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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Kaspersky accusata (senza prove) di rubare dati al’NSA. Che se li è fatti fregare come una dilettante

October 6, 2017 14:39, by Il Disinformatico

Ultimo aggiornamento: 2017/10/06 19:40.

Facciamo un quiz informatico? Premessa: sei un collaboratore esterno o un dipendente dell’NSA. Ti porti a casa documenti e malware segretissimi, usati dall’NSA per penetrare le reti informatiche degli altri paesi e per difendere quelle americane (primo errore). Metti il tutto su un computer non sicuro (secondo errore). Il computer è connesso a Internet (terzo errore). Sul computer c’è un antivirus (quarto errore), che come tutti gli antivirus fa il proprio dovere e quindi rileva la presenza del malware e la segnala via Internet alla casa produttrice.

A questo punto delle spie informatiche legate alla Russia usano l’accesso fornito dall’antivirus per procurarsi una copia del malware dell’NSA prelevandola dal tuo computer e se la studiano, rendendola così inutilizzabile e compiendo l’ennesimo furto di dati ai danni della superagenzia americana. Epic fail.

Domanda: quanto devi essere cretino per fare una sequenza di errori del genere?

Domanda di riserva: quanto sono incompetenti quelli dell’NSA, che non riescono a impedire ai collaboratori di portarsi a casa malware top secret e scelgono ripetutamente gente che fa queste cose?

Questa, a mio avviso, è la vera storia dietro un articolo del Wall Street Journal che invece di sottolineare l’inettitudine dell’NSA tenta di dare la colpa di tutto a Kaspersky Lab, l’azienda russa che produce l’antivirus usato dallo sciagurato collaboratore esterno dell’agenzia (o dipendente, secondo il New York Times), insinuando che Kaspersky collabori con il governo russo senza però presentare prove e usando soltanto fonti anonime (che comunque non dichiarano che Kaspersky abbia attivamente aiutato la Russia a scoprire o rubare questi dati). Per quel che ne sappiamo finora, è molto plausibile che i criminali informatici che hanno sottratto i dati dell’NSA abbiano sfruttato qualche falla del software di Kaspersky senza il consenso dell’azienda.

In effetti, se ci pensiamo, un antivirus è il bersaglio ideale per una campagna di spionaggio: è un prodotto conosciuto e fidato, estremamente diffuso, aggiornato frequentemente, al quale gli utenti concedono per forza di cose un accesso totale ai propri dati. Riuscire a infettare un antivirus o prendere il controllo dei server dove gli utenti dell’antivirus caricano i campioni di malware rilevati sarebbe un colpo gobbo. Quello che è (a quanto pare) successo a Kaspersky, insomma, potrebbe succedere a qualunque produttore di antivirus, e non è detto che gli altri produttori siano immuni alle intrusioni o alle persuasioni delle proprie agenzie di sicurezza nazionale (o di quelle straniere).

Sottolineo che la vicenda è ancora nebulosa, anche se ben riassunta da Ars Technica, e non è chiaro se sia la ragione del recente divieto statunitense di usare prodotti di Kaspersky, su qualunque computer delle agenzie governative, visto che il furto risale al 2015. L’azienda ha negato con forza di aver collaborato con i servizi di spionaggio russi e Eugene Kaspersky in persona ha dichiarato che il suo antivirus ha semplicemente fatto quello che fanno tutti gli antivirus.

Una spy-story in piena regola, con risvolti geopolitici enormi, insomma: ma noi utenti comuni, che magari abbiamo scelto proprio Kaspersky come antivirus, cosa dobbiamo fare? Sicuramente ci conviene continuare a usare un buon antivirus, perché il rischio di essere attaccati da criminali informatici comuni è immensamente superiore (con poche eccezioni altolocate) a quello di essere presi di mira dalle spie informatiche russe. Mettiamola così: se per il governo russo (o per qualsiasi governo) siete un bersaglio informatico allettante, la scelta della marca di antivirus è l’ultimo dei vostri problemi.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2017/10/06

October 6, 2017 14:06, by Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Le Storie di Instagram vanno anche su Facebook

October 6, 2017 6:53, by Il Disinformatico

Credit: Techcrunch
Techcrunch segnala che Facebook sta attivando man mano a tutti gli utenti la condividere automaticamente su Facebook delle Storie di Instagram. Il servizio funziona solo da Instagram verso Facebook e non in senso contrario.

La novità nasce forse dallo scarso successo delle Storie di Facebook, e siccome Instagram è di proprietà di Facebook è stato abbastanza logico prendere le Storie di Instagram, che sono diventate molto popolari (250 milioni di utenti), e trasferirle al social network in blu.

La convergenza fra le proprietà di Facebook, insomma, prosegue: dopo i dati di WhatsApp condivisi con Facebook, ora anche Instagram si integra maggiormente e quindi permette a Zuckerberg e soci di avere ancora più dati su di noi. Teniamolo presente quando li usiamo.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Facebook sperimenta le info su schermo contro le fake news

October 6, 2017 6:43, by Il Disinformatico

I social network hanno un ruolo fondamentale nella diffusione delle notizie false fabbricate intenzionalmente, le cosiddette fake news, dandoci il potere di disseminarle con estrema facilità (forse troppa). Bloccare le notizie false senza scivolare nella censura non è facile, ma adesso Facebook ha annunciato di aver avviato la sperimentazione di un nuovo servizio che potrebbe aiutarci a capire se una notizia è attendibile o no.

Il metodo è semplice: quando vediamo nel nostro News Feed di Facebook un link a un articolo, troveremo sul nostro schermo un piccolo pulsante che contiene una I minuscola per indicarci che toccandolo potremo avere informazioni su chi ha pubblicato l'articolo e quindi capire se è credibile. Queste informazioni verranno tratte da Wikipedia e accompagnate da un grafico che dice dove e come viene condiviso su Facebook quell'articolo. Se Facebook non ha informazioni su chi ha pubblicato l'articolo, ce lo dirà, mettendoci una pulce nell'orecchio sulla credibilità della fonte dell'articolo.

Questo dovrebbe rendere più facile distinguere fra siti attendibili e siti inventati da burloni e clickbaiter per fare soldi sui nostri clic. Naturalmente spetta a noi spendere qualche secondo in più per controllare la fonte prima di condividere una notizia, ma perlomeno questo compito sarà più facile rispetto al passato.
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MacOS, pasticci e gaffe negli aggiornamenti a High Sierra e iOS 11

October 6, 2017 6:28, by Il Disinformatico

Se avete aspettato ad aggiornare il vostro macOS alla versione 10.13, denominata High Sierra, e ad aggiornare il vostro iPhone, iPad o iPod touch alla versione 11 di iOS, avete fatto bene: ci sono stati parecchi problemi, oltre a quelli segnalati la settimana scorsa, tanto che Apple ha pubblicato degli aggiornamenti agli aggiornamenti.

Per macOS è uscito il Supplemental Update, che oltre a risolvere alcuni problemi di stabilità del programma d'installazione, di Adobe InDesign e della mail di Yahoo aveva un difetto decisamente imbarazzante: le password di protezione dei dischi cifrati in formato APFS erano visualizzate sullo schermo quando si usavano le applicazioni di gestione dei dischi, come racconta Apple. I problemi con Unity, la popolare suite di sviluppo di giochi per Mac e iOS, invece continuano e vale ancora la raccomandazione di non aggiornare macOS a High Sierra se usate Unity.


Per il mondo iOS, invece, sono stati distribuiti due aggiornamenti dopo il rilascio di iOS 11: il più recente, iOS 11.0.2, risolve i problemi di audio nelle telefonate fatte con l'iPhone 8, di sparizione di alcune foto (in realtà semplicemente nascoste ma non cancellate) e nella posta cifrata. Le magagne con chi usa Microsoft Exchange per la posta su iOS sono già state risolte con l'aggiornamento precedente (11.0.1).

Passati questi problemi di dentizione, per così dire, ora è probabilmente il momento giusto per aggiornare macOS e iOS se i vostri dispositivi lo consentono.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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