Allerta per immagini infette su Facebook
25 de Novembro de 2016, 9:35Oltre all’allarme per il video che paralizza gli iPhone (ma che è innocuo a parte il disagio del riavvio) c’è invece un allarme reale per un’immagine in grado di infettare alcuni tipi di computer anche attraverso Facebook, che di solito è un ambiente che (almeno a livello informatico) è abbastanza sicuro.
Checkpoint segnala infatti la circolazione su Facebook di una campagna di phishing che diffonde il ransomware Locky attraverso un’immagine. La trappola funziona così: l’aggressore manda un’immagine qualsiasi in formato JPG usando Facebook Messenger; la vittima clicca sull’allegato e Windows chiede all’utente di salvare l’immagine, che però viene registrata con l’estensione .HTA. Se la vittima fa doppio clic sull’immagine scaricata, parte il ransomware Locky, e il danno è fatto.
L’attacco è particolarmente pericoloso perché Facebook è considerato un sito sicuro dalla maggior parte dei software di sicurezza, che quindi abbassano le proprie difese. Ora spetta a Facebook correggere la vulnerabilità; nel frattempo gli utenti farebbero bene a non fidarsi di immagini ricevute tramite Facebook Messenger.
Come difendersi dal video che paralizza gli iPhone
25 de Novembro de 2016, 8:35Preoccupati per l’allarme che riguarda il video che manda in crash gli iPhone? Niente panico. Non si tratta di una bufala, ma il video non causa danni permanenti e non infetta lo smartphone. Il video in sé non mostra nulla di particolare: si tratta di circa cinque secondi di una persona che sta in piedi accanto a un letto mentre sullo schermo compare la parola Honey.Se questo video viene riprodotto anche solo parzialmente su un iPhone con qualunque versione di iOS dalla 5 in poi, compresa la più recente, lo smartphone rallenta progressivamente e dopo un paio di minuti smette di funzionare del tutto, andando in crash.
Il video è stato scoperto da EverythingApplePro (che lo dimostra, ironicamente, proprio in un video) e per ora non è chiaro come faccia ad avere questo effetto. Probabilmente il problema verrà corretto presto con un aggiornamento di iOS. Nel frattempo, evitate di seguire link a video di origine poco attendibile.
Se siete stati affetti da questo video, per ripristinare l’iPhone basta effettuare il riavvio forzato: per iPhone 7, premete contemporaneamente il tasto di accensione e quello per abbassare il volume per dieci secondi; per le versioni precedenti premete contemporaneamente il tasto di accensione e il tasto Home.
Archeoinformatica: cosa voleva dire “hacker” in origine?
25 de Novembro de 2016, 8:25Da anni c’è una polemica sull’uso del termine hacker. Gli informatici usano questa parola per indicare semplicemente una persona che ha talento informatico e sa tirar fuori dai dispositivi elettronici prestazioni che i comuni mortali non immaginano neanche. Giornalisticamente, invece, hacker è considerato sinonimo di criminale informatico.Il doppio significato crea infiniti equivoci e molta irritazione negli informatici che lamentano che il significato originale è stato stravolto. È una lamentela che ho fatto anch’io spessissimo, ma scopro adesso che è sbagliata, per cui rettifico al volo.
L’informatico Graham Cluley segnala infatti un articolo del 20 novembre 1963, pubblicato sul giornale del campus del Massachusetts Institute of Technology (MIT), che parla già di hacker nel senso di vandali informatici. Nel caso citato dall’articolo, gli hacker hanno alterato la rete telefonica dell’istituto per addebitare le chiamate interurbane facendole pagare a un impianto radar locale, hanno collegato il computer PDP-1 alla rete telefonica per trovare le linee che consentivano di fare chiamate esterne, e altro ancora.
Hanno ragione i giornalisti, insomma. Ma volendo si può andare ancora più indietro, agli anni Cinquanta, quando la parola hack indicava chiunque pasticciasse e interferisse con la tecnologia in generale per scherzo, secondo la rivista Slice dell’MIT.
Google Photo Scan, smartphone come scanner per grandi formati
25 de Novembro de 2016, 8:08Google PhotoScan (FotoScan di Google nella versione italiana) è una nuova app per Android e iOS che permette di usare lo smartphone come se fosse uno scanner e digitalizzare per esempio le fotografie cartacee o le pagine delle riviste. Funziona in modo estremamente semplice: inquadrate l’intera foto con il telefonino e poi lo muovete seguendo le istruzioni sullo schermo (in pratica si tratta di posizionare un cerchio intorno a ciascuno di quattro puntini in sequenza).
Questo movimento permette all’app di vedere la fotografia da varie angolazioni: in questo modo può correggere le distorsioni dovute alla posizione non perfettamente centrata del telefonino, scontornare la foto e anche eliminare eventuali riflessi dalle superfici lucide.
Nella maggior parte dei casi i risultati sono paragonabili a quelli di una scansione con uno scanner tradizionale di media qualità. Cosa più importante, il procedimento è rapido e non richiede di avere con sé uno scanner, col risultato che diventa molto più usabile. Avete un archivio di vecchie foto cartacee che vi ripromettete prima o poi di digitalizzare ma non trovate mai il momento giusto? Ora è più facile.
Se volete un campione del lavoro di PhotoScan, guardate la foto che accompagna questo articolo: è la copertina di una rivista appoggiata alla buona su un tavolo, scontornata automaticamente molto bene e raddrizzata digitalmente in modo accettabile anche se non perfetto (nell’originale il titolo “Extra” non è ondulato).
La foto viene archiviata automaticamente nel vostro account Foto di Google, dove è possibile elaborarla a piacimento. E dove ovviamente Google può esaminarla automaticamente per aggiungerla ai propri immensi archivi di riconoscimento facciale.
Telefonini Android preinfettati, ci casca anche Altroconsumo
22 de Novembro de 2016, 21:20Comperare un telefonino Android a basso prezzo e di marca poco conosciuta può sembrare un affare, ma spesso si rivela un danno notevole: la società di sicurezza informatica Kryptowire segnala infatti che vari modelli di smartphone Android, venduti da grandi catene di distribuzione come BestBuy e Amazon, arrivano agli acquirenti in condizioni tutt’altro che ottimali.Sono infatti preinfettati con un firmware che trasmette a server cinesi vari dati sensibili degli utenti (i log delle chiamate e il contenuto degli SMS) senza informare gli utenti stessi, in forma cifrata e senza consentire di disabilitare questa condivisione indesiderata.
L'azienda produttrice, BLU, ha pubblicato un avviso in cui incolpa una “applicazione di terze parti che stava raccogliendo dati personali non autorizzati sotto forma di messaggi di testo, cronologie delle chiamate, e contatti” e avvisa che l'’applicazione è stata “prontamente rimossa” e poi aggiornata ad una versione che non raccoglie più questi dati. L'avviso spiega anche come verificare se un esemplare dei suoi telefonini è colpito o meno da questo problema.
Casi come questo sono piuttosto frequenti nel mondo dei dispositivi Android a basso costo: Tuttoandroid.net segnala che lo smartphone distribuito dalla rivista di difesa dei consumatori Altroconsumo contiene malware che è molto difficile da rimuovere. La rivista ha già ricevuto varie segnalazioni di questo genere sugli smartphone che offre agli abbonati.









