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Settembre 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Soccorsi in Abruzzo: Ministro della Difesa, ANSA e giornalisti li illustrano con una foto del 2014

Gennaio 19, 2017 12:00, by Il DisinformaticoQuesto articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/17 12:50.

“Personale e mezzi specializzati dell'@Esercito già operativi nelle province di Teramo e Chieti per #emergenzabruzzo. #AlserviziodelPaese” ha twittato (Archive.is) il Ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti (PD). Ma la foto principale che accompagna il tweet è falsa: circola in Rete almeno dal 2014. Ed è lì da un giorno intero senza che nessuno la rimuova, nonostante il fiume di segnalazioni. Non solo: anche varie testate giornalistiche, compresa l’ANSA, l’hanno pubblicata spacciandola per una foto dei soccorsi attuali.

Non voglio assolutamente sminuire il lavoro encomiabile che sta svolgendo l’Esercito in queste ore in Abruzzo, e so perfettamente che in un momento d’emergenza conta che i soccorsi ci siano e non che siano fotografati in lungo e in largo; ma pubblicare una foto falsa, e soprattutto ignorare completamente il fiume di commenti dei cittadini che se ne sono sono accorti, è un pessimo segnale in termini di credibilità, lanciato proprio in un momento in cui si parla tanto di fake news.

Stavolta non si può dare la colpa del falso al popolo di Internet: questo è un falso pubblicato da un ministro, dall’ANSA e da altri giornalisti. Prima di tuonare altezzosamente contro le false notizie diffuse dal popolo della Rete, sarebbe dignitoso se le cariche dello Stato e chi fa giornalismo per lavoro si dessero un minimo da fare per non pubblicarne.

Verificare che la foto del soldato spalatore non si riferisce ai soccorsi odierni è semplice: basta scaricarla e darla in pasto a Google Immagini. Si ottiene questo:


Il secondo risultato porta alla stessa foto pubblicata il 5 febbraio 2014 su Youreporter.it in un articolo sull’impegno dell’Esercito “nelle zone del Veneto, dell’Emilia e del Lazio colpite dall’eccezionale ondata di maltempo”. Già questo semplice controllo, che richiede dieci secondi, sarebbe bastato a scartare questa foto per un annuncio che vuole sottolineare l’immediatezza dei soccorsi (“già operativi”).



La stessa foto dello spalatore è sul sito CongedatiFolgore.com in un articolo datato anch’esso 5 febbraio 2014 e in un articolo di RaiNews (assurdamente privo di una data visibile) che parla sempre dell’intervento in Veneto, Emilia e Lazio.



Molti critici del Ministro della Difesa si sono fermati qui, criticando soltanto Roberta Pinotti, ma la medesima foto è stata usata anche da altre fonti che dovrebbero vigilare sull’autenticità di quello che pubblicano: di nuovo, non utenti anonimi, ma giornalisti, e su testate giornalistiche.

La stessa ricerca per immagini in Google, infatti, alla seconda pagina porta a questo articolo dell’ANSA datato 17 gennaio 2017 (Archive.is): la foto non ha alcuna indicazione del tipo “repertorio” o altro che ne riveli la vera natura vintage.



La stessa foto è stata usata anche da altri siti di notizie, come Geos News qui, che cita la fonte L’Eco dell’Alto Molise - Vastese (testata registrata che l’ha pubblicata qui); la si trova anche qui su Sansalvo.net, che indica come fonte l’ANSA. Geos News, stando ai commenti ricevuti dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, è un aggregatore automatico. Però ha la correttezza di citare la fonte, cosa che molti “aggregatori umani” (i giornalisti copiaincolla) non fanno.

Lo scenario più probabile, insomma, è che il Ministro della Difesa si sia fidato dell’ANSA (cosa che in teoria si dovrebbe poter fare) e abbia pubblicato la foto avendola trovata sul sito dell’agenzia di stampa. La colpa sarebbe quindi dell’ANSA che avrebbe spacciato per attuale una foto del 2014. Resta il fatto, molto criticabile, che il Ministro della Difesa, pur allertata, non ha rettificato.

Lo so che viene facile prendersela con un politico, ma non bisogna mai fermarsi al primo risultato di ricerca che soddisfa il livore. Con buona pace delle proposte barocche di Beppe Grillo, questa è la differenza fra giornalismo e giuria popolare nel fare debunking.


2017/01/17 12:50

Ho ricevuto poco fa questo tweet dal Ministro della Difesa:

@disinformatico Confermiamo. Tra le foto pubblicate abbiamo ripreso erroneamente quella del 2014.

— Roberta Pinotti (@robertapinotti) January 19, 2017
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.


Ministro della Difesa, ANSA e giornalisti pubblicano una foto dei soccorsi in Abruzzo. Che risale al 2014

Gennaio 19, 2017 7:13, by Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2017/01/17 10:15.

“Personale e mezzi specializzati dell'@Esercito già operativi nelle province di Teramo e Chieti per #emergenzabruzzo. #AlserviziodelPaese” ha twittato (Archive.is) il Ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti (PD). Ma la foto principale che accompagna il tweet è falsa: circola in Rete almeno dal 2014. Ed è lì da un giorno intero senza che nessuno la rimuova, nonostante il fiume di segnalazioni. Non solo: anche varie testate giornalistiche, compresa l’ANSA, l’hanno pubblicata spacciandola per una foto dei soccorsi attuali.

Non voglio assolutamente sminuire il lavoro encomiabile che sta svolgendo l’Esercito in queste ore in Abruzzo, e so perfettamente che in un momento d’emergenza conta che i soccorsi ci siano e non che siano fotografati in lungo e in largo; ma pubblicare una foto falsa, e soprattutto ignorare completamente il fiume di commenti dei cittadini che se ne sono sono accorti, è un pessimo segnale in termini di credibilità, lanciato proprio in un momento in cui si parla tanto di fake news.

Stavolta non si può dare la colpa del falso al popolo di Internet: questo è un falso pubblicato da un ministro, dall’ANSA e da altri giornalisti. Prima di tuonare altezzosamente contro le false notizie diffuse dal popolo della Rete, sarebbe dignitoso se le cariche dello Stato e chi fa giornalismo per lavoro si dessero un minimo da fare per non pubblicarne.

Verificare che la foto del soldato spalatore non si riferisce ai soccorsi odierni è semplice: basta scaricarla e darla in pasto a Google Immagini. Si ottiene questo:


Il secondo risultato porta alla stessa foto pubblicata il 5 febbraio 2014 su Youreporter.it in un articolo sull’impegno dell’Esercito “nelle zone del Veneto, dell’Emilia e del Lazio colpite dall’eccezionale ondata di maltempo”. Già questo semplice controllo, che richiede dieci secondi, sarebbe bastato a scartare questa foto per un annuncio che vuole sottolineare l’immediatezza dei soccorsi (“già operativi”) e li localizza specificamente (“Luciano e Provincia di Teramo”).



La stessa foto dello spalatore è sul sito CongedatiFolgore.com in un articolo datato anch’esso 5 febbraio 2014 e in un articolo di RaiNews (assurdamente privo di una data visibile) che parla sempre dell’intervento in Veneto, Emilia e Lazio.



Molti critici del Ministro della Difesa si sono fermati qui, criticando soltanto Roberta Pinotti, ma la medesima foto è stata usata anche da altre fonti che dovrebbero vigilare sull’autenticità di quello che pubblicano: di nuovo, non utenti anonimi, ma giornalisti, e su testate giornalistiche.

La stessa ricerca per immagini in Google, infatti, alla seconda pagina porta a questo articolo dell’ANSA datato 17 gennaio 2017 (Archive.is): la foto non ha alcuna indicazione del tipo “repertorio” o altro che ne riveli la vera natura vintage.



La stessa foto è stata usata anche da altri siti di notizie, come Geos News qui, che cita la fonte L’Eco dell’Alto Molise - Vastese (testata registrata che l’ha pubblicata qui); la si trova anche qui su Sansalvo.net, che indica come fonte l’ANSA. Geos News, stando ai commenti ricevuti dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, è un aggregatore automatico. Però ha la correttezza di citare la fonte, cosa che molti “aggregatori umani” (i giornalisti copiaincolla) non fanno.

Lo scenario più probabile, insomma, è che il Ministro della Difesa si sia fidato dell’ANSA (cosa che in teoria si dovrebbe poter fare) e abbia pubblicato la foto avendola trovata sul sito dell’agenzia di stampa. La colpa sarebbe quindi dell’ANSA che avrebbe spacciato per attuale una foto del 2014. Resta il fatto, molto criticabile, che il Ministro della Difesa, pur allertata, non ha rettificato.

Lo so che viene facile prendersela con un politico, ma non bisogna mai fermarsi al primo risultato di ricerca che soddisfa il livore. Con buona pace delle proposte barocche di Beppe Grillo, questa è la differenza fra giornalismo e giuria popolare nel fare debunking.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Se siete arrivati qui da Matrix: le fonti

Gennaio 17, 2017 22:46, by Il Disinformatico

Nella puntata di stasera di Matrix (Canale 5) ho parlato di due foto false pubblicate rispettivamente da Repubblica e dal Corriere: due piccoli esempi di come si lavora superficialmente e si fabbricano bufale anche nelle testate giornalistiche e non solo su Internet.

Questa è la foto falsa pubblicata dal Corriere (dettagli):



E questa è quella pubblicata da Repubblica (dettagli):



Entrambe le foto sono state rimosse senza scuse.

La questione del riconfezionamento delle notizie da parte di Facebook è descritta in dettaglio qui.

La bufala sulla dichiarazione di Briatore è analizzata in dettaglio da David Puente.

Sulla questione del Movimento 5 Stelle e le “scie chimiche”, questo è l’elenco dei promotori di interrogazioni parlamentari sull’argomento. Come noterete, le hanno presentate molti partiti, ma non il movimento di Grillo (fonte: Scie-chimiche.info):

  1. 2 aprile 2003. Italo Sandi, deputato dei Democratici di Sinistra; interrogazione a risposta scritta 4-05922.
  2. 27 ottobre 2003. Piero Ruzzante, deputato dei Democratici di Sinistra, insieme a Italo Sandi; interrogazione a risposta orale 3-02792 (link). Ruzzante, deputato DS, descrive (copia archiviata presso Archive.org) un'interrogazione “al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute, al Ministro della difesa” e afferma che “è innegabile che queste scie non siano fenomeni naturali e non siano normali scie di condensazione...”. Ruzzante pubblica la risposta (copia archiviata presso Archive.org) del Ministro della Difesa.
  3. 3 febbraio 2005. Severino Galante, deputato dei Comunisti Italiani; interrogazione a risposta scritta 4-12711
  4. 31 maggio 2006. Davoli, Uras e Pisu (consiglieri di Rifondazione Comunista); interrogazione a risposta scritta n. 514/A al Consiglio Regionale della Sardegna. La risposta dell'Assessorato è consultabile qui.
  5. 13 giugno 2006. Gianni Nieddu, senatore dell'Ulivo; interrogazione al Senato 4-00053.
  6. 8 agosto 2007. Amedeo Ciccanti, senatore dell'UdC; interrogazione al Senato 4-02585.
  7. 20 dicembre 2007. Katia Bellillo, deputata dei Comunisti Italiani e già ministro agli Affari Regionali e alle Pari Opportunità); interrogazione 4-05994) al Ministero della Salute.
  8. 5 giugno 2008. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico; interrogazione a risposta scritta 4-00280. All'interrogazione è stata data risposta il 5/9/2008.
  9. 17 settembre 2008. Antonio Di Pietro, deputato dell'Italia dei Valori; interrogazione a risposta scritta 4-01044. La risposta è datata 7/11/2008.
  10. 1 ottobre 2008. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico; interrogazione a risposta scritta 4-01193. All'interrogazione è stata data risposta il 15/1/2009.
  11. 28 gennaio 2009. Sandro Brandolini, deputato del Partito Democratico, insieme ad Antonio La Forgia (Partito Democratico), Alessandro Bratti  (Partito Democratico) e Manuela Ghizzoni (Partito Democratico); interrogazione a risposta scritta 4-02154.
  12. 5 novembre 2009. Oskar Peterlini, senatore del Südtiroler Volkspartei; interrogazione 4-02216.
  13. 18 novembre 2009. Amedeo Ciccanti, deputato dell'UdC; interrogazione a risposta in commissione 5-02128.
  14. 22 febbraio 2011. Domenico Scilipoti, deputato di Iniziativa Responsabile; interrogazione a risposta scritta 4-10970.
  15. 6 novembre 2013. Interrogazione di Roberto Zaffini (Lega Nord) al consiglio regionale delle Marche. La risposta dell'assessore all'ambiente della Regione Marche, Maura Malaspina, è stata data il 21 gennaio 2014.

Un esempio di bufala non targata M3S: Roberto Maroni che pubblica una notizia-bufala proveniente dal sito di notizie false Corriere del Corsaro.



Se volete qualche elenco specifico di siti fabbricanti di bufale, provate quello di Butac.it e quello della Bufalopedia.

Infine, la questione del “clic destro”: usate Google Chrome e fate clic destro su un’immagine: comparirà un menu dal quale potete scegliere una voce che permette di cercare l’immagine in Google Immagini, come in questo esempio (riferito al Chrome in inglese, ma il principio è lo stesso):


Prima che arrivi il solito signor Sotuttoio Chitipaga: non ho ricevuto compensi per la mia presenza a Matrix. La benzina e l’autostrada da Lugano a Cologno e ritorno le ho pagate di tasca mia. Però Pinuccia, della produzione a Cologno, mi ha offerto un buon caffè. Di tasca sua.
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Mini-lezione di debunking in pochi tweet: Corriere della Sera

Gennaio 17, 2017 17:17, by Il Disinformatico

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Ieri il Corriere della Sera ha pubblicato questa foto, dicendo che si tratta di un’immagine che ritrae “Capracotta, il paese sepolto dalla neve” in Molise. Un lettore via Twitter, @loubeyond, me la segnala.


Con due clic verifico su Tineye.com che la foto non è affatto di attualità:



Così avviso via Twitter il Corriere:


.@corriere, la foto è falsa. Vergogna. Siamon nel 2017 e ancora non sapete fare una ricerca per immagini? https://t.co/rHCIqqsBKq https://t.co/rUjSRpvj2x
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) January 16, 2017


.@Corriere, la foto risale almeno al 2014. Perché non controllate? Io ci ho messo dieci secondi. pic.twitter.com/MeUeVhlL6E
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) January 16, 2017



Risultato: foto rimossa, nessuna parola di rettifica o di scuse. Complimenti. Il caso in sé è banale, ma dimostra che non controllare l’autenticità delle foto è una prassi abituale, come ho segnalato pochi giorni fa per Repubblica.

Il @Corriere ha rimosso la foto falsa. Protestare funziona. Preferirei non doverlo fare :-) pic.twitter.com/Dwh6qEFOCT
— Paolo Attivissimo (@disinformatico) January 16, 2017
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Gene Cernan, l’ultimo uomo sulla Luna: 1934-2017

Gennaio 16, 2017 19:39, by Il Disinformatico

“Io sono riuscito a camminare sulla Luna. Cos’è che non puoi fare tu?”.

Sono le ultime parole di Gene Cernan nel documentario autobiografico The Last Man on the Moon. L’ultimo uomo a camminare sulla Luna ci ha lasciati a 82 anni. Lo ha comunicato la NASA poco fa. L’annuncio della famiglia è qui.

Una vita straordinaria, dai biplani alle astronavi, vissuta con uno spirito indomabile che ha mantenuto e saputo trasmettere nei decenni successivi alle sue due missioni lunari, Apollo 10 (1969) e Apollo 17 (1972).

Gene Cernan aveva volato nello spazio per la prima volta con la capsula Gemini 9 nel 1966, diventando il secondo americano a effettuare una passeggiata spaziale. Tre anni dopo, con Apollo 10 aveva sfiorato la Luna, scendendo fino a 14.000 metri dalla sua superficie nella prova generale dell’allunaggio. Altri tre anni dopo, con Apollo 17 trascorreva tre giorni sulla Luna insieme all’unico geologo che abbia mai visitato un altro mondo, Harrison Schmitt. Fu Gene Cernan a compiere gli ultimi passi dell’umanità sulla Luna.

Di lui ricordo lo sguardo sempre penetrante, la voce potente, la narrazione trascinante, la voglia inesauribile di farti condividere un’esperienza unica. Una delle volte che l’ho incontrato, a Milano, gli ho chiesto di raccontare di quando era sulla Luna e decise, d’impulso, di tracciare nella polvere lunare le iniziali T, D, C, quelle di sua figlia. Quel segno è ancora lì, e resterà intatto probabilmente per secoli. Quella storia l’aveva raccontata mille volte, ma me l’ha regalata lo stesso con passione e intensità. Gli astronauti lunari sono così.

Dei dodici uomini che hanno camminato sulla Luna ne sono rimasti ora solo sei. È tempo di tornare.



PA: “Hai descritto molti aspetti del tuo viaggio sulla Luna, ma nel leggere la tua autobiografia The Last Man on the Moon per me spicca un dettaglio: a un certo punto scrivi qualcosa nel suolo lunare. Ce lo racconti?”

Le iniziali di questa bambina
sono sulla Luna per sempre.
Cernan: “Avevo parcheggiato il Lunar Rover [l'auto lunare] prima di ripartire, dopo poco più di tre giorni sulla Luna... ho parcheggiato il Lunar Rover. Poiché l'unica cosa controllata da Terra – tutto il resto lo facevamo noi – era la telecamera, e volevano registrare il nostro decollo. Così ho parcheggiato circa tre quarti di miglio dietro al punto in cui si trovava il modulo lunare. Sono sceso dal Rover, e... non era stato pianificato, non ho idea di cosa mi abbia preso, ma ho scritto le iniziali di mia figlia, TDC, nella sabbia: Teresa Dawn Cernan.”

Cernan: “Le sue iniziali sono là. Qualcuno mi ha chiesto quanto ci resteranno, e io ho risposto: per sempre. Non so quanto duri ‘per sempre’, ma non c'è vento e non c'è pioggia, non c'è nulla che possa  – eccetto la radiazione cosmica – che possa spazzare via quelle iniziali. Quanto a lungo resterà la bandiera? Quanto resteranno le mie impronte? Per sempre. A meno che qualcuno vada là e le cancelli.”

PA: “Allora ti consideri il primo scrittore... lunare?”

Cernan: “Non l'ho mai considerato da questo punto di vista! Sai, il mio obiettivo, in quel libro, era condividere con te le risposte a tutte le domande che so che hai, e sai tu quali sono. Volevo essere io che parlavo con te, e volevo che tu fossi là fuori con me durante la mia passeggiata spaziale di Gemini 9, a sentire quello che ho sentito io. Volevo che fossimo tu ed io sulla Luna, con lo sguardo rivolto alla Terra, in modo che tu potessi rispondere alla domanda ‘Che cosa si prova? Cos'hai pensato? Credi in Dio? Ti sei sentito più vicino a Lui?’ Questo era il mio scopo. Non so quanto mi ci sono avvicinato...”

PA: “Moltissimo.”

Cernan: “Non volevo che fosse un libro tecnico, come funziona questo o quello. Stupidate! Io volevo essere seduto qui a rispondere a tutte quelle domande insieme a te.”

PA: “Ci sei riuscito. Missione compiuta”.

Cernan: “Stanno facendo un documentario...”

PA: “Sì...” (mostrando la cartolina presa tre giorni prima in Inghilterra all'incontro con il suo collega Fred Haise).

Cernan: “Eccolo! Uscirà in primavera e ha avuto ottime recensioni fin qui.”

PA: “Sì” confermo io “sono in contatto con Stephen Slater [uno dei realizzatori del documentario]. Posso chiederti di firmare?” (gli porgo la mia copia della sua autobiografia).

Cernan: “Ottobre 2000...?”

PA: “Quattordici”.

Cernan: “Quattordici! Sai, a qualcuno devo aver scritto ‘2004’. Ho perso dieci anni di vita!”


Addio, Gene. Come dice Luigi Pizzimenti, mio amico e compagno di tanti incontri astronautici, sappiamo che un giorno dovremo parlare di te e di tutti gli esploratori lunari al passato. Ricorderemo un passato irripetibile, unico nella storia dell’umanità: quella volta che abbiamo osato, per un breve momento, allontanarci dalla culla e muovere i nostri primi passi nell'universo ostile che ci circonda.

Ricorderemo quel fugace periodo, tre soli anni, in cui dodici emissari non di un paese, ma di un pianeta, coraggiosamente raggiunsero la Luna e poi si avventurarono fra le sue valli silenti, sotto un cielo nero come il più fine dei velluti, alzando ogni tanto lo sguardo dagli esperimenti e dal lavoro scientifico per contemplare il gioiello della Terra, grande e brillantissima biglia azzurra sospesa in quel velluto. E noi, che li abbiamo conosciuti di persona, abbiamo l’onore e il dovere di tenere viva la loro memoria.
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