’acqua dolce del mondo (presente nel sottosuolo, nei laghi, nelle paludi e nei fiumi): quella che possiamo usare per vivere e per coltivare e che ammonta a circa il 2,5% di tutta l’acqua del pianeta. La sfera più piccola delle tre, invece, rappresenta l’acqua dolce disponibile nei laghi e nei fiumi e ha un diametro di circa 56 km.

Quella pallina azzurra è tutta l’acqua che si contende l’umanità. Non conviene sprecarla.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Antibufala: Avril Lavigne morta e sostituita da una sosia!

May 26, 2017 7:00, par Il Disinformatico

Il mondo della musica è ricco di leggende e di storie strane. Poche, però, sono bizzarre come quelle che raccontano che un artista è morto ed è stato segretamente rimpiazzato.

Era già successo decenni fa per Paul McCartney dei Beatles, che secondo i teorici di questa cospirazione sarebbe morto negli anni Sessanta in un incidente d’auto e sarebbe poi stato sostituito di nascosto da un musicista che aveva sembianze molto simili, perfezionate con un intervento di chirurgia plastica. Come facesse questo sosia ad essere anche bravo a suonare e ad avere la stessa voce di McCartney non è mai stato spiegato.

Adesso è (di nuovo) il turno di Avril Lavigne. Come racconta il Guardian, circola dal 2005 ma è riaffiorata di recente la teoria, diffusa su Internet, che Avril Lavigne sia stata sostituita da una sosia di nome Melissa nel 2003. Melissa era la controfigura dell’artista all'inizio della sua carriera. Ma Avril Lavigne sarebbe morta (non si sa bene quando) e la casa discografica avrebbe dato a Melissa l’incarico di sostituirla a tempo pieno.

Le presunte prove di questa sostituzione sono, come al solito, solidissime (si fa per dire): sono il fatto che Avril portava i pantaloni ma Melissa predilige le gonne, o differenze nel viso attuale rispetto alle fattezze di una quindicina d’anni fa (perché nel mondo del complottismo la gente non cambia mai fisionomia quando cresce o invecchia), oppure allusioni nascoste nei testi delle canzoni, come in Slipped Away, perché viene detto che “il giorno che sei scivolata via è stato il giorno che ho scoperto che non sarei stata più la stessa” (“The day you slipped away was the day I found it won’t be the same”).

Il Guardian cita anche altre teorie di sostituzione che riguardano Taylor Swift (che sarebbe il clone di una sacerdotessa satanica) e Beyoncé (che sarebbe un clone piazzato dagli Illuminati o dalla massoneria). Posso capire, umanamente, le teorie che sostengono che un artista molto amato non sia morto e sia ancora in vita segretamente: è difficile accettare la morte di una persona che si venera. Ma quelli che sostengono queste sostituzioni sono, per me, incomprensibili nella loro arroganza di aver capito qualcosa che gli altri, chissà perché, non riescono a cogliere.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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