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Disinformatico

September 4, 2012 21:00 , von profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Il trailer sbagliato di Tom Cruise diventa la suoneria più irritante del momento

December 23, 2016 8:07, von Il Disinformatico

Non durerà a lungo, per cui guardatela finché c’è: è la versione IMAX del trailer di The Mummy, pubblicata per errore dalla Universal Pictures senza la colonna sonora musicale e gli effetti audio (confrontatela con quella giusta), con il risultato piuttosto comico di Tom Cruise che nel mezzo di una scena drammaticissima grida istericamente nel silenzio assoluto. Il suo strillo decisamente sopra le righe è diventato una suoneria particolarmente irritante.


La Universal sta cercando di far rimuovere da Internet tutte le copie del video sbagliato, ed è un peccato, perché per quanto ridicolo è comunque un modo per far parlare del film, anche se mancano alcuni mesi prima della sua uscita.


Fonti: BBC, SMH, Gizmodo, Daily Dot.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Piccolo manuale di debunking: l’attentato di Berlino e l’importanza di chiedere “Se fosse vero...”

December 22, 2016 19:33, von Il Disinformatico

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Ripubblico qui una serie di miei tweet di rapido debunking: scusate concisione, punteggiatura e scurrilità.

1. Per chi trova "sospetta" la scoperta tardiva dei documenti dell'attentatore di Berlino. Supponiamo che qualcuno voglia piazzare i doc...

2. ...per creare una falsa pista. Perché far comparire i documenti 24 ore dopo? Se vuoi fare false piste, li fai comparire _subito_.

3. Chi pensa che la comparsa dei doc 24h dopo sia prova di complotto presume che i cospiratori siano, per dirla tutta, dei perfetti coglioni

4. Forse chi sostiene queste tesi di complotto sta misurando gli altri con il proprio metro.

5. Fare debunking non è difficile: basta chiedersi "Se fosse vera la tesi di complotto, che cosa implicherebbe?"

6. Se si arriva a una conclusione assurda, la tesi di complotto è una cretinata. Semplice.

/ fine

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Mini-debunking delle foto false della “bambina di Aleppo”

December 22, 2016 19:11, von Il Disinformatico

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Da Pandora TV.
Ripubblico qui una serie di miei tweet scritti di getto stasera in risposta alle richieste di debunking. Perdonate concisioni e imprecisioni.

1. Girano in Rete delle immagini di una bambina col vestito apparentemente insanguinato. Sono false, e su questo siamo tutti d'accordo.


2. Il fotografo è stato beccato in Egitto insieme ai suoi complici.

3. C'è chi sta usando questo episodio per dire che tutte le immagini prodotte su #Aleppo dai media sono false o inattendibili.

4. Questo è un ragionamento illogico: il fatto che una foto sia falsa non significa che lo sian tutte. Le foto vanno autenticate una per una.

5. Ci sono foto attendibili (provenienti da fotoreporter di indubbia reputazione), ma ci sono (da sempre) anche le foto fatte da sciacalli.

6. Se non ci sono prove che queste foto false sono state commissionate dai media, un'ipotesi ragionevole è che siano opera di sciacalli.

7. Un falsario professionista non avrebbe usato sangue finto palesemente finto; i media avrebbero commissionato foto meno palesemente false.

8. Siete in Egitto; sapete che media pagano x foto-shock. Idea imprenditoriale: prendere bambina, imbrattarla di finto sangue, vendere foto.

9. Prendere un singolo caso come pretesto per dire "tutte le foto dei media sono false" è una cretinata.

10. È come dire "Una volta ho visto del cioccolato confezionato a forma di cacca. Quindi tutte le cacche son di cioccolato! Gnam, gnam!"

11. Fine del mini-debunking.



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Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Boldrini, bufale e “debunker di stato”: vediamo di capirci

December 20, 2016 2:41, von Il Disinformatico


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Da quando ho moderato un convegno sulle bufale a Montecitorio organizzato dalla Presidenza della Camera e sono stato citato dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, nel suo appello contro le false notizie che intossicano l’informazione, si è scatenata contro di me una notevole orda di, uhm, cordiali interlocutori come quelli mostrati qui sopra, che mi hanno rivolto alcune accuse piuttosto bislacche. Su Twitter sono arrivati personaggi spettacolari.

C’è gente che è andata persino a rivangare le mie preferenze informatiche ai tempi di Windows Vista pur di trovare qualcosa su cui incazzarsi con me; altri che si sono accaniti per ore su una mia battuta sull’economia senza capire che era una battuta e come se litigare con me potesse cambiare le sorti del mondo e i loro tweet fossero l’ultimo baluardo contro i poteri forti. Gente convinta che twittare contro di me sia come pigliar pallottole in guerra. In confronto gli sciachimisti sono stati dei galantuomini impeccabili e meritevoli del premio Nobel. È stato molto educativo.

Link all’originale.


Siccome ripetere le stesse risposte alle stesse accuse è un tantinello noioso, lo faccio qui una volta per tutte, così ce le leviamo di torno e ho un link pronto da dare in risposta ai futuri eroi di Twitter.


Sono diventato un debunker di stato, “arruolato” dalla Boldrini?


Link all’originale.
Risposta breve: LOL, no.

Risposta lunga: No. La Presidenza della Camera mi ha semplicemente chiesto di moderare una mattina di dibattito sulle bufale (fatto) e la Presidente Boldrini mi ha citato fra gli esperti che le daranno una mano nella sua iniziativa per frenare i danni causati dalle false notizie arruffapopolo e acchiappaclic. Tutto qui. Insieme a me la Boldrini ha citato Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi (CSSLab dell'IMT di Lucca).

Non sono stato arruolato, assunto, messo sotto contratto, messo a libro paga o iscritto al Nuovo Ordine Mondiale con una stretta di mano segreta e il sacrificio di una capra. La Presidenza mi ha chiesto informalmente se mi interessava collaborare a queste due specifiche iniziative e io altrettanto informalmente ho detto di sì perché mi sembrano esperienze interessanti e potrebbero essere utili a molti.

Ma a parte queste due iniziative, sto andando avanti a fare il mio lavoro solito di giornalista informatico professionista che collabora da più di dieci anni con la Radiotelevisione Svizzera. Vivo da altrettanto tempo a Lugano dopo essere stato a lungo un contribuente tartassato del Fisco italiano (per questo ho lasciato l’Italia, dove arrivavo a stento a fine mese). Per cui le eventuali lusinghe della politica italiana mi lasciano del tutto indifferente. Finita questa parentesi, tornerò a fare quello che facevo prima.

Del resto, le menti migliori di Internet sanno che io sono da tempo immemorabile al soldo dei Rettiliani e della CIA, per cui prendere ordini da una Presidente della Camera sarebbe un abbassamento di grado, no?


Quanto mi pagano?


Link all’originale.
Zero. Nada. Niente. Non ho chiesto alcun compenso e la Presidenza della Camera non me lo dà. Non voglio che ci siano di mezzo dei soldi, perché altrimenti ci saranno i soliti diversamente furbi che diranno che faccio questo e quello per denaro. Lo dicono lo stesso, ma almeno posso dire loro che sono degli imbecilli.

Faccio debunking da anni non per denaro, ma perché mi piace farlo e spero di poter essere utile. Lo faccio perché mi preoccupa la marea di cazzate socialmente pericolse diffuse dagli speculatori acchiappaclic, dentro e fuori dai giornali e dalle TV. Cazzate che per esempio fanno crollare le vaccinazioni, creano paure infondate e fanno arricchire i truffatori.

Sì, avete capito bene: non faccio debunking per i soldi. Anche perché ci si guadagna poco. Oltretutto fare debunking non è il mio lavoro principale: mi guadagno da vivere principalmente facendo tutt’altro (il traduttore tecnico brevettuale, se proprio volete saperlo). Questo mi consente di essere indipendente e di dire le cose come stanno anche quando ci sono di mezzo le bufale pubblicate da politici o dai giornali o dai canali TV. Se volete degli esempi, cercate l’etichetta giornalismo spazzatura in questo blog.


Faccio il censore?


No: io segnalo semplicemente i siti che pubblicano bufale (e lo faccio anche quando il sito è quello di Repubblica o del Corriere). Ma non li censuro e non voglio che vengano censurati: preferisco che gli utenti di Internet li possano vedere, riconoscere come bufalari e poi decidere se vogliono evitarli. Se vi raccontano balle, non volete saperlo?

In realtà di solito sono i siti stessi a censurarsi da soli quando si sentono sputtanati, come è successo per esempio per Liberogiornale o Repubblica.

E per darvi un’idea di quando mi stia in odio la censura, tenete presente che io insegno a eluderla, sia in questo blog, sia nei corsi di giornalismo informatico che tengo per esempio per i colleghi della Radiotelevisione Svizzera.


Perché non debunko questa o quell’altra cosa quando me lo chiedono?


Perché non sono una scimmietta ammaestrata che fa lo spettacolino a comando. Come ho già detto qui sopra, non sono pagato per fare debunking: è una passione, per cui decido io se mi va di farlo e a quale argomento dedicarmi. Non perdete tempo a scrivermi dicendo “Debunkami questo!”. E tenete presente che mi occupo solo di vicende concrete, non di opinioni.

Quindi è inutile (e anche piuttosto stupido) insinuare che non debunko una certa storia perché non voglio dare contro il potente di turno che è coinvolto. Se non lo faccio, è semplicemente perché a) non ho tempo, sto lavorando ad altro b) non mi interessa c) è al di fuori del mio campo di competenza d) non è una faccenda importante.

Fra l’altro, non sono mica l’unico debunker al mondo: ce ne sono molti altri, più bravi di me. Rivolgetevi a loro.


Ma chi sono io per fare il debunker? Che titoli ho?


C’è chi s’inviperisce perché non ho una laurea apposita per fare debunking (sono diplomato in lingue, se ci tenete a saperlo; ho iniziato a lavorare come traduttore ancora prima di diplomarmi). dimenticandosi che non esiste una Facoltà di Debunking e che quindi lamentarsi che non ho titoli per fare debunking è una stupidaggine. Io ho oltre vent’anni d’esperienza nel settore, ho lavorato con alcuni fra i più grandi esperti del campo e comunque mi appoggio sempre a esperti degli specifici argomenti di cui mi occupo.


Ma il mio account Twitter è pieno di follower falsi perché li ho comprati?


Figuriamoci se ho tempo, voglia o bisogno di comprare follower. I fake sono un problema diffuso di Twitter. E comunque secondo Twitteraudit il 56% dei miei follower è reale. Anche togliendo il 43% di falsi, mi restano 181.000 follower reali. È un problema?
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Disastro Yahoo: un miliardo di account violati. Dal 2013

December 18, 2016 9:10, von Il Disinformatico

Ricordate quando Yahoo annunciò che si era fatta rubare le credenziali di circa 500 milioni di account, a settembre scorso? Ora arriva da Yahoo l’annuncio che l’azienda ha subìto un altro furto di dati che ha effetto su un miliardo di account. Il problema è che il furto è avvenuto ad agosto del 2013 e Yahoo ne sta avvisando gli utenti soltanto adesso. In altre parole, i buoi non sono soltanto già scappati dal recinto: nel frattempo hanno fatto famiglia e messo su casa.

La violazione stabilisce un nuovo record di quantità, battendo il primato precedente, che era già di Yahoo. In quest’attacco sono stati trafugati nomi, indirizzi di mail, numeri di telefono, date di nascita e domande di recupero password.

Non solo: una ricerca segnala che Yahoo aveva una falla talmente grande che un aggressore poteva leggere le mail di qualunque utente Yahoo semplicemente mandando all’utente una mail appositamente confezionata; non aveva bisogno di conoscere password o altro. Se la vittima leggeva la mail, l’aggressore prendeva il controllo completo dell’account, come spiega We Live Security. Lo scopritore della falla, il finlandese Jouko Pynnönen della società di sicurezza informatica Klikki Oy, ha ricevuto da Yahoo una ricompensa di 10.000 dollari per aver segnalato il problema a Yahoo in modo responsabile.

A questo punto sembra piuttosto evidente che la sicurezza degli utenti non è particolarmente prioritaria per Yahoo e la trasparenza non è un valore molto apprezzato, per cui personalmente sconsiglio di usarne i servizi. Se per qualche ragione, tuttavia, non potete evitare di usare Yahoo, consiglio le seguenti precauzioni:

– prima di tutto, cambiate password su Yahoo e usatene una lunga e complessa oltre che diversa da quelle usate altrove;
– se avete usato la stessa password per altri siti, cambiatela subito anche in questi altri siti;
attivate la verifica in due passaggi, che vi manda sullo smartphone un codice di sicurezza supplementare se qualcuno tenta di entrare nel vostro account da un dispositivo non vostro;
riducete al minimo indispensabile il vostro uso di Yahoo;
non usate Yahoo per comunicazioni riservate o confidenziali;
fate attenzione a eventuali mail, messaggi o telefonate di soggetti che cercano di autenticarsi dicendo di sapere il vostro nome, cognome, data di nascita e numero di telefono: potrebbero essere truffatori.

Ho anch’io un vecchio account Yahoo, sul quale ho ricevuto l’avviso di sicurezza riguardante questa nuova scoperta. Questo account è collegato a Flickr perché per usare Flickr è obbligatorio un account Yahoo. Ho cambiato di nuovo la password anche se avevo già attivato la verifica in due passaggi, ho tolto tutti i collegamenti di Flickr a Twitter e altri social network e ho cancellato tutte le autorizzazioni Flickr delle applicazioni di terzi.


Fonti aggiuntive: Graham Cluley.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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