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Disinformatico

Settembre 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Perché le antenne radio delle auto hanno una spirale? E che nesso c’è con i grattacieli?

Dicembre 10, 2016 20:04, by Il Disinformatico

Credit: Wikipedia.
Me l’ero sempre chiesto: sulle antenne radio delle auto noto spesso una nervatura elicoidale inglobata nel rivestimento. Ce l’ha la mia auto attuale e l’aveva anche quella precedente. Avevo immaginato che servisse per la ricezione radio, ma mi è venuto l’uzzolo di scoprirlo ed è emersa una piccola ma affascinante storia di scienza che collega le antenne delle autoradio alle ciminiere e al Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo.

Ho raccontato questa storia nel numero 580 di Le Scienze, in edicola in questi giorni, perché mi sembra un bell’esempio della scienza che spesso si nasconde fin troppo discretamente dietro gli oggetti che usiamo tutti i giorni. Se volete saperne di più, questi sono alcuni dei miei testi di riferimento.

Automobile antennas: radial ribs (Physics Forums).

Science Focus: von Karman Vortices (NASA).

Why do chimneys have these spiral “wings”? (Physics.stackexchange.com).

Spiral Wrapping Tubes to Reduce Drag (Locostusa.com).

Burj Khalifa - How To Build Higher (Real Engineering).


Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Panico: PewDiePie, lo Youtuber più popolare del mondo, minaccia di chiudere e accusa Youtube

Dicembre 10, 2016 18:58, by Il Disinformatico

Felix Kjellberg, noto ai fan come PewDiePie, è uno Youtuber popolarissimo, ma ha minacciato di chiudere il proprio account se avesse raggiunto i 50 milioni di iscritti. La notizia ha avuto una risonanza molto ampia, prendendosi le attenzioni di BBC e Forbes (giusto per citare qualche esempio), non solo per la popolarità del personaggio ma anche per le ragioni della sua minaccia: PewDiePie ha accusato Youtube di sabotaggio contro gli Youtuber grandi e piccoli.

Mentre conducevo la diretta del Disinformatico di ieri alla quale si doveva ricollegare inizialmente questo articolo, la cifra fatidica (un record assoluto per un singolo Youtuber) era stata raggiunta, ma l’account era ancora al suo posto; da allora è cambiato tutto.

PewDiePie, infatti, ha mantenuto la parola, ma solo in senso molto letterale: ha sì cancellato “il suo canale”, ma si tratta di un altro suo canale Youtube (Jack septiceye2) molto meno popolare e ha rivelato in un video che la sua minaccia era “uno scherzo... diventato molto più grande di quello che si potesse immaginare”, prendendo in giro i media che hanno ripreso e pubblicizzato il suo annuncio senza alcuno scetticismo.

È stata, insomma, una classica trollata. Ma la contestazione di fondo fatta da PewDiePie resta interessante: secondo lo Youtuber, infatti, Youtube ha cambiato i criteri di selezione dei video consigliati, facendo crollare le visualizzazioni dovute ai “consigli” dal 30% a meno dell’1%. Dato che le visualizzazioni gli portano soldi, e anche tanti, la questione è parecchio importante. In più i “consigliati” mostrano ora molti video di clickbait (acchiappaclic senza alcun contenuto reale) e addirittura video pornografici. Altri Youtuber hanno notato lo stesso fenomeno, ma YouTube ha detto alla BBC di non aver apportato alcuna modifica ai propri algoritmi di raccomandazione dei video.

Vale la pena di cogliere quest’occasione per conoscere meglio il mercato degli Youtuber: alcuni (pochi) incassano cifre da capogiro, e questo sta portando molti giovani a esibirsi (spesso in modi pericolosi e imbarazzanti) nella speranza di arrivare alla monetizzazione. È una sorta di lotteria, dove pochi vincono e tantissimi pagano: non con i soldi, ma con il proprio tempo e la propria reputazione.

Questi sono gli incassi delle star di Youtube più pagate del 2016 secondo Forbes:


  1. Felix Kjellberg (PewDiePie): 15 milioni di dollari
  2. Roman Atwood: 8 milioni di dollari
  3. Lilly Singh: 7,5 milioni di dollari
  4. Anthony Padilla e Ian Hecox (Smosh): 7 milioni di dollari
  5. Rosanna Pansino: 6 milioni di dollari
  6. Tyler Oakley: 6 milioni di dollari



Fonti: BBC, Kotaku, Kotaku, Forbes.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2016/12/09

Dicembre 10, 2016 5:50, by Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

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Malware nelle pubblicità su siti popolarissimi: un adblocker diventa un antivirus

Dicembre 9, 2016 8:47, by Il Disinformatico

Usare un adblocker è sempre controverso, perché bloccare le pubblicità significa togliere ai siti la loro fonte di sussistenza. Ma il mondo delle pubblicità online ha grossi problemi, perché viene usato spesso per veicolare attacchi informatici che colpiscono anche i visitatori di siti irreprensibili, e quindi usare un adblocker finisce per essere una forma di protezione informatica.

Le pubblicità, infatti, vengono inserite nei siti usando codice fornito dalle agenzie pubblicitarie, che a loro volta ricevono questo codice dagli inserzionisti. E fra gli inserzionisti si sono intrufolati anche i criminali informatici, che infilano i propri attacchi nel codice pubblicitario. Le agenzie filtrano e controllano, ma le tecniche dei criminali sono davvero ingegnose e superano i controlli.

La società di sicurezza informatica Eset segnala infatti che nel corso degli ultimi due mesi milioni di persone che visitano siti mainstream sono stati colpiti da un attacco nel quale il codice ostile è nascosto addirittura nei parametri che regolano la trasparenza dei pixel di un’immagine legata alle campagne di app chiamate Browser Defence o Broxu.

In sintesi, il Javascript contenuto nel codice dell’inserzione di per sé è pulito, ma scarica un’immagine-banner che contiene variazioni invisibili dei pixel che il Javascript interpreta per estrarne appunto il codice ostile. Questo sistema elude i filtri di sicurezza e infetta gli utenti che usano versioni non aggiornate di Internet Explorer e di Adobe Flash.


Fonti: Malwarebytes, Ars Technica.
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Se pensavate di regalare giocattoli “smart”, pensateci due volte: sono spioni e pettegoli

Dicembre 9, 2016 8:11, by Il Disinformatico

L’Ufficio europeo delle Unioni dei Consumatori (BEUC) e l’Electronic Privacy Information Center (EPIC) segnalano il rischio dei giocattoli “smart” o interconnessi: i loro microfoni sempre aperti rubano informazioni, permettono a intrusi di sorvegliare e spiare i bambini e fanno pubblicità scorretta, in violazione delle direttive europee sui diritti dei consumatori, sulla privacy e sulla sicurezza.

Per esempio, la bambola con Bluetooth My Friend Cayla e il robot i-Que, fabbricati dalla Genesis Toys e dotati dei sistemi di riconoscimento vocale della Nuance Communications, dialogano con i bambini e ne registrano la voce, per poi rispondere con frasi pubblicitarie preconfezionate. “Cayla è ben contenta di parlare di quanto le piacciono i vari film della Disney”, nota la BEUC, sottolineando che guarda caso “il fornitore dell’app ha un rapporto commerciale con la Disney”.

I giocattoli sono inoltre accompagnati da una licenza d’uso (sì, adesso anche le bambole hanno una licenza d’uso) che dice che i termini di licenza possono essere cambiati senza preavviso e che i dati personali possono essere usati a scopo pubblicitario e condivisi con terzi.

Come se non bastasse, questi giocattoli sono privi della sicurezza più elementare e possono essere intercettati usando un telefonino, per cui uno sconosciuto può ascoltare quello che dicono in casa i bambini e usare quello che dicono per fare stalking e altro. Il video qui sotto è eloquentissimo:


Un’altra azienda di sicurezza, la Pen Test Partners, aveva già segnalato l’anno scorso che la bambola My Friend Cayla era afflitta da questi problemi e li aveva dimostrati modificandola in modo da farle dire parolacce.

Varie associazioni di difesa dei consumatori hanno depositato una contestazione presso la FTC statunitense. Nuance, da parte sua, dice di aver rispettato la propria politica aziendale per quanto riguarda i dati vocali raccolti attraverso questi giocattoli. Comunque sia, questo episodio è un buon promemoria di una regola da adottare più in generale quando si fa un acquisto elettronico: chiedersi sempre se l’oggetto si collega a Internet, che dati raccoglie e che sicurezze ha. Ora questa domanda va fatta persino per bambole e robot.


Fonti: The Register, BoingBoing, Consumerist.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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