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Settembre 4, 2012 21:00 , by profy Giac ;-) - | No one following this article yet.
Blog di "Il Disinformatico"

Lancio di SpaceX finalmente riuscito: satellite in orbita, rientro sperimentale fallito

Marzo 5, 2016 6:43, by Il Disinformatico

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Ieri notte, alle 00.35 italiane, il Falcon 9 di SpaceX è finalmente partito per lo spazio, dopo quattro rinvii, portando nello spazio il satellite per telecomunicazioni SES-9 e collocandolo correttamente in orbita. Come ormai consueto, SpaceX ha effettuato un tentativo sperimentale di rientro controllato del primo stadio, in questo caso su una chiatta nell’Atlantico, che si è concluso con quello che Elon Musk ha definito “atterraggio duro”.

Mancano per ora immagini complete del rientro: il segnale video dalla chiatta si è interrotto, per ragioni non chiare, proprio quando si iniziava a scorgere il bagliore del motore dello stadio. SpaceX aveva messo le mani avanti dichiarando che il tentativo aveva poche probabilità di riuscita completa, a causa del profilo di missione molto impegnativo: collocare un satellite di 5300 kg in un’orbita che ha una quota massima di circa 40.000 km lascia pochissimo margine di propellente per il rientro e impone una velocità di rientro ancora più elevata del normale. Ma già riuscire a portare il primo stadio a centrare la chiatta con precisione in mezzo all’oceano è un grande risultato, che consente a SpaceX di acquisire nuovi dati e accumulare esperienza nei rientri controllati.





Un altro aspetto importante e interessante di questo lancio è l’uso di propellenti superraffreddati per aumentare le prestazioni: l’ossigeno liquido è stato caricato a -183°C (ghiaccia a -218°C) e il kerosene RP-1 è stato immesso a -6°C. Queste basse temperature riducono il volume del propellente e quindi consentono di imbarcarne di più; per contro, obbligano a concludere il rifornimento pochi minuti prima del lancio per evitare che il propellente si scaldi e si espanda. Questa tecnica è molto delicata e, che io sappia, è usata soltanto da SpaceX.

Questi sono due fotogrammi molto sgranati della diretta dell’atterraggio:



Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Tastiera hardware su un iPad, come impostare il layout svizzero

Marzo 4, 2016 19:43, by Il Disinformatico

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Pubblico un appunto veloce, visto che mi sono imbattuto in questo problema e non ho trovato fonti che dessero istruzioni precise e aggiornate e magari la stessa situazione capita a qualcun altro: se dovete configurare un iPad con una tastiera hardware (nel mio caso, un Air con tastiera Logitech Type+) e vi serve che l’iPad abbia l’interfaccia in italiano ma il layout di tastiera svizzero, si procede così:

Impostazioni - Generali - Tastiera - Tastiere (non hardware) - Aggiungi nuova tastiera - Francese (Svizzera). Toccare Modifica per eliminare le altre tastiere eventualmente già impostate.

Impostazioni - Generali - Tastiera - Tastiera hardware - Francese (Svizzera).

Non occorre riavviare. L’impostazione non è affatto intuitiva, con buona pace della presunta semplicità dei prodotti Apple, perché viene logico pensare che il layout di una tastiera hardware sia da impostare andando apppunto nella sezione Tastiera hardware. Solo che se ci si va senza aver prima scelto la tastiera software corrispondente a quella hardware desiderata, il layout desiderato (quello svizzero francese) non viene nemmeno elencato. Geniale.

Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.



Podcast del Disinformatico del 2016/03/04

Marzo 4, 2016 14:51, by Il Disinformatico

È disponibile per lo scaricamento il podcast (senza musica) della puntata di oggi del Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera. Buon ascolto!

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Instagram inciampa e rende pubblici i messaggi privati

Marzo 4, 2016 7:56, by Il Disinformatico

Viene facile pensare che i social network gestiscano in modo ben separato i messaggi privati e quelli pubblici, ma le cose stanno diversamente, come dimostra un incidente capitato a Instagram di recente: una nuova funzione della versione Android dell’app di questo social network ha reso possibile per errore leggere le notifiche dei messaggi privati.

Come spiega bene Naked Security, la nuova funzione consentiva di creare un account condiviso, da affiancare a quello privato, e di passare facilmente dall’uno all’altro. Il problema è che gli utenti si sono accorti che se condividevano un account con altri utenti, quegli utenti vedevano le notifiche dei messaggi privati dell’account privato e potevano quindi sapere con chi venivano scambiati messaggi privati, vedere la foto di copertina dell’account privato e una parte del messaggio teoricamente riservato.

Instagram ha poi corretto il problema, per cui se vedete che è disponibile un aggiornamento dell’app Android, installatelo subito. Le versioni iOS e Windows Phone dell’app non hanno questo difetto, a quanto risulta.

Cose che càpitano, certo, ma incidenti come questo sono un buon promemoria di come lavorano molti dei più grandi nomi dell’informatica: non dimentichiamo che fino a poco tempo fa il motto di Facebook, ora proprietaria di Instagram, era “Move fast and break things” (“Muoviti in fretta e rompi le cose”). Un motto che la dice lunga sul reale atteggiamento dei social network nei confronti degli utenti.
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Falla DROWN, cosa c’è da sapere (niente panico)

Marzo 4, 2016 7:40, by Il Disinformatico

Si sta facendo un gran parlare di DROWN, una vulnerabilità dei siti Web che viene spesso presentata con toni catastrofici. Ma se non siete gestori di un sito Web c’è poco da preoccuparsi.

Il nome della falla è un acronimo (sta per Decrypting RSA with Obsolete and Weakened eNcryption, ossia “decifrazione RSA tramite cifratura obsoleta e indebolita”): descrive un problema del protocollo di sicurezza TLS/SSL, che per intenderci è quello che fa comparire il lucchetto nei browser e protegge le comunicazioni della maggior parte dei servizi di webmail.

Il problema è che esiste una versione vecchia e indebolita di questo protocollo, la cosiddetta Export grade, imposta molti anni fa dal governo statunitense per consentire una protezione ragionevole delle comunicazioni che al tempo stesso consentisse alle agenzie di sicurezza di intercettare e decifrare il traffico di dati in caso di necessità. Ormai questa versione è obsoleta e decifrarla è abbastanza banale, ma molti siti non l’hanno mai disattivata, per cui è ancora sfruttabile per attacchi alle singole connessioni TLS.

Tuttavia la tecnica di attacco è talmente complessa da renderla poco praticabile, come spiegato in dettaglio da questo articolo tecnico, per cui non c’è molto da preoccuparsi: esistono altre forme d’intrusione molto più efficienti. Di fatto, però, questo problema è una dimostrazione perfetta della pericolosità delle richieste governative di creare passepartout o di indebolire i sistemi di protezione, come sta facendo per esempio l’FBI con Apple in questi giorni. Non si crea maggiore sicurezza indebolendo la sicurezza di tutti: un concetto ovvio che purtroppo sembra sfuggire a molti governanti.

Presso Test.drownattack.com potete verificare se un sito è vulnerabile a DROWN, ma attenzione: i risultati sono tratti da una lista precompilata che potrebbe non rispecchiare la situazione corrente del sito, che magari nel frattempo è stato aggiornato e corretto.
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