Il mistero delle vie fantasma e delle città inesistenti nelle mappe
April 28, 2017 6:13Se andate in vacanza negli Stati Uniti, non provate a visitare la località di Agloe, nello stato di New York. Non ve lo sto sconsigliando perché è un postaccio: è che semplicemente non la troverete, nonostante sia indicata sulle cartine e sia catalogata su Wikipedia.Se invece vi trovate a Bristol, nel Regno Unito, non perdete tempo a cercare di entrare nella viuzza chiamata Lye Close: è riportata chiaramente sulle mappe cartacee, ma in realtà non esiste. Posti fantasma come questi sono segnalati in tutto il mondo: ad Atene, per esempio, una delle più vendute cartine stradali include numerose vie in realtà inesistenti.
Le mappe, insomma, mentono. Di solito si parla di città o strade segrete che non compaiono sulle mappe, ma esiste anche il fenomeno contrario.
No, non è un complotto per nascondere strade o città segrete: è un trucco contro le copie abusive delle mappe. Da almeno un secolo, infatti, i cartografi inseriscono intenzionalmente dei dati falsi qua e là in modo da smascherare chiunque duplichi abusivamente il loro lavoro. I diritti d'autore sulle mappe rappresentano un mercato enorme e la pirateria dei dati delle cartine è molto più frequente di quel che si potrebbe immaginare. Le vie inesistenti si chiamano trap street o copyright trap.
Il caso più sensazionale di pirateria cartografica smascherata grazie a questi dati fittizi accadde nel Regno Unito fra il 1999 e il 2001, quando emerse che la Automobile Association (grosso modo l'equivalente dell'ACI italiano) aveva copiato le cartine dell'ente cartografico dello stato britannico e risarcì la violazione pagando ben venti milioni di sterline di allora (circa 36 milioni di euro di oggi).
Questi errori intenzionali si usano ancora oggi: li adoperano i creatori delle mappe digitali usate nei navigatori satellitari e negli smartphone, in modo da sapere se qualcuno copia il loro paziente lavoro cartografico e avere le prove schiaccianti della pirateria che li danneggia.
È forse per questo che a volte i navigatori digitali sbagliano o propongono strade improbabili? Per fortuna no: oggi i cartografi digitali usano trucchi più sofisticati, che non rischiano di far perdere l'utente a caccia di vie o località inesistenti. Per esempio, i tratteggi usati per delimitare un'area possono essere composti da linee e punti che sembrano casuali ma in realtà sono parole in codice Morse. Un altro metodo molto elegante è alterare uniformemente gli ultimi decimali delle coordinate geografiche, in modo che siano differenti dai valori reali. La differenza non ha alcun effetto pratico sulla navigazione, perché rappresenta uno scostamento di qualche centimetro, ma consente di dimostrare la provenienza dei dati e rivelare facilmente la pirateria.
Essere onesti conviene, insomma, anche a proposito di mappe: fra l'altro, se vi servono dati cartografici, non volete piratarli ma non potete pagarli, esiste da tempo il progetto senza scopo di lucro Openstreetmap.org, le cui cartine digitali del mondo sono liberamente utilizzabili, a patto di citarne la fonte, senza finire in strade fantasma.
Fonti: Mental Floss, Open Street Map, Wikipedia.
Oggi la cinquecentesima puntata del Disinformatico
April 28, 2017 5:45Grazie a tutti di avermi seguito in dieci anni di radio e podcast.
La prossima Cena dei Disinformatici si terrà l’1 luglio 2017
April 27, 2017 4:33Secondo un gioioso rituale ormai consolidato da qualche anno, anche per il 2017 è stata indetta una Cena dei Disinformatici. Il ritrovo è fissato per sabato 1 luglio alle 20 in un luogo di Milano che verrà comunicato agli iscritti.
Per partecipare bisogna scrivere al maestro di cerimonie, l'inossidabile Martinobri, all'indirizzo martibell@virgilio.it indicando generalità e nick usato su questo blog. Chi desiderasse essere messo in contatto con altri della sua zona per condividere il viaggio lo dica esplicitamente.
L'hardware Censurex 3000 per non essere identificabili nelle foto di gruppo sarà fornito, come consueto, dall'organizzazione.
Ci vediamo alla Cena!
Politico ticinese casca nella trappola dei siti che sparano bufale per denaro
April 25, 2017 3:42![]() |
| Credit: Tio.ch. |
Lorenzo Quadri, politico ticinese, ha citato su Facebook un articolo intitolato Cibo africano e camere singole, sennò spacchiamo tutto e ne è nata una polemica sfociata in una denuncia, come raccontano Tio.ch e Rsi.ch.
Piccolo problema: la fonte dell'articolo è la Gazzetta della Sera, una delle tante pseudotestate giornalistiche che strilla notizie false di qualunque genere pur di attirare i clic degli internauti, fregandosene delle conseguenze sociali.
Quadri non ha controllato la fonte e la veridicità dell'articolo prima di condividerlo ed è quindi caduto nella trappola acchiappaclic: la sua condivisione, perlomeno fino al momento in cui il politico ha rimosso il proprio post, ha incoraggiato le visite a Gazzettadellasera[.]com, facendone aumentare gli incassi pubblicitari.
Morale della storia: prima di condividere qualcosa, controllate che non provenga da un sito sparabufale.
50 anni fa la prima morte durante un volo spaziale: Vladimir Komarov e la Soyuz-1
April 24, 2017 3:27Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori ed è tratto dall'Almanacco dello Spazio. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora.
Il 24 aprile di 50 anni fa, nel 1967, il cosmonauta Vladimir Komarov morì nello schianto al suolo della sua Soyuz-1 al termine del rientro dallo spazio. Fu il primo incidente mortale durante un volo spaziale.
Komarov, che aveva già volato nello spazio con la Voskhod 1, era stato scelto per pilotare il nuovo veicolo spaziale dell'Unione Sovietica, la Soyuz. Ma il veicolo era stato realizzato in fretta, sotto la pressione dei politici che volevano un nuovo successo di propaganda spaziale: il 1967 era il cinquantenario della Rivoluzione Bolscevica ed era il decennale del lancio del primo satellite, lo Sputnik.
Il volo della Soyuz 1, partito dal cosmodromo di Baikonur il 23 aprile, era concepito come un'altra tappa trionfale della conquista sovietica del cosmo: un altro veicolo sovietico, con tre cosmonauti a bordo, avrebbe dovuto raggiungere Komarov in orbita, per poi effettuare un rendez-vous spettacolare. Ma un comunicato congiunto dell'agenzia di stampa TASS e di Radio Mosca annunciò concisamente che "Il cosmonauta Vladimir Komarov è deceduto durante il completamento del volo di collaudo del veicolo spaziale Soyuz 1". Il lancio del secondo equipaggio, già annunciato, fu annullato.
I dettagli della tragedia furono resi noti in seguito, ma solo gradualmente, nell'arco di quasi trent'anni. All'inizio fu fatto credere che per la Soyuz 1 si fosse trattato soltanto di un difetto del paracadute di atterraggio, che non si era aperto correttamente e non aveva frenato la capsula, che quindi era precipitata a velocità elevatissima, uccidendo il cosmonauta all'impatto con il suolo in Kazakistan al termine di una missione eseguita senza problemi. Ma la realtà era ben diversa.
I guai al veicolo erano iniziati subito: uno dei due pannelli solari che alimentano la Soyuz-1 non si era aperto, dimezzando l'energia disponibile a bordo. Il pannello che non si era aperto aveva ostruito i sensori ottici necessari per conoscere l'assetto del veicolo, orientarlo e stabilizzarlo. Komarov aveva tentato di correggere il problema, ma il propellente di manovra rischiava di esaurirsi e le batterie non si caricavano a sufficienza.
Il Controllo Missione aveva deciso di far rientrare Komarov in anticipo, alla diciassettesima orbita, dopo un giorno nello spazio. Ma i sistemi di bordo non avevano collaborato, anche a causa dell'asimmetria inattesa della Soyuz - 1 (che aveva un pannello solare chiuso e uno aperto), e avevano interrotto la manovra di rientro avviata da Komarov. Da terra erano state inviate nuove istruzioni per ritentare il rientro alla diciannovesima orbita.
Anche il secondo tentativo di rientro aveva avuto problemi: l'asimmetria del veicolo lo aveva fatto deviare dalla traiettoria prevista e i sistemi automatici se ne erano accorti e avevano quindi interrotto l'accensione del motore di rientro.
L'effetto combinato delle due manovre parziali di rientro era stato comunque sufficiente a far ricadere il veicolo spaziale nell'atmosfera e i moduli della Soyuz-1 si erano separati correttamente, lasciando la capsula di discesa, contenente Komarov, libera di rientrare, usando lo scudo termico per frenare. Ma il paracadute pilota, che avrebbe dovuto estrarre quello principale, non lo aveva fatto. La Soyuz-1 era dotata di un paracadute di riserva, che era stato azionato ma si era ingarbugliato nei cavi del paracadute pilota, per cui la capsula era precipitata praticamente in caduta libera. È presumibile che Komarov abbia avuto il tempo di rendersi conto del malfunzionamento e della propria fine imminente.
Lo schianto al suolo era stato violentissimo: la capsula, alta circa due metri, si era ridotta a un ammasso metallico alto 70 centimetri e i razzi di frenata erano esplosi, distruggendo quel poco che restava. Di Komarov erano rimasti soltanto frammenti carbonizzati.
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| Quel che restava della Soyuz 1 e di Vladimir Komarov. |
Le indagini sul disastro riveleranno che il sistema dei paracadute era intrinsecamente difettoso e non era mai stato collaudato nel suo complesso, e che anche il veicolo gemello, la Soyuz-2, aveva lo stesso difetto: se fosse stato lanciato, i suoi cosmonauti avrebbero fatto la fine di Komarov.
Passerà un anno e mezzo, fino a ottobre del 1968, prima che una Soyuz torni a volare nello spazio. La Soyuz, rimodernata e riprogettata, diventerà uno dei veicoli più affidabili e longevi della storia spaziale, con cinquant'anni di attività. Ma prima di arrivare a questo traguardo chiederà un altro tributo di sangue: la Soyuz-11, nel giugno del 1971.
#almanaccodellospazio (by @giaroun) 1967/04/23. L'Unione Sovietica lancia un nuovo tipo di nave spaziale, la Soyuz 1.La prima della serie... pic.twitter.com/sGH9Foc3i1— Paolo Attivissimo (@disinformatico) April 23, 2017
#almanaccodellospazio (by @giaroun)..porta in orbita il cosmonauta Vladimir Komarov. Nonostante le notizie da Mosca annuncino che "il volo.. pic.twitter.com/iZISwOE5hs— Paolo Attivissimo (@disinformatico) April 23, 2017
#almanaccodellospazio (by @giaroun).prosegue regolarmente" una volta in orbita la Soyuz presenta un grave problema d'assetto, costringendo.. pic.twitter.com/WjkneYKtPJ— Paolo Attivissimo (@disinformatico) April 23, 2017
#almanaccodellospazio (by @giaroun)..Komarov, dopo 18 orbite, ad un ritorno anticipato sulla Terra. Il rientro il 24 aprile, sarà tragico,, pic.twitter.com/8v2UoIfFuh— Paolo Attivissimo (@disinformatico) April 23, 2017
Fonti: Space Safety Magazine; Russian Space Web; David Shayler, Disasters and Accidents in Manned Spaceflight, p. 371.









