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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , par profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Podcast del Disinformatico del 2016/02/19

February 19, 2016 11:38, par Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Aggiornamento di Adobe Creative Cloud cancella(va) i dati degli utenti Mac

February 19, 2016 9:34, par Il Disinformatico

Di solito raccomando di installare sempre prontamente gli aggiornamenti del software, ma stavolta non lo posso fare. C'è stato infatti un brutto inciampo per Adobe: l’ultimo aggiornamento periodico della suite di elaborazione grafica Adobe Creative Cloud cancellava per sbaglio i dati degli utenti Mac. Specificamente cancellava quelli contenuti nella prima cartella in ordine alfabetico che trovava nella directory di root del Mac: un posto dove spesso vengono scritti dati importanti per la gestione del sistema oppure copie di sicurezza dei dati dell’utente, per cui perdere una cartella senza accorgersene (e in maniera così inattesa) può essere decisamente spiacevole.

Come faccia un aggiornamento a contenere un’istruzione che cancella la prima cartella che trova senza nemmeno controllarne il nome è un mistero che è meglio non sondare, ma il problema ora è stato risolto con un nuovo aggiornamento.

Se usate questa suite e avete installato l’aggiornamento difettoso, che è la versione 3.5.0.206, controllate di non aver perso nulla; se non l'avete ancora installato, siete fortunati e potete procedere con l’installazione dell’aggiornamento corretto che è stato rilasciato da Adobe.


Fonti: The Register, BBC, Backblaze, Adobe.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Perché Apple va contro l’FBI sull’antiterrorismo?

February 19, 2016 8:30, par Il Disinformatico

Non capita spesso che una multinazionale difenda i diritti dei cittadini dalle ingerenze del loro governo; di solito è il contrario. Eppure è questo il senso della lettera aperta che Tim Cook, boss di Apple, ha pubblicato in risposta alla richiesta dell'FBI, appoggiata dall’ordine del giudice, di sbloccare un iPhone 5c appartenuto a Syed Farook, che insieme alla moglie Tashfeen Malik ha ucciso 14 persone a dicembre 2015 a San Bernardino, in California. I due sono periti poco dopo in un conflitto a fuoco con la polizia e ora l'FBI vuole accedere all’iPhone di Farook nell’ambito delle proprie indagini, ma non ha la password del dispositivo. Non ce l'ha neanche Apple: l’unico ad averla era Farook.

L’FBI non può tentare tutte le password possibili: ci vorrebbe troppo tempo, perché l’iPhone 5c impone una pausa lunghissima fra i tentativi e c’è il rischio che lo smartphone sia stato impostato in modo da cancellare i dati dopo dieci tentativi sbagliati. Inoltre i dati sul telefonino, in particolare foto e messaggi, sono cifrati e serve un codice di decifrazione.

Gli inquirenti vogliono che Apple scriva una versione su misura di iOS che tolga a quello specifico telefonino le pause obbligate e la cancellazione dei dati, in modo che possano tentare rapidamente tutte le password possibili e alla fine trovare quella giusta.

Come spiega bene The Register, Apple si rifiuta di collaborare per non stabilire un precedente legale pericoloso e preoccupante (lo ha sottolineato anche Sundar Pichal, CEO di Google, in una serie di tweet) e anche perché la protezione della privacy e della sicurezza dei propri clienti è uno dei punti fondamentali della propria immagine commerciale per distinguersi dai concorrenti: fondamentalmente, acconsentire alla richiesta dell'FBI dimostrerebbe che i suoi telefonini non sono così sicuri come sembrano. Va detto che l’iPhone in questione è un 5c, che non ha le ulteriori protezioni (per esempio la Secure Enclave) introdotte nei modelli successivi. Le autorità federali statunitensi stanno chiedendo ad Apple di dimostrare che è in grado di creare versioni insicure del proprio sistema operativo, minando così alla base la fiducia dei suoi clienti, che si chiederebbero se gli aggiornamenti di iOS contengono falle intenzionali di sicurezza su richiesta governativa.

C'è poi la questione che se Apple accetta la richiesta del governo statunitense, rischia di trovarsi di fronte a richieste analoghe di altri governi, che magari hanno una visione molto particolare del concetto di terrorismo e potrebbero citare questo precedente per forzare la mano ad Apple.

Fra l’altro, l’FBI sta chiedendo ad Apple di sabotare la sicurezza generale dei clienti iPhone in cambio di una manciata di dati di utilità discutibile per le indagini: gli inquirenti hanno già i backup del telefonino di Farook fino al 19 ottobre, per cui mancano solo i dati delle ultime settimane prima dell’attentato, e Farook ha distrutto preventivamente altri due telefonini. Questo fa pensare che i dati realmente importanti fossero sui cellulari distrutti e che quello sopravvissuto contenga informazioni poco significative.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Aggiornamento di Adobe cancella(va) i dati degli utenti Mac

February 19, 2016 5:50, par Il Disinformatico

Di solito raccomando di installare sempre prontamente gli aggiornamenti del software, ma stavolta non lo posso fare. C'è stato infatti un brutto inciampo per Adobe: l’ultimo aggiornamento periodico della suite di elaborazione grafica Adobe Creative Cloud cancellava per sbaglio i dati degli utenti Mac. Specificamente cancellava quelli contenuti nella prima cartella in ordine alfabetico che trovava nella nella directory di root del Mac. Spesso questi dati sono importanti per la gestione del sistema o sono delle copie di sicurezza, per cui perderle senza accorgersene può essere decisamente spiacevole.

Come faccia un aggiornamento a contenere un’istruzione che cancella la prima cartella che trova senza nemmeno controllarne il nome è un mistero che è meglio non sondare, ma il problema ora è stato risolto con un nuovo aggiornamento.

Se usate questa suite e avete installato l’aggiornamento difettoso, che è la versione 3.5.0.206, controllate di non aver perso nulla; se non l'avete ancora installato, siete fortunati e potete procedere con l’installazione dell’aggiornamento corretto che è stato rilasciato da Adobe.


Fonti: The Register, BBC, Backblaze, Adobe.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Non impostate la data del vostro iPhone all’1/1/1970

February 19, 2016 5:26, par Il Disinformatico

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/02/19 8:15.

Durante la puntata precedente del Disinformatico radiofonico su ReteTre è arrivata in diretta la segnalazione di un ascoltatore, Benat, che diceva che stava circolando un messaggio che invitava i proprietari di iPhone a impostare la data dell’1/1/1970 e riavviarlo per ricevere un “uovo di Pasqua” ma era in realtà un inganno piuttosto pesante: chi seguiva quest’invito si trovava con lo smartphone completamente bloccato e impossibile da riavviare o ripristinare. L’unico rimedio era riportarlo a un negozio per l’assistenza tecnica. Durante la diretta non c’è stato tempo di verificare la segnalazione, per cui ho promesso di parlarne nella puntata successiva e di scriverne qui.

L’inganno è reale, quindi non impostate il vostro iPhone al primo gennaio 1970: se è un modello 5s o superiore, dopo un riavvio si bloccherà completamente. La stessa avvertenza vale per gli iPad Air e iPad Mini 2 e per gli iPod touch di sesta generazione. Apple raccomanda di non impostare date di maggio 1970 o precedenti e dice che un aggiornamento software imminente permetterà di prevenire il problema.

L’unico modo noto finora per sbloccare un dispositivo bloccato in questa maniera è lasciare che la sua batteria si scarichi completamente, oppure aprirlo (cosa non facile) e scollegare la batteria.

Lo scherzo è nato presso 4chan, famoso (o famigerato) luogo online di raduno di internauti che hanno una propensione per le provocazioni, le trasgressioni e gli scherzi di dubbio gusto.

Ma perché gli iCosi hanno questo strano comportamento? E come mai ce l’hanno soltanto certi modelli? La spiegazione esatta è per ora ignota, ma è presumibilmente legata a due fatti indiscussi: il primo è che tutti i dispositivi colpiti hanno processori a 64 bit e il secondo è che l’1/1/1970 non è una data a caso ma è il giorno d’inizio della cosiddetta epoca Unix, ossia è la data dalla quale i sistemi operativi basati su Unix (come appunto iOS) iniziano per convenzione a contare il tempo, rappresentandolo come il numero di secondi trascorso da allora (per la precisione dalle 0:00:00 dell’1/1/1970).

In attesa di eventuali chiarimenti da Apple, la teoria prevalente sul problema di data degli iCosi è quindi che le loro versioni a 64 bit sbagliano a gestire i calcoli del tempo quando la data è vicina allo zero dell'epoca Unix. Tom Scott ipotizza che ci sia di mezzo un integer underflow: una sorta di millennium bug legato alla gestione delle date in Unix. Comunque stiano le cose, lasciate stare la data del vostro dispositivo: il tempo è una cosa seria.


Fonti aggiuntive: Gizmodo, Catb.org, Apple, Ars Technica.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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