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Disinformatico

Settembre 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Germania, niente smartwatch per bambini se sono microspie

Novembre 24, 2017 5:26, by Il Disinformatico

La Bundesnetzagentur, l’agenzia governativa tedesca per le infrastrutture, ha annunciato lunedì scorso che in Germania gli smartwatch per bambini che hanno una funzione di ascolto e monitoraggio a distanza sono proibiti e vanno distrutti, perché sono l‘equivalente di una microspia.

Le indagini dell’agenzia hanno infatti scoperto che i genitori li stavano usando per origliare gli insegnanti durante le lezioni a scuola.

L’agenzia ha spiegato che i genitori possono inoltre usare questi smartwatch, dotati di carta SIM, per ascoltare di nascosto i bambini e l’ambiente in cui si trovano. Tramite un’app, possono comandare questi orologi in modo che chiamino un numero telefonico desiderato senza che se ne accorga chi li indossa o chi sta nelle vicinanze e così intercettare le conversazioni: queste funzioni sono proibite secondo la legge tedesca.

La Bundesnetzagentur raccomanda in particolare alle scuole di fare molta attenzione agli studenti che indossano smartwatch dotati di funzioni di ascolto e ordina a chi li ha comprati di distruggerli e di mandare all’agenzia una prova dell’avvenuta distruzione, seguendo queste istruzioni.

Non è la prima volta che un dispositivo smart viene proibito dalle autorità o sconsigliato dalle associazioni di difesa dei consumatori o dagli esperti d’informatica a causa di queste funzioni di sorveglianza nascosta: nel 2016 era successo con alcuni robot e bambole e a marzo 2017 era capitato con i CloudPets.

Il presidente della BNA, Jochen Homann, ha detto che “l’ambiente dei bambini va protetto”, anche perché una ricerca di un’associazione di difesa dei consumatori norvegese ha scoperto che molti di questi smartwatch non hanno alcuna protezione informatica e quindi possono essere abusati facilmente da sconosciuti per pedinare i bambini, parlare con loro di nascosto e scattare foto.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Che cos’è questa neutralità della rete di cui si parla tanto?

Novembre 24, 2017 4:50, by Il Disinformatico

Provate a immaginare un’autostrada a pedaggio, nella quale le Peugeout pagano più delle Rolls-Royce, delle Lamborghini e delle Mercedes e le Kia non possono entrare neanche pagando.

Provate a immaginare che in quest’autostrada, in caso di coda, i conducenti delle Volvo di lusso abbiano a disposizione una corsia libera tutta per loro e tutti gli altri peones debbano restare fermi.

Probabilmente vi sembrerebbe ingiusto e vorreste un’autostrada accessibile a tutti allo stesso prezzo, senza corsie privilegiate e senza discriminazioni e favoritismi per i più ricchi.

Questa, in sintesi, è la net neutrality di cui si parla tanto in questi giorni.

Internet, infatti, è basata oggi su un principio di neutralità: i fornitori di accesso non possono favorire un tipo di dati rispetto a un altro. Non possono far correre più veloci i dati di un’azienda controllata o amica (o che paga di più) e rallentare quelli di un concorrente. Questa neutralità consente a un’azienda nuova di competere alla pari con i colossi già affermati. Permette a un blogghettino di provincia di arrivarvi con la stessa facilità con cui vi arrivano le notizie di un grande giornale nazionale. È la neutralità che anni fa permise a una piccola, nascente impresa creata da due studenti di gareggiare con Alta Vista e Yahoo e prenderne il posto. L’impresa era Google.

Ora questa libertà di competizione rischia di sparire. La Federal Communications Commission statunitense, che regolamenta il traffico di Internet negli Stati Uniti e quindi ha un peso enorme nel traffico di dati del resto del mondo, ha annunciato di voler sostanzialmente eliminare il principio di neutralità. La data è vicinissima: il 14 dicembre prossimo.

I critici della neutralità obiettano che servizi che generano un traffico elevatissimo, come lo streaming video, stanno intasando la Rete e stanno obbligando i fornitori di accesso a spendere cifre enormi per potenziare i propri impianti: cifre che non possono permettersi, perché non sono coperte dagli abbonamenti degli utenti. I fornitori vorrebbero quindi far pagare anche le aziende che generano questo grande traffico (per esempio Netflix), in modo da avere fondi per dare connessioni veloci a tutti.

Un’Internet a due velocità non è un’ipotesi paranoica: ne abbiamo già visto le prove generali nel 2014, quando Netflix, all’epoca nascente azienda di streaming legale di film e telefilm, si vide in pratica ricattata dal provider Comcast, che rallentò il traffico di Netflix verso i suoi clienti fino a che l’azienda di streaming pagò a Comcast un supplemento.

Inoltre in molti paesi (per esempio gli Stati Uniti e il Portogallo) i fornitori di accesso cellulari, che non sono vincolati alla neutralità come quelli via cavo, stanno già creando discriminazioni, consentendo a colossi oggi affermati come Netflix e Hulu di avere esenzioni dai limiti di traffico dati cellulare che invece colpiscono tutte le altre aziende. La Internet Association, che include nomi come Facebook, Amazon e Google, è contraria all’eliminazione della net neutrality attuale. L’Europa ha un impianto normativo differente, ma si teme che l’esempio statunitense possa indurvi cambiamenti. Staremo a vedere.

Se volete saperne di più, Popular Mechanics ha un ottimo riassunto della situazione in inglese; Il Post ne ha uno in italiano che include anche i giochi politici che stanno alla base di questa possibile svolta informatica radicale.




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Antibufala: scoperta la foto di un uomo che si aggira sulla Luna senza tuta? No

Novembre 24, 2017 3:41, by Il Disinformatico

Ultimo aggiornamento: 2017/11/24 6:35.

Pochi giorni fa, il 18 novembre scorso, il tabloid britannico The Mirror ha pubblicato sul proprio sito Web l’annuncio della scoperta di una “foto scioccante che sembra mostrare un uomo che cammina sulla ‘Luna’ senza una tuta spaziale durante la missione statunitense Apollo 17... sono emerse immagini fresche che suggeriscono che anche la sesta e ultima missione... fu falsificata. [...] Un’analisi ravvicinata di una presunta immagine della celebre spedizione che è emersa questa settimana suggerisce che l’intera impresa fu filmata su un set di Hollywood.”

La fonte di questa scoperta è, secondo il Mirror, un utente di Youtube che si fa chiamare Streetcap1, che afferma che “sembra un uomo, nei primi anni Settanta, capelli lunghi, che indossa una sorta di panciotto”.

In realtà esaminando la foto originale ad alta risoluzione si scopre che la persona misteriosa indossa eccome la tuta: è semplicemente Harrison Schmitt, l’altro dei due astronauti della missione Apollo 17 che si trovavano sulla Luna.

Non solo: la presunta “scoperta” è vecchia di almeno sette anni ed era già stata sbufalata all’epoca.


Se vi interessano i dettagli della questione, li ho raccolti su Complotti Lunari insieme all‘analisi tecnica approfondita e alle fonti di riferimento.

Il Mirror, insomma, si è basato esclusivamente sulle congetture di un anonimo utente di Youtube (che grazie alla visibilità datagli è arrivato ad avere quasi due milioni di visualizzazioni di questo video in pochi giorni), non ha fatto alcuna verifica, non ha interpellato nessun esperto e soprattutto non si è procurato la versione originale della foto, che è negli archivi pubblici della NASA, consultabili via Internet. Non ha chiesto lumi a Harrison Schmitt, che è ancora vivo e disponibile. E non ha neanche cercato online per vedere se per caso la tesi fosse stata già presentata.

Purtroppo la presunta notizia è stata subito rilanciata da molte altre testate giornalistiche in tutto il mondo (per esempio Newsweek; Fox News (anche su Twitter); Blitz Quotidiano; Maxim; IB Times; Newsline; Mirage News; Russia Today; Dunyanews Pakistan), molte delle quali, come il Mirror, non hanno svolto il proprio compito giornalistico di verifica, preferendo invece pubblicare una panzana che sicuramente attirerà molti clic che si trasformeranno in introiti pubblicitari. Il lunacomplottismo, insomma, prospera anche per colpa dei giornalisti che non fanno il proprio dovere e campano sul sensazionalismo.

Un ruolo non trascurabile in questa persistenza di tesi già ampiamente smentite dai fatti e dagli esperti è quello dei motori di ricerca come Google, che promuovono ciecamente una storia antiscientifica come questa soltanto perché contiene parole legate alla scienza, senza valutarne il senso. Nel giorno dell’uscita mediatica di questa tesi, infatti, Google l’ha messa nella categoria Science fra le prime tre storie del giorno.

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Scoperta la foto di un uomo che si aggira sulla Luna senza tuta? No

Novembre 23, 2017 6:39, by Il Disinformatico

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Il 18 novembre 2017 il tabloid britannico The Mirror ha pubblicato sul proprio sito Web l’annuncio della scoperta di una “foto scioccante che sembra mostrare un uomo che cammina sulla ‘Luna’ senza una tuta spaziale durante la missione statunitense Apollo 17... sono emerse immagini fresche che suggeriscono che anche la sesta e ultima missione... fu falsificata. [...] Un’analisi ravvicinata di una presunta immagine della celebre spedizione che è emersa questa settimana suggerisce che l’intera impresa fu filmata su un set di Hollywood.”

La fonte di questa scoperta è, secondo il Mirror, un utente di Youtube che si fa chiamare Streetcap1, che afferma che “sembra un uomo, nei primi anni Settanta, capelli lunghi, che indossa una sorta di panciotto”.

In realtà esaminando la foto originale ad alta risoluzione si scopre che la persona misteriosa indossa eccome la tuta: è semplicemente l’altro dei due astronauti della missione Apollo 17 che si trovavano sulla Luna ed è quello che ha scattato la foto (tant‘è vero che è riflesso proprio nel punto della visiera ricurva che è rivolto verso l’osservatore). Non solo: la presunta “scoperta” è vecchia di almeno sette anni ed era già stata sbufalata all’epoca.



Purtroppo la presunta notizia è stata subito rilanciata da molti altri giornali e TV in tutto il mondo, che come il Mirror non hanno svolto il proprio compito giornalistico di verifica, preferendo invece pubblicare una panzana che sicuramente attirerà molti clic che si trasformeranno in introiti pubblicitari.

Il lunacomplottismo, insomma, prospera anche per colpa dei giornalisti che non fanno il proprio dovere e campano sul sensazionalismo. Se vi interessano i dettagli, sono su Complotti Lunari.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Le Iene fanno panico nucleare per il Gran Sasso

Novembre 23, 2017 4:05, by Il Disinformatico

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Il servizio de Le Iene di ieri sera Un pericoloso esperimento nucleare tenuto nascosto (titolo per nulla sensazionalista che linko solo indirettamente per non dargli visibilità in Google), dedicato ai laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso, parte subito con un paragone totalmente sbagliato: il disastro della centrale nucleare di Fukushima. Un laboratorio di fisica nucleare non c’entra nulla, come metodo di funzionamento, con una centrale nucleare: solo perché c’é di mezzo la parola nucleare non significa che ci siano di mezzo gli stessi procedimenti e rischi. È come dire che la pura lana vergine proviene da pecore che non hanno mai fatto sesso.

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha risposto così su Facebook a una domanda di una cittadina abruzzese:


Trascrivo per chi non usa Facebook:

Il servizio delle Iene andato in onda ieri sera contiene numerose falsità e poche verità presentate in modo parziale e fazioso. Cercheremo quindi di fare chiarezza su alcuni punti che destano preoccupazione in lei come in molte altre persone che abitano il territorio.

I Laboratori Nazionali Del Gran Sasso - INFN hanno a cuore la sicurezza dell’acqua del Gran Sasso. La sicurezza dell’acqua in particolare, e dell’ambiente in generale, è una condizione necessaria ai Laboratori per svolgere le proprie attività di ricerca. Soprattutto perché i nostri Laboratori sono parte del territorio abruzzese: molti nostri ricercatori e molte delle persone che vi lavorano sono abruzzesi, vivono nel territorio e bevono l’acqua che esce dai loro rubinetti. E l’INFN pone la massima attenzione al rispetto della legge: tutto è fatto nel rispetto delle norme e con le autorizzazioni necessarie. Quindi anche nel caso del nuovo esperimento SOX si è seguito rigorosamente l’iter di legge. L’autorizzazione all’impiego è stata ottenuta da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno (Protezione Civile) e di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

SOX non è un esperimento nucleare che prevede la manipolazione di atomi, come accade per esempio in una centrale nucleare, ma un esperimento scientifico che usa una sorgente radioattiva sigillata, come quelle che vengono usate, sia pure con una diversa potenza e differenti finalità, negli ospedali delle nostre città per eseguire esami diagnostici e terapie. SOX è infatti un esperimento per lo studio dei neutrini che utilizza 40 grammi di polvere di Cerio 144. Il Cerio 144 produce decadimenti radioattivi spontanei, non reazioni nucleari di fissione. SOX quindi non ha niente a che vedere con un reattore nucleare, non può esplodere, neppure a seguito di azioni deliberate, errori umani o calamità naturali. (Per saperne di più: https://www.lngs.infn.it/it/borexino)

Per garantire lo svolgimento in assoluta sicurezza dell’esperimento, senza nessun rischio per le persone e per l’ambiente, il Cerio 144, è isolato e totalmente schermato. La polvere di Cerio è chiusa e sigillata in una doppia capsula di acciaio, che a sua volta viene poi chiusa all’interno di un contenitore di tungsteno dello spessore di 19 centimetri, del peso di 2,4 tonnellate, realizzato appositamente per SOX con requisiti più alti rispetto agli standard di sicurezza richiesti, e in grado di resistere fino a 1700 °C. La sorgente rimarrà chiusa sotto chiave nel suo alloggiamento inaccessibile, per l’intera durata dell’esperimento, cioè 18 mesi. Il contenitore di tungsteno è indistruttibile: è resistente a impatto, incendio, allagamento e terremoto, secondo studi rigorosi che sono stati svolti come previsto dalla legge e verificati dalle autorità competenti. Quindi, tutti i rischi citati durante la trasmissione, dal terremoto all'atto terroristico, non sono realistici.

SOX, dunque, non rappresenta in alcun modo un rischio, né per la popolazione né per l’ambiente: non implica nessuna dose radioattiva per nessuno, e naturalmente neanche per le persone che lavorano nei laboratori, la dispersione del Cerio è impossibile anche in caso di incidente, la sorgente sarà sempre sorvegliata 24h/24 dal personale che di norma svolge l'attività di sorveglianza nei Laboratori.

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