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Disinformatico

4 de Setembro de 2012, 21:00 , por profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Facebook prova a combattere le fake news promuovendo qualunque commento contenente la parola “fake”

10 de Novembro de 2017, 8:37, por Il Disinformatico

Facebook sta facendo vari esperimenti per contrastare il fenomeno delle fake news. Recentemente ne ha svolto uno che probabilmente si poteva evitare semplicemente accendendo un neurone prima di mettersi a picchiettare codice sulla tastiera: ha iniziato a promuovere e mettere in evidenza qualunque commento che contenesse la parola fake.

Avete già indovinato cos’è successo: anche notizie perfettamente attendibili di testate come la BBC, l’Economist, il New York Times, l’Independent e il Guardian si sono trovate inondate di commenti in primo piano che le definivano fake.

Le proteste degli utenti non si sono fatte attendere: invece di aiutare a distinguere le notizie vere da quelle chiaramente false, l’esperimento stava producendo l’effetto contrario, creando solo confusione.

Facebook si è giustificata dichiarando alla BBC che si è trattato di “un piccolo test che ora si è concluso. Volevamo vedere se dare la priorità ai commenti che indicano scetticismo poteva essere utile.” Arrivarci ragionandoci un attimo, invece di fare esperimenti sulla pelle degli utenti, a quanto pare non si usa più.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Facebook vi classifica in 52.000 categorie: come scoprire quali

10 de Novembro de 2017, 8:13, por Il Disinformatico

Ultimo aggiornamento: 2017/11/10 11:10.

La settimana scorsa ho raccontato la diffusa preoccupazione che Facebook ascolti gli utenti a loro insaputa attraverso gli smartphone per captare parole chiave delle loro conversazioni a scopo pubblicitario. Molti utenti, infatti, hanno notato su Facebook le pubblicità di prodotti che non avevano mai cercato o discusso online ma che avevano menzionato a voce nelle vicinanze del telefonino.

I conduttori del podcast Reply All hanno contattato in proposito Antonio Garcia Martinez, ex dipendente di Facebook responsabile per la pubblicità mirata, e gli hanno chiesto di spiegare una storia inquietante raccontata da un loro ascoltatore di San Francisco, in California.

L’ascoltatore dice che la madre del suo partner è venuta in visita dall’Oklahoma. Per viaggiare ha preso l’aereo, e i controlli di sicurezza le hanno sequestrato la bottiglietta di profumo, così al suo arrivo ha detto all’ascoltatore e al suo partner “Ehi, vorrei andare a una profumeria e comprare una nuova confezione di profumo”. Nel giro di mezz’ora Facebook ha mostrato al partner una pubblicità di una profumeria a San Francisco, perfetta per risolvere l’esigenza della madre. Come è possibile?

Martinez spiega che per queste magie non occorre ascoltare le conversazioni: Facebook sa che la madre sta facendo un viaggio, perché la segue grazie alla geolocalizzazione. Sa che è andata a trovare il figlio, sempre grazie alla geolocalizzazione (stavolta quella del figlio) e grazie al fatto che il figlio è indicato fra gli amici e membri di famiglia su Facebook. Sa anche che la donna acquista profumo, quale marca usa e da quanto tempo non ne compra, perché il social network acquista dati sui consumi degli utenti, schedati attraverso le tessere fedeltà; e quindi decide di mostrare al figlio la pubblicità di una profumeria.

Facebook, inoltre, segue gli utenti anche quando non sono nel social network, grazie a dei codici di tracciamento invisibili (i Facebook Pixel) presenti in molte pagine del Web, e quindi sa quali siti hanno visitato e per esempio quali articoli hanno letto e quali prodotti hanno anche soltanto valutato e non acquistato nei negozi online. Sulla base di tutti questi dati crea un dossier su ciascuna persona, classificandola secondo circa 52.000 categorie, stando ai dati di Julia Angwin di ProPublica citati nel podcast.

Potete vedere una parte di queste categorie entrando al sito di Facebook (non nell’app) con il vostro account e scegliendo Impostazioni - Inserzioni - Le tue informazioni - le tue categorie (Settings - Ads - Your information - Your categories).

Alcune di queste categorie sono incredibilmente precise: per esempio, Amici intimi di uomini che festeggiano il compleanno entro 7-30 giorni, Persona lontana da casa, Viaggiatore frequente oppure Persona a cui piace fingere di mandare messaggini nelle situazioni imbarazzanti.

Nel mio profilo Facebook segnaposto, nel quale volutamente non riverso alcuna informazione personale (non ho amici e rifiuto le amicizie) ho trovato queste categorie, quasi tutte strettamente tecniche:

  • Persone che festeggiano il compleanno a settembre (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook principalmente da dispositivi più vecchi o sistemi operativi precedenti a Windows 7, Mac OS X o Windows NT 6.2 (sbagliato)
  • Persone che usano Gmail per le e-mail (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook usando principalmente macOS Sierra (giusto)
  • Persone che amministrano almeno 1 Pagina su Facebook (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook usando principalmente Firefox (giusto)
  • Persone che vivono in nuclei familiari in cui una o più persone non sono familiari stretti o acquisiti (incredibilmente sbagliato) 

L’ultima è decisamente bizzarra: non ho coinquilini, ma ho alcuni amici che vengono spesso a trovarmi e si collegano a Facebook usando il mio Wi-Fi. Nonostante la mia frequentazione minima del social network, Facebook comunque ha dedotto questo aspetto personale della mia vita di famiglia.

Con capacità di analisi come queste, ascoltare attraverso il microfono non serve. E voi, nelle vostre categorie, cosa avete trovato?

Ecco alcune segnalazioni dei lettori, arrivate via Twitter dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo:

amico di espatriati :)
— robinet (@robinetitaly) November 10, 2017

L'unica cosa che c'è è che mi son sposato da meno di un anno, meno di tre mesi e che uso Chrome... basta ^_^... eh beh si mi son sposato ^_^
— Claudio bb (@Tombolus) November 10, 2017

— Filippo Valle (@Filippo_Valle) November 10, 2017

Anche a me come ad altri l'unica cosa strana è viaggiatori frequenti. Il resto sono compleanni e accesso a Facebook.
— Marco Giannini (@Marcooo83) November 10, 2017

Niente di che: solo "Viaggiatori Frequenti", e dire che non ho né app né geolocalizzazione attiva🤔
— Grizzly🐻 (@g_sr) November 10, 2017

Assolutamente niente di strano o invasivo. Particolare semmai la voce "Viaggiatori frequenti" visto che ci spostiamo pochissimo (<1 l'anno) e soprattutto NON lo scriviamo MAI: né prima, né durante. A malapena dopo! ;)
— Karellen (@RRiccardi69) November 10, 2017

A parte i cosmetici che non so proprio come ci siano finiti, il resto sono o cose che mi incuriosiscono o cose che ho cercato per regali. Però vedo poche categorie, forse perché navigo quasi sempre con un AD blocker
— Lorenzo Bossi (@Lorentz83) November 10, 2017

Da me tutto regolare/ovvio e niente di strano. Unica particolarità: Facebook è convinto che io sia un poliziotto o pompiere. Niente di più sbagliato. L’algoritmo evidentemente non è perfetto.
— Manuel Wenger (@ManuCH) November 10, 2017
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Facebook vi classifica in 52.000 categorie

10 de Novembro de 2017, 4:55, por Il Disinformatico

La settimana scorsa ho raccontato la diffusa preoccupazione che Facebook ascolti gli utenti a loro insaputa attraverso gli smartphone per captare parole chiave delle loro conversazioni a scopo pubblicitario. Molti utenti, infatti, hanno notato su Facebook le pubblicità di prodotti che non avevano mai cercato o discusso online ma che avevano menzionato a voce nelle vicinanze del telefonino.

I conduttori del podcast Reply All hanno contattato in proposito Antonio Garcia Martinez, ex dipendente di Facebook responsabile per la pubblicità mirata, e gli hanno chiesto di spiegare una storia inquietante raccontata da un loro ascoltatore di San Francisco, in California.

L’ascoltatore dice che la madre del suo partner è venuta in visita dall’Oklahoma. Per viaggiare ha preso l’aereo, e i controlli di sicurezza le hanno sequestrato la bottiglietta di profumo, così al suo arrivo ha detto all’ascoltatore e al suo partner “Ehi, vorrei andare a una profumeria e comprare una nuova confezione di profumo”. Nel giro di mezz’ora Facebook ha mostrato al partner una pubblicità di una profumeria a San Francisco, perfetta per risolvere l’esigenza della madre. Come è possibile?

Martinez spiega che per queste magie non occorre ascoltare le conversazioni: Facebook sa che la madre sta facendo un viaggio, perché la segue grazie alla geolocalizzazione. Sa che è andata a trovare il figlio, sempre grazie alla geolocalizzazione (stavolta quella del figlio) e grazie al fatto che il figlio è indicato fra gli amici e membri di famiglia su Facebook. Sa anche che la donna acquista profumo, quale marca usa e da quanto tempo non ne compra, perché il social network acquista dati sui consumi degli utenti, schedati attraverso le tessere fedeltà; e quindi decide di mostrare al figlio la pubblicità di una profumeria.

Facebook, inoltre, segue gli utenti anche quando non sono nel social network, grazie a dei codici di tracciamento invisibili (i Facebook Pixel) presenti in molte pagine del Web, e quindi sa quali siti hanno visitato e per esempio quali articoli hanno letto e quali prodotti hanno anche soltanto valutato e non acquistato nei negozi online. Sulla base di tutti questi dati crea un dossier su ciascuna persona, classificandola secondo circa 52.000 categorie, stando ai dati di Julia Angwin di ProPublica citati nel podcast.

Potete vedere una parte di queste categorie andando in Facebook e scegliendo Impostazioni - Inserzioni - Le tue informazioni - le tue categorie (Settings - Ads - Your information - Your categories).

Alcune di queste categorie sono incredibilmente precise: per esempio, Amici intimi di uomini che festeggiano il compleanno entro 7-30 giorni, Persona lontana da casa, Viaggiatore frequente oppure Persona a cui piace fingere di mandare messaggini nelle situazioni imbarazzanti.

Nel mio profilo Facebook segnaposto, nel quale volutamente non riverso alcuna informazione personale (non ho amici e rifiuto le amicizie) ho trovato queste categorie, quasi tutte strettamente tecniche:

  • Persone che festeggiano il compleanno a settembre (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook principalmente da dispositivi più vecchi o sistemi operativi precedenti a Windows 7, Mac OS X o Windows NT 6.2 (sbagliato)
  • Persone che usano Gmail per le e-mail (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook usando principalmente macOS Sierra (giusto)
  • Persone che amministrano almeno 1 Pagina su Facebook (giusto)
  • Persone che accedono a Facebook usando principalmente Firefox (giusto)
  • Persone che vivono in nuclei familiari in cui una o più persone non sono familiari stretti o acquisiti (incredibilmente sbagliato) 
L’ultima è decisamente bizzarra: non ho coinquilini, ma ho alcuni amici che vengono spesso a trovarmi e si collegano a Facebook usando il mio Wi-Fi. Nonostante la mia frequentazione minima del social network, Facebook comunque ha dedotto questo aspetto personale della mia vita di famiglia.

Con capacità di analisi come queste, ascoltare attraverso il microfono non serve. E voi, nelle vostre categorie, cosa avete trovato?
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No, Facebook non vuole che gli mandiate le vostre foto intime per bloccarle (beh, non proprio)

8 de Novembro de 2017, 8:27, por Il Disinformatico

Fonte: BBC.
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.

Sta cominciando a circolare la notizia che Facebook avrebbe attivato un sistema per combattere la diffusione di immagini intime non autorizzate che consisterebbe nel mandare a Facebook volontariamente le foto di cui si vuole bloccare la circolazione: un apparente controsenso.

In realtà, nota Sean Sullivan di F-Secure e scrive la ABC australiana il 2/11, c’è una collaborazione fra Facebook e una piccola agenzia governativa australiana per la sicurezza online, l’ufficio dell’e-Safety Commissioner. In Australia, una persona che è vittima di abuso delle proprie immagini può contattare questo ufficio e segnalare il problema; l’ufficio può sì invitare la vittima a inviare le immagini via Facebook Messenger, ma a se stessa, e poi etichettare queste foto come “immagini intime non consensuali”, secondo Motherboard.

Questo consente a Facebook di generare un hash della foto, ossia una sua rappresentazione matematica che è una sorta di impronta digitale. La foto in sé non viene conservata da Facebook, e dall’hash non è possibile ricostruirla, ma se qualcuno mette quella foto su Facebook (o su Instagram, che fa parte della famiglia di Facebook), il social network può riconoscerla (perché ha lo stesso hash) e bloccarla, anche se è parzialmente alterata.

L’Australia è uno di quattro paesi che stanno sperimentando questa nuova funzione, secondo quanto ha dichiarato Antigone Davis, responsabile globale per la sicurezza di Facebook, citato da ABC. Non è chiaro se questa sia un‘evoluzione del servizio di photo matching contro gli abusi annunciato da Facebook ad aprile 2017.

Se inviare una foto a se stessi tramite Messenger comporta inviarla a Facebook, esiste comunque il rischio teorico che qualcuno a Facebook possa accedere a quella foto prima che venga cancellata dopo la generazione del suo hash.

Sean Sullivan segnala inoltre una collezione utilissima di link ai servizi di segnalazione di abusi dei principali social network. Da parte mia, segnalo le raccomandazioni di Facebook su cosa fare se qualcuno condivide senza il vostro permesso una vostra foto intima.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Un altro astronauta lunare ci ha lasciato: Richard F. Gordon (Apollo 12)

7 de Novembro de 2017, 17:51, por Il Disinformatico

Dick Gordon nel 1969, dopo il ritorno dalla Luna. Credit: NASA.
Lunedì 6 novembre è morto l’astronauta Richard “Dick” Gordon. Aveva 88 anni. Nel settembre del 1966 aveva volato nello spazio per la prima volta, insieme a Pete Conrad, per la missione Gemini 11, effettuando due passeggiate spaziali in orbita intorno alla Terra.

Tre anni dopo volò verso la Luna con la missione Apollo 12, la seconda ad atterrare sul nostro satellite (e la prima ad essere colpita da un fulmine durante il decollo dalla Terra). Come pilota del veicolo spaziale Apollo, Gordon rimase in orbita intorno alla Luna mentre i suoi compagni, Alan Bean e Pete Conrad, effettuarono un’esplorazione della superficie lunare nell’Oceano delle Tempeste.

La sua occasione di camminare sulla Luna sarebbe stata la missione Apollo 18, che però fu annullata dai tagli di spesa decisi dal governo statunitense.

Un altro testimone personale di quei viaggi straordinari non c’è più. Sta a noi, sempre di più, conservarne e celebrarne il ricordo, in attesa di nuove esplorazioni. Un’attesa che si fa sempre più lunga e solitaria.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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