Go to the content

Blogoosfero verdebiancorosso

Full screen Suggest an article

Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Il Delirio del Giorno: #BastaBufale e l’assalto dei Kitipaka

November 7, 2017 9:02, by Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

La mia recente partecipazione all’iniziativa #BastaBufale della Presidenza della Camera, e in particolare la presentazione del decalogo e della miniguida tecnica per non farsi fregare dalle fake news di ogni provenienza, ha scatenato da un paio di giorni su Twitter un’orda di commentatori inferociti, verbalmente offensivi e violenti, che hanno rigurgitato una pioggia di domande dal sapore leggermente inquisitorio. Non sono mancate le accuse di elusione fiscale, di partecipazione a un piano di censura politica, e neanche gli scivoloni sessisti (questi ultimi nei confronti dell’attuale Presidente della Camera, Laura Boldrini). Insomma, uno spettacolo davvero deprimente ma molto educativo.

Provo a riassumere qui la vicenda, che per il suo svolgimento ed epilogo merita di essere raccontata nella mia consueta rubrica Il Delirio del Giorno.

Quest’orda sorprendentemente coordinata, invece di dedicarsi al commento e alla critica del decalogo e della guida, ha preferito ignorare completamente il messaggio e concentrarsi sul lanciare accuse al messaggero: io.

Un giornalista professionista sappiamo bene da chi è pagato. Chiediamo di sapere se la Camera dei Deputati o altro ente pubblico paga per il suo lavoro.
— ComploPopulista (@complpop) November 6, 2017



In particolare, tutti vogliono sapere quanto sono pagato, e anche chi di preciso mi paga, per partecipare a questo torbido progetto di oscurantismo governativo:

Attivissimo, ce la ricordimo tutti la sua bella faccetta con Puente e la marmaglia del costituendo Ministero delle Verità. Si taccia.
— Dozu Barbacani (@dozudoge) November 5, 2017


C’è anche chi mi accusa di spionaggio:

Questo si chiama Paolo Attesissimo. Uno che ci spia anche nei msg privati. Assoldato dalla boldrini e da noi pagato.che tutti sappiano pic.twitter.com/II2rYqRt5M
— Aristotele Onassis (@Aristot25533214) November 6, 2017


Ebbene sì: la pubblica amministrazione italiana spende circa 1 milione e 600 mila euro al minuto, ma c’è parecchia gente che si ossessiona sul mio eventuale compenso, come qui:

Può soddisfare la mia di curiosità? i soldi dei rimborsi spesa invece chi li paga? No sa vedo che alcuni ne spendono parecchi in telefonate.
— topinonavevanonipoti (@novdic600) 5 novembre 2017


Oppure qui, quando ho risposto che come giornalista informatico libero professionista lavoro per chi mi dà un incarico:

Lavora per chi lo paga. Una volta li chiamavano mercenari. pic.twitter.com/nT2FCCpWL1
— @nonomnismoriar (@EliYosiFadda) November 5, 2017


Non ho saputo resistere:

Ora sono diventato pure un mercenario. Un attimo che imbraccio l'AK-47 e metto lo straccetto rosso di Rambo in testa :-) https://t.co/0m8Y6KiJcT
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) November 5, 2017


Dal mio fosco passato emerge una foto che volevo nascondere. I miei anni difficili di mercenario. https://t.co/0iPgZgmDB5
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) November 5, 2017


C’è anche questa perla:

No Ciccio tu sei il debugger. Tu ora dare informaziona ja ?
— Ti Cerco E Ti Rompo (@rompo_ti) November 5, 2017


Gente che mi critica ma non sa neanche la differenza fra debugger e debunker.

Ma l’applauso per il lapsus freudiano dell’anno va a questo:

.... anzi sono pronto a ricacare la dose in ogni momento visto che con la gentilezza non capisce approffitando del potere che gli hanno dato
— PAOLO BARBIERI (@pdbarbieri) 5 novembre 2017


A questa torma insistente di Kitipaka, che ripeteva ossessivamente la stessa domanda (questi sono solo alcuni esempi), ho semplicemente risposto ripetutamente così:

Ho degli obblighi professionali di riservatezza. Se mi sciolgono da questi obblighi, te lo dico ben volentieri.

Spiegazione: sono un giornalista libero professionista. Nel mio mestiere, come in tanti altri, qualunque rapporto con il committente è da considerare automaticamente confidenziale salvo che il committente dia il permesso di parlarne. Non è necessariamente il committente a imporre quest’obbligo: lo impone prima di tutto la deontologia professionale.

In parole piccole: non ho niente da nascondere; semplicemente, se non ho il permesso esplicito della Presidenza della Camera di parlare di un qualunque dettaglio del nostro rapporto, non ne parlo. Si chiama riservatezza professionale: la stessa che impone al vostro medico di non andare a raccontare a tutti i vostri problemi di salute e che vi permette di parlargli sinceramente e in confidenza. Tutto qui.

I Kitipaka non l’hanno capita e hanno insistito che volevano sapere tutto, compreso probabilmente il colore delle mie mutande, appellandosi alla trasparenza degli atti pubblici. Al che ho risposto semplicemente così:

Spetta alla pubblica amministrazione pubblicare gli atti. Quindi per tutti i chiarimenti che vuoi, chiedi alla tua pubblica amministrazione. Grazie.

Questo ha infuriato ancora di più i Kitipaka, che si sono scatenati in due giorni di caccia ossessiva alle informazioni che descrivevano i miei rapporti con la Presidenza della Camera. Questi sublimi segugi, però, non sono riusciti a trovare neppure questo mio vecchio articolo pubblico che offriva già tutti i dettagli e le risposte alle loro domande assillanti.

Alcuni si sono attaccati anche al suddetto decalogo, che invita a chiedere le prove e le fonti delle affermazioni:

ma insomma: tu dici agli altri di chiedere le fonti ma non bisogna chiedere le fonti a te. ok, quanto vuoi?
— alessandro imbriano (@ale_imbriano) November 5, 2017


Lasciando da parte quel garbatissimo “quanto vuoi” che pare una domanda a una puttana, ovviamente è vero che chiedere le fonti è un diritto. A volte, però, ci sono vincoli di riservatezza professionale che non consentono la risposta. Come nel mio caso. A un medico non si può chiedere di pubblicare la cartella clinica del paziente, se non c’è il consenso del paziente. Ma questo, a quanto pare, è un concetto molto difficile.

A questo punto i Kitipaka hanno addirittura scomodato lo spettro di un’interrogazione parlamentare per indurmi a rivelare i miei oscuri e milionari guadagni:

Un consiglio aggratis per l'Attivissimo, o risponde decentemente a noi asap o risponderà a qualcun altro in una saletta della Camera ;) pic.twitter.com/6QloaueEsj
— Minuteman - Italy (@MinutemanItaly) November 5, 2017


Il parlamentare in questione è Massimiliano Fedriga e il suo tweet è questo. Sarà interessante sapere quanto verrà a costare ai contribuenti questa (eventuale) interrogazione.

Galvanizzati dall’intervento di un politico, i Kitipaka hanno raddoppiato gli sforzi investigativi, arrivando finalmente, dopo due giorni di estenuante investigazione, a una scoperta clamorosa, che però ha avuto l’effetto di una doccia gelata:

Trovato! Grazie Valentina. Un prestigioso incarico da 350 euro. pic.twitter.com/UoSByCY3LB
— Luca Mussati (@Luca_Mussati) 5 novembre 2017


Tutto questo can can, insomma, con tanto di interrogazione parlamentare annunciata, per arrivare alla “scoperta” di una prestazione da 350 euro. I Kitipaka si trovano nella stessa tragicomica situazione del cane che abbaia rincorrendo tutte le auto e non si è mai chiesto cosa farà il giorno che riuscirà a raggiungerne una.

---

Chiudo (per ora) questo Delirio del Giorno con le risposte ad alcune delle altre domande ricorrenti di questi leoni da tastiera.

Domanda: “lei lavora attualmente in modo indipendente o anche per l'attuale governo "in carica"”? Non lavoro per il governo italiano. Sono stato chiamato come consulente dalla Presidenza della Camera.

Domanda: Quindi hanno deciso che la consulenza fosse assegnata a lei senza una procedura di selezione? Qualcuno le avrà detto perché proprio lei? Caro Paolo, ultima domanda (siamo contribuenti italiani) su quale base è stato scelta la sua figura? Criterio di selezione? Non so quale sia stato il processo di decisione. Mi hanno chiamato, ho fatto il lavoro. Tutto qui. Chiedetelo a chi mi ha selezionato.

Domanda: Un incarico di consulenza avrà sicuramente un atto pubblicato che lo certifica. O no? Non lo so e non è compito mio spiegare la burocrazia italiana. Vivo in Svizzera.

Domanda: Com'è che non risulta iscritto né all'ordine dei giornalisti né a quello dei pubblicisti? Millantato credito? Prova a pensare intensamente: sarà perché vivo e lavoro in Svizzera?

Domanda: Quasi la meta' dei tuoi followers sono fake, il dubbio sorge spontaneo. Mica me li scelgo io. Informarsi prima di parlare non si usa più? C’è lo spiegone apposito.

Domanda: La sua residenza è in Svizzera? Se sì, x motivi fiscali? 1. Sì. In Svizzera ci vivo, ci lavoro, ci dormo; le figlie ci vanno a scuola. 2. "Motivi fiscali" perché qui le tasse che pago (non poche) mi danno servizi, ma non ci vivo solo per motivi fiscali: perché è un posto sicuro, sereno, con gente cortese e civile e un'amministrazione efficiente.


L'inquisizione è finita? Posso andare?
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Ho follower fasulli su Twitter? Parliamone

November 4, 2017 7:34, by Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

La pubblicazione del decalogo e della miniguida tecnica di #Bastabufale ha scatenato un diluvio di attacchi più o meno stupidi contro di me e i miei colleghi (ne parla, per esempio, Michelangelo Coltelli di Bufale un tanto al chilo). Stupidi perché nella maggior parte dei casi non hanno neanche letto quello che criticano così violentemente. O se l’hanno letto, non l’hanno capito.

Prendiamo per esempio un’accusa ricorrente: io non sarei attendibile perché su Twitter ho tanti follower considerati fake.

È vero che Twitteraudit indica che ho in questo momento circa 164.000 follower ritenuti fake su 400.000 complessivi, ma a chi lancia questa critica sfugge un dettaglio fondamentale: i follower mica me li scelgo io.

Infatti chiunque è libero di diventare mio follower (Twitter è fatto così) e il fatto di avere un buon numero di follower attira inevitabilmente spammer e bot. Se qualcuno pensa che io perda tempo a comperare follower fasulli per sembrare più “importante”, vuol dire che non mi conosce affatto. Non mi guadagno da vivere in base alla fama e la notorietà non è mai stata una mia ambizione (un conto in banca ben pasciuto sì, ma mi è andata male).

Secondo dettaglio che sfugge ai criticoni: ho già provato a purgare i fake, ma si riformano. E purgarli costa.

Ho fatto una prima purga di test fra dicembre 2016 e gennaio 2017, pagando Statuspeople per filtrare i fake. Ma dopo aver bloccato circa 5000 account ritenuti fake su un totale di 300.000 follower, Statuspeople mi diceva che i fake erano già diventati solo il 4%: i conti non tornano, perché Statuspeople diceva che i miei fake erano circa 120.000 su 300.000. Ho disdetto il servizio a pagamento (circa 120 euro l’anno).



Twitteraudit ha un servizio a pagamento che costa 360 dollari l’anno (devo usare la versione Silver, perché ho oltre 100.000 follower) e blocca i fake.


Se qualcuno pensa che io intenda spendere 360 dollari (euro) l’anno per evitare la critica infondata degli idioti, si metta il cuore in pace.


I miei criteri


Personalmente considero fake un account se ha tutte o buona parte di queste caratteristiche:

  • icona non personalizzata
  • nessuno sfondo
  • nome utente seguito da molti numeri o composto da lettere a caso
  • nessuna info personale
  • pochissimi tweet postati (o nessuno)
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2017/11/03

November 4, 2017 5:46, by Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Archeoinformatica: alle origini di PowerPoint

November 3, 2017 8:44, by Il Disinformatico

Sapevate che PowerPoint inizialmente era un prodotto solo per Mac? La curiosa storia di questa popolarissima applicazione per presentazioni, che vanta 1,2 miliardi di copie circolanti, è raccontata in un articolo intitolato The Improbable Origins of PowerPoint e pubblicato su IEEE Spectrum.

PowerPoint debuttò nel 1987: come racconta in un libro uno dei suoi creatori, Robert Gaskins, all’epoca l’idea era creare un software per generare lucidi o diapositive su pellicola fotografica, da proiettare usando lavagne luminose o proiettori per diapositive (i videoproiettori erano ancora troppo primitivi). Non era certo il primo del suo genere: Lotus Freelance e Harvard Graphics, nomi oggi dimenticati, dominavano il mercato. L’innovazione più importante di questo nuovo prodotto dell’azienda di Gaskins, la Forethought, era che invece di dover affidare la presentazione a un grafico, il relatore avrebbe potuto crearla direttamente e rapidamente, senza intermediari e con un enorme risparmio di tempo, grazie alla semplicità d’uso rispetto ai concorrenti.

Il prodotto si chiamava inizialmente Presenter ed era destinato ai PC IBM che stavano inondando il mercato, ma le limitazioni tecniche del PC obbligarono ad abbandonare questa piattaforma e passare al Macintosh di Apple, che vantava una grafica (per quei tempi) più potente. Qui sotto ne potete vedere un esempio in un video:


L’applicazione fu ribattezzata PowerPoint 1.0 e fu un successo istantaneo fra gli utenti Macintosh, ripagando l’investimento dell’azienda in meno di un mese. Tre mesi dopo il debutto di PowerPoint, arrivò Microsoft, che comprò in blocco l’intera azienda produttrice di PowerPoint per 14 milioni di dollari in contanti. E il resto, compresa la famosa Sindrome da Powerpoint, è storia.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



L’archivio CIA su Osama bin Laden

November 2, 2017 5:47, by Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

La CIA ha messo online ieri circa 31 gigabyte di dati che dichiara di aver recuperato dalla residenza di Osama bin Laden ad Abbottabad, in Pakistan, nell’incursione del 2 maggio 2011 che portò all’uccisione di bin Laden stesso. Non è il primo rilascio di materiale di questo genere: un primo lotto era stato reso pubblico nel 2015.

L’archivio è scaricabile qui ed è filtrato per togliere materiali protetti da copyright, malware, pornografia, doppioni e informazioni ritenute tuttora sensibili. C’è anche il diario di bin Laden (ANSA parla di “giornale”, ignorando che journal in inglese significa diario). Maggiori dettagli sul contenuto dell’archivio sono nel comunicato stampa della CIA.

È decisamente presto per poter fare qualunque valutazione approfondita sul contenuto di questo enorme dossier di materiale eterogeneo: per ora emergono soltanto alcune considerazioni secondarie, come il fatto che tra i film trovati sui dispositivi elettronici nella residenza c’erano vari documentari su bin Laden e che alcuni video sotto copyright sono sfuggiti al filtro della CIA. L’elenco dei video include anche quello che dal nome sembrerebbe essere il documentario complottista Loose Change 2, che sosteneva che bin Laden non era l’artefice dei catastrofici attentati dell’11 settembre 2001. C'è anche chi nota una collezione di videogiochi erotici vintage. Questo non vuol dire che Osama bin Laden fosse cultore di alcunché: i file erano a disposizione dei residenti nel compound.

Va detto, inoltre, che la provenienza e l’autenticità di tutto questo materiale non sono verificabili. Tuttavia gli esperti possono ora consultarlo per valutarne la coerenza interna.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Այս հոդվածի պիտակները: disinformatico attivissimo