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Disinformatico

4 de Setembro de 2012, 21:00 , por profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Il Delirio del Giorno: “se armstrong sulla luna sarebbe stato avrebbe giurato sulla bibbia”

10 de Agosto de 2016, 17:06, por Il Disinformatico

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

ma non avete ancora capito ,suvvia siamo sinceri con tutti noi stessi ,se armstrong sulla luna sarebbe stato avrebbe giurato sulla bibbia ,in cambio d 5000 dollari da donare a chi voleva xè è scappato,è evidente non sono mai andati ,figuriamoci nel 1969 ,scusate e le fasce di van allen!!!!!!!.smettetela di dire stupidaggini ,siete ancora cosi piccoli da credere che rintintin era bravo e gli indiani erano cattivi ecco la verita !!!! sono come le torri gemelle ,ho pearl harbor suvvia svegliatevi e fate un esame di coscenza ,non date retta a piero angela e suo figlio , prima di parlare devono avere le prove e no dire cazzate.

Dossena Santino, nel mio blog Complotti Lunari. Commento inviato per la pubblicazione e trascritto qui testualmente. Propongo una colletta per comprargli una tastiera nuova, visto che quella che usa ha il tasto delle maiuscole rotto.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



La Luna a 262 megapixel. Nel 1971. Venite a conoscere l’uomo che ha fatto questa foto

10 de Agosto de 2016, 4:53, por Il Disinformatico

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Il cratere più grande, a sinistra, ha un diametro di 50 chilometri.

Questa è la Luna e probabilmente è anche il vostro prossimo sfondo per il computer: va bene anche se avete un megamonitor 4K, perché misura 3840x2160 pixel. Cliccate pure sulla foto e ammiratene i dettagli. Io sono affascinato in particolare dalle montagne che si stagliano contro il cielo nerissimo e che spiccano sulla curvatura così marcata dell’orizzonte: un fenomeno impossibile sulla Terra, dove l’atmosfera che ci consente di vivere offusca questo stacco. I due grandi crateri sono Aristillus (in alto) e Autolycus (in basso) e misurano rispettivamente 50 e 40 chilometri di diametro; le montagne sulla destra sono il complesso del Monti Caucasici lunari.

Questa foto ha già una risoluzione notevolissima, ma è solo un dettaglio di un’immagine ben più ampia che è disponibile presso il sito della Arizona State University a 16.193x16.193 pixel: arrotondando, sono 262 megapixel.

Mica male, come risoluzione, direte voi: ora considerate che questa foto risale a 45 anni fa. Fu scattata durante la missione Apollo 15 usando una speciale fotocamera da ricognizione, la Metric Camera, montata a bordo del veicolo spaziale. I nativi digitali magari non se ne rendono conto, ma prima del digitale, quando si usava la pellicola fotografica a grana fine e di grande formato, si potevano già scattare immagini eccezionali come questa. La fotografia chimica era un’arte sofisticata e matura.

Chicca nella chicca, in questa foto della Luna ci sono due persone: l’immagine fu infatti scattata mentre Dave Scott e Jim Irwin, due dei tre astronauti della missione, erano sulla superficie lunare, proprio nella zona inquadrata nella foto, vicino alla Rima Hadley, che è quel canale tortuoso in basso sulla sinistra. Per la precisione erano nella zona cerchiata qui sotto, ma loro e il loro veicolo erano troppo piccoli per essere visibili in questa immagine, presa da circa cento chilometri di distanza (per darvi un’idea della scala, il canale tortuoso è largo circa 1300 metri):




Se volete saperne di più sulla storia di queste foto, c’è il blog Apollo 15 Timeline, che racconta l’intera missione e include un articolo dedicato specificamente a queste immagini. E se volete conoscere l’astronauta Al Worden, che scattò queste fotografie 45 anni fa, venite a incontrarlo il 14 e 15 ottobre allo Sheraton Malpensa per la cena di gala e la conferenza che terrà.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Sì, le chiavette USB lasciate in giro come esca funzionano

5 de Agosto de 2016, 6:51, por Il Disinformatico

È un espediente usato spesso nelle trame dei film e telefilm quando si vuole mostrare un tentativo di intrusione informatica: lasciare nelle vicinanze dell’azienda o della persona presa di mira delle chiavette USB che facciano da esca e poi attendere che il bersaglio le trovi e, mosso da curiosità, le infili in un computer, in modo che il malware contenuto nelle chiavette possa infettarlo e poi rubare dati o compiere altre nefandezze.

La tecnica è stata mostrata, per esempio, in una puntata della prima stagione di Mr. Robot, telefilm-culto fra gli informatici per il realismo delle modalità d’intrusione digitale che mostra. Ma questa storia delle chiavette è davvero credibile?

Purtroppo sì: pochi giorni fa, al convegno statunitense BlackHat, Elie Bursztein di Google ha presentato i risultati di un esperimento nel quale quasi 300 chiavette USB sono state lasciate in giro nel campus della University of Illinois Urbana-Champaign. Il 98% delle chiavette è stato raccolto (la prima solo sei minuti dopo il piazzamento) e il 45% è stato non solo inserito in un computer connesso a Internet ma sfogliato cliccando sui suoi file.

Le chiavette disseminate sono state etichettate con nomi diversi (“esami”, “confidenziale”, con chiavi e indirizzo del proprietario, oppure senza alcuna indicazione) per vedere quali nomi erano più allettanti. La buona notizia è che le chiavette che recavano le coordinate del proprietario sono state quelle meno aperte.

Alle cavie dell’esperimento è andata bene, perché sulle chiavette c’era solo un innocuo sondaggio tracciante, ma Bursztein ha mostrato come sarebbe stato possibile camuffare come chiavetta USB un emulatore di tastiera che poteva prendere il controllo del computer. Mai fidarsi, insomma, delle chiavette trovate in giro, neanche se hanno l’aria di contenere informazioni golose.
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iPhone smarrito? Attenzione alle false notifiche di ritrovamento

5 de Agosto de 2016, 6:43, por Il Disinformatico

Le funzioni di recupero dei telefonini smarriti o rubati sono molto pratiche, ma i criminali informatici le stanno sfruttando per creare trappole davvero notevoli. Joonas Kiminki su Hackernoon ne segnala una che può ingannare molto facilmente perché gioca sulle emozioni.

Joonas era in vacanza a Torino quando gli hanno rubato l’iPhone lasciato in auto. Così ha attivato Trova il mio iPhone, segnando il telefonino come smarrito, in modo da ricevere una mail di avviso se il telefonino tornava online.

Undici giorni dopo ha ricevuto un SMS e una mail di notifica: telefonino trovato. Entusiasta ed emozionato, ha cliccato sul link fornito nella mail, ha raggiunto il sito di Trova il mio iPhone e ha iniziato a digitare le proprie credenziali. Poi, però, si è accorto che si trattava di un sito falso, che imitava quello autentico in tutto e per tutto a parte due elementi importanti ma facili da dimenticare per l’emozione: la sessione non era cifrata (niente lucchetto nella casella dell’indirizzo) e il nome del sito non sembrava uno di quelli solitamente usati da Apple. Joonas si è fermato a un passo dalla trappola.

Il telefonino era bloccato, quindi come hanno fatto i truffatori a trovarne il proprietario? Probabilmente hanno usato la funzione Cartella medica, che consente di accedere ai contatti d’emergenza anche quando il telefonino è bloccato, e hanno cercato il nome su Google, trovando il sito di Joonas Kiminki (aiutati anche dal suo nome piuttosto raro).

Perché l’hanno fatto? Joonas spiega che non è possibile attivare un iPhone se è collegato a un account iCloud, per cui se il ladro vuole attivarlo deve scollegarlo da iCloud, per cui contatta il derubato e si fa dare con un trucco come questo le credenziali di accesso ad iCloud, in modo da scollegarlo e renderlo rivendibile. Ciliegina sulla torta, ruba anche l’identità della vittima.

Morale della storia: non lasciate in auto oggetti di valore, ovviamente, ma soprattutto fate attenzione, in caso di furto del telefonino, ai messaggi che vi avvisano del suo ritrovamento: spesso sono realizzati in modo molto professionale, perché la rivendita di smartphone rubati è un’industria illegale ma remunerativa. Già che ci siete, attivate un backup dei dati che tenete sul dispositivo e mettete una password sulla schermata di accesso.
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Facebook filtrerà i titoli attiraclic

5 de Agosto de 2016, 6:30, por Il Disinformatico

Una buona notizia sul fronte della lotta allo spam pseudogiornalistico: Facebook ha annunciato che filtrerà e scarterà dal newsfeed (il flusso di notizie ricevuto da ciascun utente del social network) i post che hanno titoli comunemente usati nei messaggi di finta informazione e di spam, concepiti per attirare clic (e introiti pubblicitari) senza alcun reale contenuto informativo.

Per esempio, dice Facebook, verrà punito chi usa titoli sensazionalisti come “Quando lei ha guardato sotto i cuscini del proprio divano e ha visto QUESTO... Sono rimasto SCIOCCATO”, “Mette l’aglio nelle scarpe prima di andare a dormire, quello che succede poi è incredibile” oppure “Cane abbaia al fattorino, la sua reazione è impagabile” (gli esempi sono quelli forniti da Facebook).

Titoli come questi “omettono intenzionalmente informazioni essenziali o ingannano le persone, obbligandole a cliccare per trovare la risposta”. Verranno messi in lista nera anche i siti che abitualmente usano titoli attiraclic.

Il filtro verrà aggiornato costantemente e sarà basato su decine di migliaia di campioni delle frasi più comunemente usate nei titoli sensazionalistici, come “Non indovinerete mai chi...” oppure “Il segreto per trovare voli a basso costo!” o “Sarete scioccati quando vedrete com’è cambiata quest’attrice!”. In pratica Facebook applicherà ai titoli delle notizie gli stessi criteri dei filtri antispam usati da tempo per la mail. Giornalisti e pseudogiornalisti, adeguatevi.
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