80 tipi di telecamere IP Sony hanno come password “admin” e fanno la spia
декабря 9, 2016 7:36Circa 80 modelli di telecamere IP Sony IPELA hanno una backdoor: un difetto che consente a un aggressore di prenderne il controllo per usarle per attacchi informatici, per inviare immagini alterate o per spiare l’utente che le ha installate. Il nome utente predefinito è admin e la password predefinita è admin. Un classico, insomma.La segnalazione arriva dai ricercatori di sicurezza informatica della SEC Consult, che aggiungono che admin:admin non è l’unica coppia nome utente-password predefinita e vulnerabile: c’è anche un account root, di cui però non hanno cercato la password, notando che “è solo questione di tempo prima che qualcuno la trovi”.
La SEC Consult ha mantenuto segreta la scoperta ed ha avvisato Sony a metà ottobre scorso; Sony ha rilasciato un aggiornamento del firmware delle proprie telecamere il 28 novembre e la vulnerabilità è stata resa pubblica soltanto il 6 dicembre (tre giorni fa).
A questo punto chiunque abbia una telecamera Sony IPELA deve scaricare subito l’aggiornamento correttivo qui e installarlo, se non vuole essere spiato o attaccato.
Non è la prima volta che vengono scoperti errori grossolani di progettazione come questo nelle telecamere di sorveglianza, ma di solito si tratta di modelli di marche che lavorano al massimo ribasso, come per esempio VStarcam/Eye4 (se ne avete una, qui c’è una pagina per sapere se è vulnerabile). Qui abbiamo Sony che pensa, incredibilmente, che sia accettabile mettere in vendita delle telecamere costosissime che hanno delle chiavi d’accesso universali predefinite e soprattutto incredibilmente banali come admin:admin.
Fonti: Sophos, The Register.
Come faccio a sapere se un allegato ricevuto è infetto?
декабря 9, 2016 7:23Capita spesso di ricevere via mail o tramite sistemi di messaggistica degli allegati che purtroppo vengono usati dai criminali informatici come grimaldelli infetti per prendere il controllo dei nostri dispositivi. Un caso classico è la finta mail delle Poste o di una banca alla quale è allegato un rendiconto o una fattura in formato Word.Per sapere se un allegato o un file ricevuto da Internet è infetto lo si può scaricare (senza aprirlo!) e poi mandare a Virustotal.com, che lo analizza e segnala se è fra i malware conosciuti dai principali antivirus. Un altro sito che offre un servizio analogo è Malwr.com. C’è anche Hybrid-analysis.com, al quale si può anche mandare semplicemente il link al file sospetto.
Ci sono alcune precauzioni importanti da prendere quando si maneggia un file sospetto. La prima, ovviamente, è che dopo averlo scaricato e inviato al sito che lo esamina va eliminato o isolato (per esempio messo su una chiavetta USB etichettata vistosamente); la seconda è che se questi siti non rilevano pericolo, questo non vuol dire che il file sia sicuro. Questi servizi, infatti, riconoscono solo i malware che sono già in circolazione da un tempo significativo: se un malware nuovo è stato disseminato pochi minuti fa e voi siete fra i suoi malcapitati destinatari, potreste ricevere un “tutto a posto” quando in realtà il pericolo c’è eccome.
In altre parole: se questi servizi danno un risultato positivo, c’è da fidarsi; se danno un risultato negativo, è meglio restare dubbiosi e cercare altri modi per verificare l’allegato, come per esempio guardare con attenzione l’indirizzo del mittente (spesso somiglia a quello autentico ma è leggermente differente) oppure chiamare per telefono il mittente, se lo conoscete, e chiedergli se vi ha davvero mandato quella mail o quel messaggio.
Gli attacchi informatici tramite allegati, in particolare tramite documenti Word contenenti macro, sono una delle forme di aggressione informatica più diffuse e di maggior successo. Non fatevi fregare.
È morto John Glenn (95 anni). No, giornalisti: non fu il primo americano nello spazio
декабря 8, 2016 23:16
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Oggi è stato dato l’annuncio della morte dell’astronauta statunitense John Glenn. Aveva 95 anni. Il suo nome è nei libri di storia perché fu il primo americano a compiere un volo orbitale intorno alla Terra con la capsula Mercury-6 (battezzata Friendship 7) il 20 febbraio 1962.
Diversamente da quanto hanno pubblicato vari giornalisti, va chiarito però che Glenn non fu il primo uomo nello spazio (quello fu il russo Yuri Gagarin, il 12 aprile 1961) e non fu il primo americano nello spazio (quello fu Alan Shepard, il 5 maggio 1961). Glenn fu il primo americano che andò nello spazio e fece almeno un giro (orbita) intorno alla Terra.
Il più notevole fra i vari giornalisti italiani che ho visto twittare erroneamente sull’argomento è stato Gianni Riotta, che ha tweetato parlando di “primo americano nello spazio” e quando gli ho fatto notare l’errore (come hanno fatto molti altri) ha insistito dicendo di avere ragione lo stesso, con toni di compatimento verso di me che ho osato correggerlo (screenshot qui accanto):
Addio a John Glenn, primo americano nello spazio, pilota di guerra, senatore, candidato alla Casa Bianca, eroe del Right Stuff 1921-2016 pic.twitter.com/v3SjvOtQtr— Gianni Riotta (@riotta) December 8, 2016
Il giornalista ha poi proseguito con altri tweet molto eloquenti invece di fare la cosa più semplice: ammettere l’errore e correggerlo.
L’errore di Riotta e di tanti altri è che non sanno che andare in orbita e andare nello spazio sono due cose differenti. Infatti si può andare nello spazio senza necessariamente andare in orbita.
Secondo le convenzioni aerospaziali, infatti, qualunque veicolo che superi la linea di Kármán (ossia la quota di 100 chilometri dalla superficie terrestre) va nello spazio. Quindi se prendo un razzo e mi arrampico verticalmente fino a oltre cento chilometri di quota, sono nello spazio. Poi, però, ricadrò subito a terra. È quello che hanno fatto, per esempio, i velivoli della Virgin Galactic e stanno facendo i razzi New Shepard di Jeff Bezos. È quello che fecero, per fare un altro esempio, due voli dell’aereo-razzo sperimentale X-15 nel 1963 (ai comandi c’era in entrambi i casi Joe Walker). Tutti sono classificati come voli spaziali anche se non furono voli orbitali.
La differenza fra Alan Shepard e John Glenn, infatti, è che Shepard fece un volo suborbitale, ossia salì verticalmente fino a raggiungere lo spazio (a circa 185 km di quota) ma poi ricadde subito a Terra e il suo volo durò circa 15 minuti in tutto. Glenn, invece, fu accelerato dal suo razzo Atlas non solo verticalmente, ma anche orizzontalmente, raggiungendo una velocità tale da non ricadere: fece tre giri intorno alla Terra, restando in volo per 4 ore e 55 minuti.
Shepard fu quindi il primo americano a raggiungere lo spazio; Glenn fu il primo americano a orbitare nello spazio. Shepard fece un saltino nello spazio e ricadde; Glenn andò nello spazio e ci rimase per un bel po’.
Può sembrare una questione di lana caprina, ma il volo di Glenn fu una tappa storica per l’America, umiliata dai successi spaziali sovietici. Il coraggioso salto suborbitale di Shepard e quello successivo di Gus Grissom avvennero infatti dopo che i russi avevano già compiuto un volo orbitale con Gagarin. Fu solo il volo di Glenn a riportare l’America su un piano di parità. Non per nulla John Glenn fu accolto come un eroe nazionale.
John Glenn lifted the hopes of a nation when he orbited the Earth, and his contributions will forever be remembered: https://t.co/l3neUbeuA3 pic.twitter.com/HIWOudvCjn— NASA (@NASA) December 8, 2016
Che Riotta non sapesse di questa distinzione tecnica è comprensibile, ma che di fronte a una correzione ben documentata (non solo mia, ma di tanti altri, con dovizia di fonti e citazioni) risponda piccato e non ammetta l’errore è un classico esempio dell’atteggiamento arrogante di tante grandi firme del giornalismo italiano. Ma lasciamo stare.
La biografia di John Glenn è unica e irripetibile: dopo aver lasciato la NASA per una carriera politica che lo portò ad essere senatore, tornò a volare nello spazio. Glenn, infatti, detiene il record come persona più anziana andata nello spazio: nel 1998, a 77 anni, volò sullo Shuttle Discovery per la missione STS-95, restando in orbita per 213 ore e compiendo 134 orbite intorno alla Terra.
Con la sua morte non rimane più nessuno dei Mercury Seven, i primi sette astronauti americani, e si chiude un capitolo eroico della storia dell’astronautica.
Fonti: FAI, Xkcd, NASA.
È morto l’astronauta veterano John Glenn. I giornalisti sbagliano la notizia
декабря 8, 2016 19:35
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È morto a 95 anni l’astronauta statunitense John Glenn. Il suo nome è nei libri di storia perché fu il primo americano a compiere un volo orbitale intorno alla Terra con la capsula Mercury-6 (battezzata Friendship 7) il 20 febbraio 1962.
Diversamente da quanto hanno pubblicato vari giornalisti, Glenn non fu il primo uomo nello spazio (quello fu il russo Yuri Gagarin, il 12 aprile 1961) e non fu il primo americano nello spazio (quello fu Alan Shepard, il 5 maggio 1961).
Il più notevole di tutti i giornalisti italiani che ho visto twittare sull’argomento è stato Gianni Riotta, che ha subito scritto “primo americano nello spazio” e quando gli ho fatto notare l’errore (come hanno fatto molti altri) ha insistito ad avere ragione lo stesso, con toni di compatimento verso di me che ho osato correggerlo:
Addio a John Glenn, primo americano nello spazio, pilota di guerra, senatore, candidato alla Casa Bianca, eroe del Right Stuff 1921-2016 pic.twitter.com/v3SjvOtQtr— Gianni Riotta (@riotta) December 8, 2016
L’errore di Riotta e di tanti altri è che andare in orbita e andare nello spazio sono due cose differenti. Si può andare nello spazio senza necessariamente andare in orbita.
La differenza fra Shepard e Glenn, infatti, è che Shepard fece un volo suborbitale, ossia salì verticalmente fino a raggiungere lo spazio (a circa 185 km di quota) ma poi ricadde subito a Terra e il suo volo durò circa 15 minuti in tutto. Glenn, invece, fece tre giri intorno alla Terra, restando in volo per 4 ore e 55 minuti. Shepard fu quindi il primo americano a raggiungere lo spazio; Glenn fu il primo americano a orbitare nello spazio. Shepard fece un saltino e ricadde; Glenn andò talmente veloce da non ricadere.
Glenn detiene anche il record come persona più anziana andata nello spazio: nel 1998, a 77 anni, volò sullo Shuttle Discovery per la missione STS-95, restando in orbita per 213 ore e compiendo 134 orbite intorno alla Terra.
Con la sua morte non rimane più nessuno dei Mercury Seven, i primi sette astronauti americani.
Fonte: NASA.
Ci vediamo domani al Planetario di Lecco per parlare di Luna e complotti?
декабря 8, 2016 10:41Domani sera (venerdì 9) alle 21 sarò ospite del Planetario di Lecco (corso Matteotti 32 a Lecco) per una conferenza dedicata agli sbarchi sulla Luna e alle tesi di complotto che li accompagnano. Smonterò le principali presunte “prove” di queste tesi come spunto per raccontare le vere cospirazioni che vi furono intorno alle missioni lunari e per mostrare immagini rare e restaurate di quei viaggi straordinari.La conferenza includerà anche un reperto che finora è stato visto soltanto una volta, dai partecipanti alla conferenza che ho tenuto a Castelvetro di Modena: la versione restaurata e stabilizzata del famoso cazzotto dell’astronauta lunare Buzz Aldrin al complottista Bart Sibrel. Potremo analizzare queste immagini e decidere se sono autentiche o se Sibrel ha simulato tutto in uno studio cinematografico.
Porterò con me alcuni modelli e oggetti spaziali d’epoca; avrò anche alcune copie del mio libro Luna? Sì, ci siamo andati! e del mio documentario Moonscape.








