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Disinformatico

Settembre 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Facebook e Amici nelle vicinanze: non è un po’ troppo invadente?

Luglio 7, 2017 6:40, by Il Disinformatico

Dopo un lungo periodo di collaudo negli Stati Uniti, arriva anche in Europa la funzione Amici nelle vicinanze di Facebook, che come dice il nome consente di sapere se ci sono dei nostri amici di Facebook nelle nostre vicinanze.

Conviene conoscerla bene per decidere come impostarla, visto che è piuttosto pettegola: noi possiamo sorvegliare dove si trovano i nostri amici, ma allo stesso tempo loro posso fare la stessa cosa con noi. E chi ha l’abitudine di concedere l’amicizia social a sconosciuti rischia di farsi pedinare da questi sconosciuti.

Per prima cosa, guardate se avete attivato Amici nelle vicinanze: sullo smartphone, andate nelle impostazioni dell’app, toccate Amici nelle vicinanze e toccate l’ingranaggio in alto a destra. Qui potete vedere lo stato attuale di questa funzione e decidere se attivarla o disattivarla. Potete anche scegliere a quali gruppi di persone consentire di tracciare la vostra posizione (per esempio agli amici ma non ai conoscenti).

La localizzazione dei nostri amici che hanno attivato Amici nelle vicinanze è accessibile sempre nelle impostazioni dell’app, che elenca questi amici e ne descrive la posizione corrente. Qui si scopre che in realtà la funzione non si limita ad elencare gli amici che sono vicini, ma elenca tutti quelli che hanno attivato la funzione, anche se sono a centinaia di chilometri di distanza, e include una funzione Invita.

C’è anche una cronologia delle posizioni passate: potete raggiungerla andando nelle Impostazioni e scegliendo Impostazioni - Registro attività - Filtra - Cronologia delle posizioni. Qui trovate anche una pratica opzione Cancella la cronologia delle posizioni.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Come catturare le foto di Twitter alla massima risoluzione

Luglio 7, 2017 6:30, by Il Disinformatico

Capita spesso di trovare su Twitter delle magnifiche foto che sarebbe bello poter salvare, ma di solito la risoluzione visualizzata dall’app è molto bassa e quindi il risultato non è molto soddisfacente.

C’è però un trucchetto che si può usare su qualunque computer (non è detto che sia disponibile su tablet e smartphone): visualizzare il tweet nel browser, fare clic destro (o Ctrl-Clic per gli utenti Mac) sull'immagine in modo da far comparire un menu che include la voce Visualizza immagine (o qualcosa del genere) e cliccare su questa voce.

Già così l’immagine è più grande di prima, ma si può fare di più: nella casella dell'indirizzo si aggiunge :orig (senza spazi e con il due punti) subito dopo l'indirizzo. Per esempio,

https://twitter.com/Astro2fish/status/881854457419407360 

è una splendida foto scattata dall’astronauta Jack Fischer pochi giorni fa dalla Stazione Spaziale Internazionale.

Se visualizzate la foto con il clic destro, ottenete questa versione:

https://pbs.twimg.com/media/DDz5s2bU0AEhwKo.jpg

Ma se aggiungete :orig così:

https://pbs.twimg.com/media/DDz5s2bU0AEhwKo.jpg:orig

ottenete la foto scaricabile alla sua risoluzione originale (in questo caso, ben 4096 x 2726).
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Come riconoscere una foto falsa

Luglio 7, 2017 6:15, by Il Disinformatico

Internet trabocca di foto manipolate o falsificate: con l’avvento delle tecnologie digitali, creare una foto falsa è diventato facile e la maggior parte degli utenti fatica a riconoscere le manipolazioni delle immagini: potete mettere alla prova il vostro talento con questo test proposto da Adobe e seguendo account Twitter come Hoaxeye.

Ma in realtà è facile smascherarle se si conoscono i trucchi del mestiere, come spiega l’analista d’immagini Hany Farid, docente d’informatica al Dartmouth College, intervistato dalla BBC.

Farid suggerisce, per esempio, di controllare i riflessi della luce negli occhi delle persone fotografate. Questi riflessi dipendono dalle fonti di luce che illuminano i soggetti (il sole, le finestre o le lampade) e hanno quindi forme ben precise: se non sono uguali per tutti i soggetti, vuol dire che le persone ritratte insieme non erano materialmente nello stesso luogo e che quindi la foto è probabilmente un falso.

Un altro trucco è guardare la coerenza del colore delle orecchie: se la luce proviene da dietro il soggetto, le orecche saranno rossicce a causa della loro parziale trasparenza. Quindi se il colore delle orecchie non è uniforme per tutte le persone fotografate o è incoerente rispetto all’illuminazione, la foto è manipolata.

Le ombre sono un altro elemento rivelatore: se si collegano con linee diritte vari punti delle ombre e le parti corrispondenti degli oggetti che le creano, tutte le linee devono convergere in un unico punto, che è la fonte della luce che le forma. Se ci sono linee che non convergono, è un sintomo di ritocco. Lo stesso controllo è fattibile anche per i riflessi: le linee che collegano il soggetto al suo riflesso devono convergere in un punto che si trova al di là della superficie riflettente, altrimenti è il caso di sospettare una falsificazione.


Oltre all’ispezione visiva ci sono anche tecniche strettamente informatiche: una foto scattata da una fotocamera o da un telefonino è spesso nel formato JPEG, che riduce le dimensioni del file effettuando una compressione digitale lossy, e ogni dispositivo digitale usa un metodo leggermente differente di comprimere le immagini, per cui guardando la struttura del file è possibile identificare il dispositivo che ha scattato una foto e notare se è stata manipolata da un programma di fotoritocco; inoltre le foto digitali contengono dei metadati (informazioni tecniche come data, ora e modalità di scatto) e una thumbnail (anteprima) che può essere rivelatrice.
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Stamattina sono stato a Radio3Scienza: Roswell, segnale “wow” e ufologia

Luglio 5, 2017 10:09, by Il Disinformatico

Questa mattina sono stato ospite di Radio3Scienza per parlare del celebre incidente ufologico di Roswell, di cui ricorre il settantesimo anniversario e che nasconde una storia assolutamente affascinante (i militari mentirono davvero, ma per una ragione molto speciale), e per fare il punto sull’altrettanto celebre “segnale WOW” captato nel 1977 e mai più ricevuto (la “spiegazione” cometaria proposta di recente, fra l’altro, non regge).

Ho raccontato anche la vicenda della presunta “autopsia dell’alieno”, che è stata un disastro per la credibilità dell’ufologia negli anni Novanta, e ho cercato di distinguere fra visita extraterrestre (tutta da dimostrare e affollata di ciarlatani) e vita extraterrestre (un campo di ricerca scientifica assolutamente rispettabile).

Nella stessa puntata c’è anche Raffaele Saladino, presidente della Società Italiana di Astrobiologia, e in chiusura Silvia Bencivelli racconta Alan Turing.

Se la cosa vi può interessare, trovate qui il podcast.

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Ci vediamo domani sera a Gubbio per parlare di alieni?

Luglio 5, 2017 9:21, by Il Disinformatico

Domani sera sarò ospite di Gubbio Scienza 2017 per un caffè scientifico intitolato “C’è vita nell’universo? Mah, un po’ il sabato sera...”, per parlare di ricerca scientifica della vita extraterrestre insieme alla professoressa Nadia Balucani.

L’appuntamento è per giovedi 6 luglio alle 21 in piazza Giordano Bruno, ma date un’occhiata anche al resto del programma della manifestazione, ricco di interventi ed eventi interessanti.

Come consueto, porterò con me qualche copia cartacea del mio libro sui complottismi lunari.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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