Apple vs. FBI: perché Apple si rifiuta di sbloccare l’iPhone di un terrorista?
Febbraio 26, 2016 6:13
Tim Cook, CEO di Apple, ha rilasciato una lunga intervista alla ABC News che contiene una spiegazione molto eloquente ed appassionata del rifiuto di Apple di sbloccare l'iPhone del terrorista Syed Farook, che con la moglie ha ucciso quattordici persone a San Bernardino, in California, lo scorso dicembre.
Il problema di fondo, spiega Cook, è che dal punto di vista tecnico è impossibile sbloccare quell’iPhone senza creare uno strumento (una speciale versione di iOS senza funzioni di sicurezza) che sarebbe in grado di sbloccare qualunque iPhone al mondo. Questa chiave universale sarebbe incredibilmente desiderabile per qualunque organizzazione criminale o per qualunque governo e quindi chiunque la custodisse sarebbe costantemente attaccato dai migliori intrusi informatici del mondo, compresi quelli assoldati dai governi stranieri.
Di conseguenza prima o poi il passepartout sfuggirebbe alla custodia di chiunque, compresa quella di Apple (che è l’unica in grado di crearlo, perché gli iPhone accettano soltanto software firmato digitalmente da Apple) e sicuramente di quella delle autorità federali americane, che (lo ha sottolineato Cook) si sono già fatte sfuggire i dati sensibili di milioni di americani in una serie imbarazzante di attacchi informatici.
Verrebbe insomma compromessa completamente la sicurezza di centinaia di milioni di utenti onesti che affidano ai propri telefonini informazioni sensibili come, per esempio, dati di lavoro, messaggi confidenziali o (altro esempio citato da Cook) i luoghi in cui si trovano i loro figli.
L’unico modo per evitare che la chiave universale finisca in mani ostili è non crearla affatto. Tim Cook l’ha definita “l’equivalente software del cancro”: paragone biologicamente poco calzante ma sicuramente efficace dal punto di vista emotivo.
Non è soltanto una questione di difendere l’immagine di affidabilità dei prodotti Apple, perché Tim Cook ha fatto notare che se si accetta il principio che un tribunale è in grado di ordinare ad Apple di scrivere un software del genere può ordinarlo a qualunque altro fabbricante di telefonini.
La questione, insomma, non è se sbloccare o no il telefonino di un terrorista, come molti la presentano, ma è se creare un grimaldello che mina alla base la sicurezza di milioni di persone. E non va dimenticato che l’iPhone del terrorista è ora inaccessibile per colpa dell’FBI, che ha maldestramente cambiato la password dell’account iCloud associato a quel telefonino: se non l’avesse fatto, l’iPhone – spiega Cook – avrebbe depositato una copia del proprio contenuto sui server iCloud, dai quali Apple avrebbe potuto consegnarla alle autorità inquirenti.
In tutta questa vicenda pesa parecchio l’assenza di un’altra sigla di tre lettere molto celebre: NSA. A quanto risulta dagli atti, stranamente gli inquirenti finora non hanno chiesto aiuto a questi maestri dell’intrusione. È perché l’NSA non è in grado di scavalcare la sicurezza dei prodotti Apple, oppure perché è in grado di farlo ma non vuole che si sappia? Entrambi i casi sono imbarazzanti: il primo implica inadeguatezza e rivela i limiti delle capacità dell’NSA, mentre il secondo implica che nessuno può fidarsi dell’iPhone (specialmente imprenditori, giornalisti, politici o governanti stranieri).
E per chi trova che questa questione tecnica sia troppo nebulosa e complicata e che un’azienda non dovrebbe avere il diritto di creare un dispositivo che renda inaccessibili alle forze dell’ordine i dati di un criminale o di un terrorista, propongo un paragone più semplice: se valesse questo principio, allora sarebbe illegale anche qualunque distruggidocumenti che producesse pezzetti che il governo non è in grado di rimettere insieme.
Antibufala: Giove visibile a occhio nudo solo l’8 marzo
Febbraio 26, 2016 3:24
“L’8 marzo Giove sarà visibile a occhio nudo da tutti i punti della Terra” scrive Internazionale. La notizia, presentata con i toni dell'evento raro, è riportata anche da El País: “Júpiter será visto desde cualquier punto de la Tierra el 8 de marzo”, e circola nei social network in varie lingue. Ma è una bufala.
Giove, infatti, è sempre visibile a occhio nudo da tutti i punti della Terra (salvo ostacoli naturali). Il pianeta è anzi uno degli oggetti più brillanti del cielo notturno: in questi giorni è particolarmente facile identificarlo perché è visivamente molto vicino alla Luna. Ma è sempre ben visibile senza ricorrere a un telescopio.
La particolarità astronomica dell’8 marzo non è che Giove sarà visibile, ma che in quella data sarà alla distanza minima dalla Terra, ossia 663 milioni di chilometri, come risulta consultando Wolfram Alpha, e quindi sarà leggermente più luminoso rispetto alla norma. Inoltre, trovandosi in quel periodo in opposizione al Sole, ossia nel punto della volta celeste opposto al Sole, sarà ben visibile per tutta la notte. Godiamoci quindi lo spettacolo, osservando per esempio il veloce moto dei suoi satelliti con un buon binocolo o un piccolo telescopio, e lasciamo perdere la bufala: Giove è sempre un astro brillante nel cielo.
Suoni segreti captati dagli astronauti lunari? Repubblica, Corriere, Il Giornale, La Stampa, Panorama e altri rifilano balle ai lettori
Febbraio 23, 2016 2:53
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori e con il contributo tecnico di @RiccardoDeias, @pd_76 e @Solincos. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/02/22 22:04. Ultimo aggiornamento: 2016/02/23 06:50.
Oggi (22 febbraio) ricorre il ventennale del volo spaziale di due italiani insieme: il 22 febbraio 1996 partivano per lo spazio Maurizio Cheli e Umberto Guidoni sullo Shuttle. Sarebbe magari carino parlare dell’eredità delle loro esperienze in occasione dell’anniversario. Macché: i giornalisti di Repubblica, Il Giornale, La Stampa si buttano a pesce invece su un’altra storia spaziale e rifilano ai loro lettori una panzana datata 1969, copiandola dai media fuffaroli americani senza la minima verifica.
La balla pubblicata da queste testate racconta che quando la missione Apollo 10 era dietro la Luna gli astronauti captarono un suono “simile a una musica” che “non fu divulgato per quarant’anni. La Nasa, incapace di spiegare il fenomeno, secretò e archiviò tutto quello che la radio dell’astronave aveva registrato in quel lasso di tempo e rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni avvenute solo nel 2008” (Repubblica).
La Stampa, nella sezione Tuttoscienze, pubblica un articolo a firma di Fulvio Cerutti che dice che l’episodio è “rimasto top secret sino al 2008” ed è un “fenomeno a cui non è mai stata trovata una spiegazione” (l’articolo è stato parzialmente corretto dopo la mia segnalazione).
Il Giornale, a firma di Franco Iacch, scrive che “l’episodio top secret... è stato declassificato in parte solo nel 2008 (con pesanti censure)” e che gli astronauti nelle loro cuffie udirono “urla”. Iacch conclude scrivendo che “Le registrazioni integrali captate dall’Apollo 10 rimangono top secret”.
Il Corriere pubblica sull’argomento un video con didascalia che dice che il “suono, registrato e trascritto dalla Nasa, è rimasto top secret fino al 2008”. Il link è stato successivamente cambiato.
Ne parla anche Panorama con un articolo di Sabrina Pieragostini, scrivendo che “per decenni l’ente spaziale ha preferito mantenere nascosta la notizia”.
Come mai tutto questo improvviso e simultaneo interesse del giornalismo italiano per un’oscura vicenda di quasi cinquant’anni fa? Semplice: hanno tutti fatto copiaincolla dai media americani, in particolare dalle pagine di notizie bislacche dell’Huffington Post (traduzione italiana qui), che stanno pompando la storia per promuovere una nuova serie televisiva del Science Channel, intitolata NASA’s Unexplained Files. Se guardate i suoi video promozionali (uno e due) vedrete che il ritmo del montaggio rivela chiaramente che si tratta di un programma di spazzatura sensazionalista alla stregua di Alieni Nuove Rivelazioni. E se ascoltate bene l’inglese, noterete che le dichiarazioni degli intervistati, fra i quali c’è anche l’astronauta lunare Al Worden, sono state palesemente rimontate ad arte per farle sembrare a sostegno del mistero.
Solo che non c'è nessun mistero. A parte quello di come facciano, certi giornalisti nostrani ed esteri, a guardarsi allo specchio la mattina senza vergognarsi, a furia di ingannare i propri lettori pubblicando fandonie senza uno straccio di controllo dei fatti.
Infatti è una balla che l’episodio sia rimasto segreto fino al 2008, nonostante lo scriva anche ANSA: come confermato dalla mia esperienza personale nella raccolta di documentazione spaziale storica e come ribadito dalla NASA su Tumblr (e anche qui), l’audio e le trascrizioni della missione Apollo 10 sono pubblicamente disponibili sin dal 1973 a chiunque ne facesse richiesta presso i National Archives statunitensi. Nel 2012 audio e trascrizioni sono stati inoltre pubblicati online per lo scaricamento libero. Gli spezzoni audio in questione sono questo (da 3:43 in poi) e questo; le trascrizioni delle registrazioni a bordo di Apollo 10 sono disponibili qui come scansioni degli originali (uno dei brani in questione è a pagina 241) e qui come trascrizioni digitali.
Fra l’altro, la vicenda è talmente “top secret” che ne parlò apertamente nel 1974 l’astronauta di Apollo 11 Mike Collins nel suo libro Carrying the Fire, dicendo (nel capitolo 13) che gliel’avevano raccontata, prima che partisse per la Luna, proprio gli astronauti di Apollo 10. Per chi è troppo pigro per consultare un libro, inoltre, tutta la faccenda era già stata sbufalata pubblicamente sette anni fa su Internet da ApolloHoax, come segnalato da Metabunk. Quelli di NASA’s Unexplained Files evidentemente hanno preferito far finta di niente e i giornalisti italiani ed esteri si sono accodati.
È falso anche che “non è mai stata trovata una spiegazione”: fu trovata già nel 1969, spiega Collins nel suo libro. I suoni erano il risultato di normali interferenze fra le radio VHF del modulo lunare e del modulo di comando (le due parti indipendenti nelle quali si divideva il veicolo spaziale per effettuare l’allunaggio).
Se i giornalisti di Repubblica, Corriere, Il Giornale e La Stampa avessero dato un'occhiata alle trascrizioni e ascoltato l’audio originale, invece di fare un pigrissimo copiaincolla dagli articoli di fuffa altrui, si sarebbero accorti che i suoni sono banalissimi (niente “urla”) e che oltretutto gli astronauti li considerano talmente poco misteriosi che subito dopo averli notati si mettono a parlare d’altro. Anzi, uno di loro, John Young, già propone una spiegazione al momento: “Probably due to the VHF ranging, I guess” (“Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino”) e poi cambia discorso. Uno di loro, Gene Cernan, contattato oggi dalla NASA, ha detto chiaro e tondo: “Non mi ricordo che quell’episodio mi abbia emozionato abbastanza da prenderlo sul serio. Probabilmente era soltanto interferenza radio. Se avessimo pensato che fosse qualcosa di diverso, lo avremmo riferito a tutti nei briefing dopo il volo. Non ci abbiamo più pensato per niente.” Lo ha ribadito anche a Fox News.
Se i suddetti giornalisti si fossero soltanto presi la briga di fare una telefonatina a un esperto, si sarebbero accorti di essere stati fregati da una campagna promozionale per un programma-fuffa e avrebbero evitato di propinare ai loro lettori una nuova fregnaccia spaziale. Sarebbe bastato, per esempio, consultare la discussione sull’argomento di Collectspace, noto forum di esperti del settore, oppure mandare un tweet a Luigi Pizzimenti, storico delle missioni Apollo (suo il libro Progetto Apollo: Il sogno più grande dell’uomo), curatore del Padiglione Spazio presso il Museo del Volo Volandia e presidente dell'Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica, per entrare in contatto tramite lui con Al Worden, l’astronauta intervistato dal programma del Science Channel, e avere subito una smentita secca della pseudonotizia: “I don't think there is any mystery to the event” (“Non credo che ci sia alcunché di misterioso nell’evento”), ha scritto Worden a Pizzimenti. Worden ha detto molto altro su questa faccenda: ne trovate un resoconto completo qui nel blog di Pizzimenti.
Luigi, fra l’altro, riassume bene il disappunto che prova chi fa vera ricerca storica dell’esplorazione spaziale quando legge queste scempiaggini. Mi scrive in una mail (che cito qui col suo permesso): “È mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esiste una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona. Perché cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a sproposito del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perché parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perché una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose? Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione, e solitamente chi scrive queste bufale tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto.”
Seguite quindi il consiglio di Luigi: scrivete alle redazioni di questi giornali e chiedete loro di giustificare, o almeno rettificare, le balle che vi hanno propinato. E chiedetevi se è questo il modo di fare giornalismo.
Suoni segreti captati dagli astronauti lunari? Repubblica, Il Giornale, La Stampa, Panorama e altri rifilano balle ai lettori
Febbraio 22, 2016 21:56
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori e con il contributo tecnico di @RiccardoDeias, @pd_76 e @Solincos. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/02/22 22:04. Ultimo aggiornamento: 2016/02/23 01:50.
Oggi ricorre il ventennale del volo spaziale di due italiani insieme: il 22 febbraio 1996 partivano per lo spazio Maurizio Cheli e Umberto Guidoni sullo Shuttle. Sarebbe magari carino parlare dell’eredità delle loro esperienze in occasione dell’anniversario. Macché: i giornalisti di Repubblica, Il Giornale, La Stampa si buttano a pesce invece su un’altra storia spaziale e rifilano ai loro lettori una panzana datata 1969, copiandola dai media fuffaroli americani senza la minima verifica.
La balla pubblicata da queste testate racconta che quando la missione Apollo 10 era dietro la Luna gli astronauti captarono un suono “simile a una musica” che “non fu divulgato per quarant’anni. La Nasa, incapace di spiegare il fenomeno, secretò e archiviò tutto quello che la radio dell’astronave aveva registrato in quel lasso di tempo e rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni avvenute solo nel 2008” (Repubblica).
La Stampa, nella sezione Tuttoscienze, pubblica un articolo a firma di Fulvio Cerutti che dice che l’episodio è “rimasto top secret sino al 2008” ed è un “fenomeno a cui non è mai stata trovata una spiegazione”. L’articolo è stato parzialmente corretto dopo la mia segnalazione.
Il Giornale, a firma di Franco Iacch, scrive che “l’episodio top secret... è stato declassificato in parte solo nel 2008 (con pesanti censure)” e che gli astronauti nelle loro cuffie udirono “urla”. Iacch conclude scrivendo che “Le registrazioni integrali captate dall’Apollo 10 rimangono top secret”.
Il Corriere pubblica sull’argomento un video con didascalia che dice che il “suono, registrato e trascritto dalla Nasa, è rimasto top secret fino al 2008”. La pagina è stata poi rimossa.
Ne parla anche Panorama con un articolo di Sabrina Pieragostini, scrivendo che “per decenni l’ente spaziale ha preferito mantenere nascosta la notizia”.
Come mai tutto questo improvviso e simultaneo interesse del giornalismo italiano per un’oscura vicenda di quasi cinquant’anni fa? Semplice: hanno tutti fatto copiaincolla dai media americani, in particolare dalle pagine di notizie bislacche dell’Huffington Post (traduzione italiana qui), che stanno pompando la storia per promuovere una nuova serie televisiva del Science Channel, intitolata NASA’s Unexplained Files. Se guardate i suoi video promozionali (uno e due) vedrete che il ritmo del montaggio rivela chiaramente che si tratta di un programma di spazzatura sensazionalista alla stregua di Alieni Nuove Rivelazioni. E se ascoltate bene l’inglese, noterete che le dichiarazioni degli intervistati, fra i quali c’è anche l’astronauta lunare Al Worden, sono state palesemente rimontate ad arte per farle sembrare a sostegno del mistero.
Solo che non c'è nessun mistero. A parte quello di come facciano, certi giornalisti, a guardarsi allo specchio la mattina senza vergognarsi, a furia di ingannare i propri lettori pubblicando fandonie senza uno straccio di controllo dei fatti.
Infatti è una balla che l’episodio sia rimasto segreto fino al 2008, come scrive anche ANSA: come confermato dalla mia esperienza personale nella raccolta di documentazione spaziale storica e come ribadito dalla NASA su Tumblr (e anche qui), l’audio e le trascrizioni della missione Apollo 10 sono pubblicamente disponibili sin dal 1973 a chiunque ne facesse richiesta presso i National Archives statunitensi. Nel 2012 audio e trascrizioni sono stati inoltre pubblicati online per lo scaricamento libero. Gli spezzoni audio in questione sono questo (da 3:43 in poi) e questo; le trascrizioni delle registrazioni a bordo di Apollo 10 sono disponibili qui come scansioni degli originali (uno dei brani in questione è a pagina 241) e qui come trascrizioni digitali.
Fra l’altro, la vicenda è talmente “top secret” che ne parlò apertamente nel 1974 l’astronauta di Apollo 11 Mike Collins nel suo libro Carrying the Fire, dicendo (nel capitolo 13) che gliel’avevano raccontata, prima che partisse per la Luna, proprio gli astronauti di Apollo 10. Per chi è troppo pigro per consultare un libro, inoltre, tutta la faccenda era già stata sbufalata sette anni fa su Internet da ApolloHoax, come segnalato da Metabunk. Quelli di NASA’s Unexplained Files evidentemente hanno preferito far finta di niente e i giornalisti italiani si sono accodati.
È falso anche che “non è mai stata trovata una spiegazione”: fu trovata già nel 1969, spiega Collins nel suo libro. I suoni erano il risultato di normali interferenze fra le radio VHF del modulo lunare e del modulo di comando (le due parti indipendenti nelle quali si divideva il veicolo spaziale per effettuare l’allunaggio).
Se i giornalisti di Repubblica, Il Giornale e La Stampa avessero dato un'occhiata alle trascrizioni e ascoltato l’audio originale, invece di fare un pigrissimo copiaincolla dagli articoli di fuffa altrui, si sarebbero accorti che i suoni sono banalissimi (niente “urla”) e che oltretutto gli astronauti li considerano talmente poco misteriosi che subito dopo averli notati si mettono a parlare d’altro. Anzi, uno di loro, John Young, già propone una spiegazione al momento: “Probably due to the VHF ranging, I guess” (“Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino”) e poi cambia discorso.
Uno di loro, Gene Cernan, contattato oggi dalla NASA, ha detto chiaro e tondo: “Non mi ricordo che quell’episodio mi abbia emozionato abbastanza da prenderlo sul serio. Probabilmente era soltanto interferenza radio. Se avessimo pensato che fosse qualcosa di diverso, lo avremmo riferito a tutti nei briefing dopo il volo. Non ci abbiamo più pensato per niente.” Lo ha ribadito anche a Fox News.
Se i suddetti giornalisti si fossero soltanto presi la briga di fare una telefonatina a un esperto, si sarebbero accorti di essere stati fregati da una campagna promozionale per un programma-fuffa e avrebbero evitato di propinare ai loro lettori una nuova fregnaccia spaziale. Sarebbe bastato, per esempio, consultare la discussione sull’argomento di Collectspace, noto forum di esperti del settore, oppure mandare un tweet a Luigi Pizzimenti, storico delle missioni Apollo (suo il libro Progetto Apollo: Il sogno più grande dell’uomo), curatore del Padiglione Spazio presso il Museo del Volo Volandia e presidente dell'Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica, per entrare in contatto tramite lui con Al Worden, l’astronauta intervistato dal programma del Science Channel, e avere subito una smentita secca della pseudonotizia: “I don't think there is any mystery to the event” (“Non credo che ci sia alcunché di misterioso nell’evento”), ha scritto Worden a Pizzimenti. Worden ha detto molto altro su questa faccenda: ne trovate un resoconto completo qui nel blog di Pizzimenti.
Luigi, fra l’altro, riassume bene il disappunto che prova chi fa vera ricerca storica dell’esplorazione spaziale quando legge queste scempiaggini. Mi scrive in una mail (che cito qui col suo permesso): “È mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esiste una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona. Perché cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a sproposito del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perché parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perché una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose? Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione, e solitamente chi scrive queste bufale tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto.”
Seguite quindi il consiglio di Luigi: scrivete alle redazioni di questi giornali e chiedete loro di giustificare, o almeno rettificare, le balle che vi hanno propinato.
Suoni segreti captati dagli astronauti lunari? Repubblica, Il Giornale, La Stampa rifilano balle ai lettori
Febbraio 22, 2016 19:11
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori e con il contributo tecnico di @RiccardoDeias e @Solincos. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Ultimo aggiornamento: 2016/02/22 23:00.
Oggi ricorre il ventennale del volo spaziale di due italiani insieme: il 22 febbraio 1996 partivano per lo spazio Maurizio Cheli e Umberto Guidoni sullo Shuttle. Sarebbe magari carino parlare dell’eredità delle loro esperienze in occasione dell’anniversario. Macché: i giornalisti di Repubblica, Il Giornale, La Stampa si buttano a pesce invece su un’altra storia spaziale e rifilano ai loro lettori una panzana datata 1969, copiandola dai media fuffaroli americani senza la minima verifica.
La balla pubblicata da queste testate racconta che quando la missione Apollo 10 era dietro la Luna gli astronauti captarono un suono “simile a una musica” che “non fu divulgato per quarant’anni. La Nasa, incapace di spiegare il fenomeno, secretò e archiviò tutto quello che la radio dell’astronave aveva registrato in quel lasso di tempo e rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni avvenute solo nel 2008” (Repubblica).
La Stampa, nella sezione Tuttoscienze, pubblica un articolo a firma di Fulvio Cerutti che dice che l’episodio è “rimasto top secret sino al 2008” ed è un “fenomeno a cui non è mai stata trovata una spiegazione”. L’articolo è stato parzialmente corretto dopo la mia segnalazione.
Il Giornale, a firma di Franco Iacch, scrive che “l’episodio top secret... è stato declassificato in parte solo nel 2008 (con pesanti censure)” e che gli astronauti nelle loro cuffie udirono “urla”. Iacch conclude scrivendo che “Le registrazioni integrali captate dall’Apollo 10 rimangono top secret”.
Come mai tutto questo improvviso e simultaneo interesse del giornalismo italiano per un’oscura vicenda di quasi cinquant’anni fa? Semplice: hanno tutti fatto copiaincolla dai media americani che stanno pompando la pseudonotizia per promuovere una nuova serie televisiva del Science Channel, intitolata NASA’s Unexplained Files. Se guardate i suoi video promozionali (uno e due) vedrete che il ritmo del montaggio rivela chiaramente che si tratta di un programma di spazzatura sensazionalista alla stregua di Alieni Nuove Rivelazioni. E se ascoltate bene l’inglese, noterete che le dichiarazioni degli intervistati, fra i quali c’è anche l’astronauta lunare Al Worden, sono state palesemente rimontate ad arte per farle sembrare a sostegno del mistero.
Solo che non c'è nessun mistero. A parte quello di come facciano, certi giornalisti, a guardarsi allo specchio la mattina senza vergognarsi, a furia di ingannare i propri lettori pubblicando fandonie senza uno straccio di controllo dei fatti.
Infatti è una balla che l’episodio sia rimasto segreto fino al 2008: come confermato dalla mia esperienza personale nella raccolta di documentazione spaziale storica e come ribadito dalla NASA su Tumblr (e anche qui), l’audio e le trascrizioni della missione Apollo 10 sono pubblicamente disponibili sin dal 1973 a chiunque ne facesse richiesta presso i National Archives statunitensi. Nel 2012 sono stati inoltre pubblicati online per lo scaricamento libero. Gli spezzoni audio in questione sono questo (da 3:43 in poi) e questo; le trascrizioni delle registrazioni a bordo di Apollo 10 sono disponibili qui come scansioni degli originali (uno dei brani in questione è a pagina 241) e qui come trascrizioni digitali.
Fra l’altro, la vicenda è talmente “top secret” che ne parlò apertamente l’astronauta di Apollo 11 Mike Collins nel suo libro Carrying the Fire (capitolo 13), uscito nel 1974, dicendo che gliel’avevano raccontata, prima che partisse per la Luna, proprio gli astronauti di Apollo 10. Per chi è troppo pigro per consultare un libro, inoltre, tutta la faccenda era già stata sbufalata sette anni fa su Internet da ApolloHoax. Quelli di NASA’s Unexplained Files evidentemente hanno preferito far finta di niente.
È falso anche che “non è mai stata trovata una spiegazione”: fu trovata già nel 1969, spiega Collins nel suo libro. I suoni erano il risultato di normali interferenze fra le radio VHF del modulo lunare e del modulo di comando (le due parti indipendenti nelle quali si divideva il veicolo spaziale per effettuare l’allunaggio).
Se i giornalisti di Repubblica, Il Giornale e La Stampa avessero dato un'occhiata alle trascrizioni e ascoltato l’audio originale, invece di fare un pigrissimo copiaincolla da siti americani come Huffington Post, si sarebbero accorti che i suoni sono banalissimi (niente “urla”) e che oltretutto gli astronauti li considerano talmente poco misteriosi che subito dopo averli notati si mettono a parlare d’altro. Anzi, uno di loro, John Young, già propone una spiegazione al momento: “Probably due to the VHF ranging, I guess” (“Probabilmente è colpa del rilevamento di distanza VHF, immagino”) e poi cambia discorso.
Uno di loro, Gene Cernan, contattato oggi dalla NASA, ha detto chiaro e tondo: “Non mi ricordo che quell’episodio mi abbia emozionato abbastanza da prenderlo sul serio. Probabilmente era soltanto interferenza radio. Se avessimo pensato che fosse qualcosa di diverso, lo avremmo riferito a tutti nei briefing dopo il volo. Non ci abbiamo più pensato per niente.” Lo ha ribadito anche a Fox News.
Se i giornalisti si fossero soltanto presi la briga di fare una telefonatina a un esperto, si sarebbero accorti di essere stati fregati da una campagna promozionale per un programma-fuffa e avrebbero evitato di propinare ai loro lettori una nuova fregnaccia spaziale. Sarebbe bastato un tweet a Luigi Pizzimenti, storico delle missioni Apollo (suo il libro Progetto Apollo: Il sogno più grande dell’uomo), curatore del Padiglione Spazio presso il Museo del Volo Volandia e presidente dell'Associazione per la Divulgazione Astronomica e Astronautica, per entrare in contatto tramite lui con Al Worden, l’astronauta intervistato dal programma del Science Channel, e avere una smentita secca della pseudonotizia: “I don't think there is any mystery to the event” (“Non credo che ci sia alcunché di misterioso nell’evento”). Worden ha detto molto altro su questa faccenda: ne trovate un resoconto completo qui nel blog di Luigi Pizzimenti.
Luigi, fra l’altro, riassume bene il disappunto che prova chi fa vera ricerca storica dell’esplorazione spaziale quando legge queste scempiaggini. Mi scrive in una mail (che cito qui col suo permesso): “È mai possibile che si pubblichino bufale senza nessun riscontro scientifico? Sono stufo di rispondere in prima persona a domande generate da lettori, che perplessi, mi scrivono se ciò che hanno letto è vero. Per favore: rivolgetevi direttamente a chi scrive cose non vere e non confermate. Esiste una miriade di missioni spaziali in corso e tante in preparazione, lasciate perdere il Programma Apollo e parlate di attualità, magari andando sul posto, verificando le notizie di persona. Perché cercare sempre qualcosa che non esiste per parlare a sproposito del Programma Apollo? Perché ci sono giornalisti che scrivono di cose che non conoscono? Perché parlano di persone che non hanno mai conosciuto? Perché una volta tanto non prendono la valigia e vanno di persona a chiedere come sono andate le cose? Ve lo dico io: perché costa fatica, denaro e tanto lavoro e poi ci vuole passione, tanta passione, e solitamente chi scrive queste bufale tempo e passione non ne ha, ma deve semplicemente riempire uno spazio vuoto.”
Seguite quindi il consiglio di Luigi: scrivete alle redazioni di questi giornali e chiedete loro di giustificare, o almeno rettificare, le balle che vi hanno propinato.





