Come nasce una leggenda metropolitana: i “segni degli zingari”
июля 29, 2016 6:25Avete presente la diceria secondo la quale i ladri (spesso indicati specificamente come zingari) lascerebbero segni in codice sulle case da svaligiare? Tempo fa ho pubblicato un’indagine antibufala che riassume le ricerche degli esperti, che ne hanno ricostruito l’origine concludendo che si tratta di una leggenda metropolitana basata sui segni dei vagabondi e dei viandanti degli anni Trenta del secolo scorso, anche se persino molte forze di polizia la considerano reale senza avere prove effettive. Se avete mai sentito di un caso nel quale un ladro ha confessato di aver segnato una casa o di aver usato segni preesistenti per scegliere la casa da svaligiare, ditemelo (ovviamente non valgono casi di furto dopo i quali sono stati trovati dei segni da interpretare a posteriori).Sembra incredibile che una storia del genere possa propagarsi senza un fondamento concreto, ma dal Regno Unito arriva un caso che dimostra quanto è facile generare una leggenda metropolitana come questa.
La BBC e The Telegraph segnalano infatti che a Kidlington, nel sud dell’Inghilterra, è scoppiata una paura diffusa quando sono comparsi dei segni bianchi davanti alle case. I residenti hanno chiamato la polizia temendo che si trattasse di segni lasciati da ladri, senza pensare che sarebbe particolarmente stupido lasciare segni così vistosi e senza chiedersi se questi ladri siano ancora rimasti all’età della pietra e siano incapaci di prendere nota di un indirizzo.
La paura è risultata infondata, perché la polizia ha spiegato che si tratta invece di segni fatti con la farina da un gruppo sportivo, gli Hash House Harriers, per guidare i propri corridori, che hanno il compito di inseguire una persona che fa da “preda”.
Non si tratta di un equivoco occasionale: la BBC nota che questo finto mistero esplode periodicamente sui social network e subito parte la frenesia della paura, perché nessuno si prende la briga di verificare prima di pubblicare. Se poi nella zona interessata dai segni sono avvenuti dei furti, per molti questa coincidenza diventa prova provata, rinforzando la diceria. La stessa isteria collettiva, nota la BBC, decolla quando gli addetti ai lavori stradali lasciano dei segni nei punti nei quali devono intervenire.
Ultimo giorno per aggiornarsi a Windows 10 gratis: che fare?
июля 29, 2016 6:13Oggi, 29 luglio, è ufficialmente l’ultimo giorno disponibile per passare gratuitamente a Windows 10 per chi ha un computer dotato di una versione di Windows precedente. Da domani, salvo novità dell’ultim’ora o acrobazie discutibili, aggiornarsi a Windows 10 costerà circa 100 euro (o franchi svizzeri) per la versione Home e qualcosa in più per la versione Pro. La versione Enterprise, quella che le aziende dovrebbero in teoria usare, non ha nessun aggiornamento gratuito temporaneo, ma i contratti Microsoft aziendali di norma includono sempre il passaggio alla versione successiva dei prodotti Microsoft.
Conviene passare a Windows 10? Di solito sì: chi lo fa beneficia degli aggiornamenti di sicurezza, che le versioni precedenti non hanno più o non avranno per molto, e ci sono molte funzioni nuove e pratiche (per esempio i desktop multipli, la riga di comando e migliori prestazioni nei giochi; per non parlare dell’imminente arrivo di bash).
Aggiornarsi in teoria è semplice: si fa un backup dei propri dati, si accetta l’insistentissimo invito a passare a Windows 10 che compare periodicamente sullo schermo, e poi si lascia che il computer lavori per un po’. Il programma d’installazione verifica la compatibilità del computer prima di procedere, per cui in teoria non c’è da temere che l’aggiornamento vada storto.
In effetti moltissimi utenti mi hanno segnalato installazioni effettuate senza alcun problema, per cui ho provato anch’io ad aggiornare un laptop (Acer Aspire E1-510) sul quale avevo Windows 7 per fare informatica forense. Ho accettato l’invito e Windows mi ha detto “Sfortunatamente questo PC non consente l’esecuzione di Windows 10”, nonostante Acer lo dichiari compatibile.
Ho provato a cliccare su “Visualizza report” per avere informazioni sul motivo del rifiuto a installarsi, e ho ottenuto questa risposta classicamente contraddittoria: “Sei pronto! Il tuo PC potrà eseguire Windows 10”.
Gli anni passano, ma certe cose in informatica non cambiano mai.
Vista la schizofrenia di Windows, ho deciso di risolvere a modo mio: ho scaricato Linux (Ubuntu) e l’ho installato su una chiavetta USB, dalla quale ho avviato il laptop. Linux è partito al primo colpo, senza alterare il Windows preesistente, e ha riconosciuto tutti i componenti. Così ho accettato il suo invito a installarsi sul disco rigido in dual-boot. Problema risolto.
Fonte aggiuntiva: The Register.
Star Trek Beyond. QUESTO è Star Trek (recensione senza spoiler)
июля 24, 2016 11:19Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento). Pubblicazione iniziale: 2016/07/20 19:46. Ultimo aggiornamento: 2016/07/24 16:20.Questa recensione NON contiene spoiler. I commenti, invece, potrebbero contenere spoiler.
La cosa più bella di Star Trek Beyond è quello che sta succedendo al Maniero Digitale mentre scrivo queste righe e che succederà, immagino, in tanti altri posti: finalmente fan entusiasti che discutono con gioia del film di Star Trek che hanno appena visto.
Ne citano le battute, ne commentano le scene preferite, ne criticano gli scivoloni (pochi) della trama sapendo che tanto non sono importanti, e si godono quello che hanno appena visto, trattenendo qua e là il magone per qualcuno degli omaggi garbatissimi regalati dalla nuova avventura dei loro personaggi preferiti a chi non c’è più nella famiglia di Star Trek (Leonard Nimoy e Anton Yelchin).
Erano anni che non capitava più.
Ho visto il film oggi pomeriggio all’anteprima stampa, grazie alla Radiotelevisione Svizzera, insieme a un bel gruppo di Trekker ticinesi e lombardi e a Gabriella Cordone Lisiero (che ha supervisionato la traduzione dei dialoghi in italiano insieme a Marcello Rossi). Quella che segue è la mia recensione senza spoiler.
Se avete fretta
Star Trek Beyond è un vero film di Star Trek, di quelli classici: astronavi, azione, divertimento, spettacolo, personaggi ben costruiti e recitati bene, una storia che regge e un messaggio di fondo positivo. Piacerà ai neofiti e farà contenti anche i fan d’annata, mentre i film precedenti della “gestione Abrams” avevano diviso gli appassionati.
Non fidatevi dei trailer: io ero partito molto prevenuto a causa di quello che mostravano e perché ero stato scottato dai film precedenti (soprattutto Into Darkness, che stroncai qui), ma dopo pochi minuti mi sono dovuto ricredere e alla fine del film sono uscito con un sorriso di sollievo e contentezza e una sola parola in testa: finalmente.
In dettaglio
Tolgo subito di mezzo le preoccupazioni principali dei dubbiosi: primo, i salti in moto ci sono, ma in una sola scena che oltretutto ha perfettamente senso nella trama; secondo, la canzoncina di Rihanna è relegata dopo i titoli di coda, dove non fa danno, mentre la musica orchestrale di Michael Giacchino addobba ed esalta il film stupendamente (con un paio di omaggi da groppo in gola al tema originale di Alexander Courage). Terzo, Beyond si può tranquillamente vedere senza aver visto gli altri due film della “nuova” incarnazione, ma conoscere un po’ Star Trek aiuta e migliora il godimento.
Quarto, la trama è dannatamente ben costruita: meglio, anzi, che in molti altri film “classici” della saga. C’è molta azione, perché al cinema serve il grande spettacolo, ma è punteggiata da momenti intimi che chi segue Kirk, Spock e McCoy da sempre adorerà. Momenti girati con gusto, dove l’emozione dei personaggi non è spiegata a prova di cretino da una battuta dei dialoghi, come si usa adesso (“Mi è morto il gatto, e questo mi fa sentire molto triste”), ma è suggerita dall’espressione degli attori. Due fotogrammi in più a fine battuta, un gioco di sguardi, un sorriso e non solo è spiegato il sentimento: è caratterizzato il personaggio. E gli attori di Beyond sono tutti all’altezza del compito di spiegare attraverso il non detto (non perdetevi un certo sorrisino di Kirk con il quale l’attore, Chris Pine, emula perfettamente il giovane Shatner). È bello non essere trattati da scemi.
Intendiamoci, la storia di base non è originalissima: c’è il cattivo di turno (che però ha qualcosa che lo distingue dai tanti cattivi classici – ma ho promesso di non fare spoiler), c’è la grande minaccia da sventare, ci sono i combattimenti e le scazzottate. Del resto, ci sono sempre state anche nella Serie Classica e nei film con il cast originale. Ma l’azione di Beyond scorre bene, perché è girata abilmente: Justin Lin, il regista, viene da Fast and Furious, ma questo gli consente di costruire bene le scene d’azione in modo che lo spettatore abbia sempre ben chiara la geografia degli avvenimenti (con campi lunghi che danno il senso della grandezza della scena e permettono di capire cosa sta succedendo e dove, invece del solito montaggio frenetico con inquadrature strettissime che fan girare la testa).
La trama, inoltre, evita con grazia le trappole solite delle storie di Star Trek. Un paio di esempi (sempre senza spoiler): di solito c’è sempre una ragione assurda per la quale dev’essere l’Enterprise a intervenire contro la Grande Minaccia di Turno (che so, è stranamente l’unica astronave che difende la Terra o che si trova in zona – dove sono tutte le altre della Flotta? In vacanza? In gita fuori porta?), mentre qui la missione è molto meno drammatica (all’inizio, perlomeno) e viene dato un motivo perfettamente sensato perché la svolga proprio, e per l’ennesima volta, l’astronave capitanata da Kirk. E molte delle scene iniziali, che sembrano avere solo lo scopo di caratterizzare e spiegare la situazione, hanno invece un secondo fine che diverrà evidente in seguito. In altre parole, una volta tanto una sceneggiatura strutturata a incastro preciso, fatta come si deve.
A differenza dei film precedenti della Kelvin Timeline (si chiama così, in gergo, la narrazione iniziata con Star Trek (2009) e proseguita con Star Trek Into Darkness (2014)), i personaggi femminili non sono messi lì per mostrare le proprie grazie (ricordate lo spogliarello del tutto gratuito di Into Darkness?) e farsi salvare dagli eroi ma sono persone intelligenti e risolute.
Kirk non è più il bamboccio fortunato di prima: è un capitano astuto e uno stratega. Spock battibecca con McCoy nella migliore tradizione della Serie Classica. Gli altri personaggi principali hanno tutti un ruolo importante e l’azione è corale. Sembra insomma di vedere un episodio esteso dei telefilm della serie originale, ma fatto con gli effetti speciali di oggi (praticamente impeccabili, con un paio di momenti di puro Trek porn e di senso del meraviglioso che manderanno in solluchero i Trekker).
Gli omaggi alle serie precedenti ci sono in abbondanza, ma non sono ficcati a caso solo per compiacere i fan come negli altri film: sono funzionali alla trama. Anche i tributi agli attori scomparsi (in particolare a Leonard Nimoy) sono inseriti nella storia in modo logico e anzi hanno delle conseguenze importanti nelle vicende successive. E le battute sono tante, senza essere forzate, esattamente nello spirito della Serie Classica.
Quindi datevi da fare: andate al cinema (consiglio la visione in 2D oppure in un 3D molto luminoso) e fate sapere alla Paramount che questo è lo Star Trek che amiamo e che vogliamo continuare a vedere. E dite grazie a Simon Pegg, che oltre a interpretare Scotty è cosceneggiatore (insieme a Doug Jung) ed è soprattutto un fan sfegatato di Star Trek. E si vede, perché questo è un film spettacolare, certo, ma fatto col cuore e senza parcheggiare il cervello in doppia fila con le quattro frecce come i precedenti.
Per ora, per non spoilerarvi il gusto di vedere il film, più di questo non posso dirvi. Vado a festeggiare con gli amici il ritorno a casa del figliol prodigo. Lunga vita e prosperità.
“Moonscape” scelto per un festival online del cinema
июля 23, 2016 11:25
Lo so, è un po’ autocelebrativo, ma in realtà è anche merito vostro e in particolare degli oltre 600 donatori e collaboratori del progetto Moonscape, il documentario libero e gratuito che ho realizzato col vostro aiuto per mostrare il primo sbarco sulla Luna attraverso le immagini originali restaurate: Moonscape è stato scelto per un festival del cinema che si svolge online dal 18 luglio fino a domani (24 luglio) ed è organizzato senza scopo di lucro per TransformingTheChurch.org da Bill Anderton, ex collega di Max Faget, celeberrimo progettista delle capsule Mercury, Gemini e Apollo oltre che del primo aereo-razzo spaziale, l’X-15.
Il festival ha organizzato visioni collettive in corrispondenza del quarantesettesimo anniversario della missione Apollo 11 che portò sulla Luna Neil Armstrong e Buzz Aldrin.
Fra l’altro, se vi state chiedendo come sta progredendo il lavoro a Moonscape, ho tribolato non poco con le false accuse di violazione di copyright su Youtube, come raccontato nel diario di produzione, e sto lentissimamente preparando un rimontaggio totale del documentario per includere nuove versioni del materiale e dei contenuti supplementari, oltre che per migrare dal vecchio Final Cut Pro, non più supportato, a un software multipiattaforma (Adobe Premiere). Purtroppo il tempo che posso dedicare al progetto in questo periodo è molto limitato. Ma non mollo: per il cinquantenario della missione vorrei regalarvi qualcosa di speciale.
Podcast del Disinformatico del 2016/07/22
июля 23, 2016 4:03È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!











