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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , par profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Promemoria: astronauta lunare Al Worden a Milano il 14-15 ottobre. Prenotatevi in fretta

October 3, 2016 8:47, par Il Disinformatico

Come già preannunciato tempo addietro, il colonnello Alfred Worden, protagonista della missione lunare Apollo 15 insieme a Dave Scott e Jim Irwin, sarà per la prima volta in Italia venerdì 14 ottobre e sabato 15 ottobre.

Worden pilotò il Modulo di Comando, ossia il veicolo principale della missione, portando i suoi compagni prima in orbita intorno alla Luna e poi fino a pochi chilometri dalla superficie lunare, dove li sganciò dentro il Modulo Lunare con il quale scesero sulla Luna.

Worden divenne così l’essere umano più isolato dell’universo, restando per tre giorni da solo a orbitare intorno alla Luna, trascorrendo metà del tempo fuori dalla portata di ogni comunicazione radio (essendo occultato dalla Luna).

Durante il ritorno verso la Terra, Al Worden stabilì un altro primato, diventando il primo essere umano a effettuare una “passeggiata spaziale” nello spazio profondo, a oltre 300.000 chilometri dalla Terra.


Falling to Earth, di Ed Hengeveld

Tutti i dettagli su come partecipare alla cena di gala e/o alla conferenza sono sul sito di Luigi Pizzimenti, grande appassionato e storico delle missioni spaziali nonché curatore della sezione Spazio del Museo del Volo Volandia e amico personale dell’astronauta. Io ci sarò, sia come appassionato, sia come traduttore e interprete di Worden.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Astronauti lunari a rischio di malattie cardiovascolari, faccio il punto su Le Scienze

October 3, 2016 4:13, par Il Disinformatico

Nel numero 578 di Le Scienze, attualmente in edicola, c’è un mio articolo che parla della notizia diffusa ad agosto da molte testate a proposito di un grave rischio di malattie cardiovascolari per chiunque si avventuri nello spazio profondo, per via delle radiazioni cosmiche.

La notizia si basa su una ricerca intitolata Apollo Lunar Astronauts Show Higher Cardiovascular Disease Mortality: Possible Deep Space Radiation Effects on the Vascular Endothelium, di Michael D. Delp, Jacqueline M. Charvat, Charles L. Limoli, Ruth K. Globus e Payal Ghosh, pubblicata da Nature su Scientific Reports 6 (doi:10.1038/srep29901).

La ricerca è stata citata un po’ ovunque: Ansa, IBTimes, e tanti altri siti ne hanno parlato. Ma c’è una risposta che la mette in discussione: si intitola piuttosto eloquentemente No evidence for an increase in circulatory disease mortality in astronauts following space radiation exposures ed è stata scritta da Francis A. Cucinotta, Nobuyuki Hamada e Mark P. Little per la rivista Life Science in Space Research (http://dx.doi.org/10.1016/j.lssr.2016.08.002). La risposta era accessibile solo a pagamento quando ho scritto l'articolo un mesetto fa e quando la notizia era all’attenzione generale ma ora è liberamente consultabile.

Se volete sapere perché la tesi del maggior rischio per gli astronauti oltre l’orbita terrestre è stata criticata, potete leggere il mio articolo su Le Scienze. Segnalo, fra l’altro, un paio di link a supporto di quello che ho scritto: le statistiche di popolarità dell’articolo su Scientific Reports e tutti i dettagli delle tariffe che pagano gli autori per essere pubblicati.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2016/09/30

September 30, 2016 12:26, par Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Nuove frontiere degli attacchi informatici: oscurare un sito tramite le webcam

September 30, 2016 10:24, par Il Disinformatico

Pochi giorni fa il sito dell’esperto di sicurezza informatica Brian Krebs, KrebsOnSecurity, spina nel fianco di molti criminali online per via delle sue inchieste, è stato oscurato con una forma di attacco decisamente insolita: sono state utilizzate centinaia di migliaia di telecamere connesse a Internet.

Insieme a router, videoregistratori digitali e altri dispositivi connessi (la cosiddetta Internet delle cose), queste telecamere sono state infettate e comandate dagli aggressori in modo da generare un traffico enorme verso il sito di Krebs: l'equivalente informatico di migliaia di persone che tentano di telefonare contemporaneamente alla stessa persona. In gergo tecnico si chiama distributed denial of service o DDOS.

Si tratta di uno degli attacchi più grandi mai effettuati: le stime parlano di 620 gigabit al secondo. Pochi giorni dopo, un servizio di hosting francese. OVH, è stato attaccato ancora più massicciamente con 1,1 terabit al secondo. Ars Technica segnala numerosi altri casi di oscuramenti tramite webcam.

Per dare un’idea di quanto sia potente un attacco di queste dimensioni, l’oscuramento del sito di Krebs ha messo in ginocchio persino le risorse di una delle più grandi aziende per la distribuzione di contenuti via Internet, Akamai, che aveva difeso gratuitamente Krebs dagli attacchi subiti in passato. Al suo posto è subentrato Google, che ha sostenuto l’attacco nell’ambito del proprio Project Shield per la difesa dei giornalisti dalla censura online. In effetti un DDOS è una forma di censura: se nessuno ti può leggere, è come se non avessi scritto nulla.

Il problema principale di questi attacchi è che la loro potenza di fuoco è difficile da mitigare e resta attiva a lungo perché gli oggetti connessi a Internet, a differenza dei computer, non vengono quasi mai aggiornati per correggerne le falle e per i loro proprietari è difficile rendersi conto di essere complici di un’aggressione online. Questi oggetti, inoltre, non hanno antivirus che permettano di fare una loro scansione alla ricerca di virus o simili o di proteggerli da intrusioni. E con la crescente popolarità dell’Internet delle Cose (insicure), possiamo aspettarci altri attacchi spacca-Internet come questi.

Tutto quello che possono fare gli utenti è cambiare le password predefinite di questi dispositivi (sarebbe già un grande miglioramento, visto che non lo fa nessuno, a giudicare dal numero di oggetti digitali accessibili tramite le loro password standard) e scollegare o isolare da Internet i dispositivi che non hanno ragione di essere su Internet.


Fonti aggiuntive: The Inquirer, Motherboard.
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Facebook, la Germania ferma la condivisione dei dati di WhatsApp; garante privacy italiano apre istruttoria

September 30, 2016 9:13, par Il Disinformatico

Molti utenti di WhatsApp hanno percepito come il tradimento di una promessa la recente decisione di Facebook di prendere dati da WhatsApp per vendere pubblicità mirata. Ma il commissario per la protezione dei dati della città di Amburgo, Johannes Caspar, ha fatto di più: pochi giorni fa ha ordinato a Facebook, attuale proprietario di WhatsApp, di smettere di raccogliere e conservare dati sugli utenti WhatsApp tedeschi e di cancellare quelli ricevuti fin qui da Facebook tramite WhatsApp.

Caspar ha dichiarato in un comunicato stampa che “Dopo l’acquizione di WhatsApp da parte di Facebook due anni fa, entrambe le parti avevano assicurato che i rispettivi dati non sarebbero stati condivisi fra loro. Il fatto che questo stia ora avvenendo è non solo un inganno degli utenti e del pubblico, ma anche una violazione delle leggi nazionali sulla protezione dei dati.... questo ordine amministrativo protegge i dati di circa 35 milioni di utent di WhatsApp in Germania. Deve spettare a loro la decisione se vogliono collegare il proprio account a Facebook. Pertanto Facebook deve chiedere in anticipo il loro permesso. Questo non è accaduto.”

Cosa peggiore, nota Caspar, “ci sono molti milioni di persone i cui dettagli di contatto sono stati caricati su WhatsApp attingendoli dalle rubriche dell’utente anche se non erano collegate a Facebook o WhatsApp. Secondo Facebook questa gigantesca quantità di dati non è ancora stata raccolta. La risposta di Facebook che questo semplicemente non è ancora stato fatto per il momento, è motivo di preoccupazione che la gravità della violazione della protezione dei dati possa avere un impatto molto più grave”.

La decisione tedesca è accompagnata da quella per il Garante per la protezione dei dati personali italiano, che, secondo quanto riporta ANSA, “ha avviato un'istruttoria a seguito della modifica della privacy policy effettuata da WhatsApp a fine agosto che prevede la messa a disposizione di Facebook di alcune informazioni riguardanti gli account dei singoli utenti di WhatsApp, anche per finalità di marketing” e ha “invitato WhatsApp e Facebook a fornire tutti gli elementi utili alla valutazione del caso” e a “chiarire se i dati riferiti agli utenti di WhatsApp, ma non di Facebook, siano anch'essi comunicati alla società di Menlo Park”.

Sono anni che gli addetti ai lavori dicono che le politiche aziendali di Facebook sono socialmente inaccettabili e pericolose ma gli utenti continuano a usarli con indifferenza, convinti che sia solo questione di profilazione pubblicitaria dalla quale non c’è nulla da temere (ma poi salta fuori che questa profilazione viene usata da regimi impresentabili e per manipolare opinioni ed elezioni). Chissà se questi tradimenti delle promesse e questi moniti dei garanti serviranno a far capire il concetto.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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