Go to the content

Blogoosfero verdebiancorosso

Full screen Suggest an article

Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

MacBook Pro contro Surface Studio: le novità di Apple umiliate da quelle di Microsoft

October 28, 2016 7:42, by Il Disinformatico

Sembra il classico video promozionale di un prodotto Apple, fino al momento in cui compare il marchio Microsoft. Lo spot di Microsoft Surface Studio, un computer con schermo tattile immenso e un design elegantissimo, ha messo completamente in secondo piano le novità presentate pochi giorni fa da Apple per i propri portatili.

Sì, Apple ha presentato i nuovi MacBook Pro, più leggeri e compatti, con processori aggiornati, nuovi schermi, un lettore d’impronte digitali e soprattutto con la Touch Bar, una striscia OLED a colori, sensibile al tocco, che sostituisce la fila di tasti funzione e visualizza icone e funzioni differenti in base al contesto, con mille possibili applicazioni. Ma si tratta di affinamenti e gadget, non di grandi novità. Microsoft Surface Studio è un’altra storia.



È un’altra storia perché non capita spesso di associare un wow ai prodotti Microsoft, il cui design è di solito molto prudente e passa inosservato; ma un computer da tavolo con uno schermo touch da 28 pollici ultrasottile con una risoluzione di 4500x3000 pixel, che si può inclinare come un leggio, in posizione perfetta per disegnare, o disporre verticalmente in maniera più tradizionale, un wow se lo merita. Il confronto con l’iMac di punta di Apple è inevitabile: l’iMac è leggermente più piccolo (27 pollici), ha una risoluzione orizzontale maggiore (5120x2880), ma non è touch, e per chi fa grafica questo è fondamentale.

Ciliegina sulla torta, c’è anche il Surface Dial, una sorta di manopola wireless personalizzabile che consente in modo intuitivo e veloce di scegliere una tavolozza di colori, regolare il volume, ruotare un oggetto disegnato sullo schermo o far scorrere una pagina. Insieme allo stilo con 1024 livelli di sensibilità alla pressione, il nuovo Surface Studio è un sogno per qualunque artista grafico.

Certo, il design e le prestazioni implicano un costo non trascurabile (da 3000 a 4200 dollari), ma la compatibilità completa con le applicazioni per ufficio di Microsoft probabilmente consentirà a questa fuoriserie informatica di fare bella figura sulle scrivanie di tanti manager e artisti che vogliono combinare l’estetica con la funzionalità.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



L’Attacco delle Centomila Telecamere che ha paralizzato Internet

October 28, 2016 7:15, by Il Disinformatico

Venerdì scorso (21 ottobre) gran parte di Internet è diventata inaccessibile: sono andati in tilt siti popolarissimi come Twitter, Netflix, Reddit, CNN e molti altri. Non per un guasto, ma per un attacco, effettuato con una tecnica molto particolare: gli aggressori hanno preso il controllo di un elevatissimo numero di telecamere e videoregistratori digitali connessi a Internet e li hanno indotti a inondare di traffico di dati un fornitore di servizi, Dyn, dai quali dipendono molti dei grandi nomi della Rete. Saturando Dyn, questa rete di dispositivi (botnet) ha mandato in crisi i sistemi di risoluzione dei nomi dei siti (DNS, domain name system) che traducono il nome di un sito nelle sue coordinate su Internet (indirizzo IP) e consentono quindi agli utenti di raggiungere un sito digitandone il nome.

Le stime aggiornate, a una settimana dall’attacco, parlano di circa centomila dispositivi comandati a distanza tramite un malware denominato Mirai, che si diffonde da solo sfruttando la pessima sicurezza dei dispositivi connessi a Internet, in particolare contenenti componenti fabbricati dalla marca cinese XiongMai Technologies ma anche stampanti della Panasonic e router di SNC e ZTE, che hanno password di amministrazione banali, fisse e non modificabili ma soprattutto note a chiunque, come admin, 123456 o password. Il malware, in sintesi, entrava in questi dispositivi dalla porta principale tentando un breve elenco di password standard fino a trovare quella giusta e poi iniziava a trasmettere dati in quantità verso Dyn e altri bersagli, saturandoli.

Il fatto che le password non erano modificabili significa che l’attacco non è colpa degli utenti che comprano dispositivi insicuri e li collegano a Internet, ma dei fabbricanti di questi dispositivi, che non rispettano le norme più elementari della sicurezza informatica. XiongMai ha dovuto richiamare alcuni dei propri prodotti venduti negli Stati Uniti, ma è difficile che un richiamo possa togliere da Internet tutti i dispositivi vulnerabili. In altre parole, aspettiamoci altri attacchi come questo.

Sapere chi ha lanciato l’attacco è molto difficile, perché il codice di Mirai è stato reso pubblico (da qualcuno che dice di esserne l’autore) alla fine di settembre e quindi può averlo usato chiunque; inoltre localizzare i centri di controllo della botnet è arduo. Sta ora ai fornitori di accesso a Internet filtrare il traffico in modo da bloccare quello proveniente da questi dispositivi, ma ci vorranno anni prima che questa vulnerabilità perfettamente evitabile venga chiusa. Nel frattempo, se avete telecamere o videoregistratori connessi a Internet, cercate di scoprire se sono fra quelle difettose e infettabili (ci sono servizi come questo di MalwareInt che le indicano su una mappa) e se sono accessibili dall’esterno (con strumenti come questo). Meglio ancora, scollegatele se non sono strettamente indispensabili.


Fonti: Krebs on Security, The Register, Incapsula, Dyn, Ars Technica.


Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Antibufala: trovata la soluzione al Triangolo delle Bermude. Ma anche no

October 26, 2016 6:41, by Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una per incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Mi manca il tempo di scrivere un'indagine approfondita: dico solo che se state leggendo in giro, sui soliti giornali e siti copiaincolla (Corriere, Repubblica, Huffington Post), che è stata "scoperta" una soluzione al "mistero" del Triangolo delle Bermude, è una bufala.

La "soluzione" è frutto di una disinvoltissima manipolazione da parte del canale televisivo Science Channel di una ricerca scientifica che diceva tutt'altro. Questa manipolazione è stata ripresa pochi giorni fa dal Daily Mail e puntualmente le testate italiane hanno copiato, come al solito, da questo pozzo di sapere.

Tutta la faccenda è semplicemente una balla acchiappaclic. Fra l'altro, si sa già da tempo la vera soluzione del Triangolo delle Bermude: è un'invenzione basata su dati falsi ed esagerazioni usate per fare soldi vendendo libri che raccontano fuffa non verificata (il libro di Charles Berlitz, per esempio, è strapieno di fandonie ma ha fruttato milioni). Non c'è nessuna anomalia statistica o misteriosa concentrazione di incidenti aerei e naufragi nella zona.

Se volete saperne di più, i dettagli sono su Snopes.com e sul Washington Post. Due fonti che i giornalisti dovrebbero fermarsi a consultare invece di copiaincollare pigramente dal Daily Mail.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



iPhone e Mac attaccabili con un’immagine: aggiornateli ad iOS 10.1 e Mac OS 10.12.1

October 25, 2016 4:48, by Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una per incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

Se avete un iCoso, aggiornatelo appena possibile alla versione 10.1 di iOS: risolve, fra le altre magagne, una vulnerabilità che consentiva di prendere il controllo del dispositivo inviandogli semplicemente un’immagine JPEG appositamente confezionata (CVE-2016-4673). Le info tecniche di Apple, molto sommarie, sono qui.

Apple ha anche rilasciato la versione 10.12.1 di Mac OS X; se siete già passati a Sierra, questo aggiornamento risolve alcuni problemi della versione precedente con Mail, Office, Apple Watch, Safari e altro ancora. In particolare corregge la stessa vulnerabilità alle immagini JPEG presente anche in iOS. I dettagli sono descritti qui e qui.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Star Trek, specchio trasgressivo della società: saggio breve per la rivista “Formiche”

October 25, 2016 4:17, by Il Disinformatico

A settembre 2016 la rivista Formiche mi ha chiesto di scrivere gratuitamente un articolo per un numero contenente testi di vari autori legati a Star Trek per riflettere sulle connessioni in termini di evoluzione politico-sociale della serie. Ho accettato con la condizione di poterlo ripubblicare in seguito altrove, per cui eccolo qui. La traccia assegnatami, piuttosto impegnativa, è stata questa: “Come Star Trek ha assorbito e fatto suoi alcuni cambiamenti e realtà socio-politiche importanti (Guerra Fredda, Vietnam, Kennedy, l’Onu). Interessante anche qualche riflessione sul nuovo film che, come rilevato da alcuni critici, non contiene importanti riferimenti al mondo politico-sociale. È forse esemplificativo di un appiattimento della società moderna?” Questo è il mio svolgimento.


Star Trek, specchio trasgressivo della società


“Trasgressivo” probabilmente non è il primo aggettivo che viene in mente quando si considera la cinquantenaria saga di Star Trek. A prima vista, le avventure del Capitano Kirk, del signor Spock e dell’astronave Enterprise (e degli altri equipaggi delle serie televisive e cinematografiche successive) sono la quintessenza del conformismo americano degli anni Sessanta: una sorta di Alla conquista del West con navi spaziali al posto delle carovane, le stelle al posto delle praterie e il mostro della settimana al posto degli indiani. I bianchi americani sono i migliori e la galassia è la Nuova Frontiera di Kennedy che attende solo di essere conquistata da loro.

In effetti il format di Star Trek fu venduto proprio con questa premessa western alle reti televisive statunitensi proprio negli anni in cui l’America esplorava lo spazio per poi sbarcare sulla Luna. Ma il creatore della saga, Gene Roddenberry, ebbe anche l’astuzia di infilare tra le righe, in aggiunta all’azione e all’avventura e a personaggi-archetipo di grande presa sul pubblico, delle riflessioni pungenti sulla società contemporanea che i censori della controllatissima TV americana degli anni Sessanta non avrebbero mai lasciato passare se fossero state presentate esplicitamente.

Pochi giorni fa [a Bologna, il 17 settembre] ho incontrato William Shatner, l’attore che interpretò il Capitano Kirk nella serie televisiva originale. A ottantacinque anni portati con energia invidiabile, Shatner ha sottolineato alcuni esempi di questa trasgressione, come gli alieni bianchi sul lato destro e neri sul lato sinistro, che odiano e considerano inferiori quelli identici ma con i colori invertiti [Let That Be Your Last Battlefield/Sia questa l’ultima battaglia], chiara allusione ai drammi del razzismo negli Stati Uniti di allora, o il pianeta afflitto dalla rigenerazione spontanea degli organi e da un culto assoluto per la vita, che si trovava quindi in preda alla sovrappopolazione più disperata e allucinante [The Mark of Gideon/Il marchio di Gideon].

I nemici principali dei protagonisti, i Klingon e i Romulani (e successivamente i Borg), erano società aliene militariste, dittatoriali, dominate da un’ideologia unica nella quale l’individuo e le libertà personali erano irrilevanti: riferimenti molto evidenti all’Unione Sovietica e alla Cina degli anni Sessanta, dominati dalla paranoia della Guerra Fredda. Per contro, i nostri eroi viaggiano per l’universo non per sottometterlo ma per esplorarlo, hanno una Direttiva Primaria di non interferire con le altre culture, e operano sotto l’egida di una Federazione dei Pianeti Uniti, che è una versione futuribile dell’ONU.

L’equipaggio stesso dell’Enterprise è una trasgressione per gli standard dell’epoca: non più il solito gruppo di maschi bianchi anglosassoni con donne di contorno e bambini come spalla comica, ma una coralità di etnie, origini e generi. Certo, il Capitano Kirk è il perfetto simbolo dell’America WASP e le minigonne e le scollature abbondano, ma l’astronave è pilotata da un asiatico insieme a un russo con una sovversiva chioma da Beatles, il primo ufficiale è un mezzosangue (Spock è metà alieno e metà umano) ed è il più intelligente a bordo, e le comunicazioni e le riparazioni sono gestite da una donna oltretutto di colore (un ruolo rivoluzionario per i criteri sessisti e razzisti di allora, che ispirò per esempio Whoopi Goldberg a diventare attrice e si meritò il plauso di Martin Luther King). L’Enterprise vince perché unisce i talenti delle persone migliori, a prescindere da ogni discriminazione.

Ma al di sotto di questo livello di allegorie piuttosto palesi (almeno agli occhi di oggi) Star Trek spiccò per altri messaggi, più sottili ma altrettanto penetranti, che sfuggirono alla censura. Per esempio, avvenne in Star Trek il primo bacio televisivo fra un uomo bianco e una donna di colore (il capitano e l’addetta alle comunicazioni), tabù totale per l’epoca; passò perché fu presentato come un bacio forzato da alieni telepatici [Plato's Stepchildren/Umiliati per forza maggiore], generando comunque proteste negli stati americani del sud. La conta dei morti americani nella guerra in Vietnam, altro tabù, fu infilata pari pari nel telegiornale di un pianeta alieno, oltretutto impegnato in una guerra fredda fantascientifica contro un pianeta rivale, nella quale al posto delle bombe atomiche venivano lanciati attacchi virtuali, simulati da calcolatori, e i cittadini dichiarati morti dovevano presentarsi spontaneamente per l’eliminazione reale: un orrore al quale gli abitanti si erano assuefatti da secoli perché l’alternativa, la guerra vera con armi reali, sarebbe stata devastante per entrambi i contendenti [A Taste of Armageddon/Una guerra incredibile]. La vera alternativa, la pace fra i due mondi, era impensabile: un messaggio al limite del sovversivo in un’America uscita da poco dal maccartismo e impegnata in un immenso e costosissimo bluff militare contro l’Unione Sovietica.

Riflessioni e allusioni come queste sono state tentate nelle serie televisive e nei film successivi della saga, ma raramente hanno avuto la profondità e il coraggio di quelle della serie originale. Non sono mancati, per esempio, i riferimenti all’ecologia, all’ingegneria genetica, alla religione, e le famiglie con membri di specie differenti sono state raccontate, ma il primo accenno a una famiglia omosessuale è arrivato solo nel film più recente (Star Trek Beyond) e comunque è talmente garbato e fugace da sfuggire a uno spettatore poco attento. Le nuove produzioni di Star Trek sono state molto più prudenti.

Questa scelta di cautela è, paradossalmente, figlia proprio dei successi di quelle idee dirompenti degli esordi: un film o telefilm, oggi, viene distribuito in tutto il mondo, non più solo in Occidente, e quindi eventuali messaggi devono valere in ogni cultura, per cui tendono a essere molto generici. Per esempio, in Beyond il messaggio di fondo è semplicemente che la vera forza sta nell’unione e che la pace va difesa a qualunque costo contro chi crede che il conflitto sia il vero equilibrio e che se non c’è un nemico bisogna crearlo. Un’idea banale, forse, agli occhi di molti, ma potente in altre culture. Non va dimenticato che persino il messaggio elementare anticolonialista di un altro popolarissimo prodotto di fantascienza, Avatar, è stato sufficiente a impensierire i governanti della Cina quando se ne sono appropriati i cittadini colpiti dalle migrazioni forzate dal governo centrale.

La trasgressione di Star Trek è insomma diventata soft, ma è globale: ne coglieremo i frutti fra altri cinquant’anni.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Այս հոդվածի պիտակները: disinformatico attivissimo