Lezioni di giornalismo avanzato: “Big Ben” è un grosso orologio, non l’inizio dell’Universo
February 13, 2016 8:48Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/02/13 11:45.
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| L’origine dell’universo secondo Il Giornale e Serena Pizzi. Credit: Wikipedia. |
Potreste aspettarvi che un giornale serio, per intervistare un esperto su un argomento complesso e scientifico come le onde gravitazionali, mandi qualcuno che abbia almeno un’infarinatura di fisica o di astronomia. Macché: ci manda qualcuno che non sa la differenza fra Big Ben (la celeberrima campana che per estensione dà il nome anche al celeberrimo orologio montato sulla celeberrima torre a Londra) e Big Bang (l’espansione esplosiva che ha dato origine all’universo).
Dice infatti la Pizzi: “I fenomeni dell'Universo, da questo momento, saranno più comprensibili? E il Big Ben?”
Su, Paolo, non infierire, direte voi. Un errore di battitura può capitare a tutti. Un momento di distrazione, un calo di zuccheri, un caffé di troppo. Ma non è un errore, perché la stessa perla ricompare più avanti, insieme ad altri tre svarioni (cinque se includiamo quelli tecnici): “I segnali che abbiamo raccolto ieri appartengono ad un universo di 1 miliardi e tre anni fa da noi. Per riuscire ad arrivare agli anni del Big Ben bisgonerà potenziare i nostri strumenti.” Questo è quello che la Pizzi fa dire al povero Prodi.
L’errore di confondere Big Ben e Big Bang è uno dei più ricorrenti nel giornalismo italiano: un vero e proprio pons asinorum. Gli anni passano, l’errore resta.
Lezione di giornalismo avanzato: Ricordati che Big Ben è un orologio e Big Bang è un concetto di astrofisica. Ah, e Big Babol è una cicca e non c’entra un c*zzo con gli altri due.
E poi i giornalisti si chiedono perché gli scienziati sono spesso riluttanti a farsi intervistare.
Screenshot e copia su Archive.is per documentare il tutto:
Se non trovate tutti e cinque gli svarioni nella frase finale della Pizzi, la soluzione è nei commenti.
Aggiornamento (2016/02/13 11:45): L’articolo de Il Giornale è stato corretto, ma solo per la parte riguardante il Big Ben/Bang.
Asteroide scoperto ieri è passato stamattina a 85.000 km dalla Terra
February 13, 2016 6:38Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).
Il Minor Planet Center, centro di avvistamento di asteroidi, ha segnalato stanotte che l’asteroide 2016 CM194 sarebbe passato a 0.22 distanze lunari dalla Terra (0.20 DL dalla superficie terrestre), ossia a circa 85.000 km, stamattina alle 7.53 UT (8:53 ora dell’Europa centrale). Le dimensioni stimate sono fra 5 e 19 metri e la velocità è di 6,3 km/s.
I dettagli pubblicati dall’MPC indicano alcuni aspetti interessanti:
– per chi teme una congiura del silenzio, basta guardare quanti osservatori sono stati coinvolti nel tracciamento dell’oggetto;
– per chi teme che non siamo sufficientemente attrezzati per avvistare in tempo eventuali asteroidi in rotta di collisione, va notato che questo asteroide è stato avvistato per la prima volta ieri e quindi non ci sarebbe stato preavviso sufficiente per fare qualunque intervento di deviazione o di preparazione nella zona d’impatto;
– immettendo i parametri noti nel simulatore d’impatti dell’Imperial College e ipotizzando il caso peggiore (asteroide ferroso, quindi massiccio e compatto, e angolo d’impatto di 90°) si ottiene un cratere di circa 500 metri piuttosto devastante; ipotizzando il caso più probabile (asteroide poroso e angolo d’impatto di 45°) si ottiene una frammentazione dell’asteroide nell’atmosfera, senza formazione di cratere ma con pioggia di frammenti e un’onda di pressione quasi trascurabile.
Buona giornata.
Podcast del Disinformatico del 2016/02/12
February 12, 2016 14:56È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
Falla di Facebook permetteva di rubare gli account: risolta
February 12, 2016 10:39La raccomandazione di non considerare privata qualunque cosa immessa in un social network ha trovato una dimostrazione molto ingegnosa pochi giorni fa: è infatti emerso che Facebook aveva una falla che consentiva di leggere e vedere tutto il contenuto degli account altrui.La falla è stata scoperta a luglio 2015 da un ricercatore di sicurezza britannico, noto con il nomignolo finite, che l’ha tenuta segreta e segnalata a Facebook, ricevendo una ricompensa di circa 7500 dollari. Ricompensa meritata, visto che scoprire e sfruttare la falla richiedeva un ingegno davvero notevole e una creatività altrettanto sviluppata.
Finite ha infatti scoperto un modo di iniettare del contenuto creato da lui all’interno delle pagine generate da Facebook e soprattutto di far credere a Facebook che si trattasse di contenuto creato da Facebook e non dal ricercatore di sicurezza: in gergo tecnico, un classico cross-site scripting.
Fin qui nulla di straordinario: quello che merita una lode particolare è il contenuto iniettato da finite, ossia un’immagine. Siccome il testo viene (giustamente) filtrato da Facebook mentre le immagini sono considerati innocue, finite ha creato un’immagine in formato PNG, quindi compressa, che una volta interpretata e scompattata da Facebook diventa testo e specificamente diventa uno script che Facebook interpreta come proprio e quindi esegue senza restrizioni, permettendo di prendere il controllo degli account altrui. Geniale. L’immagine è quella mostrata qui sopra, ma non provate a usarla: Facebook ha chiuso subito la falla.
La vostra prossima suoneria? Createla con le onde gravitazionali
February 12, 2016 6:12Ieri è stato il grande giorno della scoperta delle onde gravitazionali. Una rivoluzione straordinaria per l’astronomia, che ora ha un canale di esplorazione aggiuntivo oltre alla luce, alle onde radio e ai raggi X già usati dai rispettivi tipi di telescopio per sondare il cosmo. Ma a qualcuno è venuta spontanea la solita, inevitabile domanda: in pratica, questa scoperta cosa cambia?
La risposta seria è che è raro che la ricerca di punta porti a risultati pratici immediati, ma lo fa quasi sempre a lungo termine. Per esempio, i raggi X sembravano una bizzarria fino a quando ci si è resi conto che potevano essere usati per la medicina e la chirurgia. Le reazioni nucleari sembravano inutili curiosità fino a quando una bomba atomica ha distrutto la città di Hiroshima. E così via.
Ma la risposta meno seria è che stavolta c'è davvero un risultato pratico subito pronto: la suoneria più cool dell'universo. Ieri, infatti, è stata presentata la conversione in suono dell’onda gravitazionale captata. Eccola:
È un suono inquietante e suggestivo, specialmente se si considera la sua origine straordinaria: due lontanissimi buchi neri, corpi celesti alla cui gravità non sfugge neppure la luce, ciascuno trenta volte più massiccio del nostro Sole, che si sono scontrati e fusi insieme un miliardo e trecento milioni di anni fa, liberando in un istante cinquanta volte più energia di tutte le stelle nell’universo osservabile e creando un’onda che corre fra le stelle da oltre un miliardo di anni, piegando lo spazio e il tempo, ossia la struttura stessa dell’universo, al suo passaggio.
Convertite questo video in un file audio e usatelo come suoneria. Così quando vi chiederanno che cos’è, potrete rispondere con disinvoltura che è il suono dello scontro stellare più potente mai registrato, o se preferite di due stelle giganti che s’accoppiano fino a diventare una cosa sola.
Non vi convince? Troppo nerd? È sempre meglio di quel petulante e onnipresente fischiettìo che si usa di solito.








