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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , par profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Antibufala mini: stupro libero per i rifugiati in Finlandia

January 9, 2016 11:10, par Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Una lettrice, germana, mi ha segnalato questa foto che circola nei social network e sembra mostrare un’affissione in Sud Africa che “incoraggia gli africani che emigrano in Finlandia a stuprare le donne bianche”. Il testo inglese dell’affissione, tradotto, dice “Stupro - stupro - stupro. In Finlandia puoi farlo. I rifugiati possono fare qualunque cosa! Contatta subito l’ambasciata finlandese”. Sotto l’illustrazione che mostra tre uomini di colore che aggrediscono sessualmente una donna bianca c'è una scritta che, tradotta, dice “Non verrai punito!”.

FALSO. FAKE.

Non voglio entrare nel merito delle polemiche sulle aggressioni sessuali ad opera di immigrati o rifugiati di cui si sta facendo un gran parlare in questi giorni: mi limito a segnalare che questo cartello è falso e che chi ci crede è un pollo, perché bastano tre secondi per trovare l’affissione originale con Google. Basta digitare il testo dell’affissione in Google per trovare pagine come questa o questa, che spiegano che si tratta di uno scadente fotoritocco di questo avviso di Medici Senza Frontiere, che invita le donne a chiedere immediatamente un trattamento medico gratuito in caso di stupro, rivolgendosi alla clinica di Clara Town, a quella di New Kru Town o all’Island Hospital, che si trovano in Liberia, non in Sud Africa.


VERO. REAL.

La dicitura Vihreät nella versione falsa è probabilmente un riferimento al partito dei Verdi finlandese.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Antibufala: scoperto in Austria un telefonino di 800 anni fa!

January 8, 2016 19:22, par Il Disinformatico

Gira su Internet una foto, quella mostrata qui accanto, che raffigura una tavoletta di argilla molto particolare trovata in uno scavo archeologico in Austria: somiglia dannatamente a un telefonino, solo che ha 800 anni.

Siamo noi che interpretiamo erroneamente con occhi moderni un oggetto antico? O è davvero un oggetto odierno lasciato nel passato da un viaggiatore nel tempo o una conferma di un contatto alieno, come sostiene per esempio il sito Mysterious Universe?

Il sito cita subito gli alieni Anunnaki del pianeta Nibiru, ma stranamente dimentica di considerare l’ipotesi più semplice: che si tratti di una burla moderna. Infatti il sito antibufala Snopes ha fatto quello che dovrebbe fare qualunque sito d’indagine seria, ossia cercare l’immagine in Google prima di lanciarsi in teorie più o meno fantasiose.

Facendo questa ricerca emerge che il “telefonino” di argilla raffigura effettivamente un telefono cellulare odierno, ma non perché arriva da un altro pianeta o da un viaggiatore nel tempo: semplicemente è una scultura creata a gennaio 2012 dagli scultori tedeschi Karin e Karl Weingärtner, dell’Art Replik Studio, che l’avevano poi intitolata BabyloNokia.

Guarda caso, la versione della foto pubblicata da Mysterious Universe taglia il titolo e la scritta che riporta il nome del sito degli scultori, www.art-replik.com. Nessun mistero, insomma, ma solo tanta malizia attiraclic.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Antibufala: il cane ustionato nel tentativo di salvare i padroni da un incendio

January 8, 2016 18:05, par Il Disinformatico

Uno dei tormentoni di fine anno nei social network è stato l’appello per pregare per un povero cane, mostrato in una foto (quella qui accanto), che “era rimasto gravemente ustionato e sfigurato nel tentativo di salvare la propria famiglia da un incendio domestico. Un ‘Mi piace’ = una preghiera” dice l’appello “Una condivisione = dieci preghiere”.

La foto, che mostra un cane con la parte superiore del muso coperta da uno strato rosa di carne viva che copre anche gli occhi, è stata condivisa oltre 127.000 volte e ha collezionato quasi 77.000 “Mi piace” su Facebook, dove è stata pubblicata inizialmente il 23 dicembre 2015.

Ma non correte a condividerla o a darle il vostro “Mi piace”: si tratta di uno scherzo, perché la foto mostra semplicemente un cane con una fetta di prosciutto sul muso.

L’autore dello scherzo, Stephen Roseman, ha spiegato al sito antibufala Snopes che il cane non è neanche suo: ha semplicemente trovato la foto in giro su Internet e ha deciso di usarla per fare una burla che rivelasse i creduloni e prendesse in giro sia gli utenti che condividono ciecamente gli appelli del tipo “Un ‘Mi piace’ = una preghiera” nei social network, sia quelli che poi si sentono intelligenti perché non sono cascati in una trappola ovvia e si sentono in dovere di farlo sapere a tutti.

Molti pensano che questo genere di catena di Sant’Antonio non faccia male a nessuno e che quindi sia giusto inoltrarla a tutti gli amici “perché non si sa mai, metti che sia vero”, ma in realtà causano eccome un danno: producono la Sindrome dell’“al lupo, al lupo”, sommergendo gli appelli veri sotto un mare di appelli falsi. Quando poi arriva un appello veritiero, non gli si crede più perché ne sono passati troppi fasulli. Inoltre chi inoltra questo genere di appello finisce per minare la propria credibilità.

C’è poi la simpaticissima categoria di quelli che diffondono queste burle per poi deridere chi ci casca: magari non ci hanno pensato, ma anche questa è una forma di bullismo digitale.

Propongo quindi un buon proposito un po’ tardivo: non inoltrare, non cliccare “Mi piace” e non condividere nulla che non abbia almeno un link a una fonte autorevole. Aiuterà a togliersi le fette di salame dagli occhi. O dovrei dire prosciutto?

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Dite addio a Internet Explorer 8, 9 e 10: da martedì prossimo non saranno più supportati da Microsoft

January 8, 2016 18:04, par Il Disinformatico

Martedì 12 gennaio le versioni 8, 9 e 10 di Internet Explorer raggiungeranno la “fine vita” (end of life), ossia non saranno più supportate da Microsoft per quanto riguarda aggiornamenti di sicurezza o correttivi. Chi li usa resterà quindi vulnerabile alle falle note e a quelle che verranno presumibilmente scoperte in futuro.

L’avviso di Microsoft (in italiano) consiglia agli utenti di passare a Internet Explorer 11, “che continuerà a ricevere aggiornamenti della sicurezza, correzioni rapide per la compatibilità e supporto tecnico in Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10”.

Chi non segue questo consiglio ma scarica gli aggiornamenti periodici di Microsoft si troverà con un promemoria sullo schermo a partire sempre da questo martedì. L’unica versione di Internet Explorer che resterà supportata è la 11, ma in realtà Microsoft sta spingendo affinché gli utenti abbandonino anche questa in favore del suo nuovo browser, denominato Edge.

Per chi sviluppa software e gestisce sistemi informatici la cessazione del supporto alle vecchie versioni di Internet Explorer, celebri per le loro idiosincrasie e incompatibilità, è probabilmente una buona notizia, perché semplifica il numero di versioni di browser da gestire e offre una giustificazione per andare dal capo e finalmente costringerlo ad aggiornare il software.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



La “legge sui cookie” sfruttata dai truffatori per rubare clic

January 8, 2016 18:04, par Il Disinformatico

Avete presente quella richiesta ossessiva di consenso riguardante i cookie che compare ogni volta che visitate un sito per la prima volta? Certo che l’avete presente: è dappertutto. Non si riesce a evitarla. È il frutto della ormai famosa (o famigerata) “legge sui cookie”, introdotta nel 2014 per tutti i siti in territorio europeo con l’intento di tutelare gli utenti contro la raccolta eccessiva di dati personali.

Il risultato fondamentale di questa legge, sicuramente concepita con le migliori intenzioni ma messa in pratica non molto felicemente, è che ora gli utenti europei sono abituati a cliccare senza pensare su qualunque avviso che somigli vagamente a quello relativo ai cookie previsto dalla legge. E naturalmente è arrivato il malintenzionato che ha trovato il modo di approfittare di questo condizionamento mentale.

Malwarebytes, infatti, segnala che sta girando una campagna pubblicitaria che induce gli utenti a cliccare su quello che sembra essere un normale avviso riguardante i cookie ma in realtà nasconde una pubblicità: il risultato è che l’utente crede di cliccare sull’avviso ma invece clicca sullo spot e quindi viene caricato il sito dell’inserzionista anche se l’utente non è affatto interessato al contenuto pubblicizzato.

Questo, secondo le regole della pubblicità online, comporta un costo per l’inserzionista e un guadagno per il truffatore che ha generato il clic: è una tecnica chiamata clickjacking, ossia “dirottamento di clic”.

Noi utenti possiamo fare ben poco: Malwarebytes ha già notificato la truffa a Google, che gestisce il circuito pubblicitario preso di mira, e ora spetta a Google e all’inserzionista fare pulizia. Ma adesso abbiamo una ragione in più per detestare l’avviso sui cookie.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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