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Disinformatico

Settembre 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

L’origine del mito degli Illuminati

Ottobre 6, 2017 6:13, by Il Disinformatico

Gli Illuminati, la presunta società segretissimissima che governerebbe di nascosto i destini del mondo, sono un caposaldo del cospirazionismo su Internet e fuori dalla Rete. Ma mi chiedo quanti di quelli che ci credono (o hanno qualche dubbio) sanno realmente com'è nata questa storia.

Lo spiega la BBC in un bell'articolo che ricostruisce la genesi degli Illuminati così come vengono raccontati oggi dai complottisti: l'omonima società segreta bavarese del Settecento non c'entra nulla. Tutto nacque invece negli anni Sessanta del secolo scorso, quando fu pubblicato in tiratura molto modesta un libro, Principia Discordia, che era stato pensato come una parodia delle religioni e dei culti. Il libro presentava con finta serietà il culto di Eris, dea della discordia, e si proponeva come manifesto di un gruppo di anarchici buontemponi che voleva ispirare forme di disubbidienza civile, scherzi e finte notizie satiriche.

Due dei suoi autori, Kerry Thornley e Robert Anton Wilson, decisero che uno degli strumenti di creazione del caos che faceva parte di questo manifesto sarebbe stata appunto l'invenzione di false notizie sugli Illuminati. Wilson lavorava per la rivista Playboy: lui e il collega iniziarono a inviare alla rivista lettere inventate, attribuendole a lettori inesistenti, che parlavano di questa élite segreta degli Illuminati. Alcune lettere smentivano le altre, con l'intento di creare maggiore scetticismo nei confronti delle notizie pubblicate. Ma le cose andarono ben diversamente: i due scrissero una trilogia dedicata agli Illuminati, ai quali attribuirono ogni cospirazione e dramma dell'epoca, come l'assassinio del presidente Kennedy, in un vortice parodistico che somiglia a una versione cartacea di Lercio.it. L'intento era umoristico, ma la trilogia fu presa sul serio dal sottobosco dei cospirazionisti e divenne un successo inatteso, che persiste da decenni.

Oggi anche celebrità come Jay-Z e Beyoncé usano i simboli degli Illuminati creati da Thornley e Wilson e durante i concerti alzano le mani per formare il triangolo che sarebbe il segno di riconoscimento della setta inesistente. Chissà quante di queste celebrità, dei loro fan e degli appassionati di teorie di complotto sanno di essere cascati in una burla inventata a tavolino.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2017/09/29

Settembre 30, 2017 1:25, by Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast della puntata di ieri del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Lo studio sulla pirateria insabbiato dalla Commissione Europea

Settembre 28, 2017 13:54, by Il Disinformatico

Di solito mi capita di smentire le tesi di complotto e d’insabbiamento da parte dei governi, ma in questo caso faccio un’eccezione: una ricerca commissionata della Commissione Europea è stata davvero insabbiata.

Si tratta di uno studio, costato 360.000 euro e completato nel 2015, sugli effetti della pirateria sui contenuti vincolati dal diritto d’autore. Si intitola Estimating displacement rates of copyrighted content in the EU,  è lungo oltre 300 pagine e oggi è scaricabile qui, ma non era mai stato reso pubblico.

Sappiamo di questo studio non grazie alle indagini dei complottisti, ma alla tenacia di una parlamentare europea, la tedesca Julia Reda, che ha scoperto che esisteva questo rapporto grazie alla Regola dell’Informazione Laterale che cito spesso nelle tecniche d’indagine giornalistica digitale: per sapere se un dato è vero o falso conviene sempre cercare le informazioni di contorno a quel dato. Se un documento è stato omesso o segretato, può darsi che altrove ci siano informazioni amministrative che ne tengono traccia.

In questo caso, per esempio, la parlamentare si è accorta dell’esistenza di questo studio perché ha scoperto la relativa gara d’appalto, risalente al 2013, e a quel punto ha richiesto accesso al documento. La Commissione, racconta la Reda, non ha risposto in tempo alla richiesta ben due volte.

Come mai tanta riluttanza nel pubblicare uno studio costato fior di quattrini? Può darsi che sia colpa dei suoi risultati, che “non mostrano prove statistiche dello spostamento delle vendite da parte delle violazioni del coyprighr online” con l’eccezione dei film più popolari e recenti. Risultati che stridomo con i vari provvedimenti governativi che mirano a sorvegliare il traffico dei file caricati su Internet di tutti gli utenti, indistintamente, con la giustificazione della tutela del diritto d’autore.

Sia come sia, è indubbio che servono prove robuste per legittimare un intervento del genere e che, come dice la parlamentare, “dati preziosi sia finanziariamente, sia in termini di applicabilità dovrebbero essere disponibili a tutti se sono finanziati dall’Unione Europea: non dovrebbero raccogliere polvere su uno scaffale fino a quando qualcuno li richiede attivamente”.


Fonti aggiuntive: Boingboing.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Instagram attiva il blocco dei commentatori ostili

Settembre 28, 2017 13:50, by Il Disinformatico

Instagram cresce in fretta e ha ormai 800 milioni di utenti, di cui 500 milioni lo usano giornalmente, secondo i dati più recenti forniti dall’azienda, che insieme a WhatsApp fa parte di Facebook.

Da qualche tempo esiste in Instagram un filtro automatico che permette di nascondere i commenti offensivi, ma funziona solo per alcune lingue, e c’è anche un filtro personalizzato che permette di bloccare alcune parole chiave (trovate entrambi sotto Impostazioni - Commenti - Nascondi commenti non appropriati).

Adesso a questi filtri si è aggiunta la possibilità di scegliere chi può commentare, raggiungibile sotto Impostazioni - Commenti: potete scegliere se consentire i commenti a chiunque, soltanto alle persone che seguite e ai vostri follower, soltanto alle persone che seguite, oppure soltanto ai vostri follower. Inoltre potete bloccare i commenti di utenti specifici.

Instagram ha annunciato questa novità insieme a un potenziamento delle funzioni di segnalazione anonima e di aiuto in caso di video scioccanti, specialmente quelli in diretta, che spesso possono toccare temi e situazioni di estremo bisogno: la segnalazione permetterà a chi sta diffondendo il video di ricevere un messaggio che offre aiuto, sotto forma di un “telefono amico“, di contatto con un amico o di informazione di sostegno personale.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Complotti reali: lo studio sulla pirateria insabbiato dalla Commissione Europea

Settembre 28, 2017 9:50, by Il Disinformatico

Di solito mi capita di smentire le tesi di complotto e d’insabbiamento da parte dei governi, ma in questo caso faccio un’eccezione: una ricerca commissionata della Commissione Europea è stata davvero insabbiata.

Si tratta di uno studio, costato 360.000 euro e completato nel 2015, sugli effetti della pirateria sui contenuti vincolati dal diritto d’autore. Si intitola Estimating displacement rates of copyrighted content in the EU,  è lungo oltre 300 pagine e oggi è scaricabile qui, ma non era mai stato reso pubblico.

Sappiamo di questo studio non grazie alle indagini dei complottisti, ma alla tenacia di una parlamentare europea, la tedesca Julia Reda, che ha scoperto che esisteva questo rapporto grazie alla Regola dell’Informazione Laterale che cito spesso nelle tecniche d’indagine giornalistica digitale: per sapere se un dato è vero o falso conviene sempre cercare le informazioni di contorno a quel dato. Se un documento è stato omesso o segretato, può darsi che altrove ci siano informazioni amministrative che ne tengono traccia.

In questo caso, per esempio, la parlamentare si è accorta dell’esistenza di questo studio perché ha scoperto la relativa gara d’appalto, risalente al 2013, e a quel punto ha richiesto accesso al documento. La Commissione, racconta la Reda, non ha risposto in tempo alla richiesta ben due volte.

Come mai tanta riluttanza nel pubblicare uno studio costato fior di quattrini? Può darsi che sia colpa dei suoi risultati, che “non mostrano prove statistiche dello spostamento delle vendite da parte delle violazioni del coyprighr online” con l’eccezione dei film più popolari e recenti. Risultati che stridomo con i vari provvedimenti governativi che mirano a sorvegliare il traffico dei file caricati su Internet di tutti gli utenti, indistintamente, con la giustificazione della tutela del diritto d’autore.

Sia come sia, è indubbio che servono prove robuste per legittimare un intervento del genere e che, come dice la parlamentare, “dati preziosi sia finanziariamente, sia in termini di applicabilità dovrebbero essere disponibili a tutti se sono finanziati dall’Unione Europea: non dovrebbero raccogliere polvere su uno scaffale fino a quando qualcuno li richiede attivamente”.


Fonti aggiuntive: Boingboing.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



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