L’FBI è entrata nell’iPhone del terrorista. Quello nel quale giurava di non poter entrare
29 de Março de 2016, 6:36
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L’FBI ha depositato una dichiarazione legale (altra copia qui) nella quale afferma di essere riuscita ad entrare nell’iPhone del terrorista Syed Farook (vicenda discussa in questi articoli) e quindi rinuncia all’ordine del Dipartimento di Giustizia che imponeva ad Apple di assistere nello scardinamento delle sicurezze del telefonino (e, di conseguenza, di tutti gli iPhone dello stesso tipo al mondo).
Va notato che l’FBI aveva rilasciato una dichiarazione giurata nella quale asseriva invece ripetutamente che la collaborazione di Apple era l’unico modo possibile per accedere ai dati presenti nel telefonino (per esempio: “Apple has the exclusive technical means which would assist the government”, p. 3; “the FBI cannot do so without Apple’s assistance”, p. 5; “the assistance sought can only be provided by Apple”, p. 7; “there may be relevant, critical communications and data... that... cannot be accessed by any other means known to either the government or Apple”, p. 19).
Non possono essere vere entrambe le dichiarazioni, e questo pone un problemino di credibilità per le prossime volte che l’FBI o il governo statunitense farà affermazioni non supportate da prove.
Edward Snowden ha appunto un commento lapidario: “Giornalisti: per favore ricordate che il governo ha asserito per mesi che questo era impossibile, nonostante il consenso degli esperti.”
Non si sa ancora se il telefonino in questione contiene dati significativi per le indagini. Sarebbe assai ironico se, dopo tutto questo can can e dopo aver detto (in sostanza) che accedere a quel telefonino era così importante da giustificare la compromissione della sicurezza di tutti gli iPhone, l’FBI dovesse ammettere che nell’iPhone di Farook non c’è nulla di utile: cosa assai probabile, visto che Farook prese la precauzione di distruggere due altri suoi telefonini ma non questo.
Comunque sia, se l’FBI dispone di un metodo per entrare negli iPhone, conosce una loro vulnerabilità: la rivelerà ad Apple in modo che possa essere risolta, in modo che i criminali non la possano usare e in modo da proteggere i dati dei cittadini onesti e innocenti? In teoria dovrebbe farlo, visto che proprio gli esperti scelti dalla Casa Bianca hanno dichiarato che qualunque decisione di non rivelare una vulnerabilità per scopi di intelligence o di polizia espone gli utenti comuni al rischio che altri usino quella stessa falla e visto che esiste, almeno sulla carta, i Vulnerabilities Equity Process, un processo formale che consente (o impone) la rivelazione di falle di sicurezza informatica scoperte da enti governativi statunitensi. Staremo a vedere.
Molti utenti di iPhone avranno ora il timore di trovarsi con un telefonino vulnerabile, che ha una falla che potrebbe essere usata dai criminali per fare danni, ma occorre tenere presente che il modello di iPhone scardinato dall’FBI è un iPhone 5c, quindi non la versione più recente, che ha un hardware di sicurezza potenziato, e che nei mesi trascorsi dai fatti di sangue di San Bernardino causati da Farook Apple ha rilasciato parecchi aggiornamenti del proprio software rispetto all'iOS 9 dell’iPhone in oggetto.
Si vocifera che sia coinvolta la società di sicurezza Cellebrite, ma non ci sono prove, ed è possibile che si tratti semplicemente di una diceria (partita dalla stampa israeliana) autopromozionale. Non ci sono dettagli certi sulla tecnica hardware o software utilizzata.
Apple ne esce molto bene, schierandosi dalla parte dei propri clienti e dalla parte dei diritti dei cittadini, che una volta tanto coincidono con gli interessi commerciali. Cosa più importante, Apple (insieme ad altri grandi nomi dell’informatica, alleatisi con lei) è riuscita a evitare che si stabilisse un precedente legale pericolosissimo che l’avrebbe costretta fondamentalmente a scrivere malware per violare gli iPhone dei propri clienti.
Ma la vera questione di fondo è che questa vicenda dimostra che non era affatto necessario indebolire la sicurezza di tutti in nome dell’antiterrorismo, come invece affermavano le autorità statunitensi andando contro il parere unanime degli esperti, e che quindi siamo di fronte all’ennesima puntata del teatrino della sicurezza. Complimenti all’FBI per lo sfoggio d’incompetenza tecnica e per aver minato ulteriormente la fiducia nelle autorità.
Fonti: EFF, The Intercept, Ars Technica.
Farsi selfie fa male alla pelle? No, ma scopiazzare dal Daily Mail fa male al giornalismo
28 de Março de 2016, 13:01
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Il Giornale, a firma di Rachele Nenzi, pubblica un articolo (copia su Archive.is) intitolato I selfie fanno male alla pelle. Senza ma e senza se, e senza punti interrogativi a salvaguardia del legittimo dubbio. No, per Rachele Nenzi e per il Giornale è un dato di fatto incontestabile.
“Una ricerca di un dermatologo inglese ha svelato la pericolosità per la pelle dei famosi autoscatti” dice l’articolo, facendo il nome del dermatologo in questione, il londinese Simon Zokaie, e precisando che si tratta di una “ricerca scientifica”.
Ci si potrebbe aspettare che la Nenzi abbia attinto a qualche rivista scientifica, visto che parla di “ricerca scientifica”, ma una ricerca in Google per le parole “Simon Zokaie” selfie rivela invece soltanto un articolo del Daily Mail (copia su Archive.is). Che, vorrei ricordare ai lettori distratti e ai giornalisti pigri, non è una pubblicazione scientifica.
L’articolo del Mail parla della presunta pericolosità dermatologica della “HEV light”, ossia la luce blu, visibile ad alta energia emessa dagli schermi dei computer e del telefonini. Non dalle fotocamere (che non emettono luce, ma la raccolgono). Quindi la quantità di selfie non c’entra nulla: è il fatto di passare tanto tempo davanti agli schermi a causare, secondo il Mail, l’invecchiamento precoce della pelle.
In sintesi: l’articolo del Daily Mail è una stronzata e Rachele Nenzi ha copiaincollato una stronzata. E il Giornale l’ha pubblicata.
Per chi volesse sapere come stanno le cose, un paio di articoli un po’ più documentati: All About Vision, PreventBlindness, che ricordano che la fonte di luce HEV di gran lunga più importante è il Sole. Specificamente, “trascorrere un’ora all’aperto in una normale giornata di cielo coperto espone i nostri occhi a 30 volte più luce blu che trascorrere un’ora al chiuso davanti a uno schermo” (Zeiss.com) e che finora gli effetti sugli occhi (non sulla pelle, come scrive il Mail) di questa luce sono stati rilevati soltanto su cavie esposte a dosi equivalenti a fissare una lampada da 100 watt per ore di seguito. Meglio tenerlo presente prima che parta l’ennesima orgia di articoli seminapanico che denunciano il nuovo pericolo tecnologico e vendono cremine, gingilli e altri rimedi truffaldini.
Per tutti quelli che dicono che il debunking è inutile: De Niro fa dietrofront sull’antivaccinismo
26 de Março de 2016, 22:09
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Da quando è uscita una ricerca che sembra indicare che contrastare le false credenze e i complottismi è inutile perché tanto nessuno cambia mai idea, me l’hanno chiesto in tanti: fare debunking è davvero fatica sprecata?
La risposta è no, non è fatica sprecata, e se qualcuno avesse bisogno di un promemoria in questo senso oggi posso fare un nome ben preciso di uno che ha cambiato idea. E non uno qualunque: Robert De Niro.
Il Tribeca Film Festival, appuntamento di spicco del mondo cinematografico di cui De Niro è cofondatore, aveva messo in programma Vaxxed: un “documentario” sui vaccini realizzato da Andrew Wakefield. Sì, quel Wakefield: il medico britannico radiato dall’ordine perché aveva fabbricato i risultati che sembravano legare i vaccini all'autismo allo scopo di lucrare su un vaccino alternativo. Per questo si è intascato circa mezzo milione di euro. È da lui, dalla sua avidità incosciente, che è nato l’attuale antivaccinismo, con tutti i danni e i morti che sta provocando.
Vaxxed insinua che ci sia stato un complotto per boicottare la scoperta di questo presunto legame vaccini-autismo: è una balla spudorata che non ha uno straccio di prova a supporto. Moltissimi altri studi scientifici l’hanno cercato e non l’hanno trovato. In compenso sono state trovate le prove della frode perpetrata da Wakefield. Un personaggio che, fra l’altro, di recente è andato in giro a partecipare a una crociera per complottisti d’ogni sorta (denominata Conspira Sea).
Vaxxed è insomma complottismo puro, e della peggior specie, perché se volete credere che le Torri Gemelle sono state demolite dai raggi laser della CIA o che non siamo andati sulla Luna o Hitler è ancora vivo sono affari vostri e non cambiate la vita a nessuno, ma se credete che le vaccinazioni contro morbillo o difterite siano inutili e non le fate, allora rischiate di ammazzare qualcuno.
Robert De Niro ha un figlio autistico e inizialmente ha dichiarato che è “importante che tutte le questioni riguardanti le cause dell’autismo vengano discusse ed esaminate apertamente... questa è una questione molto personale per me e per la mia famiglia e voglio che ci sia una discussione e per questo proietteremo Vaxxed. Non sto promuovendo personalmente il film e non sono un antivaccinista; sto soltanto fornendo l’occasione di una conversazione sul tema”.
Solo che introdurre nella discussione un documentario che disinforma non aiuta affatto a fare chiarezza. Fa solo confusione e intralcia la ricerca nelle vere cause dell’autismo. E la presenza del documentario al festival, con il supporto di un nome celeberrimo come quello di De Niro, inevitabilmente gli conferirebbe prestigio e autorevolezza.
Molti giornalisti e critici hanno chiesto a De Niro di informarsi meglio su Vaxxed e di dare ascolto a chi aveva smontato con i fatti, anche in tribunale, le tesi infondate di Wakefield, e De Niro l’ha fatto: il giorno dopo la dichiarazione che avete letto qui sopra ha cambiato idea radicalmente.
“...dopo averlo riesaminato nei giorni scorsi insieme al team del Tribeca Film Festival e altri appartenenti alla comunità scientifica non riteniamo che contribuisca o promuova la discussione nella quale speravo. Il Festival non cerca di schivare le controversie. Ma abbiamo delle preoccupazioni a proposito di alcune cose in questo film che secondo noi ci impediscono di presentarlo nel programma del Festival. Abbiamo deciso di rimoverlo dal nostro programma.”
In altre parole, Robert De Niro non toglie Vaxxed dal programma per fare censura: lo toglie perché racconta balle.
Siete ancora convinti che non cambia idea mai nessuno e che fare debunking non serva a niente?
Fonti: Forbes, Jezebel, Jezebel, Jezebel.
Samantha Cristoforetti a “L’erba dei vicini” (Rai)
26 de Março de 2016, 16:35Sam arriva a 41:00 e termina a 50:10.
Aggiornamenti massicci per Apple, ma con qualche problema su iOS
25 de Março de 2016, 12:54
Ultimo aggiornamento: 2016/03/25 16:55.
Apple ha rilasciato degli aggiornamenti molto importanti per Mac, iPhone e iPad che risolvono una falla di sicurezza che consentiva di decifrare i messaggi di iMessage e le immagini e i video custoditi in iCloud; una falla analoga era presente anche in OS X, per cui anche i computer Apple vanno aggiornati.
Gli aggiornamenti portano iOS alla versione 9.3 e OS X alla versione 10.11.4; quelli per iOS aggiungono anche funzioni riposavista, variando la regolazione dei colori dello schermo verso tinte più calde la sera allo scopo di facilitare il sonno, introducono una modalità multitente per gli iPad (molto utile per le scuole) e proteggono le Note con una password o un’impronta digitale.
Ci sono anche novità per le app di gestione della salute, e anche gli Apple TV e gli Apple Watch hanno degli aggiornamenti, rispettivamente con tvOS 9.2 e WatchOS 2.2.
Purtroppo, però, molti utenti segnalano problemi nell’aggiornamento di iPhone 4S, 5, 5C e 5S e di iPad 2, iPad Retina di terza e quarta generazione e iPad Air, che si paralizzano a metà dell’opera e non si sbloccano se l’utente non ricorda correttamente la password del proprio Apple ID. Apple ha quindi ritirato l’aggiornamento per questi dispositivi e ha pubblicato delle istruzioni in italiano per aiutare chi si trova con il tablet o smartphone inservibile.
Prima di avviare gli aggiornamenti, insomma, segnatevi bene la password e fate, come sempre, una copia di scorta dei vostri dati.
Fonti: ZDNet, Ars Technica, The Register.





