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Disinformatico

Settembre 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Vado a incontrare Jim Lovell, astronauta lunare

Ottobre 29, 2015 13:45, by Il Disinformatico

Jim Lovell ha volato nello spazio quattro volte: due con le capsule Gemini 7 e 12 e due con le capsule Apollo 8 e 13. Ha partecipato ad alcune delle tappe più significative e pericolose dell’esplorazione spaziale: il primo vero rendez-vous fra due veicoli con equipaggio (Gemini 7), il primo volo umano intorno alla Luna (Apollo 8) e lo sfortunato viaggio verso la Luna di Apollo 13, che fu funestato da uno scoppio che rese necessario un delicatissimo rientro d’emergenza, così ben celebrato dal film Apollo 13 di Ron Howard.

Jim Lovell sarà in Inghilterra venerdì, sabato e domenica, ospite di Space Lectures, per una cena di gala e due conferenze, e io sarò lì a incontrarlo insieme agli amici appassionati di spazio.

Cercherò il più possibile di fare livetweet di questi tre giorni davvero spaziali e di portarvi un po’ di foto e video. Nei prossimi giorni, inevitabilmente, sarò collegato a Internet un po’ saltuariamente, per cui perdonatemi se non sarò costantemente presente nei commenti.

Chicca personale: proprio in queste ore un lunacomplottista m'ha scritto baldanzoso annunciandomi il nuovo, imminente videodelirio di uno dei soliti diversamente furbi. Gli ho risposto dicendogli, fra l'altro, che stavo partendo per andare a incontrare Lovell e che avremmo brindato anche alla salute dei lunacomplottisti e lui ha fatto l’incredulo: “Piu' o meno come quando uno non ti telefona da anni e nel momento che gli telefoni tu ti risponde: "ti stavo per telefonare”. Be’, invece è proprio così: il lunacomplottista non poteva avere un tempismo peggiore (per lui). Sarebbe divertente vedere la sua faccia quando vedrà le foto dell’incontro pubblicate qui.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



“Astronavi aliene” nel deserto egiziano in Google Maps? Ma anche no

Ottobre 29, 2015 4:41, by Il Disinformatico

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni a proposito di questa immagine proveniente da Google Maps, che secondo alcuni mostrerebbe delle astronavi aliene dissepolte. Le coordinate geografiche sono 30° 1'13.25"N 31°43'14.51"E. Il link all'immagine in Google è questo: una quarantina di chilometri a est del Cairo, in Egitto.

Non è certo un luogo segretissimo e inaccessibile, visto che è a una sessantina di metri da un'autostrada, per cui l’ipotesi delle astronavi rimaste inosservate sembra, per essere educati, poco credibile.

Una rapida ricerca sembra invece indicare che si tratti di postazioni di lancio per missili militari, perché ce ne sono di analoghe qui, qui, qui, qui, qui e qui. Fra l'altro, la curiosità in Rete a proposito di queste strutture non è nuova: risale ad almeno tredici anni fa, visto che The Straight Dope ne parlava già nel 2002.

Chissà perché ogni cosa sconosciuta deve essere interpretata come un veicolo alieno. Suvvia, è evidente che queste sono le rampe usate dagli antichi egizi per costruire le piramidi.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



“Astronavi aliene” in Google Earth? Ma anche no

Ottobre 28, 2015 23:07, by Il Disinformatico

Mi sono arrivate parecchie segnalazioni a proposito di questa immagine proveniente da Google Earth, che secondo alcuni mostrerebbe delle astronavi aliene dissepolte. Le coordinate geografiche sono 30° 1'13.25"N 31°43'14.51"E. Il link all'immagine in Google Earth è questo: una quarantina di chilometri a est del Cairo, in Egitto.

Non è certo un luogo segretissimo e inaccessibile, visto che è a una sessantina di metri da un'autostrada, per cui l’ipotesi delle astronavi rimaste inosservate sembra poco credibile.

Una rapida ricerca sembra indicare che si tratti di postazioni di lancio per missili militari, perché ce ne sono di analoghe qui, qui, qui, qui, qui e qui. Fra l'altro, la curiosità in Rete a proposito di queste strutture risale ad almeno tredici anni fa: The Straight Dope ne parlava già nel 2002.

Chissà perché ogni cosa sconosciuta deve essere interpretata come un veicolo alieno. Suvvia, è evidente che queste sono le rampe usate dagli antichi egizi per costruire le piramidi.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Oggi l’ultimo volo di un aereo mitico: il Vulcan

Ottobre 28, 2015 18:47, by Il Disinformatico

Credit: Charles Toop

Lo considero uno degli aerei più belli della storia dell’aviazione, insieme al Valkyrie, al Blackbird e al Concorde: il bombardiere nucleare britannico Vulcan. Con la sua maestosa ala a delta che praticamente ingloba la fusoliera e i suoi quattro motori a reazione Rolls Royce Olympus annegati nelle ali, è un esempio eccezionale di eleganza e pulizia aerodinamica, reso ancora più notevole dal fatto che è un aereo che volò per la prima volta oltre sessant’anni fa, nel 1952. Sembra incredibile che queste immagini siano datate 1955 e mostrino un bombardiere fare un avvitamento. Qualcuno di voi lo ricorderà come uno dei protagonisti aeronautici di Agente 007 Operazione Tuono (Thunderball), classe 1965.

Oggi l’ultimo Vulcan ancora in condizioni di volo, mantenuto amorevolmente per anni da una fondazione privata dopo il ritiro dal servizio di parata militare dei Vulcan nel 1993, ha compiuto l'ultimo volo nei cieli di Doncaster, in Inghilterra. Lo ha fatto in gran segreto per evitare che si assembrassero presso il piccolo aeroporto di Doncaster le migliaia di appassionati che solitamente si radunano a ogni volo del Vulcan e che rischiavano di sovraccaricare le infrastrutture locali. Qui sotto potete vedere e ascoltare il video (che è anche acquistabile qui). Il decollo, con l'indimenticabile boato dei motori che non sentiremo mai più ruggire in cielo, è a 29 minuti dall'inizio.


I costi di manutenzione (2,2 milioni di sterline l’anno, assicurazione compresa, e circa ventimila sterline per ogni ora di volo), insieme all’invecchiamento dei componenti strutturali, hanno reso impraticabile tenerle ancora in assetto di volo questa regina dei cieli, che d'ora in poi riposerà in un museo.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Dare la caccia alle bufale è inutile, secondo uno studio. Sarà, ma continuerò a farlo

Ottobre 28, 2015 8:20, by Il Disinformatico

Ecco come mi sento quando racconto
una storia antibufala meravigliosa
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Fare debunking, ossia sbufalare pubblicamente le notizie false, sarebbe inutile e forse addirittura controproducente, perché chi è incantato dalle bufale non ne vuol sapere di cambiare idea e quindi il debunking non converte nessuno ma semmai esaspera e polarizza ulteriormente i punti di vista. Questa, in estrema sintesi, è l’amara, disperante conclusione di una ricerca in buona parte italiana pubblicata recentemente e intitolata Debunking in a World of Tribes, a cura di Fabiana Zollo, Alessandro Bessi, Michela Del Vicario, Antonio Scala, Guido Caldarelli, Louis Shekhtman, Shlomo Havlin e Walter Quattrociocchi (IMT Alti Studi, Lucca; IUSS, Pavia; ISC-CNR, Roma; 4LIMS, Londra; Bar-Ilan University, Israele).

Se ne parla molto in Rete e in parecchi mi avete chiesto cosa ne penso, specialmente dopo che ho condiviso il palco della Festa della Rete a Rimini (video) proprio discutendone con Quattrociocchi, coordinatore del laboratorio che ha svolto la ricerca, per cui scrivo queste righe per rispondervi e per creare uno spazio di discussione tramite i commenti.

Non entro nel merito dei dettagli metodologici della ricerca perché non sono competente in questo campo: li presumo validi fino a prova contraria. Però mi vengono alcuni pensieri quando guardo il campione usato per la ricerca, ossia circa 54 milioni di utenti Facebook statunitensi, sottoposti ad analisi quantitativa, e “la risposta dei consumatori di storie complottiste a 47.780 post di debunking”. 

Il primo pensiero è che Facebook non è il mondo reale. È una sua versione distorta, filtrata, nella quale si fa notare chi strilla di più, chi ha più tempo da perdere e chi vuole mettersi in mostra. Non mi sorprende, quindi, che la ricerca documenti che chi è complottista su Facebook tende a restare complottista anche dopo essere stato esposto a contenuti di debunking. Lo vedo quasi quotidianamente nelle discussioni fra complottisti (di qualunque genere, da quelli che credono che l’11 settembre fu un autoattentato a quelli che sostengono l’esistenza degli uomini lucertola che governano segretamente il mondo) e non complottisti. Lo vedo in particolare proprio sui social network, che sono un pessimo ambiente per discussioni serie: troppo dispersivi e predisposti ad alimentare tifoserie (tramite i like e simili), battibecchi, esibizionismi e attacchi personali.

Capisco che per i ricercatori non ci sia una risorsa statistica migliore di Facebook, ma mi chiedo se usare Facebook per vedere chi si converte dal complottismo sia un po’ come andare allo stadio durante un derby per vedere chi cambia squadra del cuore.

Un grafico eloquente della suddivisione impermeabile
in tribù delineata dalla ricerca.

Il secondo pensiero è il silenzio della maggioranza. Non esistono soltanto complottisti e debunker: in mezzo ci sono i tanti dubbiosi, gente che non passa tempo a postare e quindi probabilmente non viene rilevata da una statistica, però di fatto legge vari punti di vista, si fa delle domande su chi abbia ragione e magari cambia idea senza dirlo pubblicamente. So che i “convertiti” esistono, perché mi scrivono per raccontare la loro esperienza e li incontro alle conferenze. Sono tanti? Sono statisticamente insignificanti? Può darsi. Ma esistono. Ed è per loro che io e tanti altri scriviamo e ci diamo da fare: sappiamo benissimo che il complottista duro e puro non cambierà idea neppure di fronte all’evidenza e con lui non perdiamo tempo a cercare di dialogare (anche perché percepisce il dialogo come un tentativo dei Poteri Forti di plagiarlo, per cui non ascolta nemmeno). Se evitiamo a un dubbioso di cadere nel vortice della paranoia, di affidarsi a un ciarlatano per la salute dei propri figli, di rovinarsi la vita con persecuzioni, paure e fini del mondo immaginarie, abbiamo ottenuto il nostro scopo. E questo succede: succede solitamente lontano dai riflettori, lontano dalla ribalta pubblica dei social network, spesso con imbarazzo perché significa dover ammettere di aver creduto a delle cazzate monumentali.

Insomma, fare debunking non salverà tutti, ma salva qualcuno, ed è sempre meglio che non fare niente. Un medico sa che non riuscirà a guarire tutti i propri pazienti, ma non per questo decide di smettere di fare il medico, di non provare a curarli e di dichiarare che la medicina è inutile. Ogni paziente salvato lo ripaga delle sue fatiche. E come nota Quattrociocchi in un’intervista per Repubblica, l’alternativa angosciante al debunking per ora è lasciare che le scimmie strillino indisturbate: “Bisogna costruire strategie di comunicazione ad hoc”, dice, ma non specifica quali. In attesa che qualcuno le costruisca, io e i miei colleghi andremo avanti a fare debunking.

E a proposito di fatica, ovviamente e giustamente la ricerca statistica in questione non considera il piacere di fare debunking. Anche le tesi di complotto più deprimenti e inquietanti sono un’occasione per scoprire aspetti poco conosciuti della scienza e raccontarli. Per me, e per tanti come me, fare indagini antibufala non è soltanto un dovere morale per contrastare la marea montante di scemenze socialmente pericolose: è un piacere. Studiare e debunkare le tesi alternative sullo sbarco sulla Luna mi ha permesso di conoscere persone straordinarie (compresi gli astronauti che sono andati sulla Luna) e di capire principi di fisica e volo spaziale che altrimenti non avrei scoperto; studiare l’11/9 mi ha dato l’occasione di capire meglio il mondo dell’aviazione civile e le strutture degli edifici e i loro rischi e di ammirare l’eroismo infinito dei vigili del fuoco; studiare l’ufologia mi ha consentito di scoprire fenomeni astronomici e aerei meravigliosi. E in generale mi ha permesso di sviluppare un senso critico, nei confronti di qualunque fonte d’informazione (“ufficiale” o meno), che mi torna utile in mille occasioni quotidiane.

Insomma, io farei debunking anche se non servisse a nulla: perché comunque è un modo affascinante per scoprire storie straordinarie ma reali. E condividerle con voi.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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