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Disinformatico

4 de Setembro de 2012, 21:00 , por profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Il presunto segnale “alieno” capitato in Russia è molto probabilmente terrestre

1 de Setembro de 2016, 4:32, por Il Disinformatico

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L’entusiasmo mediatico per l’annuncio di un possibile “segnale sospetto da 95 anni luce” (Repubblica) fatto cautamente dal SETI Institute (ente che cerca segnali radio di origine intelligente extraterrestre) è solo rumore: come era prevedibile, è arrivata la smentita.

La presunta scoperta proveniva da un radiotelescopio russo, il RATAN-600, e risaliva a maggio del 2015. La direzione del cielo dalla quale proveniva il segnale radio anomalo (potente e concentrato in una banda piuttosto stretta di frequenze intorno a 11 GHz) era la costellazione di Ercole. I ricercatori russi avevano proposto come possibile origine del segnale la stella HD 164595, di tipo simile al Sole e dotata di almeno un pianeta di tipo simile a Nettuno. È bastato questo per scatenare la fantasia degli appassionati a briglia sciolta e dei giornalisti in cerca di titoli ad effetto.

Ma la realtà e il SETI Institute stesso hanno smorzato subito gli entusiasmi prematuri: il comunicato ufficiale dell’Osservatorio Astrofisico Speciale dell’Accademia Russa delle Scienze dice che “elaborazioni ed analisi successive [al rilevamento iniziale] hanno rivelato che è molto probabilmente di origine terrestre... si può dire con fiducia che nessun segnale desiderato è stato finora rilevato”. Il 28 agosto scorso il SETI Institute ha usato i propri strumenti per ascoltare la stessa porzione di cielo e non ha trovato nulla. Ha poi ripetuto l’ascolto il 30 agosto, sempre senza risultati favorevoli.

La scoperta di un segnale radio proveniente da un’intelligenza extraterrestre sarebbe sensazionale. Per questo bisogna esaminare i possibili candidati con molta cautela prima di lanciarsi in fantasie. I criteri di base sono che il segnale deve provenire da una zona fissa del cielo (altrimenti potrebbe essere un satellite o un riflesso radio di un’emittente terrestre), deve ripetersi (altrimenti potrebbe essere un disturbo spurio) e deve essere confermato da radiotelescopi distanti fra loro (altrimenti potrebbe essere un disturbo locale). Il segnale in questione non soddisfaceva neanche questi criteri essenziali.

Un’informazione realmente efficace, non sensazionalista, dovrebbe sapere queste cose e non pubblicare nulla se non vengono superati almeno questi requisiti. Ma chi sa resistere all’idea accattivante di un incontro via radio con ET e di un titolone acchiappaclic? Il risultato è una serie continua di falsi allarmi che ridicolizzano un campo scientifico serio ed importante e creano un’assuefazione da “al lupo, al lupo” nel pubblico. Peccato.


Fonti: Astronomy.com, TASS, Ars Technica.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Dropbox: 68 milioni di account violati, ma password datate 2012

31 de Agosto de 2016, 3:12, por Il Disinformatico

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Troy Hunt di HaveIBeenPwned segnala di aver confermato che la collezione di circa 68 milioni di password di Dropbox circolante nei bassifondi di Internet è autentica. Lo sa perché vi ha trovato la password del proprio account e di quello di sua moglie, generato da un gestore di password robuste.

Brutta storia: l’unica attenuante è che le password risalgono (a quanto risulta) al 2012, per cui se avete cambiato la vostra password di Dropbox dopo quella data siete in salvo da questo saccheggio di massa.

Dropbox sta avvisando via mail gli utenti coinvolti e li sta obbligando a un cambio di password quando accedono al servizio. Attenzione ai falsi messaggi di avviso, che verranno sicuramente disseminati dai truffatori per rubare gli account.

Se non l’avete già fatto, attivate l’autenticazione a due fattori anche su Dropbox. Non dimenticate che se qualcuno prende il controllo del vostro account Dropbox, non solo può leggere tutti i vostri dati e documenti, ma può anche cancellarli dai vostri computer.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2016/08/26

30 de Agosto de 2016, 13:39, por Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di venerdì del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

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Facebook rivela le identità nascoste di pazienti, clienti, ladri e vittime

30 de Agosto de 2016, 7:45, por Il Disinformatico

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Vai dal medico e Facebook dice agli altri pazienti chi sei. Ti rapinano per strada e Facebook dice a te chi è il rapinatore, ma dice anche al rapinatore chi sei tu. Fai un’indagine sotto copertura e Facebook ti rivela alla persona sorvegliata. Usi un account Instagram sotto pseudonimo per la tua vita sentimentale e Facebook lo rivela al tuo datore di lavoro e ai tuoi ex partner. I social network di Zuckerberg hanno un enorme problema legale, e soprattutto ce l’hanno i suoi utenti; la condivisione di dati con WhatsApp e Instagram lo sta per rendere ancora più grande.

Qualche mese fa stavo facendo una perizia informatica preliminare per un cliente che si trovava in una situazione personale molto delicata. Come al solito, per raccogliere i dati di contorno ho usato una delle mie identità fittizie su Facebook, un computer separato dai miei, una connessione a Internet che non usava il mio indirizzo IP personale (ho adoperato una VPN su rete cellulare) e una finestra di navigazione privata del browser. La geolocalizzazione era ovviamente spenta. A distanza di poche settimane, Facebook mi ha proposto come amico il mio cliente. Cosa peggiore, lo ha fatto sul mio account Facebook principale, quello dove uso il mio vero nome e cognome, non su quello usato per l’indagine. Non ci sono state conseguenze, ma da allora ho dovuto alzare la guardia ancora di più.

Questa capacità inquietante di Facebook di rivelare relazioni nascoste tra le persone è stata finora un’impressione occasionale: una di quelle cose che si liquidano pensando a una coincidenza. Ma adesso stanno emergendo casi che rendono poco credibile che si tratti di coincidenze.

Di recente ho segnalato il caso della vittima alla quale Facebook ha proposto come amico l’uomo che le aveva rubato l’auto brandendo un coltello a Birmingham, nel Regno Unito. Sembrava un curioso effetto inatteso dei maldestri algoritmi di correlazione dei social network. Ma è successo di peggio.

Infatti Fusion.net ha pubblicato la storia di una psichiatra che ha scoperto che Facebook consigliava come amici ai suoi pazienti i nomi degli altri pazienti, tradendo completamente il diritto alla riservatezza medica. Se ne è accorta perché un suo paziente le ha mostrato il suo elenco di persone proposte come possibili conoscenti da Facebook e le ha detto “Non conosco nessuna di queste persone, ma presumo che siano tuoi pazienti”. La psichiatra ha riconosciuto nell’elenco i volti e i nomi dei propri pazienti, ai quali non aveva affatto dato l’amicizia su Facebook. Il rischio molto concreto è che un medico violi inavvertitamente la privacy dei propri assistiti su un dato enormemente sensibile come la salute, per il solo fatto di usare Facebook, Instagram e/o WhatsApp.

Nel frattempo ho notato personalmente diversi casi nei quali questi social network mi hanno informato che un utente che conosco per esempio su Instagram con uno pseudonimo ha anche un account su Facebook sotto il proprio nome vero, o viceversa (come vedete nello screenshot all’inizio dell'articolo). Immaginate le conseguenze per chi usa gli pseudonimi per proteggere la propria sfera privata e si vede smascherato così brutalmente.

Ora che i tre servizi di Zuckerberg stanno condividendo e incrociando maggiormente i propri dati, questo genere di violazione profonda e pericolosa della privacy non può che peggiorare. Pensate a un giornalista che rivela inavvertitamente le identità dei suoi informatori, o a un avvocato che rivela l’elenco dei propri clienti agli altri clienti, senza aver fatto nulla, senza aver chiesto amicizia o comunicato con loro in alcun modo tramite i social network.

Dato che Facebook non rivela i dettagli dei criteri che usa per proporre gli amici, l’unica difesa possibile è non usare del tutto Facebook, WhatsApp e Instagram. Ricordate che se usate WhatsApp, ora Facebook sa il vostro numero di telefonino, per cui non importa che nome di fantasia usate su Facebook.

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Pokémon Go perde un terzo degli utenti in un mese

28 de Agosto de 2016, 3:32, por Il Disinformatico

La febbre mondiale per Pokémon Go sembra in declino, finalmente. Dopo il boom di utenti e il clamore mediatico per le cretinate commesse da alcuni giocatori, arrivano i primi dati di utilizzo: i 45 milioni di utenti giornalieri segnalati a luglio sono calati a circa 30 milioni a metà agosto, secondo le statistiche compilate da Axiom Capital Management e pubblicate da Bloomberg.

La popolarità di Pokémon Go aveva impensierito i proprietari di social network e gli investitori, perché chi giocava aveva meno tempo da trascorrere nei social e quindi c’era un rischio di un calo di introiti per Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat, Tinder e compagnia chattante.

Intanto Niantic, che ha creato Pokémon Go, annuncia nuove versioni, la 0.35.0 per Android e la 1.5.0 per iOS, che “consentiranno [ai giocatori] di apprendere le capacità di attacco e di difesa di un Pokémon dal loro Team Leader per determinare quale dei loro Pokémon ha il maggior potenziale per un combattimento”. Trattengo a stento l’impazienza.

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