Blog di "Il Disinformatico"
11 settembre, anche Pino Scaccia inciampa nel “dossier di architetti e ingegneri”
ноября 26, 2015 4:26Pino Scaccia, firma celebre del giornalismo italiano, ha segnalato su Facebook un “dossier di architetti e ingegneri” che ha definito una “sconvolgente contro-inchiesta sull’11 settembre”. Scaccia dice che “non è complottismo, ma solo analisi tecniche” e aggiunge che “già il governo americano aveva ammesso la presenza di dinamite sotto le Torri Gemelle crollate”.Vista così, sembra una storia interessante e credibile. Ma basta fare qualche verifica per capire che Pino Scaccia si è fatto sedurre da una fregatura elegantemente confezionata.
Prima di tutto, Scaccia afferma che il governo USA avrebbe “ammesso la presenza di dinamite sotto le Torri gemelle”, ma è una bufala. Nessuno dei governi che si sono succeduti in questi quattordici anni dagli attentati dell'11 settembre 2001 ha mai dichiarato una cosa del genere: se Scaccia è in grado di presentare le fonti di questa presunta dichiarazione, lo faccia. L'onere della prova è suo, come sempre quando si fa un'affermazione straordinaria, e l'ho contattato privatamente per chiedergli di documentare quello che dice.
La presunta ammissione governativa citata da Scaccia è una bufala anche per una ragione molto pratica: il crollo delle Torri Gemelle iniziò dall’alto, specificamente dai piani colpiti dagli aerei dirottati, per cui mettere la dinamite sotto sarebbe stata una cazzata monumentale.
In quanto al “dossier di architetti e ingegneri”, è un documento ben confezionato, dall'aria seria e credibile e con l’apparente garanzia di un gruppo di esperti tecnici. Copertina seria, titolo non sensazionalista. Ma non è un documento tecnico. Una vera “analisi tecnica” verrebbe sottoposta al vaglio di esperti esterni, come si fa con ogni pubblicazione scientifica. Se questi architetti e ingegneri avessero davvero qualcosa di tecnicamente credibile in mano, lo pubblicherebbero su una rivista scientifica, come hanno fatto in questi anni i loro colleghi (che però confermano in massa la ricostruzione non complottista). Invece il loro “dossier” è un libretto patinato di 50 pagine, messo in vendita a 11 dollari e 99 cent. Come mai?
E come mai il sito di questi serissimi “architetti e ingegneri” vende tazze, magliette e gadget vari legati all'11 settembre? Non pare l'atteggiamento di gente seria e professionale.
E infine siamo sicuri che questi siano davvero architetti e ingegneri? Mi ci ero iscritto anch’io e mi avevano accettato senza chiedermi alcuna conferma delle credenziali.
Non è così che si fa scienza. Non è vendendo magliette, cappellini e tazzine che si fanno le inchieste. Confido che Pino Scaccia saprà andare oltre le patinate apparenze iniziali e farà piazza pulita di questi ciarlatani.
E giusto per chiarire perché non uso con leggerezza il termine ciarlatani: questo è il modo in cui Richard Gage, fondatore e direttore dell'associazione, dimostra “scientificamente” le proprie tesi: con due scatole di cartone. Credibilissimo.
Non so voi, ma io prima di dare per buono quello che dice un tipo del genere ci penserei un attimo. Se volete, le ricerche del gruppo Undicisettembre su questi architetti e ingegneri e sulle loro tesi sono a vostra disposizione. Date loro un’occhiata e poi fatevi un’idea.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
Podcast del Disinformatico del 2015/10/16
ноября 25, 2015 14:23Per motivi tecnici il podcast del Disinformatico del 16 ottobre scorso era rimasto in sospeso (era la puntata dedicata alla truffa dei finti sondaggi su WhatsApp, a Windows 10 che tenta d’installarsi a forza, a come prendere il controllo di uno smartphone via radio, alla polemica sui processori differenti nei nuovi iPhone e a Margaret Hamilton). Ora è disponibile per lo scaricamento qui. Buon ascolto!
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Il razzo di Blue Origin va nello spazio e atterra intero. Ma occhio ai paragoni con SpaceX
ноября 24, 2015 19:50Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).
La notizia è stata data soltanto oggi, ma ieri Blue Origin, l’azienda aerospaziale di Jeff “Amazon” Bezos, ha lanciato un razzo che ha raggiunto lo spazio ed è poi rientrato a terra verticalmente. Godetevi il video, che è un misto di riprese reali e animazioni digitali un po’ ingannevole (per esempio, nel lancio reale non c’erano persone a bordo):
C'è anche un’altra bellissima ripresa del decollo e della discesa (senza effetti digitali) qui.
A prima vista sembra che Jeff Bezos abbia umiliato Elon Musk di SpaceX, che da alcuni anni tenta (finora senza successo) di far rientrare interi dallo spazio i suoi lanciatori Falcon 9. Ma non è così: senza nulla togliere al notevole risultato tecnico di Bezos, bisogna infatti precisare bene le caratteristiche di questo nuovo volo spettacolare prima di lanciarsi in paragoni affrettati.
Prima di tutto, il razzo di Bezos, soprannominato New Shepard (un omaggio all’astronauta Alan Shepard), è sì andato nello spazio, nel senso che ha superato (di 500 metri) la quota di 100 chilometri alla quale si fa iniziare per convenzione lo spazio, ma ha fatto un volo esclusivamente verticale: è andato su dritto e poi è ridisceso subito, vicinissimo alla base di lancio in Texas.
Questo è molto, molto diverso da quello che fa un normale razzo vettore per il lancio di satelliti o il trasporto di astronauti, che non solo deve arrampicarsi oltre la quota minima alla quale inizia lo spazio ma deve soprattutto acquisire una velocità orizzontale elevatissima: sotto i 28.000 km/h, infatti, non si mantiene in orbita e quindi ricade a terra. In un lancio spaziale il consumo di propellente è dovuto in larghissima parte al bisogno di raggiungere questa enorme velocità orizzontale, come spiega bene Xkcd.
In altre parole: se vuoi andare nello spazio per farci una capatina di pochi secondi, ti basta il razzo di Bezos, ma se vuoi andare nello spazio per restarci (per esempio per lanciare un satellite) ti serve un razzo decisamente più potente. Il confronto con i tentativi di SpaceX è quindi scorretto: questi, infatti, sono i dati riferiti al primo stadio riutilizzabile di SpaceX (Ars Technica; Spaceflight101; NASA; ISS101).
– Quota raggiunta (apogeo): 100.5 km per Blue Origin, 140 km per SpaceX
– Velocità orizzontale raggiunta: zero per Blue Origin, Mach 10 (10.000 km/h) per SpaceX
– Distanza orizzontale percorsa: zero per Blue Origin, 345 km per SpaceX
– Spinta del/i motore/i (primo stadio): 490 kilonewton per Blue Origin, 8400 kilonewton per SpaceX
Non va dimenticato, inoltre, che i tentativi di SpaceX sono stati effettuati mentre il razzo trasportava un carico utile commerciale, che è stato poi messo in orbita, mentre il carico di Blue Origin (una capsula) è ritornato subito a terra con i suoi paracadute separati proprio perché non aveva raggiunto una velocità orizzontale sufficiente a tenerla in orbita.
In secondo luogo, in realtà il volo di Blue Origin non è il primo a raggiungere lo spazio e rientrare a terra usando un veicolo interamente riutilizzabile. Una capatina oltre i 100 km, infatti, fu fatta ben 52 anni fa dall'aereo-razzo X-15, che il 19 luglio 1963 si arrampicò fino a 106 km di quota per poi rientrare planando come un aliante. Lo stesso velivolo ripeté la missione un mesetto dopo (ai comandi, in entrambi i voli, c’era Joe Walker, che divenne quindi astronauta due volte).
In tempi molto più recenti (2004), inoltre, l’aereo-razzo privato SpaceShipOne della Virgin Galactic ha raggiunto i 100 km di quota e lo ha fatto ripetutamente. Elon Musk, boss di SpaceX, non ha perso tempo a farlo notare.
Tuttavia questi voli precedenti sono stati realizzati usando veicoli spaziali trasportati in quota da aerei-madre e si sono conclusi con atterraggi orizzontali su pista, mentre il successo di Blue Origin di ieri ha fatto a meno di aerei ausiliari e si è concluso con un atterraggio verticale controllato dalla spinta del motore: tecnicamente è quindi una sfida decisamente superiore a quella di questi predecessori.
In sintesi: il volo di Blue Origin è il primo volo di un veicolo riutilizzabile a decollo e atterraggio verticali, sostentato soltanto da motori, che raggiunge la quota alla quale inizia lo spazio. È un primato soltanto se lo si specifica in questi termini. Ma non è un volo spaziale nel senso tradizionale, e non si sa quanto possa avere sviluppi pratici.
Bezos, infatti, sta offrendo Blue Origin non come lanciatore di satelliti, ma come veicolo per esperimenti e per passeggeri (fino a sei) che si accontentino di quattro minuti di assenza di peso (quando spegne il motore, a fine arrampicata, capsula e passeggeri proseguono la propria corsa verso l’alto per inerzia e poi iniziano a ricadere verso terra; in queste fasi sono in caduta libera e quindi percepiscono un’assenza di peso). Di esperimenti fattibili in queste condizioni restrittive ce ne sono, mentre non si sa quanto potrebbe costare un volo con passeggeri né quanti sarebbero interessati a farlo, visto che il profilo di volo della capsula è decisamente brusco (specialmente all'atterraggio).
Ma che importa, in fondo? Abbiamo due miliardari in competizione tra loro per andare nello spazio con tecnologie che riducono i costi e migliorano l’accesso al cosmo: chiunque vinca, ne otterremo dei benefici.
Fonti aggiuntive: Slate, Astronautinews, Astronautinews, Ars Technica, Planetary.org, Ars Technica.
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Denise Crosby (Star Trek) a Riccione alla Reunion
ноября 23, 2015 20:57Sono a Riccione, alla Reunion, raduno di amici e di appassionati di fantascienza in generale e in particolare di Star Trek, Doctor Who e Star Wars, che quest’anno ha come ospite Denise Crosby (Tasha Yar e Sela in Star Trek: The Next Generation, Deep Impact e di recente in The Walking Dead). Oggi pomeriggio e domani sarò sul palco per tradurre il suo incontro con i fan.È strano dirlo quando si è circondati da gente che discute di cavalieri Jedi, di TARDIS e di propulsione interstellare, ma dopo gli eventi dei giorni scorsi è un bagno di normalità rasserenante. Sarò quindi un po’ offline fino a lunedì.
2015/11/23. Se volete farvi un’idea di cosa succede alla Reunion, il resoconto di Carlo Recagno è perfetto: uno, due, tre.
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Podcast del Disinformatico del 2015/11/20
ноября 23, 2015 16:33È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di venerdì del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!
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