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Disinformatico

сентября 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Podcast del Disinformatico del 2017/02/17

февраля 18, 2017 6:23, by Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Google Brain “ricostruisce” le immagini mascherate con i quadrettoni

февраля 17, 2017 9:08, by Il Disinformatico

A prima vista è un risultato spettacolare: Google ha pubblicato una dimostrazione di un software in grado (almeno in apparenza) di ricostruire i dettagli di un volto mascherato usando la tecnica dei “quadrettoni”, come mostrato qui accanto. A sinistra c’è l’immagine mascherata, al centro c’è la ricostruzione e a destra c’è il volto originale.

In realtà la “ricostruzione” è un tentativo basato su un repertorio di immagini simili: non c’è nessuna garanzia che il volto ricostruito corrisponda all’originale, anche se gli somiglierà parecchio.

Il problema di questa tecnica è che crea l’illusione “alla CSI” che si possano ottenere ingrandimenti strabilianti dalle immagini più sgranate, come appunto ha fatto CSI in alcune puntate particolarmente inverosimili: questi miracoli continuano ad essere tecnicamente impossibili, ma c’è il rischio che un giudice o una giuria che fraintendono il funzionamento di questo nuovo software pensino di avere davanti agli occhi il volto reale di un sospettato. In circostanze meno drammatiche, comunque, quest’elaborazione potrebbe rendere più gradevoli le foto di famiglia sfuocate o sgranate. È proprio il caso di dire che staremo a vedere.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



PewDiePie mollato da Disney e YouTube per video “antisemiti”

февраля 17, 2017 8:24, by Il Disinformatico

PewDiePie (Felix Kjellberg), lo Youtuber ventisettenne che vanta 53 milioni di iscritti ai suoi canali video e oltre 9 milioni di seguaci su Twitter e ha incassato (secondo Forbes) la bellezza di 15 milioni di dollari nel 2016, è nei guai: ha appena perso un contratto multimilionario con YouTube e Disney, che prevedeva fra l’altro una serie televisiva via Web di cui PewDiePie sarebbe stato il protagonista principale.

La ragione di questi guai è che PewDiePie ha incluso nei propri video varie immagini filonaziste e antisemite che, tolte dal loro contesto, sono state interpretate dai gruppi neonazisti come una sorta di messaggio in codice di sostegno ai loro deliri razzisti. Il Wall Street Journal le ha segnalate alla Disney, che ha definito “inadatti” i video in questione, che avevano totalizzato 13 milioni di visualizzazioni.

Uno degli spezzoni di video più contestati è quello del1’11 gennaio scorso, in cui PewDiePie mostra due persone indiane che reggono uno striscione con uno slogan violentemente antisemita e ridono (i due uomini hanno dichiarato di non sapere cosa significasse lo striscione). Lo Youtuber dice di averlo realizzato perché voleva dimostrare l’assurdità di siti come Fiverr, dove si può chiedere ad altri utenti Internet di fare qualcosa in cambio di un minimo di cinque dollari.

Ma il risultato è stato non solo la perdita del contratto con Disney e la rimozione da YouTube di due suoi video : come se non bastasse, PewDiePie ha registrato un video nel quale dice “se io facessi un video nel quale dico...” e prosegue, dopo uno stacco, dicendo frasi naziste con espressione seria, invitando gli ascoltatori a ripeterle. Tolte di nuovo dal loro contesto, queste frasi sono state celebrate ripetutamente da uno dei più seguiti siti neonazisti statunitensi (che non cito per non regalargli visibilità).

Felix Kjellberg ha scritto che non vuole in alcun modo sostenere “atteggiamenti d’odio di nessun genere”, ha pubblicato un video di scuse e ha dichiarato che “queste battute erano in ultima analisi offensive” (Capitan Ovvio finalmente è riuscito a farsi sentire), ma al tempo stesso dice di essere vittima di un “attacco personale” dei media tradizionali.

L’accusa di neonazismo o di antisemitismo è forzata (il rimontaggio fuori contesto è evidente), ma di certo PewDiePie, se non gli è passato per la mente che fare “battute” antisemite poco dopo aver ottenuto un contratto con la Disney poteva forse andare storto ha fornito una spettacolare dimostrazione della regola di Internet “Think Before You Post” (“prima di postare, pensa”).

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



WhatsApp attiva l’antifurto: verifica in due passaggi

февраля 17, 2017 1:47, by Il Disinformatico

WhatsApp ha finalmente attivato l’antifurto, o più precisamente la verifica in due passaggi: una tecnica contro il furto di account già adottata da tempo da Facebook, Instagram, Google, Apple e molti altri servizi di Internet. Questa verifica in due passaggi in gergo tecnico si chiama autenticazione a due fattori e risolve una lacuna di sicurezza importante, che consentiva finora a un aggressore di rubare un account WhatsApp sapendo soltanto il numero di telefonino della vittima e sfruttando alcune astuzie informatiche.

Per abilitare la verifica in due passaggi, che è disponibile sia per dispositivi iOS di Apple, sia per dispositivi Android di tutte le marche, andate nelle Impostazioni di Whatsapp, scegliete la voce Account e poi scegliete Verifica in due passaggi. Se non c’è, provate ad aggiornare l’app di WhatsApp: forse ne state usando una versione vecchia.

 

In questa voce Verifica in due passaggi scegliete Abilita.


 A questo punto immettete un codice di accesso a sei cifre, da tenere segreto...



...digitatelo una seconda volta per confermarlo, prendetene nota per non perderlo, immettete facoltativamente un indirizzo di mail da usare se vi dimenticate il codice numerico...



... e il gioco è fatto.


Questo codice numerico non vi verrà chiesto ogni volta che usate WhatsApp, ma solo ogni tanto, per evitare che ve lo dimentichiate. A parte questo, sarà necessario digitarlo soltanto quando cambiate smartphone o se volete aggiungere al vostro account WhatsApp un altro numero di telefono o un altro dispositivo. Cosa più importante, con questo antifurto un ladro informatico, per rubarvi l’account, dovrebbe conoscere il vostro codice e anche avere accesso a uno dei vostri dispositivi abilitati a usare WhatsApp: una situazione decisamente improbabile.

Se non avete un indirizzo di mail da affidare a WhatsApp, non c’è problema: l’antifurto funziona lo stesso. Per contro, se avete dato un indirizzo di mail a WhatsApp, fate attenzione se ricevete delle mail che contengono inviti a disabilitare questa verifica in due passaggi: se non le avete richieste voi, sono dei tentativi di furto che questa nuova protezione ha sventato.

La verifica in due passaggi può sembrare una complicazione inutile, ma provate a chiedere a qualcuno a cui hanno rubato l’account come si sente ora che i suoi messaggi e le sue foto sono visibili al ladro, che potrebbe usarli per ricattarlo.

Provate questa nuova misura di sicurezza: mal che vada, potete sempre disabilitarla, e potete farlo anche se non ricordate il codice numerico o l’indirizzo di mail che avete impostato: basta infatti rientrare nelle Impostazioni, scegliere Verifica in due passaggi e poi Disabilita.



Una volta tanto, insomma, avere maggiore sicurezza anche in WhatsApp è facile. Non approfittarne sarebbe davvero un peccato.


Fonte: The Hacker News.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Le Iene raccontano le fabbriche delle bufale

февраля 16, 2017 7:05, by Il Disinformatico

Ieri sera Le Iene ha trasmesso un servizio dedicato alle fabbriche di bufale a scopo di lucro, come Liberogiornale e la galassia di siti ingannevoli gestiti da Edinet di cui David Puente ed io abbiamo parlato in questo articolo a dicembre 2016.

Consiglio di guardare il servizio (link al video), perché il business della bufala è spiegato molto bene anche graficamente e in particolare la parte dedicata all’intervista a Matteo Ricci Mingani, gestore di Edinet, è decisamente rivelatrice. Buona visione.


Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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